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Il Louvre invisibile

Pubblicato da Sara R.


Lo abbiamo visitato in tanti, anzi in tantissimi, e anche chi non lo ha mai fatto ne ha visto almeno una volta qualche immagine. Si tratta del museo del Louvre. Uno dei luoghi dell’arte più famosi al mondo, ma anche una vera e propria “macchina culturale” che muove, nei suoi 210000 mq di estensione, una squadra di 2300 persone (divise in guardiani, tecnici, professionisti in arte e archeologia, addetti al front office e all’accoglienza clienti) che si “prende cura di un patrimonio di ben 35000 opere inserite in un contesto storico.

Questa “enorme équipe” si dedica a curare tutti gli aspetti del museo, dalla custodia alla manutenzione, senza trascurare la sicurezza e la guida dei visitatori, ma il suo lavoro si confonde nell’immane bellezza dei capolavori esposti. E’ proprio per recuperare questa dimensione nascosta ai più, che il regista Stéphane Krausz ha deciso di “svelare il dietro le quinte” di questo immenso teatro, seguendo i conservatori, gli elettricisti i pittori… nel pieno delle loro attività quotidiane. Il risultato è una passeggiata nella rete delle sale e dei corridoi sotterranei, durante la quale emergono distintamente l’attaccamento e l’orgoglio di lavorare in una delle “grandi glorie parigine”. Il tutto in un documentario che viene proiettato nella sala presente ai piedi della piramide principale.

Video da dailymotion.com

Via | films.louvre.fr

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La prigione che è anche galleria d'arte

Pubblicato da Sara R.

mamadou cissé_opere in prigione
Di spazio ce n’è parecchio, con i corridoi ampi ed alti e le pareti vuote. Se si escludono le reti visibili non appena si alza la testa, si potrebbe quasi pensare ad un comune magazzino. Ma le celle tradiscono la vera funzione del luogo. Perché quella di Fresnes, cittadina situata poco a sud di Parigi, è una prigione, che però ospita alcuni importanti eventi artistici. Grazie all’iniziativa dell’ACTIF (Associazione dei visitatori di Fresnes) presieduta dall’architetto Claude-Yves Mazerand, e alla collaborazione con il Servizio di inserimento penitenziario locale, sei quadri sono già stati collocati la scorsa estate nella zona tra l’infermeria e il parlatorio, un punto studiato per conciliarsi con le esigenze di sicurezza del luogo ed esser allo stesso tempo alla “portata visiva” del personale e dei detenuti.

L’esperimento condotto sotto la direzione artistica di Marcel Lubac, guida del MACC (Maison d’art contemporain Chaillioux) di Fresnes, ha contribuito ad alleggerire il clima e continuerà grazie ai finanziamenti della Fondazione Daniel & Martine Raze. E’ attualmente in corso la prima vera esposizione delle opere di Mamadou Cissé. Un “osservatore della notte” che traccia ritratti di città stravaganti e coloratissime. Esattamente il tipo di immagini che può risollevare, con i suoi grandi contrasti cromatici, la tristezza uniforme dei muri grigi e gialli, aumentando il contrasto con l’ambiente e obbedendo alle intenzioni di base enunciate dallo stesso Mazerand:

Abbiamo voluto creare uno spazio particolare e completamente antagonista rispetto a quest’universo chiuso.

Via | lemonde.fr

mamadou cissé_opere in prigione
mamadou cissé_opere in prigionemamadou cissé_opere in prigionemamadou cissé_opere in prigione

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L'essenza dell'arte

Pubblicato da Sara R.

Retablo di Salvatore ContinoDopo l’essenza della libertà fatta scultura, ecco una riflessione estetica sull’essenza stessa dell’arte. E non arriva da fonti critiche o filosofiche tradizionali, ma si tratta piuttosto di uno spaccato rubato a Retablo, il testo dello scrittore siciliano Vincenzo Consolo, recentemente scomparso a Milano, che crea una lunga parentesi nella quale specchiarsi. Un’occasione per dare forma viva e carnale alla concezione dell’arte, al suo essere fabbrica di magnifiche apparenze e necessario velo di splendore per sopportare il duro peso della realtà.

[…] Io mi chiedei allor, al di là dell’imbroglio di Crisèmalo e Chinigò, nel vedere quei rozzi villici rapiti veramente e trasportati in altri mondi e vani, su alte sfere e acute fantasie, sopra piani di luce e trasparenze, col solo appiglio d’un quadro informe e incomprensibile e la parola più mielosa e scaltra, io mi chiedei se non sia mai sempre tutto questo l’essenza di ogni arte (oltre ad essere un’infinita derivanza, una copia continua, un’imitazione o impunito furto), un’apparenza, una rappresentazione o inganno, come quello degli òmini che guardano le ombre sulla parete della caverna scura, secondo l’insegnamento di Platone, e credono sian quelle la vita vera, il reale intero, come l’inganno per la follia dolce de l’ingegnoso hidalgo de la Mancha don Chisciotte, che combatté contra i molini a vento presi per giganti, o per furore tragico d’Aiace che fe’ carneficina delle greggi credendola d’Atridi, o come l’illusione che crea ad ogni uom comune e savio l’ambiguo velo dell’antica Maya, velo benefico, al postutto e pietoso, che vela la pura realtà insopportabile, e insieme pere allusione la rivela; l’essenza dico, e il suo fine il trascinare l’uomo dal brutto e triste, e doloroso e insostenibile vallone della vita, in illusori mondi, in consolazioni e oblii. Ch’ora accattavano i villani a poco prezzo, ponendo nel cappello piumato di Chinigò il loro obolo.[…]

Immagine del pittore Salvatore Contino da diarioelsiciliano.com.ar

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L'essenza della libertà fatta scultura

Pubblicato da Sara R.


Se la libertà ha davvero una sua forma oggettuale, potete star certi che si tratta di una concretizzazione artistica. Proprio come accade nell’opera che vi presentiamo. L’autore si chiama Zenos Frudakis, un americano dell’Indiana nato in una famiglia di origine greca, che ha cominciato a realizzare le prime sculture da bambino, quando, direttamente sotto il tavolo della cucina, forgiava formine antropomorfe con la pasta del pane donatagli dalla madre…

…si potrebbe quasi pensare che anche oggi, a distanza di anni da quei primi esperimenti, il sentimento che lo anima sia lo stesso. Se i materiali e le tecniche sono evidentemente cambiati, ciò non toglie che i suoi lavori siano ancora animati dalla medesima volontà di riprodurre quel “magico meccanismo”, che sottende la vita e i suoi sentimenti più profondi, che guidava le se mani già all’epoca dei primi tentativi. Guardare per credere!

Video da wworldp

Via | zenosfrudakis.com

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Pellegrinaggi artistici parigini: meglio il primo week-end del mese

Pubblicato da Sara R.

Musei Gratuiti la prima domenica del mese
Cominciate ad armarvi di santa pazienza in anticipo, perché le file per visitare i musei parigini sono una costante che testimonia la “crescente celebrità” delle principali istituzioni culturali d’oltralpe. C’è anche da dire che, pur nel peggiore dei serpentoni (un “mostro” che occupava tutta la spianata delle piramidi del Louvre), le attese che ho “dovuto sopportare”, hanno raramente superato l’ora e mezza, e per quanto riguarda gli orari c’è da sfatare il mito del “è meglio il prima possibile”, a meno che non ci si organizzi per arrivare in loco largamente in anticipo rispetto all’apertura, non se ne trarranno particolari vantaggi.

In ogni caso, per ottimizzare il budget e evitare il “salasso da biglietto d’ingresso” che al di sopra dei 26 anni costa la media di 10 euro, si può approfittare dell’iniziativa che consente l’entrata gratuita durante la prima domenica di ogni mese, in ben 14 i musei nazionali della capitale francese. Lanciata nel 2000 da Madame Catherine Trautmann, allora Ministro della Cultura e della Comunicazione, l’idea ha contribuito a consolidare ulteriormente, il già florido amore per il patrimonio espositivo francese.

Immagine da lesitemalin.com

Via | parisinfo.com

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L'Arma di distruzione di massa di Raul Lemesoff

Pubblicato da Sara R.

L'ADIM di Raul Lemesoff
Può un simbolo di morte riconvertirsi in “portavoce di vita”? E se si come può succedere in concreto? Una delle risposte, dal carattere a dir poco originale, nasce dall’idea di Raul Lemesoff, ristoratore ed artista argentino che ha pensato bene di convertire un carro armato in libreria ambulante. La sua opera, dall’evocativo titolo ADIM “Armi di istruzione di massa” (che nell’idioma originale dell’autore suona così Arma de Instrucción Masiva), nasce dalla conversione di una Ford Falcon verde del 1979, appartenuta ai cosiddetti “squadroni della morte”, punte di diamante della Guerra Sporca condotta dalla Giunta militare argentina tra la seconda metà degli anni ‘70 e i primi anni ‘80.

Il veicolo è rinato a nuova vita ospitando oltre 900 libri a copertina rigida, che trasporta per le strade di Buenos Aires, offrendo un vero e proprio punto di aggregazione letteraria destinato a raggiungere anche le aree più isolate e le persone più lontane dalla lettura. E’ lo stesso Lemesoff a spiegare il senso della sua iniziativa riconducendolo alla necessità di trasmettere un messaggio di protesta concreta, un urlo che rompa le pareti dei musei e delle biblioteche per passare oltre tutte le barriere dell’arte e raggiungere così le persone.

L’ADIM è stato creato per raggiungere il maggior numero di luoghi possibili, creando una rete di pensiero e solidarietà, che proseguirà il suo percorso sotto forma di scultura-monito dell’interazione culturale.

Via | honrarlavida.org.ar

L’ADIM di Raul Lemesoff
L'ADIM di Raul LemesoffL'ADIM di Raul LemesoffL'ADIM di Raul LemesoffL'ADIM di Raul Lemesoff

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Non è tutto Banksy quel che luccica

Pubblicato da Lorenzo Mazza

Un po’ di giorni fa nella city sono apparsi nuovi stencil e subito si è fatto il nome di Banksy. Il primo a Kentish Town (vicino a Camden Town) raffigura una bambina con un lecca-lecca, che trascina il suo carretto caricato con un missile. Molti blog inglesi hanno dichiarato che si tratta del primo Banksy del 2012 e che nell’anno olimpico l’artista di Bristol sarà molto prolifico a Londra. C’è chi – come Mediabistro, sostiene che “possiede tutti i tratti dei suoi stencil irriverenti e una dichiarazione di stampo decisamente politico”.

Il pezzo non è stato riconosciuto e pubblicato sul sito di Banksy. Nella mia modesta opinione si tratta di un fake: non mi convincono i colori utilizzati e nemmeno la precisione nell’esecuzione. Neppure mi convince il ‘ratto che prende il sole‘ comparso a Hunstanton Norfolk, con la scritta Sunnin’ it. Lo stile grafico è decisamente diverso, e manca di tutto quel sapore, quello spessore ironico e pungente tipico di Banksy.

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I Ritratti d'Artista di Aurelio Amendola

Pubblicato da Barbara


Le opere e le installazioni di solito catturano tutta la nostra attenzione e ci fermiamo rapiti a contemplarle per carpirne i messaggi sottesi; ma molto, davvero molto, si può capire anche osservando gli artisti, una miniera di informazioni aggiuntive sui perchè di un certo iter creativo. Aurelio Amendola (noto anche per aver documentato le sculture del Rinascimento italiano) ha fotografato molti pittori e scultori famosi del ‘900, e adesso una selezione delle sue opere è in mostra in due sezioni alla Fondazione Marconi di Milano fino al 17 febbraio 2012.

Nelle immagini di “Pinacoteca di Ritratti d’Artista”, scattate tra il 1970 e il 2000 si vedono questi personaggi catturati nel loro habitat naturale, come De Chirico seduto in una gondola o Marino Marini in spiaggia con un cavallo (suo soggetto tipico); l’occhio dell’artista è vorace e si nutre costantemente del reale, anche la situazione più normale viene assimilata in ogni dettaglio per poi rinascere sulla tela in forme e colori nuovi e inaspettati. E Amendola era lì, passava giorni, settimane con questi maestri di cui era amico e che gli concedevano di star loro vicino.

Al secondo piano della galleria c’è la serie di foto “Happenings”, in cui l’obiettivo del fotografo si avvicina all’opera d’arte, ritraendone le fasi della realizzazione, dagli stadi iniziali al work in progress; Enzo Cucchi in azione a Pietrasanta, Recalcati che dipinge bendato, e gli scatti di Emilio Vedova nel suo studio come un camaleonte mimetizzato: felicemente imbrattato di pittura, occhiali compresi, a esprimere l’urgenza e l’impazienza dell’estro creativo. Volete saperne di più di Aurelio Amendola? Osservate bene la foto sopra.

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La Triennale di Milano celebra la "pelle di donna"

Pubblicato da Sara R.


Non è un semplice involucro, ma un vero e proprio soggetto di divinazione, “soffice teca” e preziosissimo scrigno. Mappa fresca e sottile dei desideri d’amore, territorio dalle affascinanti alture e dalla trama trasparente che lascia intravedere il reticolo circolatorio, che si inerpica nelle sue dolci vallate come un decoro di pizzo smeraldino, segreto e sottostante. “Pelle di donna” insomma alla quale è dedicata la mostra sottotitolata “identità e bellezza tra arte e scienza”, visibile presso la Triennale di Milano fino al 19 Febbraio 2012.

Un’esposizione-evento originale e, che tradisce alcune derive scientifiche, strutturata in sei percorsi a cura di Martina Mazzotta e Pietro Bellasia. Si parte da “La scoperta della pelle” con le cere settecentesche della scultrice e anatomista Anna Morandi, per proseguire con “Volto di donna” e “Mani sensibili”, impreziosite dalle miniature di antiche farmacie realizzate da Ettore Sobrero, con una “singolar tenzone” tra il Paradiso dell’igiene e l’Inferno della pudicizia, e via dicendo. Dagli stilemi della statuaria classica al simbolismo, dall’art nouveau alla pop art, una sfilata di grandi opere che si “fronteggiano nell’impresa singolare della rappresentazione vivente del bello, ideata dalla marchio inglese Boots Laboratories e dalla Fondazione Mazzotta.

Video da wwwc6tv

pelle di donna
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Il 24 Hours Museum di Franceso Vezzoli

Pubblicato da Barbara

fondazione prada

L’artista del postmodernismo di matrice surreale, Francesco Vezzoli, ha creato un’installazione promossa da Fondazione Prada a Parigi che si chiama 24 Hours Museum; sarà possibile visitarla al Palais d’Iéna, gioiellino neoclassico dell’archittetto Auguste Perret, da martedì 24 gennaio a mercoledì 25 gennaio 2012 e sarà uno degli appuntamenti artistici più importanti dell’anno.

Per dare una nota di risalto all’evento, nel caso ce ne fosse bisogno, Vezzoli, che è uno degli artisti italiani contemporanei più conosciuti attualmente nel mondo, sull’onda dei dettami in stile pop-art promette a chiunque di avere un attimo -effimero in tutti i sensi- di celebrità. Come? Collegandosi al sito (sezione get your portrait) ed elaborando una versione del proprio ritratto.

Ma come sarà l’evento “reale” al Palais d’Iéna? L’artista ha voluto ricreare il substrato rituale delle convenzioni sociali più comuni per produrre occasioni di incontro tra le persone, così le opere in mostra (che giammai si possono definire in qualche maniera definitiva, a parte forse applicare loro la connotazione di “ibrido”) faranno da corollario baroccheggiante agli happening esclusivi o meno, previsti per le 24 ore di arte in divenire. Nell’attesa, teniamo d’occhio la pagina twitter dell’evento per vedere step by step cosa succede.

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