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Altri Mondi

"Luci d'Artista" a Salerno

pubblicato da Sara R. in: Installazioni Altri Mondi Eventi Artisti


Sono “Stelle cadenti, Lanterne magiche e l’Arcobaleno”, ad allietare gli occhi di coloro che si trovano a passare per Salerno in questi giorni di festa. Si tratta di una lunga serie di istallazioni luminose che rientrano nella manifestazione “Luci d’Artista 2011” e che saranno visibili fino al prossimo gennaio. Ben 27 km di opere en plein air, vanto del Sindaco Vincenzo De Luca, convinto promotore dell’iniziativa 2011, che attirano un nutrito numero di turisti, campani e non, mettendo il capoluogo di provincia al centro di un atteso rinnovamento che prosegue già da alcuni anni.

Con Luci d’Artista si registra un incremento del 20% di presenze negli alberghi cittadini che si somma al 30% fatto registrare l’anno passato. Dunque si realizza, in tempi di grande crisi economica, un raddoppio, in appena dodici mesi, dei movimenti e delle presenze. Un evento che non è solo di Salerno, ma dell’intero territorio, in quanto gli alberghi della Costa d’Amalfi e dei paesi a sud hanno chiesto di esser inseriti nella programmazione. E’ da sottolineare, inoltre, l’attenzione mediatica: 260mila contatti su Google per Luci d’Artista Salerno, recensioni su guide prestigiose e riviste ad ampia divulgazione, passaggi sui principali tg nazionali e sulle testate più importanti.

Numerosi i punti di attrazione dell’evento, come il mega albero di Natale composto da trecentocinquantamila luci a basso consumo energetico, che sfiora i trenta metri d’altezza in piazza Portanova; la Slitta di Babbo Natale in Largo Caduti di Brescia, a Pastena o il Giardino d’Inverno in Largo Campo. Molteplici anche le iniziative legate alla manifestazione, si passa dall’eccezionale programmazione lirica del Teatro Verdi, al Concerto di Capodanno con Gianni Nannini, più i mercatini di Natale, che si arricchiranno probabilmente di ulteriori iniziative volte a valorizzare le eccellenze enogastronomiche, artigianali e tessili del territorio. Il tutto favorito da un apposito piano di viabilità, basato su un servizio di navette gratuite che consentono di raggiungere agevolmente il centro cittadino, strizzando ancora una volta l’occhio al vivere eco-sostenibile.

Via | lucidartista.comune.salerno.it

A Tokyo, una retrospettiva sui "metabolisti" giapponesi

pubblicato da Daniele in: Altri Mondi Architettura Mostre


Fino al 15 gennaio il Mori Art Museum di Tokyo presenta al pubblico una grande esposizione sul movimento “metabolista”, che ha segnato in profondità l’architettura giapponese del dopoguerra. “Più che un movimento culturale”, spiega uno dei curatori, Maeda Naotake, “si è trattato di un gruppo di architetti visionari, tra cui Kenzo Tange e Arata Isozaki, che hanno dato corpo a un’esigenza ambientale”. Dopo la seconda guerra mondiale e la tragedia dell’atomica, il movimento giapponese ha inteso di riconsiderare le funzioni architettoniche sulla base di una categoria inedita, quella appunto del metabolismo.

Il processo che trasforma le cellule in energia per la sopravvivenza e l’evoluzione dell’organismo, è in questo senso metafora di un pensiero del riuso, dell’adattamento e dell’elaborazione sistemica. Ultima e più importante voce del modernismo la corrente metabolista è stata nel corso degli anni ingiustamente trascurata se si considera la sua importanza e la sua influenza sulle generazioni future. Lo dimostra il caso emblematico delle Torri di Nakagin, uno straordinario complesso residenziale vittima dell’incuria e perfino del disprezzo dei cittadini, che nel 2007 votarono per la sua demolizione. Per fortuna, l’eventualità - considerata da Nicolai Ouroussoff, critico del New York Times - “non solo una tragedia per l’architettura, ma anche una grave perdita per la storia” è stata scampata, ma ancora adesso l’edificio soffre della mancanza di fondi destinati alla sua conservazione.

L'Opera di Lione: quando la cultura fa rima col budget!

pubblicato da Sara R. in: Altri Mondi

Opera di Lione
L’Opera di Lione, il secondo più grande Teatro dell’Opera francese dopo quello di Parigi, ha deciso di rompere il silenzio che avvolge tradizionalmente i bilanci delle “istituzioni culturali mediterranee”, informazioni che solitamente giungono all’onore delle cronache solo quando si tratta di dover rimediare prontamente a situazioni di grande deficit, come è accaduto qualche tempo fa a proposito del Museo Madre di Napoli. E lo fa pubblicando uno studio di marketing, realizzato dalla filiale parigina di Nova Consulting, sulle “ricadute economiche generate dalle attività interne”, al fine di scardinare una volta per tutte il pregiudizio che circonda il ritorno economico degli enti sostenuti dalle sovvenzioni pubbliche.

E’ lo stesso Serge Dorny, il belga classe 1962 che la dirige dal 2003, a spingere la discussione sull’argomento spiegando che ogni euro di sovvenzione genera 80 centesimi d’impatto di spettatori (compresi gli hotel e i ristoranti nei quali questi ultimi soggiornano) e due euro di impatto dell’attività stessa del teatro che fa vivere i subappaltatori locali, per un budget totale di 38 milioni di euro.

Un’iniziativa unica nel suo genere per dimensioni, che ha permesso anche di acquisire dei dati utili sugli amanti degli spettacoli che vi vengono rappresentati. Un campione aleatorio di ben 5.000 individui dall’età media di 47 anni, appena inferiore a quella solitamente riscontrata in tali appassionati (50 anni), e leggermente superiore alla media generale della popolazione d’oltralpe (41 anni).

Via | leparisien.fr

Chan-Hyo Bae, l'abito fa il monaco

pubblicato da Daniele in: Varie Fotografia Altri Mondi Artisti

Chan-Hyo Bae, l'abito fa il monaco
Chan-Hyo Bae è un fotografo sud-coreano che ha frequentato il college a Londra ed ora vive a Toronto. Dalle sue esperienze personali ha maturato una capacità unica di riflettere sulle differenze tra cultura orientale e occidentale. Nelle sue stampe fotografiche in grande formato di Existing in Costume e Fairy Tales collections, che sono attualmente in mostra al Musée du Quai Branly a Parigi, Bae esplora il suo ruolo nella società occidentale, giocando a vestirsi da Regina o come le principesse delle fiabe, prendendo come riferimento l’arco di tempo che va dal tredicesimo al diciannovesimo secolo.

Per come la vedo io, l’orientalismo nasce da preconcetti culturali occidentali sull’Asia, con un’immagine falsa che deriva dal vedere la cultura degli altri da un punto di vista etnocentrico ed egocentrico. E’ grazie a questo tipo di pregiudizio anti-orientale che improvvisamente ho preso coscienza del caos, dello stato alienato della mia identità. Una confusione cerco di mostrare nel mio lavoro. Un uomo asiatico è circondato da stereotipi, l’Oriente è visto come un luogo femminile. Così decisi che sarei diventato una nobildonna inglese

Nella serie di foto Fairy Tales collections, Bae cerca di mettere in luce l’ideologia che si nasconde dietro le fiabe e i rapporti di potere tra un uomo sempre al comando e una donna sempre subalterna. I ritratti dell’artista coreano riflettono i sentimenti di estraneità culturale e attraverso l’ambiguità cercano di mettere a nudo i meccanismi della dominazione culturale e di genere, incrociando significanti legati a razza, sesso, stili, costumi, identità culturali. Le opere di Chan-Hyo Bae saranno esposte in Europa e negli Usa nei prossimi mesi (tra gli appuntamenti: Photoquai Biennale, Museum of Arts and Design di N.Y., Kunsthalle Wien di Vienna).

Chan-Hyo Bae, l’abito fa il monaco
Chan-Hyo Bae, l'abito fa il monacoChan-Hyo Bae, l'abito fa il monacoChan-Hyo Bae, l'abito fa il monacoChan-Hyo Bae, l'abito fa il monaco

Diane Arbus al Jeu de Paume di Parigi

pubblicato da Sara R. in: Fotografia Altri Mondi Musei Mostre

Diane Arbus al Jeu de Paume di Parigi

Una donna dallo sguardo sottilmente antropologico, una fotografa che sapeva scavare negli occhi della gente e che faceva di quel mondo dimenticato il suo soggetto prediletto. Trent’anni di passione per l’immagine si riassumono dolcemente nella figura di Diane Arbus, superba descrittrice “dei deviati e degli emarginati”. Il Jeu de Paume di Parigi dedica la prima retrospettiva francese, che si terrà a partire da domani fino al 5 febbraio 2012, proprio a lei che, proveniente da una famiglia di ricchi commercianti ebrei di origine russa, scelse di rappresentare gli angoli umani più abbandonati dell’America degli anni ‘50 e ‘60. Più di 200 le fotografie coinvolte nella mostra, comprese quelle che sono considerate vere e proprie icone del suo lavoro (molte delle quali mai esposte prima in Francia), che rende omaggio a un’artista che ha letteralmente rivoluzionato l’arte della fotografia, aprendole porte inaspettate. Le sue “allegorie” riscoprivano infatti i legami tra l’apparenza e l’identità svelando volti che ancora oggi penetrano dritti allo stomaco.

Travestiti, malati gravi, nani, handicappati, nudisti… sono spesso altre facce di New York, (sua linfa vitale e al tempo stesso terra straniera), ombre solo apparentemente sgraziate, di una città che pretende di mostrarsi sempre perfetta, e per farlo nasconde coloro che in questo “quadretto degli USA felici”, non riescono assolutamente ad entrarci. Anime attraversate dalla crudezza del teatro della vita, di quello stesso palcoscenico che le ha condannate a sterili spettatori. Nell’obiettivo c’è la rivendicazione delle loro battaglie, la partecipazione a quel dolore sordo, che gridano muti e che traspare sulla pellicola grazie all’incredibile sensibilità di Diane. L’opera della Arbus è intima e sconvolgente per la sua purezza, per quello sguardo diretto che non rifiuta di posarsi su ciò che ci sciocca e invita deliziosamente allo sconvolgimento. Perché bisogna vedere per “celebrare le cose per quelle che sono!”.

Via | sortiraparis.com

Diane Arbus al Jeu de Paume di Parigi
Diane Arbus al Jeu de Paume di ParigiDiane Arbus al Jeu de Paume di ParigiDiane Arbus al Jeu de Paume di ParigiDiane Arbus al Jeu de Paume di ParigiDiane Arbus al Jeu de Paume di Parigi

L'Alba del Mondo di Antonio Manzi a Orly

pubblicato da Sara R. in: Altri Mondi Artisti Mostre

L'Alba del Mondo di Antonio Manzi

Antonio Manzi è originario di Montella nell’Avellinese, ma vive in Toscana, e già questo imprime una connotazione particolare alle sue opere che fondono tenacità e coerenza ad uno spirito decisamente visionario. Già agli albori della sua vocazione artistica, si è dedicato ad imprimere su tovaglie e teli di lino disegni di una violenza silenziosa unita ad una sensualità esplosiva. Le sue figure dagli occhi a mandorla, le labbra sensuali e gli sguardi velati, ma anche dita d’artiglio e fiori troppo vivi per essere innocenti. Si è cimentato nelle tecniche più disparate dal disegno alla puntasecca alla ceramica all’affresco, passando per il graffito, la scultura e il collage.

Ben trenta “delle sue fatiche” sono esposte per la prima volta in Francia, al Centro Culturale Aragon Triolet d’Orly precisamente, fino al 28 ottobre, in occasione dell’anno culturale italiano che coinvolge la cittadina della grande banlieue parigina. La mostra intitolata “L’Aube du monde” rappresenta una delle occasioni create dal gemellaggio tra la città di Orly e il Comune di Campi di Bisenzio e permette l’incontro diretto con l’artista, che si tratterrà fino al termine dell’esposizione presso la Città gemellata per accogliere i visitatori e illustrare le sue opere. Nel 2007 il comune toscano ha dato vita al Museo che porta il suo nome, ed ospita più di cento dei suoi lavori, dal quale sono stati tratti anche alcuni dei pezzi visibili nell’esposizione francese. Una testimonianza concreta del suo legame alla comunità e del riconoscimento reciproco, ospitata presso Villa Rucellai.

Via | centre-culturel-orly.fr

L’Alba del Mondo di Antonio Manzi
L'Alba del Mondo di Antonio Manzi
L'Alba del Mondo di Antonio ManziL'Alba del Mondo di Antonio ManziL'Alba del Mondo di Antonio Manzi

"Intrecci cinesi" alla Moshe Tabibnia di Milano

pubblicato da Sara R. in: Altri Mondi Creatività Tecnica Mostre

Intrecci cinesi alla Galleria Moshe Tabibnia

Mentre Anno culturale della Cina in Italia (un evento organizzato sull’onda lunga dell’anno dell’Italia festeggiato in Cina nel 2006) volge al suo termine, si apre la mostra “Intrecci cinesi” alla galleria milanese Moshe Tabibnia. I due eventi si situano sul filo sottile dell’introduzione di un dialogo artistico tra Oriente e Occidente, e sono esattamente sul limitare di una frattura solo apparente. Segno di una precisa volontà di approfondimento dei linguaggi comunicativi e delle preziose tecniche di tessitura cinesi, l’esposizione sembra un inno sfacciato ad creatività con gli occhi a mandorla, profondamente permeata di tecniche e di tradizioni millenarie.

Cinquanta i pezzi, tra tappeti, arazzi e tessuti datati tra il XV e il XIX Secolo (compresi alcuni tessili di Epoca Ming che rappresentano degli assoluti riferimenti nella tipologia della decorazione floreale e del tappeto da cerimonia), provenienti dalla Cina e dal Turkestan Orientale, che danno bella mostra di se sui muri dello spazio in Via Brera, e “riallacciano ancora più profondamente” (è proprio il caso di dirlo) i rapporti tra Milano e Shanghai, orizzonti legati da decenni e ulteriormente uniti dal passaggio del testimone per l’organizzazione della prossima Esposizione Universale del 2015.

Via | artapartofculture.net

COLLECTOR al CNAP di Lille

pubblicato da Sara R. in: Altri Mondi Artisti Mostre

Collector al CNAP di Lille

Se pensavate che a Lille ci si andasse solo la birra, il gradevole centro storico, e le industrie tessili, ecco pronta la “smentita inchiodante”. Dopo esser stata classificata come Città d’Arte e di storia e Capitale Europea della Cultura nel 2004, continua ad ospitare eventi artistici di primo piano. Come COLLECTOR, l’esposizione che investirà per i prossimi tre mesi (fino al primo gennaio 2012) il Tri Postal di Lille.

Sarà lo scenario di un matrimonio d’eccezione, quello tra il CNAP (Centro Nazionale di Arti Plastiche di Lille) e lille3000, il progetto che si situa nello stesso solco degli avvenimenti citati, per mantenere alta (e migliorare ulteriormente) la “reputazione” della cittadina al confine tra Francia e Belgio e un’occasione per festeggiare i 220 anni delle collezioni afferenti al centro.

Non a caso il nome dato alla mostra richiama proprio l’accezione latina del termine: “colui che mette insieme”, allo scopo di omaggiare il patrimonio comune raccolto dallo Stato Francese che ha consentito la costituzione del fondo d’arte contemporanea più importante del paese. Non si può dimenticare che si tratta di un percorso che vuole far riflettere sugli stessi sistemi di rappresentazione e riproduzione che rappresentano il fondamento dell’arte contemporanea, sempre in bilico tra immagine mediatica e specchio dell’artista che proprio di quell’icona è autore.

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Percorsi d'arte Contemporanea nel XIX arrondissement di Parigi

pubblicato da Sara R. in: Altri Mondi Eventi Artisti

Parcours d'Art Contemporain 2011

In queste parole di Marguerite Yourcenar:

Construire c’est collaborer avec la terre, c’est mettre une marque humaine sur un paysage qui en sera à jamais modifié.

si riassume lo spirito dell’evento della terza edizione dei Parcours d’art contemporain su iniziativa di Julie Navarro, artista a sua volta e incaricata locale all’animazione culturale, alla scoperta del tessuto artistico del XIX arrondissement, quartiere in sviluppo situato a nord-est della capitale francese, che si è guadagnato negli ultimi anni una reputazione culturale di tutto rispetto. Dal 1 al 3 ottobre porte aperte in gallerie, atelier e spazi destinati all’arte, nei quali gli stessi “operatori del settore”, si dedicheranno all’accoglienza del pubblico, con l’intento di consolidare ancora di più l’atmosfera di scambio vitale che, oltre ad aver reso la zona meta di artisti di tutto il mondo, ha contribuito ad una rivalutazione globale di ampio respiro di una parte della città a lungo considerata periferica e persino pericolosa.

Il XIX arrondissement oggi è un posto in cui fa piacere abitare, dall’identità giovane, multiculturale e allo stesso tempo caratterista, che costituisce una vera “fucina di idee artistiche”, e non avrebbe potuto essere altrimenti visti gli innumerevoli spunti di ispirazione che ispira la vita sul Canal de l’Ourq. E’ proprio in quella dolcezza dei bar sul bordo dell’acqua, dove il leggerissimo sciabordio si fonde con le sillabe fluide della lingua e le gocce frizzantine del vino, nel fascino delle peniche adagiate sul filo dell’acqua con i loro spettacoli curiosi, nelle collinette del parco del Butte Chaumont, negli appuntamenti del 104 (centro d’arte a vocazione anti-elitistica), come nelle chiacchierate da bistrot, che si nasconde timido l’incanto della fusione che anima questi luoghi.

Via | mairie19.paris.fr

Mariam Sitchinava: "donne e natura, donne nella natura"

pubblicato da Sara R. in: Fotografia Altri Mondi Artisti

Le donne di Mariam Sitchinava

Quando l’età e il talento fotografico sono inversamente proporzionali ecco apparire l’incanto, che in questo caso ha la pelle e le ossa eteree della ventunenne georgiana Mariam Sitchinava, fotografa da pochissimo, ma l’inganno della giovane età non limita la sua esperienza, ne l’indubbio talento. Le sue foto sono esattamente nello stesso momento: timide e sfacciate, innocenti e maliziose. I soggetti prevalentemente femminili, lo sfondo naturale, anche quando si tratta di interni che nei loro colori tenui, fanno tutt’uno con una natura di inizio autunno che li circonda.

Hanno scritto di lei su Vogue, ma anche Voyons Voir e bentrovatoblog, le recensioni non si contano più e le sue foto sono presenti ben oltre i limiti della timida dolcezza che sembrano esprimere, le stampe originali che ne sono state tratte sono ricercate ma rintracciabili. Mi verrebbe quasi da dire che per essere un’esordiente ha già un passato consolidato, ma sarebbe un po’ azzardato. Forse la definizione che meglio le si addice è proprio l’assenza di definizioni, perché quell’energia fluida e inarrestabile, che avvolge la tenera genialità non sopporta alcuna catalogazione e non si presta a “sterili regolistiche” indurite dal tempo e dallo spazio.

Via | Enquire
Le donne di Mariam Sitchinava
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