
Più di 200 opere d’arte appartenenti alla collezione privata dell’Aga Khan sono esposte per la prima volta al Martin-Gropius-Bau di Berlino, nel quartiere di Kreutzberg.
Le opere coprono un arco di più di 1000 anni e sono principalmente dipinti, disegni, ceramiche e sculture in legno. Rappresentano l’arte di un territorio vastissimo, che va dalla penisola iberica fino al Maghreb e fino alla Cina. Anche se alcuni dei pezzi della mostra sono già stati esposti in diverse parti del mondo, questa è la più vasta mostra mai realizzata a partire dai tesori di Karim Aga Khan IV.
La collezione è in mostra a Berlino prima di essere trasferita definitivamente a Toronto, presso il museo Aga Khan che Sua Altezza sta facendo costruire appositamente dall’architetto giapponese Fumihiko Maki.

Il castello di carte da gioco più grande del mondo lo ha realizzato un architetto americano. E’ fatto di 218.792 carte e riproduce in scala il Venetian Macau, il casinò cinese in cui è esposto.
Bryan Berg ha usato ben 4.051 mazzi di carte e 44 giorni per riuscire nella sua impresa, che è subito entrata nel Guinness dei primati ufficiale.
Nel video dopo il continua potete ammirare Bryan alle prese con un’altra delle sue imprese in giro per il mondo: un filmato di video art in stop motion, naturalmente realizzato con carte da gioco.
Continua a leggere: Il castello di carte più grande del mondo, opera di un architetto americano
La Tate Modern ospita fino al 16 maggio una bellissima mostra sulla figura di Theo Van Doesburg e i protagonisti dell’Avanguardia europea coinvolti nell’avventura del De Stijl, tra cui ovviamente Piet Mondrian, Constantin Brancusi, László Moholy-Nagy, Francis Picabia, Gerrit Rietveld e Pieter Oud.
Si tratta di una mostra davvero completa e ampia, con 350 opere provenienti da collezioni di tutto il mondo a documentare una figura fondamentale dell’arte europea, che promosse, praticò e influenzò il Neoplasticismo olandese, la corrente Dada e il Bauhaus, oltre a fondare nel 1916 il gruppo Sphinx, nel 1917 la rivista De Stijl e il gruppo Art Concret prima della sua morte nel 1931.
L’esposizione esplora la stretta relazione fra arti figurative e architettura che accompagnò tutto il pensiero e lo sviluppo artistico di Van Doesburg, con quadri, libri, film, sculture, modelli e i pezzi di arredamento di Rietveld. Consigliatissima, è sicuramente una delle migliori mostre del momento qui a Londra, apprezzata da pubblico e critica. E già che ci siete, sempre al quarto piano della Tate Modern c’è anche un’altra bella mostra, dedicata ad Arshile Gorky, famoso pittore espressionista di origine armena, fino al 3 maggio.
Fondato nel 1959 a New York il Frank Lloyd Wright- Guggenheim Museum è stato progettato per divenire esso stesso fonte di ispirazione per l’invenzione, lanciando la sfida ad artisti ed architetti: reagire al suo design eccentrico ed organico. Soprattutto la parte centrale della rotonda, vuota, ha stimolato installazioni e progetti site-specific, ispirando opere indimenticabili di autori come Matthew Barney, Cai Guo-Qiang, Frank Gehry, Jenny Holzer e Nam June Paik.
Per il cinquantesimo anniversario della sua costruzione, il Guggenheim ha invitato circa duecento tra artisti, architetti e designer a proporre interventi immaginari per la mostra Contemplating the Void: Interventions in the Guggenheim Museum, organizzata da Nancy Spector, vice direttore e Chief Curator, e David Van Der Leer, assistant curator per l’Architettura e Design. Tra i progetti visionari in mostra fino al 28 aprile 2010, merita sicuramente una segnalazione quello dell’Olson Kundig Architects di Seattle, Helixmart.
In un futuro (2060) reso problematico dalla sovrappopolazione, in cui ampie fasce della popolazione soffrono la fame o vivono sotto la soglia di povertà, lo spazio del museo rappresenta un nuovo vuoto urbano, in netto contrasto con l’ambiente circostante. Così i venditori con le loro bancarelle cominciano a riempirlo, il bestiame transita e il museo è riconquistato nel suo valore di spazio coperto. Si produce energia con fonti rinnovabili e un mulino a vento, raccogliendo l’acqua piovana in un serbatoio, riutilizzando i rifiuti come fertilizzante. Il nuovo Guggenheim è il mercato di Central Park, invaso dalle piante.

Vi piacerebbe farvi decorare la stanza da un artista? La Galleria Biagiotti di Firenze ha recentemente presentato un ambiente dipinto da Ericailcane ed Emanuele Kabu. Il lavoro dei due artisti, da tempo specializzati nella pittura muraria, si interseca e si sovrappone.
Ericalilcane non è nuovo a questo genere di iniziative, come ci ricordano i nostri cugini di Designerblog, Ericailcane era a Pitti Immagine Uomo con Welcome to my house. Un progetto installativo di stanza dipinta, da lui ideato e realizzato insieme a Run e Dem.
Emanuele Kabu, writer, pittore e videoartista è nato a Belluno nel 1978 e insieme a Ericailcane ha realizzato altri lavori, come il Cubo in galleria. Il suo è uno stile che ha attraversato diverse evoluzioni per giungere a un tratto minimale, geometrico, mostruoso e al contempo pop.

La casa sull’albero più bella del mondo si trova con ogni probabilità a Portland, nell’Oregon (USA) ed è opera di un architetto un po’ artista e un po’ mago, che di nome fa Robert Harvey Oshatz.
E’ stata costruita per una famiglia molto esigente in fatto di abitazioni sugli alberi, dei veri e propri “baroni rampanti” della provincia americama: i Wilkinson. Ci sono voluti 7 anni per realizzare le loro più ardite fantasie ma, come potete vedere nella gallery, il lavoro è stato davvero svolto a pennello.
Le strutture sono tutte studiate per armonizzarsi con la foresta circostante, per migliorare l’acustica degli uccellini, per aiutare nel riposo gli abitanti della casa. Non tutti possono permettersi una casa del genere ma, tra quelli che possono farlo, non tutti hanno il coraggio di inseguire i propri sogno come hanno fatto questi Wilkinson.
Continua a leggere: La casa "biologica" dell'architetto organico Robert Harvey Oshatz
Arriva sabato 27 febbraio alla residenza municipale di Ferrara The realism of Gaudi and the hope of Europe - Il realismo di Gaudì e la speranza dell’Europa. Una mostra itinerante partita da Bruxelles, che ripercorre l’opera di costruzione della Sagrada Familia di Gaudì a Barcellona (per chi non lo sapesse i lavori sono ancora in corso).
A fianco di questa indagine l’allestimento si interroga sul senso del processo di costruzione dell’Europa unita, quel sogno che fecero alcuni amici di Gaudì - Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer e Robert Schuman fra tutti. The realism of Gaudi and the hope of Europe è quindi la storia di due sogni e del loro metodo di costruzione e propone le testimonianze dei protagonisti di queste due immense ed incredibili opere.
Durante il periodo della mostra, dalle 18 alle 21 sulla facciata della Cattedrale di Ferrara, verranno proiettate scene de Le sette porte, film - in costruzione naturalmente - di Don Massimo Manservigi sulla vicenda biografica di Gaudì e sull’innalzamento della Sagrada Familia.

Il Dipartimento di Stato americano ha scelto lo studio KieranTimberlake di Philadelphia come progettista per la sua nuova ambasciata di Londra.
L’architettura proposta dallo studio è un grande cubo di vetro trasparente, molto somigliante - a dire il vero - a un Apple Store.
I sostenitori di questa scelta sono entusiasti del suo tentativo arditissimo di “camouflage” (per dirla alla Lapo Elkann). In pratica, è concepito idealmente come una specie di fortezza, con tanto di fossati intorno. Un simbolo di difesa contro il terrorismo, secondo gli stessi sostenitori. L’edificio del 1960 nella centralissima Grosvenor Square che questo cubo andrà a sostituire, almeno da qualche uscita secondaria, grida vendetta.
Ventisei fotografie affiancate da altrettante didascalie: luoghi, volti, paesaggi un po’ da tutto il mondo. L’idea sembrerebbe addirittura banale, se la penna che commenta queste immagini non fosse quella di Ettore Sottsass.
“Foto dal finestrino” (Adelphi, pp. 75, euro 5.50) è una piccola perla di ironia, divertimento, riflessione amara, che uno dei più grandi architetti italiani presenta a un pubblico troppo abituato, ormai, a scempi urbanistici, a case, a “montagne di stanze tutte uguali”, costruite senza minimamente pensare a chi, poi, ci andrà ad abitare.
C’è il senso della precarietà dell’arte, anche per un oggetto, quello architettonico, che più di ogni altro sembra destinato a rimanere nel tempo; come quando, davanti a un edificio costruito da Le Corbusier in India, lo scrittore prende atto che “non c’è idea, per generosa che sia, capace di resistere al tempo”. Una lezione di semplicità, e di umiltà architettonica, di cui dovrebbero prendere atto molti architetti prima di impugnare il mouse.
Arte, oggetti di design, persino strumenti musicali realizzati con materiali di scarto. Ecolight, il consorzio per la diffusione delle energie sostenibili, ha lanciato in rete un progetto interessante, il museo del riciclo (lo potete vedere a questo indirizzo). In sostanza, gli organizzatori del sito chiedono a chiunque lo desideri di aggiungere le proprie opere d’arte e i propri oggetti sul sito, per creare un salone virtuale di arte ecosostenibile.
E le sorprese sono molte: dal bel portamatite creato con una bottiglia di vetro, a opere a metà tra pittura e scultura realizzate con vecchie biciclette. Ma c’è anche chi, più intraprendente, costruisce una gigantesca scultura robot con i componenti dei computer. Insomma, tra arte e design c’è un po’ di tutto, anche se la palma d’oro la vince un anonimo, che ha creato una chitarra con una teglia da forno…