
Un folle sedicente artista e fahion designer londinese, che risponde al nome di James Faulkner, ha deciso di cominciare un’attività di “scultore” di cappelli. Tutti con una caratteristica comune: sono arte povera realizzata a partire da animali vittime della strada.
James, che ha 27 anni, fa uso soprattutto di piume e pellicce, ma non mancano anche intere teste di piccoli mammiferi investiti. E’ un modo ecologico di fare moda a partire dagli animali, o è una barbarie?
Il dubbio sembra non sfiorare nemmeno il ragazzo, che ha realizzato 36 modelli da esporre a Londra in maggio, in occasione di una sfilata di moda. Sono inclusi: corvi, gazze, volti e addirittura pavoni.

Alla Galleria Metro Pictures di New York (a Chelsea) è possibile ammirare da qualche giorno un grande lavoro di Gary Simmons, dipinto direttamente su un muro dello spazio espositivo, che rappresenta la casa in cui è ambientato il capolavoro di Alfred Hitchcock “Psycho”.
Il murale non può essere venduto se non commissionandone un altro allo stesso autore, e vale circa 250.000 dollari. Gary Simmons è presente nella stessa galleria anche con lavori di formato più piccolo, che partono dai 10.000 dollari necessari per portarsi a casa una versione su carta di uno dei suoi soggetti cinematografici horror preferiti: Non aprite quella porta.
La mostra, come potete vedere nelle immagini, è impostata proprio come se le opere fossero tele, e non murali da intonacare quando l’evento farà spazio a una nuova collezione. Il formato, di 4 metri per 9, e il fondo nero dei lavori, ricordano da vicino e da lontano lo schermo del cinema da cui traggono ispirazione.
A volte è interessante buttare un occhio al di là dell’oceano, per capire quali sono i movimenti in corso e come si ’spinga’ certa arte contemporanea, piuttosto che altra. Si apre il 16 aprile al Minneapolis Institute of Arts (MIA), Until Now: Collecting the New (1960–2010), Fino ad oggi: Collezionando il Nuovo (1960-2010), un grande allestimento con opere di oltre 90 artisti che hanno saputo sfidare e modificare le dinamiche in corso all’interno delle arti visive negli ultimi cinquant’anni.
Elizabeth Armstrong, ha messo insieme un allestimento che attinge alla collezione del Museo, ma anche a diversi prestiti privati e che farà parte di alcune mostre itineranti e nuovi programmi pubblici di acquisizione. Una vasta panoramica sull’arte più attuale, tra maestri e nuovi talenti. Una speciale sezione, dal titolo Arte Remix, metterà opere d’arte contemporanea a fianco di capolavori storici. Ne nascerà un dialogo sul nostro passato più presente, tra nuove prospettive e vecchie impronte, soltanto apparentemente indelebili.
Ecco la lista degli artisti in mostra: Mequitta Ahuja, Doug Aitken, Siah Armajani, Rebecca Belmore, Ross Bleckner, Michaël Borremans, Nick Cave, John Chamberlain, Mona Hatoum, Zhang Huan, David Hockney, Alfred Jensen, Jasper Johns, Ilya Kabakov, Yayoi Kusama, Roy Lichtenstein, Takashi Murakami, Yoshitomo Nara, Claes Oldenburg, Roxy Paine, Gerhard Richter, Peter Saul, Carolee Schneemann, Bill Viola, e Andy Warhol.
Ernesto Morales è un poliedrico artista argentino nato nel 1974 in Uruguay a Montevideo. Pittore, videomaker, curatore e professore di Estetica ed Architettura, si interessa alla storia, ai fenomeni sociali legati alla globalizzazione, le migrazioni e gli scambi interculturali. Morales vive tra l’Italia e l’Argentina, a Firenze, Milano e Roma, dove, dal 22 marzo 2010, l’Istituto Italo-Latino Americano organizza Tiempos Migrantes.
Video e fotografia a supporto della sua ricerca, per una personale che documenta l’ultimo periodo di lavoro sulla pittura. Vacas Migrantes (mucche migranti) è una serie di dipinti su carta in cui l’artista compone la trasposizione fantastica della sua ricerca. Lunghi paesaggi in cui si trovano spaesate grandi mucche, che sembrano quasi bisonti. Un segno semplice, ma al contempo pieno, che ricorda le pitture rupestri.
Un tavolo, un ponte, un filo sospeso sopra la strada, una serie di scale per salire al cielo (o forse nel niente), finestre e sedie inutilizzabili, stanze chiuse…e sempre le mucche. In giro, apparentemente senza un motivo, scappando o forse stando ferme. Le vacche mettono in scena questi Tiempos migrantes, dove i concetti di memoria, identità, spazio, attraversamento, si ricostituiscono sulla base di linee semplici e oggetti dal forte valore simbolico.

Inaugura martedì 23 marzo alle 19 alla Fondazione Marconi di Milano, Man Ray – Mapplethorpe. Un accostamento molto particolare, tra due artisti che hanno operato a distanza di oltre mezzo secolo. Man Ray, nel 1920 a Parigi diviene famoso come artista della fotografia con i suoi rayographs e la tecnica della solarizzazione. Lucien Treillard, suo asistente, dichiarava: “Man Ray fotografo? No, si è servito della fotografia come di altri mezzi espressivi: matita gouache, pittura a olio… Ha creato opere d’arte con l’ausilio del mezzo fotografico. Man Ray è un artista e rivendica questa etichetta. Certo, ha realizzato opere commerciali per la moda o per clienti occasionali. Ma spesso queste fotografie diventano grazie a lui opere d’arte.”
Anche Robert Mapplethorpe parte dalla pittura per approdare al mezzo fotografico, usato per scolpire in bianco e nero la bellezza e la sensualità della forma. Nella sua ricerca ha cercato e in certi casi ottenuto un equilibrio tra forme classiche ed elementi contemporanei. Dal collage al riutilizzo di fotografie cestinate da altri, Mapplethorpe si fa conoscere cominciando a fotografare amici e conoscenti, che diverranno artisti famosi.
L’allestimento alla Fondazione Marconi propone fotografie, dipinti e oggetti di Man Ray, che coprono un arco di tempo che va dagli anni venti agli anni settanta, accanto a 25 lavori di Robert Mapplethorpe, realizzati tra il 1975 e il 1986. Si contrappongono così i ritratti della culturista Lysa Lyon, musa e collaboratrice di Mapplethorpe, a quelli di Woman in Bondage di Man Ray. Il dialogo prosegue accostando i rispettivi punti di vista sul nudo, l’attenzione posta su particolari, dettagli o scene corali.
L’allestimento di Milano è realizzato parallelamente alla mostra Robert Mapplethorpe. La perfezione della forma, dal 21 marzo al 16 giugno al Museo d’Arte di Lugano. Un progetto diretto da Bruno Corà, che ha firmato anche un testo introduttivo per il catalogo della mostra alla Fondazione Marconi, che parte dalle ‘qualità inedite’ di entrambi gli artisti.
Man Ray - Robert Mapplethorpe alla Fondazione Marconi di Milano











Josè Molina, artista madrileno (1963) che lavora in Italia, torna alla Fondazione Mudima di Milano, che già aveva ospitato la sua personale, Predatores, nel 2006. Inaugura martedì 23 marzo (h 18:30) Cosas Humanas, a cura di Claudio Composti.
Tra naturalismo e surrealismo Molina disegna mondi fantastici che a volte contengono una possibilità, uno statuto di realtà. Proprio su questo procedimento spiazzante, che impedisce di distinguere chiaramente tra realtà e finzione, si gioca la forza delle sue visioni. Disegni, dipinti, schizzi e grafiche colorate, realizzate con la massima libertà espressiva. Matita, china e ago, bic e matita colorata, olio su tavola, grafite, pastello, non c’è limite alla sperimentazione a livello tecnico.
La tensione è quella tipica e necessaria di chi viaggia all’interno della propria anima, consapevole delle risorse e dei dubbi, le enormi paure a cui può andare incontro. C’è la vita dentro, incessante riproposizione di una linea familiare, la forza di varcare dimensioni e fermarsi a guardare senza bloccare la fantasia, per imparare e riportare qualcosa indietro. La mostra resterà aperta fino al 9 aprile.
Weimar è una città della Turingia gemellata con Siena. Il capoluogo toscano festeggia i 90 anni di vita del movimento Bauhaus e i 150 dell’Università di Weimar con una grande mostra ad ingresso gratuito nei Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico che andrà in scena dal 20 marzo al 17 aprile 2010.
Un movimento, il Bauhaus, capace di fare tesoro delle sperimentazioni delle avanguardie del primonovecento, ma anche di rompere drasticamente col passato. Una vera e propria rivoluzione culturale, il cui portato ancora oggi non è arrivato ad esaurirsi. Prima di tutto c’è un pensiero forte alla base della creatività, che coniuga estetica e funzionalità in una sintesi senza compromessi.
Opera congiunta tra tecnologia e cultura, il Bauhaus esordisce in mostra con le intuizioni di Walter Gropius nel 1923, le stesse riproposte nell’allestimento a Siena. Dimostrando grande interesse per l’arte delle arti, l’architettura, la ricerca del movimento si espande ben presto a Parigi con Le Corbusier. Arte e tecnica sono le chiavi della sperimentazione del Bauhaus, che raggiungerà esiti ancor oggi insuperati negli ambiti del design, della grafica e delle arti visive.

Ne sentiamo sempre di più sul mistero dietro al sorriso della Gioconda di Leonardo da Vinci. Dopo il nutrizionista siciliano, ecco che arriva anche il neurologo austriaco.
Il quale, però, pare avere delle argomentazioni piuttosto serie riguardo alla bella dama fiorentina. Secondo il Professor Florian Hutzler del Centro di Studi Neurocognitivi dell’Università di Salisburgo, infatti, il segreto dell’ambiguità del sorriso di Monna Lisa del Giocondo sta tutto nelle sue differenti “reazioni” ai diversi punti di vista che possiamo avere su di esso.
“Monna Lisa cambia espressione a seconda di quale punto del suo viso stiamo guardando. [… ] E’ un trucco molto intelligente da parte di Leonardo. Se la fissate negli occhi, un sorriso tenue appare sulla sua bocca. Ma quando vi spostate sulla bocca, e ne osservate i finissimi dettagli, il sorriso svanisce e non ne rimane che un’espressione neutrale, grazie a dei leggerissimi tratti di chiaroscuro, che non possono essere visti altrimenti”.
Fino al 5 aprile, le sale della galleria Contini di Venezia ospiteranno una interessante mostra su Botero. “Gente del circo” è un affresco di personaggi e di situazioni legati all’arte circense. Oli e disegni che rappresentano una umanità per molti versi alienata, triste, nonostante Botero sia un grande appassionato del circo.
C’è tutto il suo stile in queste opere: pochissime o nulle le ombreggiature, il colore fa da padrone. Simmetria e rigore (e, ovviamente, le tipiche forme dei personaggi) sono i costanti punti di riferimento delle sue opere. Mi chiedo soltanto se queste opere, all’altezza di molte altre di Botero, non trasmettano solo a me, che non amo il circo, un certo senso di tristezza.
Botero, quando dipinge e scolpisce, è sempre molto lontano dal suo oggetto di rappresentazione: di sicuro non è alla ricerca della rappresentazione fedele del reale. Anche in queste opere credo che sia così, e forse il merito di questo ciclo è quello di offrirci un’umanità diversa dalle solite scene di clown e domatori. Sono quasi tutti personaggi in posa, dallo sguardo triste, persino il clown.

Sebastiaan Van Doninck è senza dubbio un astro nascente dell’illustrazione belga (è di Antwerp e ha 31 anni). Crescere in una famiglia che lui autodefinisce di “hippies” con 12 fratelli e sorelle deve aver dato un contributo molto positivo alle sue capacità immaginative.
Sebastiaan spazia dall’illustrazione per libri d’infanzia a soggetti più cupi, misteriosi, ma molto espressivi che gli vanno a genio soprattutto a inchiostro, come potete vedere nella gallery.
Ama farsi chiamare “illustrative illusionist” e già decine e decine di titoli con la sua firma. Se capite il belga o volete apprezzare la sua genialità grafica tout court. Qui c’è il suo blog personale.
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