
Il Turner Prize 10 è stata vinto dall’artista scozzese Susan Philipsz.
Lowlands, titolo del lavoro, è la prima opera musicale a ricevere un premio.
D’altra parte erano questi i pronostici, ed erano molti i critici che avevano trovato il lavoro, originale. La rappresentazione musicale presentata alla Tate, non è in realtà l’opera originale per cui l’artista ha vinto il premio, che consiste in una installazione musicale presentata a maggio all’Art Festival Glasgow International.
Io mi sono fatta l’opinione che volessero premiare un’opera diversa quest’anno. Non trovo che presentare al pubblico un lavoro che non è quello per cui l’artista concorre, abbia senso. Un lavoro tra l’altro che hanno visto in pochi, più performance temporanea che opera duratura.
E in quanto a performance, la vera attrazione della serata, sono stati gli studenti che protestavano contro i pesanti tagli alle arti, proposti dal governo Cameron, le cui urla sovrastavano quelle di vincitori e vinti.
La Philipsz, attivista anche lei nel passato, ha rivolto parole di simpatia nei loro confronti (fatto abbastanza scontato visto il suo ruolo).

Ricomincia la settimana dei Giochi di Artsblog, con un’opera a prima vista facile da indovinare, vediamo quanto tempo ci mettete…

Della serie “c’è più arte nell’arte”, vediamo un po’ se riuscite ad indovinare chi ritrae, dove si trova e in quale occasione è stata imbrattata questa statua…

Oggi, per i Giochi di Artsblog, rimescoliamo un po’ le carte. Quello che vedete qui sopra (e nelle fotografie in galleria) è un grande muro realizzato con toalette e bidet di recupero, impilati meticolosamente uno sull’altro.
L’autore l’ha anche definita una cascata, perché facendoci passare l’acqua dentro, l’effetto è proprio quello. Sapete dirmi in che luogo è stata realizzata quest’opera, per quale occasione e, magari, chi è l’autore?

Chi è questa giovane ragazza con le trecce che cerca di cingere con le braccia un gigantesco mazzo di fiori? E cosa ancora più importante ai fini del nostro gioco, chi l’ha dipinta?

Tornano le frasi misteriose e, visto il caldo di questi giorni, sarò buono. Chi mi risponde entro un’ora dalla pubblicazione di questo post, riceve un punto bonus!
“Bisogna avere almeno un idea di cosa si sta per fare, ma dovrebbe essere una vaga idea.
Copiare gli altri è necessario, ma copiare se stessi è patetico.
Per disegnare si deve chiudere gli occhi e cantare.
Sappiamo tutti che l’arte non è verità. L’arte è una bugia che ci fa comprendere la verità, almeno la verità che ci è dato di capire.
La pittura è il mestiere di un cieco. Egli non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che egli stesso racconta di aver visto.
Lo scopo dell’arte è lavare la polvere della vita quotidiana, al largo delle nostre anime”.
Foto via Flickr by Ckaroli

Oggi, per i Giochi di Artsblog, abbiamo a che fare con un artista poco conosciuto, il cui lavoro però è stato sicuramente importante e rivoluzionario. Questo personaggio cercò di sfidare il mercato dell’arte, realizzando…
Visto che la risposta è stata indovinata…ecco il prosieguo della storia. Pinot Gallizio cercò di scardinare quelli che erano i tradizionali attributi dell’opera d’arte, attraverso l’esperimento della ‘pittura industriale’. Gallizio voleva produrre arte per il popolo - da distribuire a prezzi contenuti, coprendo giusto i costi di realizzazione- e ideò dei rotoli di tela dipinti tramite procedimenti meccanici, da vendere a metri. L’operazione mirava a rendere esplicita la critica nei confronti dell’oggetto d’arte, impoverito e banalizzato all’interno dei regimi di comunicazione imposti negli scambi commerciali, e fu recepita positivamente all’interno del movimento situazionista.
Si trattava di contrapporre ad una relazione basata sul valore economico del bene, un’altra relazione, basata sulla generosità, sulla reciprocità e lo scambio. Una produzione quantitativamente illimitata avrebbe dovuto minare le basi del mercato, basato sull’unicità dell’opera o comunque sull’esistenza di un numero limitato di copie di essa. In realtà i mercanti non si fecero sfuggire l’occasione di potersi accaparrare opere a prezzi così ridotti, annusando la possibilità di poter realizzare in seguito grandi guadagni. Gallizio arrivò a rivestire interi ambienti con la tecnica industriale, ma la forza prorompente della sua idea finì per rivolgerglisi contro, al punto che fu espulso dall’ Internazionale Situazionista, anche in seguito all’epurazione dell’ala artistica da parte di quella teorica, che aspirava a fare del gruppo una formazione puramente politica.

Oggi il gioco di Artsblog ce lo propone direttamente un lettore, che, tramite le segnalazioni, ci ha scritto questo messaggio:
“Ciao, ho scattato una foto alle Poste Centrali di Palermo. Dopo mi sono accorto che mi ricorda un quadro, soprattutto la facciata destra con quei colori. Penso ad inizio ‘900. Non è che qualcuno di voi lo riconosce senza troppa difficoltà? Ciao, Grazie”.
Io ho già un’ idea in mente, ma dovrà essere proprio questo lettore a stabilire chi indovina…

Dopo che finalmente siete riusciti a risolvere il gioco che presentava citazioni di Paul Klee, torniamo con una selezione di pensieri e parole dette, pronunciate o scritte da un altro dei grandi protagonisti dell’arte del secolo scorso.
“Una domanda prudente è già mezza saggezza”.
“Il successo è come un fiume, che sospinge le cose ariose e leggere ed affonda quelle solide e pesanti”.
“La moda non è nient’altro che il tentativo di realizzare l’arte all’interno delle forme di vita e dei rapporti sociali”.
“La buona fama è come il fuoco, quando l’hai acceso si può facilmente mantenere, ma se lo si spegne, non sarà facile accenderlo di nuovo”.
“Gli amici sono ladri di tempo”.
“Se un uomo inizia con delle certezze, alla fine avrà dubbi, ma se sarà contento di cominciare con dei dubbi, concluderà con certezze”.
“L’immaginazione è stata data all’uomo per compensarlo di ciò che non è; il senso dell’umorismo per consolarlo di quello che è”.
Immagine via Flickr by Rickydavid

Simon Fujiwara è il vincitore 2010 del premio Cartier.
Anglo-giapponese, Fujiwara ha scelto come sedi lavorative Berlino e Mexico City. L’artista si è concentrato fino ad ora su installazioni e performance. Il progetto che gli ha fatto vincere il premio, è stato selezionato tra oltre 500 proposte giunte alla giuria.
Si tratta di un’installazione, presentata e preparata appositamente per Frieze Art Fair 2010, intitolata Frozen. Negli spazi della fiera, saranno allestiti scavi immaginari di una antica città scomparsa e ritrovata proprio nel sito di Frieze. I visitatori troveranno reperti archeologici, artefatti, pannelli, relativi a una civiltà scomparsa, un tempo centro di arte e commercio.
Quindi una sorta di Pompei finta? Mi fa pensare allo spettacolo dell’arte nell’era dell’intrattenimento reality. Ma come tutti quelli che dicono di non guardare i reality tranne poi essere informati di tutto, prima ne critico l’idea, ma poi non aspetto l’ora di vederla.