Logo Blogo

Critici

Cos'è un'opera d'arte?

pubblicato da Daniele in: Editoria Critici

E’ una domanda eterna quella dà il titolo a questo saggio, raccolta di una serie di conferenze di Joseph Margolis sull’estetica: Ma allora, che cos’è un’opera d’arte? Lezioni di Filosofia dell’Arte (Mimesis edizioni, a cura di Andrea Baldini). Margolis punta a relativizzare l’arte e a riconoscervi una funzione essenzialmente culturale, fuori della quale l’opera d’arte cessa di essere tale. Essa, infatti, per il filosofo non può essere assimilata agli enti fisici, non possedendo una struttura predeterminata.

Le opere d’arte, insomma, sono oggetti il cui senso non può prescindere dall’uso che se ne fa, dall’esperienza del fruitore. Che, a seconda delle epoche storiche e dei contesti di riferimento, ne riformula di volta in volta l’aspetto e il significato. Né ha senso per Margolis distinguere tra un’interpretazione corretta, ad esempio di un testo, e una non valida, o tra modello e riproduzione, dal momento che ogni atto performativo non può prescindere dall’originale. Per descrivere tutto ciò lo studioso ricorre a una categoria chiave, quella che lui definisce “flusso”, segno dello statuto ontologicamente aperto dell’opera d’arte, impossibile da fissare e definire una volta per tutte, ma soggetto a uno sviluppo diacronico.

Joseph Margolis è Laura H. Carnell Professor of Philosophy presso il dipartimento di Filosofia della Temple University di Filadelfia. Figura di spicco del pragmatismo americano, ha sviluppato un pensiero che – prendendo spunto da temi comuni
a pensatori come Wittgenstein, G.W.F. Hegel, C.S. Pierce e John Dewey – presenta caratteri del tutto peculiari, ponendosi come originale alternativa ai canonici sistemi filosofici contemporanei.

"Dans l'atelier de Mondrian" su arte.tv

pubblicato da Sara R. in: Video Pittura Critici Artisti

Il canale culturale franco-tedesco arte.tv realizza un altro magistrale ritratto d’artista. Protagonista l’olandese Mondrian, “inseguitore quasi morboso” delle armonie grafiche con le linee e i colori essenziali, che ha reso celebre il movimento neoplasticista . Un “sacerdote dell’astrazione geometrica”, che affermava una nuova linea purista e apriva così una nuova strada, lungamente battuta dai lavori artistici successivi. Il video, girato su un set che riproduce esattamente l’atelier parigino situato all’origine al numero 26 di rue du Départ (nel pieno della “fucina creativa” di Montparnasse), svela un Mondrian inatteso, appassionato di danza e di jazz e perso in una ricerca mistica inesauribile.

Una descrizione che passa, grazie al prezioso supporto dei documenti d’archivio e soprattutto delle interviste al pittore, critico e poeta Michel Seuphor (amico e compagno delle avventure astrattiste di Mondrian, che ha dedicato gran parte della sua vita alla “definizione del posto dell’arte astratta” nella Storia della disciplina del XX secolo) dalla fondazione di de Stijl, al trasferimento a New York, fino alla morte nel 1944.

Si tratta di una “ricognizione musicale e immaginifica” che si inerpica lungo un tracciato non necessariamente conosciuto, per riprodurre la tridimensionalità di “Pete l’invisible”, un solitario che trascorre la maggior parte del tempo a lavorare nel suo atelier, un professionista di un rigore estremo, ma soprattutto un uomo che è considerato ancora oggi una delle grandi figure dell’avanguardia artistica internazionale.

Via | arte youtube channel

Sei lezioni di Leonardo Terzo sull'arte contemporanea

pubblicato da Sara R. in: Critici Web&Blog

Sei lezioni di Leonardo Terzo sull'arte contemporanea

A volte capita di sentirsi un po’ così, arrugginiti nel pensiero, o piuttosto nella memoria. Se avete voglia di rispolverare concetti ormai sopiti, ridare smalto a conoscenze che credevate assodate, rimettere insieme tasselli smarriti di una formazione ormai lontana oppure comprendere semplicemente ciò che vi è alieno, ecco l’occasione giusta. Sei lezioni per farsi un’idea di quello che è successo nel mondo dell’arte durante uno dei suoi “periodi cruciali”, quella “nicchia fondante” che comprende l’arco di tempo che intercorre tra la fine del XIX° secolo e il XX°, giusto per intenderci.

Dal Modernismo al Postmodernismo è un’interessante iniziativa portata avanti da Leonardo Terzo, Professore dell’Università di Pavia, insegnante di Letterature Angloamericane e Letteratura Inglese, sul portale nova100.ilsole24ore.

  • Lezione 1, Postmodernità e Modernismo analisi dei rapporti tra i due poli a partire dai punti di vista genealogico e analogico e delle sue ripercussioni nei tre settori interessati (le arti, la filosofia e l’economia politica).
  • Lezione 2, Storia ed Economia riflessione acuta sul panorama artistico come riflesso della fusione dei due ambiti del titolo, “pellegrinaggio” basato su tre date chiave 1945, 1968, 1980.
  • Lezione 3, Logica e Filosofia navigazione nel “pensiero debole” e nelle sue tre grandi negazioni: la totalità, la finalità, l’utopia per spiegare “il bisogno dell’esplicitazione dell’implicito di tutte le nozioni, come se coloro che le usano normalmente non sapessero cosa implicano”.
  • Lezione 4, Le Arti sguardo privilegiato sulle “discipline artistiche” preferite, poesia lirica contro architettura e narrativa. Passaggio dalla negazione del Modernismo “all’assimilazione sincretica” del Postmodernismo.

Non ci resta che cominciare a “farsi una cultura” in attesa delle ultime due lezione che saranno pubblicate, in base a quello che è possibile prevedere osservando gli intervalli di tempo che hanno diviso le precedenti, nelle prossime settimane. Perché, come si amava dire una volta: Non è mai troppo tardi!

Dac: il Manifesto dei Diritti dell'arte contemporanea

pubblicato da Sara R. in: Critici Eventi Artisti

DAC. Il Manifesto dei Diritti dell'Arte Contemporanea

Appuntamento a partire dalle 9 di giovedì 10 novembre presso la Sala Napoleonica dell’Accademia di Belle Arti Brera, la prestigiosa cornice sarà infatti teatro di un incontro fra giuristi e mondo dell’arte (a cura dei professori delle facoltà di Giurisprudenza: Gianmaria Ajani dell’Università di Torino, Alessandra Donati dell’Università di Milano-Bicocca e di Anna Detheridge dell’Associazione di promozione sociale Connecting Cultures) durante il quale sarà presentato, illustrato ed approfondito il DAC: “Manifesto per i diritti dell’arte contemporanea”. Una dichiarazione che si propone di fare chiarezza sul complesso universo dell’espressione artistica e della sua tutela giuridica, con uno sguardo lucido sui processi di innovazione dei mezzi espressivi, quello stesso “statuto speciale” analizzato nel testo del filosofo tedesco Walter Benjamin L’opera d’Arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.

Nato da un precedente convegno sul medesimo tema (organizzato dagli stessi giuristi con l’Accademia Albertina e tenutosi a Torino nel 2010), sviluppatosi intorno alle riflessioni di Gianni Bolongaro e poi redatto con il fondamentale contributo degli artisti Luca Bertolo, Chiara Camoni, Ettore Favini, Maddalena Fragnito, Linda Fregni, Alessandro Nassiri, e Antonio Rovaldi; il manifesto si propone di:

affermare alcuni principi di fondo, con l’intento di ristabilire e rigenerare equilibro fra le parti protagoniste e favorire anche una migliore comprensione del ruolo dell’arte nella sfera pubblica.

Continua a leggere: Dac: il Manifesto dei Diritti dell'arte contemporanea

La Fiac 2011

pubblicato da Sara R. in: Critici Eventi Artisti

Fiac 2011

Ritorna la FIAC, la Fiera Internazionale dell’Arte di Parigi, uno degli appuntamenti clou della stagione culturale mondiale. Naturalmente la città non si è fatta trovare impreparata “all’orda particolarissima” di visitatori, che affolleranno i siti coinvolti, tre infatti i luoghi ad alto interesse storico e paesaggistico, coinvolti nell’iniziativa:

  • il Grand Palais, tradizionale e rappresentativo centro nevralgico che ospiterà sia le gallerie specializzate in arte moderna e contemporanea che le tendenze emergenti,
  • il Jardin des Tuileries, continuazione en plain air grazie alla consolidata partnership con il Museo del Louvre,
  • il Jardin des Plantes, new entry dall’atmosfera verdeggiante.

Abbiamo avuto l’occasione di partecipare all’atteso vernissage, una lunghissima coda di “operatori del settore” che si è distribuita nello spazio monumentale del Grand Palais, con la sua consueta nonchalance. Due piani completamente dedicati al fermento artistico contemporaneo, tra artisti più e meno noti, galleristi e collezionisti, giornalisti e una grande massa di appassionati disposti a sobbarcarsi investimenti di un certo spessore.

Una tregiorni (20-23 ottobre) da 168 espositori, provenienti da 21 paesi diversi, soprattutto europei e americani, che sarà descritta e commentata dal programma radio di France Culture Humeur. L’Air du Temps, una specie di “che tempo che fa versione transalpina” che al posto del nostro Fabio Fazio, vede il giornalista Laurent Goumarre. Persino le poste francesi hanno deciso di partecipare con una collezione di cartoline creata da Claude Closky e intitolata: Inside a tringle. Dei pezzi già affrancati con francobolli dedicati all’occasione, saranno distribuiti dalle hostess e potranno essere imbucati direttamente sur place. Non c’è che dire, la fiera nata nel 1974 sul modello di quella di Basilea (la famosa Foire de Bâle) e tenutasi prima alla Bastiglia, poi al Grand Palais e causa dei lavori che l’hanno coinvolto, emigrata presso il parco delle Esposizioni di Versailles, ne ha davvero fatta di strada!

Via | fiac.com

Fiac 2011
Fiac 2011Fiac 2011Fiac 2011Fiac 2011Fiac 2011Fiac 2011

Il paradosso dell'attore (e del pittore)

pubblicato da Sara R. in: Pittura Ipse dixit Critici

Il paradosso dell'attore

Lo scacco della rappresentazione è nella rinuncia bieca alla distanza, che sia pittore o attore, l’artista è votato per definizione alla mediazione tra l’oggetto rappresentato, la sua creatività e lo strumento di esecuzione. La verità è che la sola verità è quella messa in scena da un attore di talento, è quello splendido melangé di emozione e distacco che il genio del filosofo Denis Diderot ha fissato in un’opera che non poteva che chiamarsi Il paradosso dell’Attore:

[…] chi esce dalle quinte senza avere chiaro il modo di recitare e senza conoscere bene la parte, sosterrà per tutta la vita il ruolo di un debuttante; e se, dotato di intrepidezza, di sicumera e di estro, e contando sulla sua agilità di mente e sull’abitudine del mestiere, quest’uomo vi si imporrà con il suo calore e la sua ebrezza, voi applaudirete la sua recitazione come un esperto di pittura sorride a uno schizzo spregiudicato dove tutto è accennato e nulla è risolto. […]. Forse quei pazzi fanno bene a rimanere ciò che sono: attori abbozzati. Un lavoro maggiore non procurerebbe loro ciò che gli manca, anzi, potrebbe privarli di ciò che hanno. Prendeteli per ciò che valgono, ma non metteteli a confronto con un quadro finito.

Sempre che di verità si tratti e non di illusoria riproposizione maneggiata come insinuava Rousseau al colmo di isterici sproloqui, fatalismi o presunte educazioni moral-sentimentali a parte, resta una piccola perla nel grande mare della storia dell’arte, un “gioiello tutt’altro che indiscreto” che non manca di provocare bacchettando quel talento che non sa nutrirsi sufficientemente di se stesso.

Via | vogliosapere.org

Marc Fumaroli: "Se questa è arte..."

pubblicato da Daniele in: Creatività Impostori Critici


Jeff Koons, Damien Hirst? Nient’altro che impostori. Gente che ha trasformato l’arte in un mercato narcotizzato, in cui, grazie all’intermediazione degli agenti finanziari, l’opera non è più riconosciuta per il suo valore estetico ma solo per quello monetario:

«La cosiddetta arte contemporanea esprime soltanto l’orgoglio smisurato di una ristretta élite che, per esibire la propria ricchezza, usa, oltre alle ville e agli yacht, opere dalle quotazioni astronomiche. I miliardari che acquistano queste opere non sono legati ad alcuna tradizione locale e non si preoccupano di sapere se le opere sopravviveranno nel tempo. Pensano solo al presente e al prestigio immediato, alla messinscena della loro fortuna e del loro successo. E’ un fenomeno senza precedenti, che non è assolutamente paragonabile alla grande stagione dei mecenati italiani del XVI secolo» [da un’intervista sul Venerdì di Repubblica].

Lo storico francese Marc Fumaroli, professore onorario del College de France e membro dell’Académie Française, non va molto per il sottile e il suo giudizio tranchant sull’arte contemporanea è destinato a far discutere. Ora il saggio in cui Fumaroli recita il suo j’accuse, Parigi-New York e ritorno, è stato pubblicato anche in Italia, da Adelphi. Non un semplice libello con intento polemico, ma un lungo ed erudito viaggio di circa 800 pagine nel mondo dell’arte, sorretto da un stile sferzante e coinvolgente. A partire dai suoi spostamenti tra vecchio e nuovo mondo, tra la culla della cultura e il potere imprenditoriale, Fumaroli ha tracciato una mappa della contemporaneità, basata sulla consapevolezza di essere tutti «presi e inghiottiti nell’esposizione universale, a getto illimitato e continuo, delle ultime attrazioni visive dell’arte delle arti contemporanee, il marketing».

Del panorama contemporaneo Fumaroli salva alcuni grandi pittori che, proprio in virtù del loro lavoro giudicato anacronistico, hanno faticato non poco ad emergere. Artisti come Anselm Kiefer e Lucian Freud. Per Fumaroli uno dei tratti essenziali del lavoro artistico è proprio l’aspetto manuale del processo creativo, il rapporto diretto e fisico della produzione, oggi sostituita dalla produzione tecnologica, seriale, industriale, che finisce per accomunare l’opera al feticcio, alla merce, al prodotto pubblicitario. Difficile liquidarla come una polemica sterile, nostalgica o passatista: c’è nel discorso di Fumaroli il nocciolo di una questione difficile da dirimire, che chi si occupa d’arte dovrebbe sentirsi in dovere di affrontare.

Continua a leggere: Marc Fumaroli: "Se questa è arte..."

Le scarpe di Van Gogh: un enigma della storia dell'arte

pubblicato da Sara R. in: Pittura Creatività Critici Artisti

le scarpe di Van Gogh

Van Gogh dipinse un’intera serie di tele dedicate alle scarpe (o piuttosto agli scarponi vista la loro taglia e i dettagli non proprio sottili), vi si dedicò quasi fino alla morte. Heidegger, Schapiro e Derrida si sono interrogati sul significato di questi (s)oggetti, non in quanto simboli, ma come rappresentazioni ulteriori, traendone un intera messe di riflessioni discordanti.

Per Heidegger (nel saggio L’origine dell’opera d’arte) si tratta delle calzature di una contadina, nella cui intimità si iscrive la fatica del lavoro. Sono dunque esse stesse pezzi appartenenti alla terra, esemplificazioni di cose, verità all’opera nella lotta tra disvelamento e dissimulazione. Se non fosse che i quadri che il filosofo vide ad Amsterdam nel 1930, erano ben lungi dal trasmettere tale sensazione e le toccanti parole di descrizione nascevano direttamente dalla sua sensibilità e dal suo attaccamento alla cultura contadina tedesca, piuttosto che da un’autentica e contestualizzata critica d’arte. Le scarpe di Van Gogh erano per lui ben più che degli oggetti, si trattava di strumenti carichi della fiducia della donna che avevano a lungo servito perché “Nel quadro di Van Gogh si storicizza la verità”. Per Schapiro era tutta un’altra storia di autoritratti.

Derrida esaminò le posizioni di entrambi i “contendenti” della polemica e tra il soggettivismo nostalgico dell’americano e l’oggettivismo vitalista del tedesco, disegnò semplicemente una terza via, in uno scritto dal programmatico titolo: La Verità in pittura. Le scarpe non appartenevano, erano; nell’evidenza stessa della loro presenza di oggetti pitturali.

Senza padrone, né utilizzo, queste scarpe sono troppo danneggiate per attendere che qualcuno le infili per utilizzarle, troppo sfaldate persino per essere riposte, scomposte, con i lacci sporchi e le suole arruffate, sembra che attendino passivamente di raggiungere il cesto dei rifiuti e comunicano una sensazione di rassegnazione e declino…e se invece fossero proprio il compendio della lunga e avventurosa vicenda di colui che le ha dipinte, una sorta di specchio che ne conserva i solchi del viso, come suggerisce l’interpretazione di Schapiro?

le scarpe di Van Gogh
le scarpe di Van Goghle scarpe di Van Goghle scarpe di Van Goghle scarpe di Van Gogh

Via | idixa.net

s.FINITI dall'arte

pubblicato da penelope.di.pixel in: Ipse dixit Critici


“L’arte è la politica stessa, è solo la politica, è una politica dei segni che non riesce ad uscire dalla sua gestione della sfera strumentale, per l’affermazione di un immagine e non di un valore culturale e di una coscienza. L’esperienza artistica è tendenzialmente collettiva, quella politica è individuale. L’arte non ha dunque maggior slancio rivoluzionario rispetto alla politica, nel senso che non anticipa l’esperienza politica come avrebbe fatto in altre occasioni; essa è schiacciata tra le esperienze della politica e le altre esperienze umane. L’arte non è più capace di impedire la reificazione, non è una forza motrice per la trasformazione del mondo, l’arte non è più capace di liberare Eros dal dominio di Thanatos.

Ecco perché non vale la pena di stare a patteggiare con l’arte, è meglio convenire direttamente ai giochi della produzione, forse nel realismo schiacciante di tali giochi si può ritrovare il terreno fertile per nuovo e audace conflitto.”

Gabriele Perretta, Gli effetti dell’impresa mediale, pag 112, tratto dal volume s.FINITI dall’arte. Sul lavoro e altri travagli, Mimesis Edizioni, 2004

[Foto in alto: Luigi magli, Tonino Sicoli, Frans Haks, Fernando Pellegrino, Gabriele Perretta, Francomà, 1985]

Rubrica | Cos’è l’arte

Commentatori esteri: stroncatura netta del Padiglione di Sgarbi. Per il Times è scandalo nazionale

pubblicato da penelope.di.pixel in: Critici Mostre


Come vi avevo anticipato, eccovi una sintetica rassegna stampa internazionale su come il Padiglione Italiano è stato recensito all’estero: il quadro è semplicemente desolante.

Durissimi i giudizi dei commentatori, che con voce unanime decretano il fallimento della proposta artistica e curatoriale di Sgarbi: Roberta Smith del New York Time parla di scandalo nazionale certo e artisti di qualità irrimediabilmente pessima; Harry Bellet per Le Monde non ha dubbi e ironizza: la croce di Pesce? ecco la perfetta rappresentazione dell’operazione Sgarbi, seppellire gli artisti italiani per festeggiare i 150 anni dell’unità nazionale…; Judith Benhamou-Huet di Les Echoes ci va giù davvero pesante: il padigliore fa urlare per la bruttezza e la mostra è un’accozzaglia di quadri indistinguibile da quella della sala pranzo del suo albergo; infine, Filippo Montefort per afp.com punta il dito su una mostra caotica e illegibile dove il visitatore si deve districare fra il meglio e il peggio.

Dopo il salto trovate riportati e tradotti gli stralci degli articoli (molto più densi e coloriti del riassunto: lettura atamente consigliata): ci sono anchhe i link per chi vuole approfondire. Altre recensioni (specie se il tono cambia) e tutti vostri commenti sono assolutamente benvenuti.

Continua a leggere: Commentatori esteri: stroncatura netta del Padiglione di Sgarbi. Per il Times è scandalo nazionale