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  <title>artsblog</title>
  <subtitle>Artsblog.it</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-02-13T21:16:13+00:00</updated>
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    <title type="html">Cos&#039;è un&#039;opera d&#039;arte?</title>
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    <author>
      <name>Daniele</name>
    </author>
    <published>2011-12-21T22:00:19+00:00</published>
    <updated>2011-12-21T22:00:19+00:00</updated>
    <dc:subject>editoria</dc:subject><dc:subject>critici</dc:subject><dc:subject>joseph margolis</dc:subject><dc:subject>lezioni di filosofia dell'arte</dc:subject><dc:subject>ma allora che cos'è un'opera d'arte?</dc:subject><dc:subject>mimesis edizioni</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[E&amp;#8217; una domanda eterna quella dà il titolo a questo saggio, raccolta di una serie di conferenze di Joseph Margolis sull&amp;#8217;estetica: Ma allora, che cos’è un’opera d’arte? Lezioni[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/8631/cose-unopera-darte"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/filosofieesteticamargolisdorso10.jpg" class="post" border="0" align="left" width="273" height="400" alt="" />E&#8217; una domanda eterna quella dà il titolo a questo saggio, raccolta di una serie di conferenze di <strong>Joseph Margolis </strong>sull&#8217;estetica: <strong>Ma allora, che cos’è un’opera d’arte? Lezioni di Filosofia dell’Arte </strong>(Mimesis edizioni, a cura di Andrea Baldini). Margolis punta a relativizzare l&#8217;arte e a riconoscervi una funzione essenzialmente culturale, fuori della quale l&#8217;opera d&#8217;arte cessa di essere tale. Essa, infatti, per il filosofo non può essere assimilata agli enti fisici, non possedendo una struttura predeterminata. </p>
<p>Le opere d&#8217;arte, insomma, sono oggetti il cui senso non può prescindere dall&#8217;uso che se ne fa, dall&#8217;esperienza del fruitore. Che, a seconda delle epoche storiche e dei contesti di riferimento, ne riformula di volta in volta l&#8217;aspetto e il significato. Né ha senso per Margolis distinguere tra un&#8217;interpretazione corretta, ad esempio di un testo, e una non valida, o tra modello e riproduzione, dal momento che ogni atto performativo non può prescindere dall&#8217;originale. Per descrivere tutto ciò lo studioso ricorre a una categoria chiave, quella che lui definisce &#8220;flusso&#8221;, segno dello statuto ontologicamente aperto dell&#8217;opera d&#8217;arte, impossibile da fissare e definire una volta per tutte, ma soggetto a uno sviluppo diacronico.</p>
<p>Joseph Margolis è Laura H. Carnell Professor of Philosophy presso il dipartimento di Filosofia della Temple University di Filadelfia. Figura di spicco del pragmatismo americano, ha sviluppato un pensiero che – prendendo spunto da temi comuni<br />
a pensatori come Wittgenstein, G.W.F. Hegel, C.S. Pierce e John Dewey – presenta caratteri del tutto peculiari, ponendosi come originale alternativa ai canonici sistemi filosofici contemporanei.</p>
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    <title type="html">&quot;Dans l&#039;atelier de Mondrian&quot; su arte.tv</title>
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    <author>
      <name>Sara R.</name>
    </author>
    <published>2011-11-29T10:41:03+00:00</published>
    <updated>2011-11-29T10:41:03+00:00</updated>
    <dc:subject>video</dc:subject><dc:subject>pittura</dc:subject><dc:subject>critici</dc:subject><dc:subject>artisti</dc:subject><dc:subject>arte.tv</dc:subject><dc:subject>michel seuphor</dc:subject><dc:subject>mondrian</dc:subject><dc:subject>new york</dc:subject><dc:subject>olanda</dc:subject><dc:subject>parigi</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/8499/dans-latelier-de-mondrian-su-artetv"><![CDATA[<p><iframe width="586" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/jGNNyBtx5Gk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Il canale culturale franco-tedesco <a href="http://www.arte.tv/fr/70.html">arte.tv</a> realizza un altro magistrale ritratto d&#8217;artista. Protagonista l&#8217;olandese <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piet_Mondrian">Mondrian</a>, &#8220;inseguitore quasi morboso&#8221; delle armonie grafiche con le linee e i colori essenziali, che ha reso celebre il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Neoplasticismo">movimento neoplasticista </a>. Un &#8220;sacerdote dell&#8217;astrazione geometrica&#8221;, che affermava una nuova linea purista e apriva così una nuova strada, lungamente battuta dai lavori artistici successivi. Il video, girato su un set che riproduce esattamente  l&#8217;atelier parigino situato all&#8217;origine al numero 26 di <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Rue_du_D%C3%A9part">rue du Départ</a> (nel pieno della &#8220;fucina creativa&#8221; di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Montparnasse">Montparnasse</a>), svela un Mondrian inatteso, appassionato di danza e di jazz e perso in una ricerca mistica inesauribile. </p>
<p>Una descrizione che passa, grazie al prezioso supporto dei documenti d&#8217;archivio e soprattutto delle interviste al pittore, critico e poeta <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michel_Seuphor">Michel Seuphor</a> (amico e compagno delle avventure astrattiste di Mondrian, che ha dedicato gran parte della sua vita alla &#8220;definizione del posto dell&#8217;arte astratta&#8221; nella Storia della disciplina del XX secolo) dalla fondazione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/De_Stijl">de Stijl</a>, al trasferimento a New York, fino alla morte nel 1944. </p>
<p>Si tratta di una &#8220;ricognizione musicale e immaginifica&#8221; che si inerpica lungo un tracciato non necessariamente conosciuto, per riprodurre la tridimensionalità di <em>&#8220;Pete l&#8217;invisible&#8221;</em>, un solitario che trascorre la maggior parte del tempo a lavorare nel suo atelier, un professionista di un rigore estremo, ma soprattutto un uomo che è considerato ancora oggi una delle grandi figure dell&#8217;avanguardia artistica internazionale.</p>
<p>Via | <a href="http://www.youtube.com/watch?v=jGNNyBtx5Gk">arte youtube channel</a></p>
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    <title type="html">Sei lezioni di Leonardo Terzo sull&#039;arte contemporanea</title>
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    <author>
      <name>Sara R.</name>
    </author>
    <published>2011-11-11T14:00:43+00:00</published>
    <updated>2011-11-11T14:00:43+00:00</updated>
    <dc:subject>critici</dc:subject><dc:subject>webblog</dc:subject><dc:subject>ilsole24ore</dc:subject><dc:subject>leonardo terzo</dc:subject><dc:subject>modernismo</dc:subject><dc:subject>nova100</dc:subject><dc:subject>postmodernismo</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[A volte capita di sentirsi un po&amp;#8217; così, arrugginiti nel pensiero, o piuttosto nella memoria. Se avete voglia di rispolverare concetti ormai sopiti, ridare smalto a conoscenze che credevate[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/8289/sei-lezioni-di-leonardo-terzo-sullarte-contemporanea"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/SeilezionidiLeonardoTerzosullartecontemporanea.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="252" alt="Sei lezioni di Leonardo Terzo sull&#39;arte contemporanea" /></p>
<p>A volte capita di sentirsi un po&#8217; così, arrugginiti nel pensiero, o piuttosto nella memoria. Se avete voglia di rispolverare concetti ormai sopiti, ridare smalto a conoscenze che credevate assodate, rimettere insieme tasselli smarriti di una formazione ormai lontana oppure comprendere semplicemente ciò che vi è alieno, ecco l&#8217;occasione giusta. Sei lezioni per farsi un&#8217;idea di quello che è successo nel mondo dell&#8217;arte durante uno dei suoi &#8220;periodi cruciali&#8221;, quella &#8220;nicchia fondante&#8221; che comprende l&#8217;arco di tempo che intercorre tra la fine del XIX° secolo e il XX°, giusto per intenderci. </p>
<p>Dal Modernismo al Postmodernismo è un&#8217;interessante iniziativa portata avanti da <a href="http://www.leonardoterzo.it/">Leonardo Terzo</a>, Professore dell&#8217;Università di Pavia, insegnante di Letterature Angloamericane e Letteratura Inglese, sul portale <a href="http://www.nova100.ilsole24ore.com/">nova100.ilsole24ore</a>.</p>
<ul>
<li>Lezione 1, <a href="http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2011/11/leonardo-terzo-they-have-come-out-2011-4-le-arti-ogni-epoca-ha-le-sue-arti-e-i-suo.html">Postmodernità e Modernismo </a> analisi dei rapporti tra i due poli a partire dai punti di vista genealogico e analogico e delle sue ripercussioni nei tre settori interessati (le arti, la filosofia e l’economia politica).</li>
<li>Lezione 2, <a href="http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2011/10/dal-modernismo-al-postmodernismo-sei-lezioni-di-leonardo-terzo-2-storia-ed-economia.html">Storia ed Economia</a> riflessione acuta sul panorama artistico come riflesso della fusione dei due ambiti del titolo, &#8220;pellegrinaggio&#8221; basato su tre date chiave 1945, 1968, 1980.</li>
<li>Lezione 3, <a href="http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2011/11/dal-modernismo-al-postmodernismo-sei-lezioni-di-leonardo-terzo-3-logica-e-filosofia.html">Logica e Filosofia</a> navigazione nel &#8220;pensiero debole&#8221; e nelle sue tre grandi negazioni: la totalità, la finalità, l’utopia per spiegare &#8220;il bisogno dell’esplicitazione dell’implicito di tutte le nozioni, come se coloro che le usano normalmente non sapessero cosa implicano&#8221;.</li>
<li>Lezione 4, <a href="http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2011/11/leonardo-terzo-they-have-come-out-2011-4-le-arti-ogni-epoca-ha-le-sue-arti-e-i-suo.html">Le Arti</a> sguardo privilegiato sulle &#8220;discipline artistiche&#8221; preferite, poesia lirica contro architettura e narrativa. Passaggio dalla negazione del Modernismo &#8220;all&#8217;assimilazione sincretica&#8221; del Postmodernismo.</li>
</ul>
<p>Non ci resta che cominciare a &#8220;farsi una cultura&#8221; in attesa delle ultime due lezione che saranno pubblicate, in base a quello che è possibile prevedere osservando gli intervalli di tempo che hanno diviso le precedenti, nelle prossime settimane. Perché, come si amava dire una volta: Non è mai troppo tardi! </p>
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    <title type="html">Dac: il Manifesto dei Diritti dell&#039;arte contemporanea</title>
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    <author>
      <name>Sara R.</name>
    </author>
    <published>2011-11-08T12:42:11+00:00</published>
    <updated>2011-11-08T12:42:11+00:00</updated>
    <dc:subject>critici</dc:subject><dc:subject>eventi</dc:subject><dc:subject>artisti</dc:subject><dc:subject>accademia albertina</dc:subject><dc:subject>accademia di belle arti brera</dc:subject><dc:subject>anna detheridge</dc:subject><dc:subject>dac</dc:subject><dc:subject>manifesto</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Appuntamento a partire dalle 9 di giovedì 10 novembre presso la Sala Napoleonica dell’Accademia di Belle Arti Brera, la prestigiosa cornice sarà infatti teatro di un incontro fra giuristi e mondo[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/8313/dac-il-manifesto-dei-diritti-dellarte-contemporanea"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/DAC.IlManifestodeiDirittidellArteContemporanea.jpg" class="post" border="0" width="586" height="134" alt="DAC. Il Manifesto dei Diritti dell&#39;Arte Contemporanea" /></p>
<p>Appuntamento a partire dalle 9 di giovedì 10 novembre presso la Sala Napoleonica dell’<a href="http://www.accademiadibrera.milano.it/">Accademia di Belle Arti Brera</a>, la prestigiosa cornice sarà infatti teatro di un incontro fra giuristi e mondo dell’arte (a cura dei professori delle facoltà di Giurisprudenza: Gianmaria Ajani dell&#8217;<a href="http://www.unito.it/">Università di Torino</a>, Alessandra Donati dell&#8217;<a href="http://www.unimib.it/">Università di Milano-Bicocca</a> e di Anna Detheridge dell&#8217;Associazione di promozione sociale <a href="http://www.connectingcultures.info/">Connecting Cultures</a>) durante il quale sarà presentato, illustrato ed approfondito il DAC: “Manifesto per i diritti dell’arte contemporanea”. Una dichiarazione che si propone di fare chiarezza sul complesso universo dell&#8217;espressione artistica e della sua tutela giuridica, con uno sguardo lucido sui processi di innovazione dei mezzi espressivi, quello stesso &#8220;statuto speciale&#8221; analizzato nel testo del filosofo tedesco <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Walter_Benjamin">Walter Benjamin </a><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L%27opera_d%27arte_nell%27epoca_della_sua_riproducibilit%C3%A0_tecnica">L&#8217;opera d&#8217;Arte nell&#8217;epoca della sua riproducibilità tecnica</a>.</p>
<p>Nato da un precedente convegno sul medesimo tema (organizzato dagli stessi giuristi con l’<a href="http://www.accademialbertina.torino.it/">Accademia Albertina</a> e tenutosi a Torino nel 2010), sviluppatosi intorno alle riflessioni di Gianni Bolongaro e poi redatto con il fondamentale contributo degli artisti Luca Bertolo, Chiara Camoni, Ettore Favini, Maddalena Fragnito, Linda Fregni, Alessandro Nassiri, e Antonio Rovaldi; il manifesto si propone di:</p>
<blockquote><p>
affermare alcuni principi di fondo, con l’intento di ristabilire e rigenerare equilibro fra le parti protagoniste e favorire anche una migliore comprensione del ruolo dell’arte nella sfera pubblica.</p></blockquote>
 <p>
Cinque i punti cardine ribaditi dall&#8217;intervento esplicativo di Anna Detheridge:</p>
<ul>
<li>1− La centralità dell’artista</li>
<li> 2− Il ruolo pubblico dell’arte contemporanea</li>
<li> 3− Il ruolo e il valore delle istituzioni pubbliche per l’arte contemporanea</li>
<li> 4− Il diritto del cittadino di partecipare più direttamente al mondo dell’arte e della cultura</li>
<li> 5− Il ruolo del mondo privato nel sostegno dell’arte contemporanea</li>
</ul>
<p>La discussione si dipanerà partendo proprio dal testo concordato, che costituirà una &#8220;traccia&#8221; per le &#8220;successive speculazioni&#8221; affidate a delle tavole rotonde. Nell&#8217;intento di favorire &#8220;il dialogo sui temi dell’arte contemporanea nelle politiche culturali, con particolare attenzione all’arte negli spazi pubblici ed alla valorizzazione delle competenze professionali&#8221;, sarà presentata anche una raccolta di “contratti-modello degli artisti”, per condividere ed informare gli operatori del settore, sulle forme che disciplinano la circolazione delle opere d’arte e che spesso restano sotto forma semplicemente orale.</p>
<p>Via | <a href="http://www.connectingcultures.info/2011/10/21/dac-i-diritti-dell%E2%80%99arte-contemporanea/">connectingcultures.info</a></p>
]]></content>
    

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    <title type="html">La Fiac 2011</title>
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    <author>
      <name>Sara R.</name>
    </author>
    <published>2011-10-20T11:04:04+00:00</published>
    <updated>2011-10-20T11:04:04+00:00</updated>
    <dc:subject>critici</dc:subject><dc:subject>eventi</dc:subject><dc:subject>artisti</dc:subject><dc:subject>fiac</dc:subject><dc:subject>grand palais</dc:subject><dc:subject>jardin des plantes</dc:subject><dc:subject>jardin des tuileries</dc:subject><dc:subject>louvre</dc:subject><dc:subject>parigi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Ritorna la FIAC, la Fiera Internazionale dell&amp;#8217;Arte di Parigi, uno degli appuntamenti clou della stagione culturale mondiale. Naturalmente la città non si è fatta trovare impreparata[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/8075/la-fiac-di-parigi-2011"><![CDATA[<p><a href="http://www.artsblog.it/galleria/fiac-2011/"><img class="post" src="http://static.blogo.it/artsblog/fiac-2011/Fiac2011.jpg" alt="Fiac 2011" width="586" height="438" /></a></p>
<p>Ritorna la <a href="http://www.fiac.com/?lg=en">FIAC</a>, la Fiera Internazionale dell&#8217;Arte di Parigi, uno degli <em>appuntamenti clou</em> della stagione culturale mondiale. Naturalmente la città non si è fatta trovare impreparata &#8220;all&#8217;orda particolarissima&#8221; di visitatori, che affolleranno i siti coinvolti, tre infatti i luoghi ad alto interesse storico e paesaggistico, coinvolti nell&#8217;iniziativa:</p>
<ul>
<li>il <a href="http://www.grandpalais.fr/fr/Accueil/p-93-Accueil.htm">Grand Palais</a>, tradizionale e rappresentativo centro nevralgico che ospiterà sia le gallerie specializzate in arte moderna e contemporanea che le tendenze emergenti,</li>
<li>il <a href="http://www.louvre.fr/llv/musee/jardins_tuileries.jsp">Jardin des Tuileries</a>, continuazione <em>en plain air</em> grazie alla consolidata partnership con il <a href="http://www.louvre.fr/llv/commun/home.jsp?bmLocale=en">Museo del Louvre</a>,</li>
<li>il<a href="http://www.jardindesplantes.net/"> Jardin des Plantes</a>, new entry dall&#8217;atmosfera verdeggiante.</li>
</ul>
<p>Abbiamo avuto l&#8217;occasione di partecipare all&#8217;atteso vernissage, una lunghissima coda di &#8220;operatori del settore&#8221; che si è distribuita nello spazio monumentale del <a href="http://www.grandpalais.fr/fr/Accueil/p-93-Accueil.htm">Grand Palais</a>, con la sua <em>consueta nonchalance</em>. Due piani completamente dedicati al fermento artistico contemporaneo, tra artisti più e meno noti, galleristi e collezionisti, giornalisti e una grande massa di appassionati disposti a sobbarcarsi investimenti di un certo spessore.</p>
<p>Una tregiorni (20-23 ottobre) da 168 espositori, provenienti da 21 paesi diversi, soprattutto europei e americani, che sarà descritta e commentata dal programma radio di <a href="http://www.franceculture.com/">France Culture</a> Humeur. L&#8217;Air du Temps, una specie di &#8220;<a href="http://www.chetempochefa.rai.it/dl/portali/site/page/Page-72d4d3e5-a5e7-4f5d-b4ce-da70ead94dac.html">che tempo che fa</a> versione transalpina&#8221; che al posto del nostro Fabio Fazio, vede il giornalista <a href="http://www.franceculture.com/personne-laurent-goumarre.html">Laurent Goumarre</a>. Persino le <a href="http://http://www.laposte.fr/">poste francesi</a> hanno deciso di partecipare con una collezione di cartoline creata da <a href="http://www.sittes.net/menu/">Claude Closky</a> e intitolata: Inside a tringle. Dei pezzi già affrancati con francobolli dedicati all&#8217;occasione, saranno distribuiti dalle hostess e potranno essere imbucati direttamente<em> sur place</em>. Non c&#8217;è che dire, la fiera nata nel 1974 sul modello di quella di Basilea (la famosa <a href="http://www.artbasel.com/">Foire de Bâle</a>) e tenutasi prima alla Bastiglia, poi al <a href="http://www.grandpalais.fr/fr/Accueil/p-93-Accueil.htm">Grand Palais</a> e causa dei lavori che l&#8217;hanno coinvolto, emigrata presso il parco delle Esposizioni di Versailles, ne ha davvero fatta di strada!</p>
<p>Via | <a href="http://www.fiac.com/?lg=en">fiac.com</a></p>
<p><a href='http://www.artsblog.it/galleria/fiac-2011/'>Fiac 2011</a><br />
<a href="http://www.artsblog.it/galleria/fiac-2011/1"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/fiac-2011/thn_Fiac2011.jpg" alt="Fiac 2011" width="130" height="97" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/fiac-2011/2"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/fiac-2011/thn_Fiac2011_AnishKapoor.jpg" alt="Fiac 2011" width="80" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/fiac-2011/3"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/fiac-2011/thn_Fiac2011_Dadamaino.jpg" alt="Fiac 2011" width="82" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/fiac-2011/4"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/fiac-2011/thn_Fiac2011_noir.jpg" alt="Fiac 2011" width="84" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/fiac-2011/5"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/fiac-2011/thn_Fiac2011_3.jpg" alt="Fiac 2011" width="80" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/fiac-2011/6"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/fiac-2011/thn_Fiac2011_1.jpg" alt="Fiac 2011" width="98" height="130" /></a></p>
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    <title type="html">Il paradosso dell&#039;attore (e del pittore)</title>
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    <author>
      <name>Sara R.</name>
    </author>
    <published>2011-10-05T09:32:45+00:00</published>
    <updated>2011-10-05T09:32:45+00:00</updated>
    <dc:subject>pittura</dc:subject><dc:subject>ipse-dixit</dc:subject><dc:subject>critici</dc:subject><dc:subject>denis diderot</dc:subject><dc:subject>filosofia dell'arte</dc:subject><dc:subject>paradosso dell'attore</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Lo scacco della rappresentazione è nella rinuncia bieca alla distanza, che sia pittore o attore, l&amp;#8217;artista è votato per definizione alla mediazione tra l&amp;#8217;oggetto rappresentato, la[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/7963/il-paradosso-dellattore-e-del-pittore"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/Ilparadossodellattore.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="300" alt="Il paradosso dell&#39;attore" /></p>
<p>Lo scacco della rappresentazione è nella rinuncia bieca alla distanza, che sia pittore o attore, l&#8217;artista è votato per definizione alla mediazione tra l&#8217;oggetto rappresentato, la sua creatività e lo strumento di esecuzione. La verità è che la sola verità è quella messa in scena da un attore di talento, è quello <em>splendido melangé </em> di emozione e distacco che il genio del filosofo <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Denis_Diderot">Denis Diderot </a>ha fissato in un&#8217;opera che non poteva che chiamarsi <a href="http://www.iverbavolant.it/?q=node/94">Il paradosso dell&#8217;Attore</a>:</p>
<blockquote><p>[&#8230;] chi esce dalle quinte senza avere chiaro il modo di recitare e senza conoscere bene la parte, sosterrà per tutta la vita il ruolo di un debuttante; e se, dotato di intrepidezza, di sicumera e di estro, e contando sulla sua agilità di mente e sull&#8217;abitudine del mestiere, quest&#8217;uomo vi si imporrà con il suo calore e la sua ebrezza, voi applaudirete la sua recitazione come un esperto di pittura sorride a uno schizzo spregiudicato dove tutto è accennato e nulla è risolto. [&#8230;]. Forse quei pazzi fanno bene a rimanere ciò che sono: attori abbozzati. Un lavoro maggiore non procurerebbe loro ciò che gli manca, anzi, potrebbe privarli di ciò che hanno. Prendeteli per ciò che valgono, ma non metteteli a confronto con un quadro finito.</p></blockquote>
<p>Sempre che di verità si tratti e non di illusoria <em>riproposizione maneggiata</em> come insinuava Rousseau al colmo di isterici sproloqui, fatalismi o presunte educazioni moral-sentimentali a parte, resta una piccola perla nel grande mare della storia dell&#8217;arte, un &#8220;gioiello tutt&#8217;altro che indiscreto&#8221; che non manca di provocare bacchettando quel talento che non sa nutrirsi sufficientemente di se stesso.</p>
<p>Via | <a href="http://www.vogliosapere.org/2010/08/28/diderot-il-mestiere-dellattore/">vogliosapere.org</a></p>
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    <title type="html">Marc Fumaroli: &quot;Se questa è arte...&quot;</title>
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    <author>
      <name>Daniele</name>
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    <published>2011-10-03T00:02:09+00:00</published>
    <updated>2011-10-03T00:02:09+00:00</updated>
    <dc:subject>creativita</dc:subject><dc:subject>impostori</dc:subject><dc:subject>critici</dc:subject><dc:subject>adelphi</dc:subject><dc:subject>arte contemporanea</dc:subject><dc:subject>marc fumaroli</dc:subject><dc:subject>mercato</dc:subject><dc:subject>parigi-new york e ritorno</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Jeff Koons, Damien Hirst? Nient&amp;#8217;altro che impostori. Gente che ha trasformato l&amp;#8217;arte in un mercato narcotizzato, in cui, grazie all&amp;#8217;intermediazione degli agenti finanziari,[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/7943/marc-fumaroli-se-questa-e-arte"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/reuters113178100210104931_big_01.jpg" class="post" border="0" width="586" height="352" alt="" /><br clear="all" />Jeff Koons, Damien Hirst? Nient&#8217;altro che impostori. Gente che ha trasformato l&#8217;arte in un mercato narcotizzato, in cui, grazie all&#8217;intermediazione degli agenti finanziari, l&#8217;opera non è più riconosciuta per il suo valore estetico ma solo per quello monetario: </p>
<blockquote><p>«La cosiddetta arte contemporanea esprime soltanto l&#8217;orgoglio smisurato di una ristretta élite che, per esibire la propria ricchezza, usa, oltre alle ville e agli yacht, opere dalle quotazioni astronomiche. I miliardari che acquistano queste opere non sono legati ad alcuna tradizione locale e non si preoccupano di sapere se le opere sopravviveranno nel tempo. Pensano solo al presente e al prestigio immediato, alla messinscena della loro fortuna e del loro successo. E&#8217; un fenomeno senza precedenti, che non è assolutamente paragonabile alla grande stagione dei mecenati italiani del XVI secolo» [da un&#8217;intervista sul Venerdì di Repubblica].</p></blockquote>
<p>Lo storico francese <strong>Marc Fumaroli</strong>, professore onorario del College de France e membro dell&#8217;Académie Française, non va molto per il sottile e il suo giudizio tranchant sull&#8217;arte contemporanea è destinato a far discutere. Ora il saggio in cui Fumaroli recita il suo j&#8217;accuse, <a href="http://www.adelphi.it/anteprima/69">Parigi-New York e ritorno</a>, è stato pubblicato anche in Italia, da Adelphi. Non un semplice libello con intento polemico, ma un lungo ed erudito viaggio di circa 800 pagine nel mondo dell&#8217;arte, sorretto da un stile sferzante e coinvolgente. A partire dai suoi spostamenti tra vecchio e nuovo mondo, tra la culla della cultura e il potere imprenditoriale, Fumaroli ha tracciato una mappa della contemporaneità, basata sulla consapevolezza di essere tutti «presi e inghiottiti nell’esposizione universale, a getto illimitato e continuo, delle ultime attrazioni visive dell’arte delle arti contemporanee, il marketing».</p>
<p>Del panorama contemporaneo Fumaroli salva alcuni grandi pittori che, proprio in virtù del loro lavoro giudicato anacronistico, hanno faticato non poco ad emergere. Artisti come <strong>Anselm Kiefer</strong> e <strong>Lucian Freud</strong>. Per Fumaroli uno dei tratti essenziali del lavoro artistico è proprio l&#8217;aspetto manuale del processo creativo, il rapporto diretto e fisico della produzione, oggi sostituita dalla produzione tecnologica, seriale, industriale, che finisce per accomunare l&#8217;opera al feticcio, alla merce, al prodotto pubblicitario. Difficile liquidarla come una polemica sterile, nostalgica o passatista: c&#8217;è nel discorso di Fumaroli il nocciolo di una questione difficile da dirimire, che chi si occupa d&#8217;arte dovrebbe sentirsi in dovere di affrontare.</p>
 <p>E&#8217; pur vero che l&#8217;arte moderna è nata proprio con l&#8217;affermazione della borghesia e delle banche (come testimonia anche <a href="http://www.artsblog.it/post/7633/quando-larte-salvava-lanima">l&#8217;interessantissima mostra Denaro e bellezza</a> in corso a Firenze in questi giorni), e che già allora il lavoro degli artisti si avviava a diventare un oggetto per ricchi collezionisti, con la funzione di favorire il prestigio di entrambi. Ma cosa accade quando l&#8217;arte agisce direttamente come una funzione o una variabile della finanza? Forse oggi viviamo un&#8217;epoca di smaterializzazione - e di conseguenza anche di perdita di un sistema etico di riferimento - tanto dell&#8217;economia quanto dell&#8217;arte. E allora è il caso di interrogarsi sul senso dell&#8217;opera d&#8217;arte, sul suo specifico creativo, sociale e di fruizione. E&#8217; il caso, insomma, di tornare ai fondamentali e uscire dalla riproposizione infinita, pur tra mille variazioni, della lezione di Duchamp e Warhol.</p>
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    <title type="html">Le scarpe di Van Gogh: un enigma della storia dell&#039;arte</title>
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    <author>
      <name>Sara R.</name>
    </author>
    <published>2011-09-12T14:46:17+00:00</published>
    <updated>2011-09-12T14:46:17+00:00</updated>
    <dc:subject>pittura</dc:subject><dc:subject>creativita</dc:subject><dc:subject>critici</dc:subject><dc:subject>artisti</dc:subject><dc:subject>arte contemporanea</dc:subject><dc:subject>derrida</dc:subject><dc:subject>heidegger</dc:subject><dc:subject>pittura</dc:subject><dc:subject>schapiro</dc:subject><dc:subject>van gogh</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Van Gogh dipinse un&amp;#8217;intera serie di tele dedicate alle scarpe (o piuttosto agli scarponi vista la loro taglia e i dettagli non proprio sottili), vi si dedicò quasi fino alla morte. Heidegger,[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/7723/le-scarpe-di-van-gogh-un-enigma-della-storia-dellarte-pronto"><![CDATA[<p><a href="http://www.artsblog.it/galleria/le-scarpe-di-van-gogh/"><img class="post" src="http://static.blogo.it/artsblog/le-scarpe-di-van-gogh/Vecchiesuoleconlacci.jpg" alt="le scarpe di Van Gogh" width="432" height="341" /></a></p>
<p><a href="http://www.artsblog.it/post/7514/la-miglior-definizione-di-arte-secondo-van-gogh">Van Gogh</a> dipinse un&#8217;intera serie di tele dedicate alle scarpe (o piuttosto agli scarponi vista la loro taglia e i dettagli non proprio sottili), vi si dedicò quasi fino alla morte. Heidegger, Schapiro e Derrida si sono interrogati sul significato di questi (s)oggetti, non in quanto simboli, ma come rappresentazioni ulteriori, traendone un intera messe di riflessioni discordanti.</p>
<p>Per Heidegger (nel saggio <a href="http://www.filosofico.net/operadartee.htm">L&#8217;origine dell&#8217;opera d&#8217;arte</a>) si tratta delle calzature di una contadina, nella cui intimità si iscrive la fatica del lavoro. Sono dunque esse stesse pezzi appartenenti alla terra, esemplificazioni di cose, verità all&#8217;opera nella lotta tra disvelamento e dissimulazione. Se non fosse che i quadri che il filosofo vide ad Amsterdam nel 1930, erano ben lungi dal trasmettere tale sensazione e le toccanti parole di descrizione nascevano direttamente dalla sua sensibilità e dal suo attaccamento alla cultura contadina tedesca, piuttosto che da un&#8217;autentica e contestualizzata critica d&#8217;arte. Le scarpe di Van Gogh erano per lui ben più che degli oggetti, si trattava di strumenti carichi della fiducia della donna che avevano a lungo servito perché &#8220;Nel quadro di Van Gogh si storicizza la verità&#8221;. Per Schapiro era tutta un&#8217;altra storia di autoritratti.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jacques_Derrida">Derrida</a> esaminò le posizioni di entrambi i &#8220;contendenti&#8221; della polemica e tra il soggettivismo nostalgico dell&#8217;americano e l&#8217;oggettivismo vitalista del tedesco, disegnò semplicemente una terza via, in uno scritto dal programmatico titolo: <a href="http://www.filmcritica.com/rivista/553/verita_in_pittura.htm">La Verità in pittura</a>. Le scarpe non appartenevano, erano; nell&#8217;evidenza stessa della loro presenza di oggetti pitturali.</p>
<p>Senza padrone, né utilizzo, queste scarpe sono troppo danneggiate per attendere che qualcuno le infili per utilizzarle, troppo sfaldate persino per essere riposte, scomposte, con i lacci sporchi e le suole arruffate, sembra che attendino passivamente di raggiungere il cesto dei rifiuti e comunicano una sensazione di rassegnazione e declino&#8230;e se invece fossero proprio il compendio della lunga e avventurosa vicenda di colui che le ha dipinte, una sorta di specchio che ne conserva i solchi del viso, come suggerisce l&#8217;interpretazione di <a href="http://www.dictionaryofarthistorians.org/schapierom.htm">Schapiro</a>?</p>
<p><a href='http://www.artsblog.it/galleria/le-scarpe-di-van-gogh/'>le scarpe di Van Gogh</a><br />
<a href="http://www.artsblog.it/galleria/le-scarpe-di-van-gogh/1"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/le-scarpe-di-van-gogh/thn_Vecchiesuoleconlacci.jpg" alt="le scarpe di Van Gogh" width="130" height="103" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/le-scarpe-di-van-gogh/2"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/le-scarpe-di-van-gogh/thn_Trepaiadisuole1866.jpg" alt="le scarpe di Van Gogh" width="130" height="88" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/le-scarpe-di-van-gogh/3"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/le-scarpe-di-van-gogh/thn_Scarpe1888.jpg" alt="le scarpe di Van Gogh" width="130" height="108" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/le-scarpe-di-van-gogh/4"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/le-scarpe-di-van-gogh/thn_Sabotincuoio1888.jpg" alt="le scarpe di Van Gogh" width="130" height="103" /></a></p>
<p>Via | <a href="http://www.idixa.net/Pixa/pagixa-0801120137.html">idixa.net</a></p>
 ]]></content>
    

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    <title type="html">s.FINITI dall&#039;arte</title>
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    <author>
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    </author>
    <published>2011-08-27T09:44:47+00:00</published>
    <updated>2011-08-27T09:44:47+00:00</updated>
    <dc:subject>ipse-dixit</dc:subject><dc:subject>critici</dc:subject><dc:subject>arte e mercato</dc:subject><dc:subject>arte e politica</dc:subject><dc:subject>conflitto</dc:subject><dc:subject>cos'è l'arte</dc:subject><dc:subject>gabriele perretta</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[&amp;#8220;L&amp;#8217;arte è la politica stessa, è solo la politica, è una politica dei segni che non riesce ad uscire dalla sua gestione della sfera strumentale, per l&amp;#8217;affermazione di un[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/7517/sfiniti-dallarte"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/perretta.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="309" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p><em>&#8220;L&#8217;arte è la politica stessa, è solo la politica, è una politica dei segni che non riesce ad uscire dalla sua gestione della sfera strumentale, per l&#8217;affermazione di un immagine e non di un valore culturale e di una coscienza. L&#8217;esperienza artistica è tendenzialmente collettiva, quella politica è individuale. L&#8217;arte non ha dunque maggior slancio rivoluzionario rispetto alla politica, nel senso che non anticipa l&#8217;esperienza politica come avrebbe fatto in altre occasioni; essa è schiacciata tra le esperienze della politica e le altre esperienze umane. L&#8217;arte non è più capace di impedire la reificazione, non è una forza motrice per la trasformazione del mondo, l&#8217;arte non è più capace di liberare </em><em>Eros</em> dal dominio di Thanatos.</p>
<p><em>Ecco perché non vale la pena di stare a patteggiare con l&#8217;arte, è meglio convenire direttamente ai giochi della produzione, forse nel realismo schiacciante di tali giochi si può ritrovare il terreno fertile per nuovo e audace conflitto.&#8221;</em></p>
<p><strong>Gabriele Perretta</strong>, <em>Gli effetti dell&#8217;impresa mediale</em>, pag 112, tratto dal volume <a href="http://books.google.com/books?id=_CQI-HOovIoC&#038;printsec=frontcover#v=onepage&#038;q&#038;f=false">s.FINITI dall&#8217;arte. Sul lavoro e altri travagli</a>, Mimesis Edizioni, 2004</p>
<p>[<em>Foto in alto: Luigi magli, Tonino Sicoli, Frans Haks, Fernando Pellegrino, Gabriele Perretta, Francomà, 1985</em>]</p>
<p>Rubrica | <a href="http://www.artsblog.it/tag/Cos'è l'arte">Cos&#8217;è l&#8217;arte</a></p>
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    <title type="html">Commentatori esteri: stroncatura netta del Padiglione di Sgarbi. Per il Times è scandalo nazionale</title>
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    <published>2011-06-07T01:35:51+00:00</published>
    <updated>2011-06-07T01:35:51+00:00</updated>
    <dc:subject>critici</dc:subject><dc:subject>mostre</dc:subject><dc:subject>biennalevenzia</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>padiglione italiano</dc:subject><dc:subject>rassegna stampa internazionale</dc:subject><dc:subject>sgarbi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Come vi avevo anticipato, eccovi una sintetica rassegna stampa internazionale su come il Padiglione Italiano è stato recensito all&amp;#8217;estero: il quadro è semplicemente desolante.
Durissimi i[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/7280/commentatori-esteri-netta-stroncatura-del-padiglione-di-sgarbi"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/NicolaArtico_VittorioSgarbi.jpg" class="post" border="0" width="586" height="439" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Come vi avevo anticipato, eccovi una sintetica rassegna stampa internazionale su come il <strong>Padiglione Italiano</strong> è stato recensito <strong>all&#8217;estero</strong>: il quadro è semplicemente desolante.</p>
<p><strong>Durissimi i giudizi dei commentatori</strong>, che con voce unanime decretano il fallimento della proposta artistica e curatoriale di Sgarbi: Roberta Smith del <strong>New York Time </strong>parla di <strong>scandalo nazionale</strong> certo e <strong>artisti di qualità irrimediabilmente pessima</strong>; Harry Bellet per <strong>Le Monde</strong> non ha dubbi e ironizza: <strong>la croce di Pesce?</strong> ecco la perfetta rappresentazione dell&#8217;operazione Sgarbi,<strong> seppellire gli artisti italiani per festeggiare i 150 anni dell&#8217;unità nazionale&#8230;</strong>; Judith Benhamou-Huet di <strong>Les Echoes</strong> ci va giù davvero pesante: <strong>il padigliore fa urlare per la bruttezza</strong> e la mostra è un&#8217;accozzaglia di quadri indistinguibile da quella della sala pranzo del suo albergo; infine, Filippo Montefort per <strong>afp.com </strong>punta il dito su una <strong>mostra caotica e illegibile </strong>dove il visitatore si deve districare fra il meglio e il peggio.</p>
<p>Dopo il salto trovate riportati e tradotti gli stralci degli articoli (molto più densi e coloriti del riassunto: lettura atamente consigliata): ci sono anchhe i link per chi vuole approfondire. Altre recensioni (specie se il tono cambia) e tutti vostri commenti sono assolutamente benvenuti.</p>
 <p>
<strong>Roberta Smith</strong>, <strong>New York Times</strong><br />
&#8220;Un nuovo record negativo della Biennale è stato raggiunto dal vasto Padiglione Italia dove Vittorio Sgarbi [&#8230;] ha supervisionato un&#8217;installazione assurdmente densa di opere di circa 260 artisti italiani, la maggior parte dei quali irreparabilmente di pessima qualità. Suscitando dal cuore un&#8217;odio incredibilmente profondo, la mostra sarebbe uno scandalo nazionale, se l’Italia non ne fosse già tormentata da così tanti altri.&#8221;<br />
<em>&#8220;A new and historic Biennale low is reached in the vast Italian Pavilion where Vittorio Sgarbi [&#8230;] has overseen a ludicrously dense installation of work by some 260 Italian artists, almost all of it unredeemable still-born schlock. Bristling with an unbelievably venomous hatred of art, the exhibition would be a national scandal, if Italy weren’t already plagued by so many.&#8221;</em><br />
<a href="http://artsbeat.blogs.nytimes.com/2011/06/02/venice-biennale-the-enormity-of-the-beast/">http://artsbeat.blogs.nytimes.com/2011/06/02/venice-biennale-the-enormity-of-the-beast/</a></p>
<p><strong>Le Monde, Harry Bellet</strong><br />
&#8220;Questa mostra, o piuttosto questa esibizione, è messa a punto dall&#8217;immensa croce [&#8230;] creata da Gaetano Pesce per la Triennale di Milano, dove al Cristo si sostituisce una rappresentazione rosso sangue dello stivale. L&#8217;Italia crocifissa e i suoi artisti seppelliti da Sgarbi: ecco un bel modo di festeggiare un anniversario.&#8221;<br />
<em>&#8220;Cette exposition, ou plutôt cette exhibition, est ponctuée par l&#8217;immense croix [&#8230;] créée par Gaetano Pesce pour la dernière Triennale de Milan, où le Christ est remplacé par une représentation de la botte italienne, rouge sang. L&#8217;Italie crucifiée, et ses artistes mis au tombeau par Sgarbi, voilà une digne manière de fêter un anniversaire.&#8221;</em><br />
<a href="http://www.lemonde.fr/culture/article/2011/06/03/le-pavillon-italien-par-vittorio-sgarbi-indigne-et-douteux_1531508_3246.html">http://www.lemonde.fr/culture/article/2011/06/03/le-pavillon-italien-par-vittorio-sgarbi-indigne-et-douteux_1531508_3246.html</a></p>
<p><strong>Les Echos, Judith Benhamou-Huet</strong><br />
&#8220;Il Padiglione Italiano fa inorridire per la sua bruttezza. L&#8217;accozzaglia di quadretti, più qualche tela buona, somiglia a quella della sala da colazione del mio hotel. Non o fatto tutto questo per&#8230; si dice il visitatore assetato che sogna in vano, all&#8217;Arsenale, un venditore di acqua minerale. Fortunatamente un po&#8217; più lontano c&#8217;è il video di Christian Marclay che non per nulla ha ottenuto il Leone d&#8217;Oro.&#8221;<br />
<em>&#8220;Le Pavillon italien est à crier de laideur. L’accrochage à touche –touche de peinturlures, plus quelques toiles bien, ressemble à celui de la salle des petit dej’ de mon hôtel. J’ai pas fait tout ça pour… se dit le visiteur assoiffé qui rêve en vain, à l’Arsenale d’un marchand d’eau minérale. Heureusement un peu plus loin il y a la vidéo de Christian Marclay qui a d’ailleurs obtenu un Lion d’or.&#8221; </em><br />
http://blogs.lesechos.fr/judith-benhamou-huet/venise-les-jeux-olympiques-de-l-art-contemporain-la-suite-a5922.html<br />
<strong><br />
afp.com, Filippo Montefort</strong><br />
&#8220;[&#8230;] Il risultato: un accatastamento di opere, alcune interessanti altre meno, ma evidentemente senza alcun filo contuttore che possa dare una coerenza o una griglia di lettura d&#8217;insieme. In questo bric-à-brac, il pubblico deve districarsi fra il meglio e il peggio.&#8221;<br />
<em>[&#8230;] Le résultat: un empilement d&#8217;oeuvres, certaines intéressantes, d&#8217;autres moins, mais bien évidemment sans aucun fil conducteur qui puisse donner une cohérence ou une grille de lecture à l&#8217;ensemble. Dans ce capharnaüm, le public doit côtoyer le pire et le meilleur.&#8221;</em><br />
<a href="http://www.lexpress.fr/actualites/1/culture/jesus-en-slip-a-la-biennale-d-art-de-venise-une-provocation-italienne_999190.html">http://www.lexpress.fr/actualites/1/culture/jesus-en-slip-a-la-biennale-d-art-de-venise-une-provocation-italienne_999190.html</a></p>
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