NODE FEST 2009 FORTE PRENESTINO from node fest on Vimeo.
Arriva alla sua terza edizione Node Fest, un festival itinerante dedicato alle arti elettroniche e digitali che per il 2010 si proietta in una dimensione internazionale di ampissimo respiro, attraversando tre caapitali suggestive e molto diverse fra loro: Parigi (20/21 marzo), la “ville lumiére”; Istambul (3/4 aprile), la “porta d’oriente”; Roma (16/17 aprile), la “città eterna”.
Node Fest è il principale prodotto di Trauma Studio, un collettivo e al contempo uno spazio-laboratorio che si rivolge ad artisti, tecnici e curiosi di arte digitale e performativa, produzione audio-video e musicale, nell’intento di incontrarsi, condividere saperi, sviluppare progetti e trovare/inventare gli strumenti necessari per realizzarli, dal punto di vista di chi ha scelto il l’open source, il peer-to-peer e il copy-left come alternativa culturale e politica di fare arte, informazione e cultura dal basso. Non a caso il festival è completamente autoprodotto, mantenendo costi di accesso al pubblico bassissimi (intorno ai 5 euro in totale).
Il programma prevede esposizioni e proiezioni, dj-sets e live-sets, performances e installazioni multimediali, a comporre un’esposizione collettiva fresca e dinamica, come potete vedere nel video-documentario che riassume i principali momenti dell’edizione 2009. A breve un’intervista in cui ci confronteremo con i promotori dell’iniziativa per capire insieme cos’è, come nasce e come si produce un progetto particolare come il Node Fest.
Fondato nel 1959 a New York il Frank Lloyd Wright- Guggenheim Museum è stato progettato per divenire esso stesso fonte di ispirazione per l’invenzione, lanciando la sfida ad artisti ed architetti: reagire al suo design eccentrico ed organico. Soprattutto la parte centrale della rotonda, vuota, ha stimolato installazioni e progetti site-specific, ispirando opere indimenticabili di autori come Matthew Barney, Cai Guo-Qiang, Frank Gehry, Jenny Holzer e Nam June Paik.
Per il cinquantesimo anniversario della sua costruzione, il Guggenheim ha invitato circa duecento tra artisti, architetti e designer a proporre interventi immaginari per la mostra Contemplating the Void: Interventions in the Guggenheim Museum, organizzata da Nancy Spector, vice direttore e Chief Curator, e David Van Der Leer, assistant curator per l’Architettura e Design. Tra i progetti visionari in mostra fino al 28 aprile 2010, merita sicuramente una segnalazione quello dell’Olson Kundig Architects di Seattle, Helixmart.
In un futuro (2060) reso problematico dalla sovrappopolazione, in cui ampie fasce della popolazione soffrono la fame o vivono sotto la soglia di povertà, lo spazio del museo rappresenta un nuovo vuoto urbano, in netto contrasto con l’ambiente circostante. Così i venditori con le loro bancarelle cominciano a riempirlo, il bestiame transita e il museo è riconquistato nel suo valore di spazio coperto. Si produce energia con fonti rinnovabili e un mulino a vento, raccogliendo l’acqua piovana in un serbatoio, riutilizzando i rifiuti come fertilizzante. Il nuovo Guggenheim è il mercato di Central Park, invaso dalle piante.

Ha preso ieri il via ufficiale a Osimo (AN) “Ossigeno“, il nuovo progetto artistico di Marco Fagotti, compositore, musicista e sound designer da anni impegnato in una profonda riflessione sull’arte e la cultura digitale, proponendo in Italia a suo tempo un un modello di licenza aperta applicata alla musica, ancor prima dell’esplosione delle licenze Creative Commons.
Oggi il percorso di Marco si apre a nuovi orizzonti che vanno oltre la musica. Ossigeno è definito come un “progetto di ossigenazione per città contemporanee”. Il progetto mira a ricontestualizzare l’azione artistica inserendola in una visione ecologica: un ecologia culturale profondamente contemporanea, capace di non schiacciarsi sull’identità e i valori dell’ambientalismo. La riflessione di Ossigeno parte da una lettura critica sul significato e la possibilità di “fare arte” nel contemporaneo: le reti digitali predispongono meccanismi di produzione/diffusione dell’opera che mettono in crisi il sistema di distribuzione basato su supporto fisico. Se il modello mercantile sembra al collasso, rimane una dimensione laboratoriale - quasi feudale - basata sulle competenze, sulle reti fiduciali, sulle espressioni più spontanee e immediate della creatività. Ossigeno lavorerà su due livelli. La sua azione nel mondo fisico avrà sede a Osimo presso la sede/laboratorio ospitata presso i locali dell’ex mattatoio comunale della città, oggi conosciuti come MATTA. Altri progetti artistici si svilupperanno online, nell’idea di dare un respiro e un palcoscenico internazionale alla dimensione fisica e locale. Le produzioni artistiche, concepite a basso impatto economico ma ad alto potenziale creativo, prendono il nome di “Ossigenazioni” e la considero una scelta linguistica efficace.
A breve spero di poter intervistare Marco Fagotti per capire come intende sviluppare nel futuro prossimo questo interessante nucleo di idee.

Sounds Transit project è un immenso archivio di suoni ambientali liberamente disponibile e riutilizzabile.
I suoni vengono registrati dai cosiddetti “soundshunter” sparsi in tutto il mondo. Ad ogni suono (il rumore del traffico, il chiacchiericcio in un bar, il frusciare delle foglie di un albero, l’acqua che scorre, il silenzio pieno di una montagna…) viene associata una storia che descrive il luogo e il momento della registrazione, le caratteristiche della location o quelle del suono se pertinenti.
L’archivio è pubblicato in Creative Commons: vi consiglio di farci un giro e se volete di contribuire al progetto. Con semplici device di registrazione (il cellulare ad esempio) catturare i suoni è semplicissimo e riascoltandoli si colgono momenti, effetti e sfumature di luoghi e situazioni dalle vibrazioni sottili e impensate.
Avete mai pensato alla possibilità di “suonare” una pagine web? C’è qualcuno che ci ha pensato e il risultato è CodeOrgan.
Ecco come funziona. Il software analizza il “corpo” di qualsiasi pagina web, e con una complessa procedura traduce questo contenuto in una composizione musicale: un algoritmo definisce le chiavi, il synt style e i drum pattern più adeguati al contenuto della pagina. Il primo passo è lo scan del contenuto con la rimozione di tutti quei caratteri che non rientrano nella scala musicale (da A a G). I caratteri rimanenti vengono utilizzati come “note”. Il secondo passo è associare alle note un sintetizzatore, fra i 10 che mette a disposizione il programma, in base alla percentuale di contenuti rilevati nella pagina. Infine il software seleziona un drum loop, con una procedura analoga. Un particolare spartito è dunque pronto per essere ascoltato, come vedete nel video.
CodeOegan è un progetto ideato dal gruppo DLKW.
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La Pelanda, il nuovo spazio espositivo aperto nel complesso dell’ex mattatoio (Testaccio - Roma), apre i battenti con un progetto espositivo tutto dedicato alla creatività e alle nuove tecnologie, “digitaLife. Empower your sense“, dal 3 marzo al 2 maggio 2010.
Promosso da Camera di Commercio e assessorato alla Cultura del Comune di Roma/Macro, la direzione artistica e l’organizzazione della mostra sono stati affidati alla Fondazione Romaeuropa, impegnata in uno sforzo imponente: due mesi di evento continuativo, con apertura serale quotidiana fino alle h24.
Il percorso prevede installazioni dal Yamaguchi Center for Art and Media in Giappone, dall’Università del SouthGalles Australia, ZKM di Karslruhe con artisti del calibro di Sakamoto: vernissage e conferenza stampa per il 2 marzo. Spazi immersivi, immagini stereoscopiche 3D, interattività, acqua che si sostituisce allo schermo come supporto: tutti stimoli che nell’idea dei curatori vogliono proporre una “visione decomplessata del futuro […] senza gravità, ma senza ingenuità“.
Un piccolo assaggio perché a questa mostra non mancheremo.
Street With a View è un progetto realizzato da Robin Hewlett Ben Kinsley nella cittadina di Pittsburgh.
In cosa consiste? Molto semplice e ingegnoso: trasformare la venuta di Google Street View in un evento performance. Ma definire il tipo di operazione non è così semplice. Robin e Ben hanno lavorato su due livelli: informare e coinvolgere il team di Google; informare e coinvolgere i residenti. In questo modo Sampsonia Way si è trassformata in una street-parade in cui i personaggi della vita reale hanno messo in scena una finta vita di strada, immortalata dagli occhi eletronici di Google.
Risultato: le foto così ottenute sono diventate la rappresentazione che ogni cittadino del globo vedrà di quella strada andando su Google Street View. Trovate a questi link inoltre fotoreportage, video e credits dei partecipanti.

Mentre la mostra al Quirinale aperta sabato ha già registrato un record di visitatori, Roma si prepara a rendere ancora tributo al Caravaggio, considerato da molti l’iniziatore della pittura moderna. Una mostra impossibile, sempre sognata dagli amanti e dagli studiosi del maestro. Riunire tutta la sua produzione giunta sino a noi in un unico allestimento.
Il sogno non poteva che essere esaudito attraverso un artificio. Sarà allestita infatti dal 24 febbraio al 25 marzo, negli spazi dei Mercati di Traiano, Tutto il Caravaggio a Roma, un percorso che raccoglie le riproduzioni ad altissima definizione e a grandezza naturale di 63 dipinti del Caravaggio.
Riproduzioni digitali retroilluminate in un allestimento con la direzione scientifica di Claudio Strinati su un progetto di Renato Parascandolo. Ecco la mostra impossibile che si avvera, tutto il Caravaggio sotto lo stesso tetto. Un appuntamento da non perdere, pensato in concerto con la mostra allestita alle Scuderie del Quirinale, dalla Rai con il Comune di Roma e il Ministero dei Beni Culturali.
Dal 18 aprile al 13 giugno, la XIV edizione della Biennale Donna presenta a Ferrara la mostra “Memorie velate. Arte contemporanea dall’Iran“. Una mostra collettiva, che a palazzo Massari vedrà esposti al pubblico i lavori di sei artiste iraniane di fama internazionale.
Shirin Fakhim, Ghazel, Firouzeh Khosrovani, Shadi Ghadirian, Mandana Moghaddam e Parastou Forouhar, questi sono i nomi di artiste che hanno fatto della storia del loro paese di origine uno spunto di riflessione per il loro modo di concepire il proprio lavoro: la donna, in particolare, diventa il soggetto principale di un’indagine sulla condizione sociale del sesso femminile in quello che un tempo era l’antico regno persiano.
E sono tutti sguardi molto “occidentali”, che hanno in comune una spersonificazione del soggetto femminile, che diventa velo, bambola, essere digitale (come potete vedere nella gallery), perdendo così sia le caratteristiche legate al sesso del soggetto, sia quelle individuali, relative al particolare individuo rappresentato.
Continua a leggere: Memorie velate: arte contemporana dall'Iran
Si avvia domani 19 febbraio nello stato di Sattal (India) la 5° edizione di CeC (Carnival of e-Creativity): una tre gioni dedicata alle creatività digitale fra performance, video proiezioni, presentazioni.
L’evento è promosso da ProElvetia e dalla Accademy of e-Art. Il programma, molto corposo, vede la partecipazione della scena artistica indiana legata al digitale (interessante curiosare nelle biografie per scoprire volti e spunti nuovi), oltre ad artisti europei e nord americani, molti naturalmente svizzeri: fra gli europei noto anche la presenza di un italiana, Caterina D’avinio, con due lavori.
Infine una nota: vi ricordate Wilfred Agricola de Cologne? Ebbene questo personaggio quasi mitico lo ritrovo anche qui, sulle propagini dell’Himalaya, come coocuratore dell’evento, portandosi dietro il suo CologneOFF