Nella lunga tradizione delle riproduzioni dei classici dell’arte, ovvero i capolavori di tutti i tempi rivisti dagli artisti secondo il prorpio stile personale, oggi mettiamo anche Jocelyn Grivaud che in occasione del cinquantesimo anniversario della bambola ha realizzato il progetto Ma Muse Barbie m’amuse.
Un modo nuovo di vedere certe icone artistiche come La ragazza col turbante, la Monnalisa, la Venere di Milo oppure il ritratto di Marylin Monroe fatto da Andy Warhol al culmine del momento pop.
Ma è anche un nuovo modo di vedere Barbie, la bambolina che tutte hanno avuto e che spesso è stata guardata con sospetto per le sue proporzioni da supermodel; devo dire che customizzata è senza dubbio più interessante, e magari ci scappa anche un momento educativo per raccontare qualche scampolo di storia dell’arte ai bambini.

In una sorta di landscape art, l’artista Sara Marjorie ha utilizza gli skyline di montagna per realizzare le opere della serie Defining Mountains. L’effetto gridato è naif allo stato puro: colori ultracarichi, immagini sgranate, soggetti seriali, cornicette e carta da pacco. La domanda che sembra porsi è questa: quali orizzonti di pensiero può dischiuderci un panorama?
Qui si gioca con le stratificazioni, i layers tanto di moda negli ultimi anni, complici i software di elaborazione digitale delle immagini; e via con il ribaltamento della percezione. Il cielo si trasforma in montagna, la montagna diventa un origami, il colore si spalma a campiture su settori geometrici disegnati nel paesaggio naturale.
La Marjorie è un’artista originaria del Texas, oltre a fare la fotografa dipinge. Le montagne sono spesso incastonate nei suoi lavori, siano essi collage, fotografie o sdoppiamenti caleidoscopici, sarà che nel suo paese ci sono più di duemila “peaks”, a furia di averli sempre davanti, non puoi non inventarti nuovi modi di vederli!
Continua a leggere: Defining Mountains, i lavori di Sara Marjorie
I professionisti creativi della PBS Off Book hanno realizzato un micro-documentario sull’arte generativa, con il contributo di autori come il compositore generativista Luca Dubois, il game designer Will Wright e il software artist Scott Draves, che ne discutono ogni aspetto, dalle nuove narrazioni nel racconto visivo ai metodi per negoziare il rapporto tra l’uomo e gli algoritmi per le elaborazioni infografiche.
Il video (dal quale si possono attivare i sottotitoli cliccando sull’icona CC) presenta una combinazione interessante di idee proposte da programmatori, artisti e filosofi. Questi creativi intraprendono un processo che delega le decisioni essenziali al computer, inserendo set di dati e perfino variabili casuali. Le elaborazioni consenti di ottenere metafore rivelatrici sulle modalità di sviluppo del nostro lavoro, richiamando l’attenzione sul rapporto tra l’uomo e i computer che ci circondano, le montagne di informazioni che generiamo, e il forte impatto che la tecnologia ha sulle nostre relazioni con l’altro.
Gli editors della PBS hanno rilasciato un altro interessantissimo mini documentario in rete, che illustra le grandi potenzialità della tipografia. Da non perdere.

Si è recentemente conclusa la prima edizione di un progetto emozionante che ha visto protagnisti cinque gruppi di giovani talenti delle new media art, in un percorso a cavallo fra formazione, produzione ed esposizioni.
Si tratta di MELTINGPOT, il Cantiere Creativo della Fondazione D’Ars. A raccontarcelo in questa bellissima intervista sono due delle quattro curatrici del procetto: Cristina Trivellin e Martina Coletti. Le abbiamo conosciute qualche anno impegnate nell’avventura di Milano in Digitale, esperienza unica nel suo genere in Italia quale festival di arte digitale interamente dedicato ai giovani sotto i 35 anni. Cristina e Martina hanno trasformato la conclusione di quel percorso in un’opportunità per inventare un nuovo format: nasce così un progetto che dall’idea di festival sposta il suo asse sulla formazione, un Cantiere Creativo in cui i giovani artisti selezionati possono realizzare la propria opera con il supporto di esperti, teorici e tecnici. Le opere vengono non solo prodotte, ma anche esposte e comunicate: la FOndazione D’Ars offre i suoi spazi sia come “studio temporaneo” sia per l’evento conclusivo del progetto: per tutto il Cantiere il sito ufficiale dell’iniziativa offre inoltre uno spazio di pubblicazione dove un “diario personale” racconta e documenta l’evoluzione dell’opera.
Prima di lasciarvi alla lettura dell’intervista, voglio sottolineare come il format di MELTINGPOT coglie almeno due aspetti fondamentali: da un lato un buco formativo nel settore dei nuovi media (vi rimando per questo al ciclo “Interviewing New Media Art Didactics” che abbiamo ospitato alcuni mesi fa); dall’altro una tendenza profondamente contemporanea dell’arte dove il processo di creazione è il nucleo proncipale dell’opera rispetto al prodotto. O meglio il processo “è” il prodotto.
Concludo con i miei migliori auguri a questo progetto e incrocio le dita insieme a Cristina e Martina sperando di scrivere presto un articolo sulla seconda MELTINGPOT - Edizione 2012.

Si apre in queste ore a Bergen, in Norvegia, la nona edizione di un festival del tutto particolare che ha deciso di far incontrare l’arte con la cultura free-opensource.
Si tratta di Pixel, un evento a cavallo fra un meting, una serie intensa di workshop e un vero e proprio festival con installazioni e performance live. L’evento coinvolge artisti e programmatori da circa dodici paesi che da nove anni si incontrano per scambiarsi idee, pratiche, stringhe di codice, estetica e politica legata alla filosofia del movimeno globale del free-open software. Dalla sua prima edizione nel 2003, Piksel è cresciuto e si è affermato, anche crazie a un consolidato gruppo di organizzazioni che possono considerarsi il nucleo della sua community, fra queste: dyne.org, goto10.org, ap/xxxxx, apo33.org, hackitectura.net, riereta.net, drone.ws, gephex.org, openlab.
Per chi fose intereasato ad approfondire questi temi, consiglio di dare un occhio al folto programma. Fra le presenze italiane ricordo Marco Donnarumma con la performance “Music for Flesh II”, giovane artista, docente e performer che abbiamo concosciuto fa nelle vesti di curatore del Live Performers Meeting - LPM. Piksel si concluderà domenica 20 novembre prossimo.

Dal 18 al 26 novembre prossimo si svolgerà in Slovenia, a Maribor, la 17esima edizione del MFRU Festival.
Tutto dedicato alle arti digitali e interattive qusto evento ci parla della grande attenzione e del fermento che la scena digitale slovena produce. È infatti in questa piccola nazione che sorgono realtà importantissime per la cultura dei nuovi media come Aksioma - Institute for Contemporary Arts, diretto e promosso dal celebre Janez Janša. Non è inoltre un caso che questa citta, che conta sì e no 120.000 abitanti, è stata candidata con successo fra le Capitali della Cultura in Europa per il 2012.
Fra tanto, tantissimo est, due presenze italiane a Maribor che abbiamo già conosciuto su questo sito: l’ottima Sonia Cillari, che continua a lavorare brillantemente all’estero (molto meno in Italia purtroppo) e il REFF (qualche lettore forse si ricorderanno di questa perforance globale che a preso il via quasi due anni fa proprio in queste pagine e che continua a vivere). L’ultima notizia è che ci sarò anche io, quidi, facendo i dovuti scongiuri contro funesti malori di stagione, aggiornamenti e reportage a breve.
Notiziona per gli appassionati di autobots e compagnia bella: ora potete farvi il nome con la scritta transformer. Il designer italiano Riccardo Sabatini ha pensato un font totalmente dedicato ai robot -buoni- Transformers; lo definiremmo in puro stile steampunk, dove i piani temporali si mescolano e non si capisce bene a quale epoca appartengano le tecnologie.
Perchè la domanda sorge spontanea: come funzionano (o funzionerebbero) tutti quei meccanismi complicati e intrecciati tra di loro? Attraverso la meccanica e la tecnologia del vapore che affonda le radici nell’epoca vittoriana, o più banalmente grazie ai circuiti elettrici. E se funzionassero con l’energia solare, come quel figo di Daitarn 3? Voi che ne dite?
Questioni di ingegneria meccanica a parte, questo font ci piace molto; su Behance trovate la sua pagina con le gallery dei suoi lavori. Vedrete così profilarsi il fil rouge della sua passione per ingranaggi & co. Non perdetevi il divertente Damn! The Steampunk Monster e i robotini di consolle SEGA.
Immagini | Behance
Cyriak è il suo vero nome, è un illustratore di base vicino a Brighton (Inghilterra) ed è l’autore del video “Welcome to Kitty City”; ovvero, ecco come saranno le città del futuro secondo lui. Si serve prevalentemente di Photoshop e After Effects per realizzare le sue animazioni, spesso create per spot commerciali come quello per Little Big Planet o la serie per Trident con le galline calciatrici e i mega gabbiani che portano orsi polari su spiagge gremite di gente.
Il suo è un surrealismo ultracontemporaneo con tanto di bocche giganti che emergono dalle montagne e soprattutto animali che acquistano proporzioni titaniche e atteggiamenti umanizzati; un’altro dei suoi leitmotiv stilistici è il ricorso al pattern caleidoscopico, con le ripetizioni vorticose e i frattali di dettagli presi dall’anatomia umana.
E ancora lo sdoppiamento a specchio delle immagini che si riflettono in sè stesse, sempre e comunque nel gioco di ripetizione perpetua, nella commistione di colori pop, con la didascalia musicale a effetto videogames in pieno mood anni ‘80. A proposito di musica, Cyriak è anche autore di brani musicali, e qui ritorniamo all’amore per i gatti; Meow è una delle sue intriganti fatica ad effetti sonori, oltre ad essere un’animazioni con gattini zombie come protagonisti.

Worth1000 è il sito dei contest/competizioni di matrice creativa; ogni giorno un’opportunità diversa per mettere in mostra le proprie abilità artisitche. E ce n’è per tutti i gusti: le gare di fotografia, illustrazione, scrittura, multimedia. Poi si può comunicare nella sezione “forum” o imparare cose nuove in quella “tutorial”. Nell’interminabile galleries ci si nutre invece di sole immagini, tutte rigorosamente artefatte, ritocco più, ritocco meno.
Ma veniamo a noi, e alla predilizione per l’incontro tra arte e supereroi; nella sezione dedicata a Photoshop abbiamo trovato una serie di ritratti come una volta. Layers su layers, su layers sovrapposti per produrre un effetto finale altamente verosimile, i superpoteri finalmente incastonati nelle scene più famose del passato.
I capolavori della storia dell’arte vedono qui protagonisti i beniamini della cultura pop: Batman, Wolverine, Superman, Hulk e tante, tantissime Wonderwoman. Proprio lei infatti, pare l’icona più gettonata di questi lavori, la cui matrice è spesso e volentieri mitologica. E non sono forse i supereroi la personificazione moderna dei divi antichi? Il fil rouge che li collega ai miti originali è comunque sempre quello: la riconoscibilità immediata, la comunicazione primordiale di un costume ben definito e ripetuto all’infinito, ancora più efficace se inserito in un contesto metropolitano alla Edward Hopper.
Continua a leggere: Prodigi da Photoshop: i supereroi nei capolavori della storia dell'arte

L’immagine che vedete è opera dell’illustratore Richard Davies, che così ha voluto ritrarre il mitologico inventore di Apple, Steve Jobs, scomparso ieri all’età di 56 anni. E infatti in questo momento sul web la notizia rimbalza praticamente ovunque, una delle menti più geniali delle ultime generazioni ci ha lasciato, e lo sconcerto è universalmente condiviso (un termine, questo, che gli sarebbe piaciuto molto).
Il suo contributo alla tecnologia è ben noto, ma a renderlo veramente speciale è stata la componente creativa, quei dettagli che fanno lo stile e che hanno conqustato schiere di aficionados. Ma cosa dice Steve rispetto all’essere creativi? Ecco una delle sue tipiche frasi:
…la creatività è mettere in connessione le cose; quando chiedi ai creativi come hanno fatto qualcosa, di solito si sentono un po’ in colpa perchè loro non hanno in realtà fatto qualcosa, l’hanno semplicemente “visto”.
e ancora, sul design:
…il design non riguarda solo come si presenta un oggetto o come ti fa sentire. Design è: come funziona.
Una cosa è certa, l’arte ormai passa sempre di più attraverso i computer, i tablets, le apps e via pixelando; e Steve ci ha fornito gli strumenti per sviluppare una creatività a largo raggio, tecnologica, istintiva, trasversale. Il computer è come una bici per il cervello, diceva. Ciao Steve.