
Forse alcuni di voi la conosceranno per Romephotoblog. Jessica Stewart è una fotografa del Massachussets che dal 2005 vive a Roma. Documentando la bellezza e la complessità del paesaggio urbano della capitale, si è spesso imbattuttuta in opere di street art, lentamente innamorandosene.
Una mostra, che apre i battenti venerdì 19 Marzo presso la wine-gallery Laboratorio 51 in San Lorenzo (via degli Ausoni, 47), presenta al pubblico 10 scatti selezionati in un anno di street art hunting. JB Rock, C 215, Omino 71 e Mr Klevra, Lucamaleonte, Hogre, Urka, Zilda, Uno, Curt (The StickHeads), ciascun artista ha preparato un lavoro originale da affiancare alle fotografie.
La mostra, curata dalla Stewart e da Elsewhere Factory, prosegue fino al 26 Marzo. Ci porta in giro per le strade al Pigneto, Monti, Ostiense, Trastevere, San Lorenzo, Piazza Flaminia, dove sono stati immortalati i pezzi che ognuno ha voluto regalare alla città di Roma.

Una grande mostra ad Amburgo, al Museum für Kunst und Gewerbe, celebra il nudo fotografico. 250 gli scatti originali presenti in Nude Visions, un viaggio attraverso una collezione di rappresentazioni del corpo umano in 150 anni.
Dalla fotografia che si ispira all’antichità classica e al Rinascimento, fino alla sperimentazione surrealista e alla fotografia di moda e pubblicità. La mostra illustra come sono cambiati gli ideali di bellezza e il livello della censura e del perbenismo a livello sociale.
“Senza alcun dubbio, non c’è nulla che attira l’attenzione dell’osservatore così tanto come il corpo umano nudo“. È una dichiarazione del 1909 (ma validissima tutt’ora) di Kurt Freytag, giornalista e fotografo. La mostra è suddivisa in sette capitoli dedicati al significato e la funzione del corpo umano nudo in fotografia: Academies and Exotic Pictures in the 19th century; Art photography around 1900 (Pictorialism); Avant-gardes of the 20s and 30s; Artistic positions after 1945; Naturism; The Male Nude e Glamourous Nudes.
Foto: Will McBride - Cast of play Hair
Saranno tre Russie quelle che si potranno osservare alla Cà Foscari Esposizione di Venezia, tra il 21 aprile e il 25 luglio. La mostra “Russie! Memoria/Mistificazione/Immaginario“, infatti, vuole mostrare in oltre cent’anni d’arte la Russia delle avanguardia, quella del realismo socialista degli anni ‘30-’50, fino all’underground e agli anni ‘90.
E lo fa con le opere messe a disposizione da due grandi collezioni, quella di Morgante e quella di Sandretti. Per la parte del realismo socialista, ovviamente, largo spazio troveranno i manifesti, con il quale il potere mistificava, illudeva, creava aspettative paradisiache per il popolo russo. Ma ad affiancare queste opere ci saranno anche preziose opere del periodo prerivoluzionario.
Le più attese, probabilmente, saranno quelle di Chagall e di Kandinskij; ma ci saranno, tra gli altri, anche Benois, Tatlin e Fal’k. Per la parte underground, verrà ricreata una parte di quella che nel 1977 venne definita la “Biennale del dissenso”, e che consacrò l’underground moscovita all’attenzione di tutti. Per la prima volta, tre Russie (diverse? e se sì, in cosa?) ci parlano dallo stesso luogo.
Da oggi e fino all’11 aprile, le sale dello spazio Forma di Milano ospiteranno la mostra della fotografa svizzera Irene Kung. “Oltre il reale” è una mostra indagine sull’architettura e sulla fotografia e che, anche se non sembra, mette al centro dell’attenzione di fotografi e appassionati la possibilità di manipolare le foto digitalmente.
Osservando queste immagini, infatti, non ci parrebbe di essere “oltre il reale”: le architetture stanno lì, nella loro crudezza, investite di una luce quasi caravaggesca. In realtà queste immagini sono state scattate in pieno giorno, con una macchina medio formato con dorso digitale; attraverso la rielaborazione a computer hanno assunto l’aspetto che vedete.
Ed è un effetto bello e molto particolare: osservate la torre Velasca di Milano nella sua nudità, o l’inquietante stazione centrale. Paesaggi notturni scattati in pieno giorno: questo è, veramente, oltre il reale, e per una volta tecnica e contenuto combaciano perfettamente.
Dal 29 aprile al 12 settembre, i piani dell’hotel Nhow di Milano, in via Tortona, si animeranno grazie a una curiosa mostra di arte contemporanea: “Bad Habits“, cattive abitudini. Opere che scherzosamente cercano di combattere le peggiori abitudini: a seconda della loro gravità, il visitatore è invitato a visitare un piano differente dell’hotel.
Fotografia, pittura, scultura, la mostra vede le opere di artisti emergenti e più noti. Tra tutti: Matco, Luca de Santis, Mimmo di Maggio, Sergio Goglia, Maurato e Rohn Meijer. Una mostra tra il serio e il divertente, che gioca con l’arte e col design cercando di avvicinare il visitatore alla conoscenza di se stesso.

A 77 anni, il grande mercante d’arte newyorkese Bernard Goldberg, ha deciso di mettersi in pensione. Ma lo farà in grande stile.
La sua galleria di Madison Avenue chiude e tutte, fino all’ultima, le 175 opere d’arte in magazzino saranno messe all’asta da Christie’s. Il valore stimato di base per la collezione di Goldberg è di 10 milioni di dollari, ma è una cifra con tutta probabilità destinata a salire.
Il decano dei mercanti d’arte della Grande Mela assicura i colleghi: “Non mi sto ritirando che per motivi di età. Non lo faccio per la crisi del mercato, anzi. Sento che il mercato sta andando sempre meglio. E’ il momento giusto per vendere”.
Furbo, il “nonnetto”.

Alzi la mano e lasci un commento chi di voi conosce i Cuochivolanti… Si tratta di uno strampalato gruppo di chef che promette di trasformare la vostra sala da pranzo nel ristorante più esclusivo della città.
Dall’11 al 14 marzo questa allegra banda organizza Play with Food - La scena del cibo, quattro giorni di arte, musica, performance, cibo e spettacoli, al Circolo dei Lettori di Torino. Un piccolo festival ricco di eventi, che si inserisce all’interno del Programma di Torino European Youth Capital 2010.
To play, giocare col cibo (proprio come si impedisce di fare ai bambini) e recitare, mettere in scena il cibo, nei suoi infiniti significati, fisiologici, comunitari, politici. Si passa quindi dai video-banchetti di Stefania Bonatelli, alla performance gastro-fotografica di Ivan Fantini e Valentina Bianchi. Poi la cucina sonora di Enrico Ascoli, i cibi viaggianti di Elena Pugliese e molto altro. Il programma dettagliato lo trovate a questo indirizzo.
Ecco il bellissimo video che documenta tutta l’operazione Women are Heroes dell’artista francese JR. 70 immensi ritratti fotografici, dettagli di volti, occhi di donne colti all’interno di teatri di guerra.
Aiutato da un esercito di volontari nella notte, JR ha tappezzato il lungo Senna. L’accuratezza della tecnica di stampa e l’uso della carta giusta, fanno sì che attraverso questa operazione di affichage i poster siano divenuti un tutt’uno con le pareti.
La gente del posto, dapprima stordita, ha cominciato ad apprezzare ed è rimasta addirittura delusa quando i poster hanno cominciato a staccarsi dopo poche settimane. Ma d’altronde quasi tutta l’arte urbana è effimera e, chi proprio non ne ha potutto fare a meno, si è portato un pezzo di poster a casa.

Dal 16 marzo al 18 maggio la Galleria Doozo espone i lavori di Richard Kern. Dopo il successo genovese della mostra fotografica “New Shots”, gli scatti di Kern arrivano così a Roma.
Considerato fra gli esponenti più rappresentativi dalla cultura undergroud, l’artista statunitense indaga principalmente l’universo femminile, i suoi misteri e le sue debolezze, ricavandone veri e propri ritratti. Ragazze normali, non professioniste, divengono icone inconsapevoli di una sessualità implicita, giocosa e
ingenua, o portata all’estremo: immagini quasi rubate al privato, ma con la complicita fra chi osserva e chi si fa osservare. Una poetica che nel suo complesso tende a liberare il porno dal senso di colpa tipico della società cristiano-borghese, capaci per questo di polarizzare l’opinione pubblica e la critica.
Richard Kern è nato nel 1954 a Roanoke Rapids in North Carolina: vive e lavora a New York City. Negli anni ‘80 ha diretto alcune pellicole underground, ma a partire dagli anni ‘90 si è dedicato alla fotografia, dirigendo solo occasionalmente alcuni video musicali per gruppi come Marilyn Manson ed i Sonic Youth.
Il mito di Greta Garbo è per certi versi intramontabile, consegnato all’eternità del cinema. Milano ne celebra la vicenda intima e biografica, con Greta Garbo. Il mistero dello stile, una mostra voluta e organizzata dalla Salvatore Ferragamo, le cui fortune andarono di pari passo con quelle dell’attrice. L’allestimento inaugura domenica 28 febbraio alla Triennale di Cadorna.
In concomitanza con la settimana della moda, chi si trova a Milano potrà conoscere il guardaroba privato dell’attrice, i suoi costumi di scena più famosi, realizzati da Gilbert Adrian. Il percorso prosegue con una bella serie di fotografie che ritraggono La Divina e una sezione interamente dedicata al volto della Garbo, che il semiologo Roland Barthes ha inserito all’interno dei miti della modernità.
L’allestimento, a cura dello scenografo Maurizio Balò, sarà visitabile fino al 4 aprile e poi proseguirà - da maggio a settembre - al Museo Ferragamo di Firenze.