Dal 16 marzo al 15 aprile la galleria Magazzino d’Arte Moderna (Roma) inaugura “Il Sogno e la Promessa”, prima personale italiana di Aleksandra Mir.
A cura di Valentina Bruschi, la mostra è una selezione di circa 20 opere a tecnica mista su carta incorniciate con la foglia d’oro, che l’artista ha realizzato durante gli ultimi cinque anni vissuti a Palermo. Il tema, sviluppato in modo quasi ossessivo dalla Mir, è la conquista dello spazio. A quanto pare, piccolissima, le immagini del primo sbarco sulla luna si sono depositate indelebilmente nella mente dell’artista, che fra le sue prime performance diventa una “First woman on the Moon” (1999) per il trentennale dell’Apollo 11, mettendo in scena un primo atterraggio “femminile” su una spiaggia olandese, modificata per sembrare la superficie lunare e ripresa dai telegiornali locali. Altre opere simili vengono in seguito riprodotte nel 2004 (Garden of Rockets - Florida), nel 2006 (Gravity: un missile gigante creato con detriti industriali) e nel 2008 (Plane Landing: installazione gonfiabile che replica un aereo di linea lungo 20 metri, ancorato a terra ed in perenne fase di atterraggio).
È questa concatenazione di azioni e immagini che conduce la Mir alla serie Il Sogno e la Promessa in cui, utilizzando la tecnica del collage, due immaginari fortissimi collassano, sovrapponendosi: le raffigurazioni sacre e quelle dei viaggi nello spazio. Recuperate da mercatini dell’usato e negozi di articoli religiosi, le effigi sacre della cultura popolare diventano dei “ready-made” riprogettati a mano. Stampe antiche, ricordi della prima comunione, santini e madonne accostati a ritagli di immagini della NASA, di missili Shuttle e cosmonauti creano assonanze particolari (di forma e contenuto). Come le aureole dei santi così simili ai caschi degli astronauti, o il fumo dei razzi in partenza sosvrapposto alle nuvole celesti. O ancora la raggiera di luce che corona la testa di Gesù bambino identica al contorno dell’oblò di una navicella spaziale…
Gli allunaggi di Aleksandra Mir





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In occasione del MiArt-Now, la fiera d’arte contemporanea che si terrà dal 26 al 29 marzo, la galleria Spirale di Milano propone l’anteprima della mostra “Gli avanzi di Dio“, che inaugurerà castello Pozzi, nuovo polo museale milanese.
Il titolo e il tema della mostra si ispirano direttamente al libro “Daniel Spoerri gli avanzi di dio”, scritto da Matteo Maria Rondanelli, e sicuramente il protagonista sarà l’artista (classe 1930) romeno, uno dei fondatori, negli anni Sessanta, del Nouveau Realisme. Ma non solo: insieme alle sue opere si potranno vedere lavori di Andy Warhol, Mimmo Rotella, Hans Hartung.
Alessandro Valeri, Angelo Maineri, Ugo Nespolo e Helidon Xhixha, inoltre, saranno i protagonisti della sezione di Arte contemporanea (Contemporary). Un’ottima occasione per vedere una mostra che sarà preludio di un nuovo polo culturale di Milano, e per vedere opere di grande spessore.
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Bilancio pesantissimo per una piccola mostra di street art nel distretto di Fairfax, a Los Angeles: diversi colpi di arma da fuoco vengono esplosi e due uomini feriti. Tanto va l’arte alla gang, che la gang ci lascia lo zampino, sembra la triste morale di questo episodio di cronaca.
I due sono stati trasportati in un vicino ospedale e sono stati giudicati guaribili in pochi giorni, ma la paura è ancora dipinta sui volti dei visitatori dell’evento, che si sarebbero aspettati di dilatare le pupille solo gustandosi le opere d’arte esposte, e non il sangue sui vestiti degli attori di una performance inattesa.
Tutto è cominciato da un grave alterco fra due sponsor della mostra e due individui di etnia ispanica armati. Un’altra volta, la vita supera l’arte, nella corsa al realismo che le due ingaggiano da secoli.

A Napoli, presso la galleria “The Apartment“, si apre dal 14 al 30 aprile la mostra “Twins” dedicata all’artista altoatesino Arnold Mario Dall’O.
Al centro della mostra un’opera che raffigura due teschi di cervo gemelli allo specchio, modificati inserendo al posto delle corna, da un lato una lampada da tavola rivolta alla parete, dall’altra una ramificazione di soldatini di plastica rivestiti di nichel. I soldatini richiamano la violenza e la guerra che viviamo quotidianamente attraverso i media, la lampada è l’elemento dissonante dell’installazione, determinando una luce inversa che sembra promanare dal teschio. In tutto verranno esposte 15 opere fra quadri, sculture, disegni e installazioni.
Valerio Dehò, curatore del progetto espositivo e direttore artistico del Kunst Merano Arte e della rivista Art Key, sintetizza così la poetica dell’artista: “Il suo è un grande lavoro di sintesi e di raccordo tra immagini religiose, cultura popolare tirolese, atlanti di medicina, cronaca, pornografia, in una sorta di accumulo che sprigiona forza e interesse. Dall’O mette a confronto la cultura occidentale sempre ricca di fascino e poliedricità, con le sue trappole semantiche e le derive simboliche, ma anche con una straordinaria capacità di seduzione”.

Dal 12 al 31 Marzo la galleria Hybrida Contemporanea di Roma presenta Uemon Ikeda – Giasone e la bella Medea, a cura di Emanuela De Notariis. Nato in Giappone, Ikeda vive in Italia dagli anni ’70 e conduce la sua personale ricerca tra segno e parola.
Giasone e la bella Medea propone una serie di acquarelli in cui si distinguono forme di corpi e architetture, che poi quasi si perdono nella ricchezza del colore. Non c’è un racconto ma piuttosto il potere evocativo del ricordo. La memoria personale dell’artista che si concetizza e si espande, arrivando magari ad affiorare nelle teste dei presenti, del pubblico.
Poi un’installazione, in cui una pelliccia si staglia nello spazio fisico e concettuale della galleria e un filo rosso ne rappresenta la cornice organica, lo spazio delle relazioni. La stupenda, tragica, avventura di Giasone e Medea, prende forma attraverso rimandi e citazioni, nella promiscuità del presente.

Per celebrare il suo secondo anniversario, Rojo artspace di Milano presenta una collettiva che mette insieme più di 50 artisti che hanno collaborato con la galleria. Mirabilia, dall’11 marzo all’11 aprile 2010, propone una visione trasversale della creatività contemporanea a livello internazionale. Il titolo prende spunto dai Mirabilia Urbis Romae, gli antenati delle moderne guide di viaggio, che accompagnavano i pellegrini nell’esplorazione della città eterna.
Rojo Artspace – Global Network Alliance è un progetto che raccoglie 7 Gallerie consociate sparse per il mondo, tra Bruxelles, Helsinki, Parigi, New York, Barcellona, Berlino e Milano. Una rete di spazi e di professionalità che collaborano per curare il lavoro degli artisti, producendo mostre e diverse iniziative editoriali, come riviste e cataloghi d’artista.
L’inaugurazione a Milano in Via Tortona (civ. 17 -19) è prevista per giovedì 11 marzo alle 19 con opening sound-art a cura di SAE Live Class. Ci saranno lavori di pittura, grafica, illustrazione, fotografia, scultura, video, installazione e poesia visiva. Dopo il ’salto’ su continua, la lista completa degli artisti.
Dall’11 marzo al 24 aprile i delicati alberi dipinti da Lucas Reiner arrivano a Roma per una personale dedicata all’artista dalla Galleria Traghetto.
Reiner inizia la sua carriera di “ritrattista” di alberi metropolitani attratto dalla tenacia che questi esseri dimostravano nel sopravvivere alle condizioni di Los Angeles, sua città d’origine. Se parliamo di ritratti e non di paesaggi è per un motivo specifico. L’artista rimuove completamente il contesto e l’ambiente circostante, costringendo il nostro sguardo sulle forme insolite che gli alberi hanno assunto pur di resistere e continuare a vivere. In questo modo, querce e betulle dalle chiome recise e con i rami tagliati vengono assunte a metafora della straordinaria tenacia della natura nella lotta alla sopravvivenza.
E devo ammettere che davanti all’inquinamento, al traffico e ai pesanti interventi edilizi delle città provo il suo stesso stupore e ammirazione nel guardare gli alberi di Roma, sapendo che ci sopravviveranno.
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Dal 13 marzo al primo maggio la galleria ModenArte presenta una grande retrospettiva dedicata ad Alberto Burri. “Alberto Burri: Cellotex. La strategia della materia” raccoglie una decina di opere appartenenti al periodo ‘82-’93, quando il maestro, coerentemente con la sua poetica, si è dedicato a una materia assai originale, il cellotex, uno speciale composto industriale costituito da legno compresso, utilizzato nella costruzione dei tetti.
Il cellotex si piega alle esigenze dell’artista, gli offre delle superfici piane per esprimere incontri cromatici e lavorare, ancora una volta, su un materiale, sempre al centro delle opere di Burri; esso infatti è sempre soggetto, e non strumento, dell’opera d’arte (una parte di quelle esposte nella gallery sarà compreso nella mostra).
Ad accompagnare questo ciclo, opera matura di Alberto Burri (quando le realizzò aveva circa 70 anni), vi sono 20 serigrafie realizzate tra il 1986 e il 1988, a testimonianza di uno dei percorsi più eclettici e originali della storia dell’arte italiana di oggi.

In mostra fino al 3 aprile all’Area 24 Art Gallery di Napoli Liu Ren, classe 1980 e Lu Yuwei, classe 1977. Il primo reinterpreta il segno della crepa, che la cultura occidentale considera principio di decadimento. Per l’artista cinese la crepa è quella nel guscio d’uovo che si rompe e annuncia nuova vita. In questo processo si preserva il passato in sensazione del futuro.
Liu Ren propone l’immagine della crepa all’interno di una schematica serialità, in cui ogni volta scopre l’impossibilità di ridurre l’individuo. Lu Yuwei invece porta le sue figure tranquille e malinconiche, vincolate ai cardini della rappresentazione prospettica dei quadri.
Due artisti sicuramente interessanti, che, pur appartenendo a quella generazione che si è ‘occidentalizzata’, mantengono un’originalità di spirito e la capacità di mescolare e ricombinare elementi simbolici diversi.
Dei loro graffiti, Napoli ne è piena, ma al di fuori delle mura partenopenee pochi lo conoscono. Cyop & Kaf sono una coppia di writer napoletani, su cui ora vige il massimo mistero: c’è chi dice che in realtà il nome stia a rappresentare un collettivo; altri, invece, sostengono che siano due ragazzi con la passione dell’arte, che hanno studiato o studiano tuttora all’accademia d’arte.
Quel che è certo,è che i loro murales hanno riempito la città di Napoli, ne costellano i celebri vicoli e, spesso e volentieri, l’arredo urbano. Dalla tecnica fumettosa, arricchita da un bestiario, i loro lavori nascondono spesso un progetto sociale, collettivo, mirato a criticare la società in cui viviamo.
Nella gallery ne potete vedere alcuni esempi, ma per una volta Cyop & Kaf abbandonano la strada e approdano in galleria: fino al 9 aprile, alla galleria Overfoto di Napoli (ovviamente!) saranno presentati alcuni lavori raccolti nella mostra “Fuoco!”. Questa volta però niente bombolette o tele: i due (saranno poi due?) si sono confrontati con il “raku”, una tecnica giapponese di lavorazione della ceramica, mostrando una maturità non indifferente.