
Si presenta al pubblico per la prima volta 150NOISE , un interessante progetto dedicato al mondo dell’incisione. L’idea del fondatore, Antonio Vecchio, è quella di istituire una nuovo e virtuoso rapporto tra i luoghi tradizionale e virtuali dell’esibizione. Il progetto nasce come luogo d’incontro in rete, uno spazio web in cui gli artisti sono parte attiva di un processo di valorizzazione dell’arte grafica, con una particolare predilezione per la calcografia. All’interno del sito, gli artisti hanno la possibilità di relazionarsi tra loro ma anche con collezionisti ed appassionati, creando così un’effettiva rete di comunicazione.
Ma nello stesso giorno - sabato 11 febbraio - al lancio sul web di 150NOISE si affiancherà l’inaugurazione di un mostra vera e propria, curata da Antonio Vecchio e Vania Caruso e ospitata dalla Galleria 291 Est a Roma, in via dello Scalo San Lorenzo. Qui il visitatore potrà ammirare una selezione di opere realizzate dai sette “apripista” del movimento: Andrea Rinaldi, Antonio Vecchio, Fernando Di Stefano, Gianna Bentivenga, Giorgia Pilozzi, MariaPina Bentivenga, Sevak Grigorian. Le loro storie e le loro opere si possono scoprire sul blog parallelo al sito.
Artisti diversi tra loro che affrontano tecniche e tematiche differenti: dall’acquatinta al bulino, fino alla monotipia, antiche tecniche e nuovi materiali si sposano ed incontrano linguaggi contemporanei con lo scopo di conservare, divulgare e sperimentare. La grafica d’arte, finora percepita come noise- rumore di fondo, nel panorama artistico contemporaneo, vuole, con il movimento 150noise, diventare musica.
E’ senz’altro vero che nell’incisione si conserva una dimensione artistica in grado di unire tra loro suggestioni antiche e moderne. Prima fra le tutte le tecniche di “riproducibilità dell’opera d’arte”, secondo la lezione di Walter Benjamin, l’incisione è però ancora al di qua della produzione in serie dell’epoca industriale. Come ricorda Antonio Vecchio “a partire da una singola lastra calcografica, ogni stampa può far parte di una tiratura più o meno limitata. Tale aspetto è parte integrante dell’opera, così come le scelte tecniche e stilistiche, l’uso dei diversi materiali, di una o più matrici, la scelta di inchiostrare con colore o con il nero”. Ogni stampa è così a suo modo un pezzo unico, in cui si incrociano manualità e riproduzione meccanica.
Durante il vernissage gli artisti mostreranno dal vivo alcuni processi di stampa nel laboratorio della galleria stessa, dando vita ad una singolare performance creativa. La mostra è dunque anche un’occasione per conoscere meglio una tecnica artistica che ha alle spalle una solida storia e tradizione, ma che per molti è ancora un mondo tutto da scoprire.

L’illustratore olandese Esther Horchner dà un tocco artistico ai servizi da the in porcellana, con donnine al bagno dipinte direttamente su tazze, teiere e piattini. Un’idea semplice ma originale, che ha riscosso molto successo in rete. Questi set da the erotici forse non sono adatti al tradizionale rito familiare anglosassone, ma certo incontrano felicemente il gusto dei più giovani, che le trovano molto cool. Anche se lo stile del designer, come potete vedere, non è per nulla volgare, ma anzi decisamente raffinato e delicato.
Le ragazze di Horchner si adagiano nude nell’infuso in diverse posizioni lasciando i loro indumenti intimi, slip, reggiseni e pattine, sui bordi del piattino o nell’incavo del cucchiaino. Una di esse è dipinta nell’atto di otturarsi il naso con le dita, e così la figura sembra davvero prendere vita quando appare completamente immersa nel liquido. I set di porcellana si possono acquistare presso Dutchbydesign.com cliccando qui.

“Una mostra evento per ripercorrere la carriera del più celebre street artist del mondo”. Nella frase di lancio, Mondo Bizzarro strafà e dimentica se non altro Banksy, ma la promozione, si sa, ha le sue esigenze. L’uomo presentato dalla galleria romana che frequenta i mondi underground e “alternative”, si chiama Shepard Fairey, ma è celebre in tutto il mondo con il nome Obey, diventato a suo modo una sorta di brand. Paradossi del moderno situazionismo, che ha generato strategie incrociate come il guerrilla marketing, almeno da quando il No Logo di Naomi Klein è diventato a sua volta slogan e marchio, nonché grido di ribellione.
Obey, infatti, è come Banksy un artista politico, un rivoltoso dell’immaginario, sebbene il suo lavoro sia molto più composito, e a suo modo glamour, rispetto all’opera ’sporca’, performativa, irriducibile di Banksy. Più decorativo, formale, e meno d’impatto. Ed anche più digeribile. Ad esempio, il Fantomas della street art difficilmente potrebbe fare da megafono visivo a un qualsiasi candidato alle presidenziali, nemmeno se fosse un nero progressista come Barack Obama. Ciò che è invece capitato - anche se un po’ suo malgrado - a Obey, autore dell’ormai celebre manifesto di Obama stilizzato in blu e rosso, con la scritta HOPE. Una vera e propria icona contemporanea, che contribuì non poco alla riuscita stessa della campagna presidenziale, entrando al contempo e con forza nell’immaginario comune.
Comunque la si pensi bisogna riconoscere una grande sapienza nell’arte serigrafica di Obey. Un’occasione per ammirarla da vicino è data proprio da questa mostra di Mondo Bizzarro che “dopo la personale tributata allo street artist americano nel 2011, replica proponendo una retrospettiva che, tra opere in tiratura limitata e pezzi unici, conterà oltre 120 pezzi firmati da Obey, coprendo un arco temporale compreso tra l’ormai lontano 1997 e i nostri giorni”.

Nel primo Novecento - sotto lo pseudonimo di Tom Seidmann-Freud, spesso abbreviato semplicemente in “Tom” - Marta, l’eccentrica nipote di Sigmund Freud, ha illustrato una serie di meravigliosi libri per bambini. La donna si tolse la vita nel 1930, all’età di 37 o 38 anni, un anno dopo che il sucidio di suo marito. Il triste finale della sua esistenza non si riflette nel suo lavoro, avvolto da una carica sognante e a volte naif.
Marta era una personalità stravagante ed emotivamente instabile, che oltre ad adottare un nome maschile era solita vestirsi da uomo. Le sue opere hanno una grazia e una leggerezza rare; in esse sono spesso presenti persone e oggetti semplici, resi però in modo molto preciso con l’inchiostro, i contorni accuratamente riempiti con l’acquerello attraverso la tecnica grafica ‘au pochoir’, che prevede l’uso di stencil. Tra le opere dell’illustratrice Buch Der Hasengeschichten (Il libro di racconti del Coniglio, 1924), Die Fischreise (Il viaggio del pesce, 1923) e Il libro delle cose, con le poesie di Hayim Nachman Bialik, tutte edizioni piuttosto rare. Ve ne proponiamo una selezione. Per saperne di più visitate l’ottimo sito a lei dedicato.

Fino al 10 gennaio 2012 alla Galleria Area B di Milano è in mostra Massimo Gurnari con una personale dal titolo Live fast get rich. Un occasione per conoscere e apprezzare l’opera di questo talentuoso giovane autore. Gurnari mescola una grande quantità di stili e riferimenti grafici: dalla Pop Art, alla Lowbrow, dal Pop Surrealism al Tatoo, ma non mancano i richiami all’arte classica e al barocco.
La pittura, il tatuaggio, il fumetto, la grafica, il cinema e la musica sono il mondo da cui Gurnari estrapola segni di riconoscimento e stereotipi per alimentare il suo immaginario, che nonostante la grande varietà di influenze e rielaborazioni acquista una sua dimensione molto peculiare, personale. Nella sua personale alla Galleria Area B l’artista espone stampe, pitture, sculture e installazioni, e perfino una serie di T-shirt dala titolo Live fast get popular.
Massimo Gurnari è nato a Milano 1981. Dopo aver frequentato e poi abbandonato le scuole d’arte ha proseguito la sua formazione nei collettivi di Street Art e negli studi di tatuaggio, partecipando a diversi movimenti e sviluppando così i suoi principali interessi: “Il tatuaggio classico - dice Gurnari - e l’iconografia dal 1950 al 70 circa a cui attingo, rendono le mie opere “popolari”, di un linguaggio semplice ed immediato. E il loro aspetto “caotico” e pieno di elementi fa sì che ognuno di noi possa instaurare un rapporto privilegiato di memoria condivisa con una o più parti dell’opera. Più che un pittore mi sento uno stilista…annuso gli umori della gente e li tramuto in opere per le future collezioni…”

Albrecht Dürer. Le stampe della collezione di Novara, sarà in mostra all’Arengo del Broletto, fino al 28 febbraio 2012. E’ un’occasione unica per ammirare quella che lo studioso Paolo Bellini ha definito la più importante raccolta di incisioni di Dürer in Italia dopo quella conservata agli Uffizi di Firenze. Questa straordinaria raccolta di stampe, di quello che è stato forse il più grande maestro di incisione, giunse a Novara nei primi anni dell’Ottocento come lascito testamentario di Gaudenzio De Pagave, donato alla neonata Biblioteca Civica. La collezione, che Gaudenzio De Pagave ereditò a sua volta dal padre Venanzio, era raccolta interamente in un libro, poi smembrato in fogli separati e oggi finalmente restaurato (il lavoro certosino è stato affidato a Constantino Savio) e infine restituito al pubblico.
Il corpus comprende la serie in 16 stampe della Piccola Passione incisa a bulino, la Grande Passione (11 stampe) e la Piccola Passione su legno (36 stampe). A cui si aggiungono la serie della Vita della Vergine, con 19 stampe e 9 delle 16 stampe che compongono l’Apocalisse. Alcune di esse sono prive del frontespizio. Tra le incisioni singole la celebre Melenconia, il Mostro marino, il San Giorgio a cavallo e la danza de Il contadino e la moglie. Una dettagliata analisi critica e storica del lascito è stata redatta dall’esperto Paolo Bellini, con il contributo delle sue allieve Giulia Basilico e Francesca Mariano, e pubblicata nel catalogo della mostra per i tipi Interlinea.
Ve le ricordate quelle due pubblicità dei profumi di Chanel Egoiste e Egoiste Platinum, che vedevano come protagonista un bel dongiovanni moderno mezzo nudo e una schiera di splendide donne infuriate? Era l’inizio degli anni ‘90 e quegli spezzoni di trenta secondi arrivavano dritti dritti dalla creatività di Jean-Paul Goude, un “genio polimorfo” che ha attraversato quasi tutti i linguaggi dell’arte contemporanea traendone la sua personalissima interpretazione e servendosene, a volte persino indiscriminatamente. Occhio e voce di grandi marchi come Galeries Lafayette, Perrier, Citroën e designer dell’indimenticabile parata di ballerini e musicisti per il Bicentenario della Rivoluzione Francese, tenutasi sugli Champ Elysées il 14 luglio del 1989 sotto forma di “festa dei diritti dell’uomo”.
E’ proprio al lavoro di questo “spirito visionario”, pronto a saltare con estrema leggerezza da uno strumento all’altro, che è dedicata la prima retrospettiva parigina: “Goudemalion” presso lo spazio Les Arts Decoratifs di Rue de Rivoli, fino al 18 marzo 2012. Un percorso che “viene tutto dal disegno” come afferma lo stesso Goude, per trasformarsi in grafismo, illustrazione, fotografia, affiche, scultura, video… in ogni caso indubbiamente in un’opera d’arte dall’ideazione complessa. Come per la famosa “apologia dell’artificio” che fa fa retroterra alla French Correction, espressione coniata in occasione di un articolo pubblicato nel 1970 su Esquire, vera e propria teoria della correzione dei difetti morfologici attraverso protesi, che, come un Pigmalione contemporaneo, applicava alla trasformazione dei corpi delle sue stesse compagne. E’ un po’ la stessa operazione di “messa in valore” che l’artista effettuava con le sue incantevoli muse, una fra tutte la performer e modella giamaicana Grace Jones dalla quale ha avuto il figlio Paulo, soggetto privilegiato di numerosi, “esperimenti creativi” al limite dell’architettura.
![]()




Il bello della rete è che se hai un’idea valida e del talento per metterla in pratica, puoi rendere accessibile a tutti il tuo lavoro e ripagare i tuoi sforzi. Dave DeVries, illustratore e fumettista, ha messo su una pagina del suo sito tutta particolare, The Monster Engine. Il progetto è nato da una semplice domanda: cosa diventerebbe il disegno di un bambino se fosse dipinto realisticamente?
“Tutto ha avuto inizio nel 1998 a Jersey Shore - dice l’autore - dove mia nipote Jessica era solita riempire il mio sketchbook con degli scarabocchi. Mentre li fissavo, mi chiedevo se era possibile applicarvi colore, texture e sfumature per ottenere un effetto tridimensionale. Nel mio lavoro riproduco ogni giorno i personaggi dei fumetti Marvel e DC in una dimensione plastica, quindi perché non avrei potuto applicare queste stesse tecniche al disegno di una bambina? Non volevo intraprendere una ricerca che richiede anni di fatica, mi ha spinto solo la curiosità di vedere i disegni di Jessica prendere vita”.
Un esperimento del genere era stato realizzato dal nostro Erica il cane con il libro Potente di fuoco, in cui l’artista ha raccolto, confrontandoli tra loro, i suoi disegni di bambino con le riproduzioni degli stessi nel suo stile maturo.

Non c’è dubbio che il mondo degli anime sta all’opera di Takashi Murakami come il fumetto americano alla Pop Art di Roy Lichtestein e Andy Warhol. Con la differenza che in Murakami gli eroi del fumetto sono trasfigurati, estremizzati, perfino irrisi, senza che nulla si perda dell’autentica passione dell’artista per la cultura di massa, un processo di rielaborazione che fa esplodere nelle immagini e nelle sculture l”inconscio di carta’ dell’epoca contemporanea.
Ora “il più influente rappresentante della cultura giapponese contemporanea”, secondo la definizione di Time, il solo che abbia avuto il privilegio di stravolgere perfino lo scenario solenne della Reggia di Versailles con la sua arte ultrapop, espone una serie di opere che si concentrano proprio sul suo rapporto col mondo degli anime e dei manga. La mostra, Takashi Murakami and the Anime Revolution, è ospitata dalla galleria di Mondo Bizzarro a Roma, dal 3 dicembre al 10 gennaio 2012.
Accanto a una selezione di serigrafie dell’artista giapponese, saranno esposte anche un gran numero di tavole originale realizzate da alcuni fra i più importanti autori di cartoni animati del Sol Levante. In modo da stabilire un confronto, un dialogo serrato tra le figure di personaggi come Daytan, Gundam, Daltanious, Rocky Joe, e le rielaborazioni originali di Murakami.
![]()
Si chiama Icons Unplugged (icone acustiche) la nuova mostra di Luca Pignatelli ospitata dall’Istituto Nazionale per la Grafica nelle sale dello storico Palazzo Poli a Roma. Visibile fino al 5 febbraio 2012, la mostra presenta una serie di opere che riproducono meraviglie artistiche e urbane dell’arte classica, rielaborate e proiettate dentro scenari turbolenti, allo stesso tempo antichissimi e futuribili, che risentono delle attuali profezie del disastro. Tessuti, incisioni, materiali metallici, dipinti, quadri che diventano sculture. un insieme eterogeneo di tecniche e materiali sono utilizzati da Pignatelli come tasselli diversi al servizio di un unico discorso estetico, di grande intensità e potenza evocativa.
Come scrive Salvatore Veca nel catalogo della mostra: “L’opera di Luca Pignatelli genera un campo di tensione fra prossimità e distanza. La sua archeologia degli sguardi evoca la celebre immagine novecentesca dell’Angelus Novus che nella bufera si protende verso il futuro con il viso rivolto al passato. Per noi che siamo vacillanti, ci dice l’opera dell’artista, le icone della scultura classica sono il promemoria di un equilibrio perduto e perturbante, e le ferite e le crepe della città di Piranesi annunciano i segni della minaccia e dell’imminenza della bufera”.
La mostra è accompagnata dal film di Daniele Pignatelli, HOPE2 prodotto da Art’n Vibes e Collaterals Films e dalla pubblicazione edita da Umberto Allemandi, con testi di Luca Beatrice, Marina Fokidis, Maria Antonella Fusco, Antonella Renzitti e Salvatore Veca.