
Per uno street artist che diventa un motivo di orgoglio, anche per un paese come il Regno Unito, tanti altri vanno in galera. E’ una legge ormai stabilita del writing, del resto.
Certo, non si può proprio dire, giudicando dalle foto dei suoi “lavori”, che questo writer (che lavora in coppia con un “fidato” collega) sia un artista né fine né interessante. In più, invece di far acquisire valore agli oggetti e alle case che ha “taggato”, ha causato danni, e anche ingenti: più di 34.000 sterline in totale, pare.
I loro nomi sono Richard Markwick (19 anni) e Matthew Fowler (di 32), entrambi originari del Sussex, e hanno lasciato dietro di sé ben 250 “lavori” con la loro firma. Fra le vittime del loro estro non mancano colonnine del parchimetro, ospedali, sedi di associazioni caritatevoli. Dei demoni, in sostanza. Sono stati condannati, rispettivamente, a 15 e 18 mesi di reclusione. Sarà una fonte di ispirazione anche la prigione?

Se, per fare vostra “La donna nuda” irachena di Picasso (di cui vi avevamo parlato la settimana scorsa), avevate intenzione di muovere, o avevate già mosso, alcuni fra i vostri migliori contatti fra nel mercato nero mediorientale, stop alle telefonate, perché brutte notizie arrivano da Parigi.
Quello che si era temuto fin da subito è stato ufficialmente confermato dagli esperti del Louvre, e anche dai responsabili del Museo Nazionale del Kuwait, da cui il dipinto doveva essere stato sottratto, per mano di Saddam Hussein stesso, nel corso dell’invasione del 1990: “La donna nuda” è un falso.
Da una parte, il Kuwait dichiara di non avere mai posseduto quadri di Picasso prima dell’invasione irachena. Dall’altra, in fondo non c’era bisogno degli esperti del Louvre per rendersi conto dei gravi refusi contenuti in un’etichetta sul retro della tela:
“The nakede” (sic) and says it was “sold by the louvre to the musum” (sic) of Kuwait 1979″

Aggiornamento sulla notizia data ieri dell’invasione delle 500mila palline colorate di Graziano Cecchini.
Che l’evento fosse sponsorizzato era evidente per via dell’organizzazione, del video non casuale e dalle affermazioni dello stesso Cecchini. Ora, grazie a “Bloguerrilla” vengo a conoscenza degli sponsor ufficiali della performance. Si tratta della free press torinese “CronacaQui” e di un sito di suonerie “Zig“. Hanno confessato entrambi e c’è già la suoneria con video backstage sul sito della Zig (a destra in alto).
Grande visibilità per i due sponsor, ma l’evento artistico ci perde un pò a mio avviso, soprattutto grazie al video+suoneria della Zig, voglio dire è più artistica la pubblicità della Sony Bravia.
Mi rimangono due dubbi, e cioè:
Dopo la famosa e famigerata colorazione in rosso dell’acqua della Fontana di Trevi, Graziano Cecchini, artista romano esperto in provocazioni, questa volta ha fatto rotolare giù dalla celebre scalinata di Trinità dei Monti mezzo milione di palline colorate che hanno invaso la sottostante piazza di Spagna.
“E’ un’operazione artistica che documenta con l’arte il problema che abbiamo in Italia” ha dichiarato l’autore del gesto, che in quest’occasione è stato “aiutato” da uno sponsor dato il costo abbastanza elevato dell’operazione: circa 20 mila euro.
La scena surreale ha colpito positivamente molti ignari turisti e passanti che si sono portati a casa una pallina in ricordo dell’evento.
Da Repubblica.it

Tette, culi ed altre parti del corpo: non sto parlando di un vecchio film di Pierino, ma di alcuni “artisti” che al posto dei consueti pennelli utilizzano parti del proprio corpo. Ad esempio c’è Pricasso (dall’inglese prick: pene in termini un po’ più volgari) che esegue dignitosi ritratti con il suo pisello, altre due che utilizzano il seno, un tizio che si cosparge di colori il proprio deretano (c’è anche un filmato a riguardo) e udite udite, quella che esegue gradevoli composizioni astratte con il proprio sangue mestruale.
Il livello come potete ben capire non è proprio da accademia di belle arti, ma pensandoci bene mi chiedo, e chiedo a voi: sono peggio questi personaggi o Vargas che fa morire di fame un cane, o senza arrivare a tanto la mucca sotto formalina o il tovagliolo di Damien Hirst? O ancora Miss Kitty la scultura di Paolo Schmidlin che rappresenta il papa nei panni di un vecchio travestito? Si tratta ovviamente di una provocazione, ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.

Cito gli amici di Ecoblog per una notizia, a mio avviso disgustosa, che ci pone l’annoso problema dei limiti dell’arte. Guillermo Vargas un artista del Costarica, in una mostra svoltasi di recente a Managua (Nicaragua), ha esposto un cane randagio vivo, legato con una catena e lo ha lasciato morire di fame e di sete. L’opera era proprio questa: l’agonia della povera bestia.
Al di sopra una scritta in spagnolo fatta di crocchette che recitava: “Sei quello che leggi”.Durante la mostra chi ha tentato di avvicinarsi all’animale è stato allontanato in malo modo dal sedicente artista e dal personale. Sul sito di Oipa Italia ci sono altre immagini, altri dettagli e la possibilità di firmare una petizione contro questi abusi sugli animali. Un’opera del genere ripropone in modo evidente il problema del limite dell’arte: voi cosa ne pensate?

I detrattori dell’opera del multimilionario Damien Hirst avranno sognato chissà quante notti di vedere l’ultima trovata dell’artista, il celebre teschio tempestato di diamanti, gettata tra i rifiuti.
Ad accontentarli ci ha pensato una non meglio precisata artista che, durante l’esposizione di “For the Love of God”, con uno scatolone, una busta di spazzatura, e una copia senza diamanti del teschio, ha creato quest’installazione poi sistemata sul marciapiede di fronte alla galleria con l’originale.
Un’irriverente metafora che accosta inequivocabilmente Hirst alla parola trash e, in generale, il mondo dell’arte contemporanea a quello poco profumato della nettezza urbana.
D’altra parte De Andrè cantava “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior”.
via | patasign
Quei montanari di outdoorblog chiedono lumi sulla curiosa e poco ecologica arte del danese Marco Evaristti, recentemente fermato dalla gendarmeria francese mentre si apprestava a dipingere di rosso gli altissimi e purissimi ghiacci del Monte Bianco.
Documentandomi sul suo sito, ho scoperto che da tempo l’artista lavora ad un progetto di Land art il cui primo capitolo è stato scritto in Groenlandia, nel 2004. Lì, per protestare contro le scorie nucleari parcheggiate dagli Stati Uniti sull’isola danese, ha dipinto di rosso un iceberg, o meglio la punta di, con risultati direi abbastanza suggestivi.
Ciò non toglie che intervenire in maniera così invasiva in ambienti naturali unici è un atto di arroganza e di egoismo grave. Un comportamento che non può essere giustificato con parole tipo “shock art” e che piuttosto ricorda le gesta vandaliche dei danneggiatori di opere d’arte.
Continua a leggere: L'ego di Marco Evaristti tra ghiaccio rosso e polpette di ciccia
Il cantante inglese Pete Doherty, famoso anche per essere il fidanzato di Kate Moss, ha trovato un altro modo per farsi un po’ di pubblicità: ha esposto in una galleria di Notting Hill alcuni suoi quadri dipinti con una vernice alla quale ha mescolato il suo sangue. Il titolo della mostra è Bloodworks e, a giudicare dalle prime foto, le opere non sembrano dei capolavori assoluti.
Un moderno Don Chisciotte, che si firma semplicemente “G”, ha dichiarato guerra all’arte contemporanea, colpevole di essere diventata una grande frode, un circo messo in piedi da sedicenti artisti, galleristi, critici e commercianti al solo scopo di vendere spazzatura.
La sua arma è un post-it messo all’asta su eBay al prezzo base “ridicolamente alto” di un milione di dollari. Se acquistato, secondo il nostro ironico cavaliere errante, decreterebbe la morte dell’assurdo sistema. L’attacco è stato sferrato ieri attraverso il sito theendofmodernart.
Quindi se i meccanismi di un’arte sempre più assoggettata al mercato non vi convincono, potete aiutare G nella sua battaglia facendo un’offerta su eBay.
A partire da un milione, naturalmente.