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Impostori

Ecco Hanksy, Tom Hanks nei panni di Banksy

pubblicato da Lorenzo Mazza in: Street Art Impostori

Hanksy

Hanksy, i lavori di Banksy rivisitati con il volto di Tom Hanks e l’aggiunta di qualche frasina per rimanere nel contesto comunicativo. Mi perdoneranno coloro che sono capitati su queste pagine con l’idea magari di incontrare street art di qualità. No, qui non si tratta di un emulo di Banksy, ma di una parodia e essenzialmente un’operazione di ricerca di visibilità.

Vi chiederete perché ve ne parlo allora. Mi interessa scoprire che impatto ha la street art sulla società e sui linguaggi contemporanei. Il lavoro di Banksy, un mix di stencil art e comunicazione guerrilla, mastica e fagocita, ricombina. Se vogliamo quello che mette in scena l’artista di Bristol, quel meccanismo di disvelamento dell’opera che fa uso dell’ironia e del cinismo come principali chiavi di accesso, era anche una prerogativa di DadA ormai oltre un secolo fa.
Non so come funzionasse allora per gli emuli dei dadaisti. Ma oggi per la street art possiamo vederne davvero di ogni tipo. Artisti ‘contemporanei’ che utilizzano Banksy per ottenere celebrità ce ne è a bizzeffe. Ma almeno poteva far ridere la parodia in chiave pulp all’italiana, Lino Banksy. Adesso Hanksy, che forse farebbe meglio a dedicarsi agli eco-graffiti. Questo ricalcare Banksy lo trovo abbastanza fine a se stesso, poca ironia e poca attitudine ’street’. Ma a giudicare dalle ricerche su internet, sembra che piaccia molto agli americani, proprio per la sua ilare frivolezza.

Hanksy e Lino Banksy
Hanksy HanksyLino BanksyLino BanksyHanksy

Il parto in diretta della Kotak: nasce un bimbo, muore l'arte

pubblicato da Daniele in: Performance Impostori Eventi

La provocazione sembra diventare sempre più un obbligo per gli artisti contemporanei. Del resto in un mondo attraversato da un flusso di informazioni mai così enorme e veloce, per farsi notare bisogna strepitare, inseguire il gesto eclatante: così si finisce nel tritacarne mediatico e si alimenta il proprio mercato, secondo un’equazione che stringe arte e pubblicità in un abbraccio mortale. Andy Warhol stesso sarebbe sorpreso di scoprire quanto il quarto d’ora di celebrità è ormai ciò a cui aspirano allo stesso modo le persone comuni e gli artisti.

Tanto da varcare il confine che divide il peggior reality dalla galleria d’arte più trandy. Questa è la volta di Marni Kotak, che dopo aver reso pubblico il suo primo rapporto sessuale perfino il funerale di suo nonno, ora decide di partorire live nella galleria Microscope, proprio come accadde nel trashissimo palinsesto televisivo italiano. “La nascita di un figlio è la più grande forma d’arte” dice la Kotak, cancellando con una stupida battuta a effetto secoli di distinzione tra natura e cultura. Tutto il contrario dell’elaborazione tematica del voyeurismo approntata da Laurel Nakadate, di cui vi avevamo parlato ieri. Il problema qui non è l’eccesso o la provocazione - tra l’altro nel mondo ovattato, drogato e vaccinato di oggi questa non è nemmeno una provocazione ma una curiosità - il problema è l’estrema carenza di pensiero e di cuore. Se avete ancora dei dubbi, guardate nella foto il modo in cui la Kotak ha allestito la sua performance da ostetricia: lo squallore assale lo sguardo senza pietà.

Via | Repubblica

Marc Fumaroli: "Se questa è arte..."

pubblicato da Daniele in: Creatività Impostori Critici


Jeff Koons, Damien Hirst? Nient’altro che impostori. Gente che ha trasformato l’arte in un mercato narcotizzato, in cui, grazie all’intermediazione degli agenti finanziari, l’opera non è più riconosciuta per il suo valore estetico ma solo per quello monetario:

«La cosiddetta arte contemporanea esprime soltanto l’orgoglio smisurato di una ristretta élite che, per esibire la propria ricchezza, usa, oltre alle ville e agli yacht, opere dalle quotazioni astronomiche. I miliardari che acquistano queste opere non sono legati ad alcuna tradizione locale e non si preoccupano di sapere se le opere sopravviveranno nel tempo. Pensano solo al presente e al prestigio immediato, alla messinscena della loro fortuna e del loro successo. E’ un fenomeno senza precedenti, che non è assolutamente paragonabile alla grande stagione dei mecenati italiani del XVI secolo» [da un’intervista sul Venerdì di Repubblica].

Lo storico francese Marc Fumaroli, professore onorario del College de France e membro dell’Académie Française, non va molto per il sottile e il suo giudizio tranchant sull’arte contemporanea è destinato a far discutere. Ora il saggio in cui Fumaroli recita il suo j’accuse, Parigi-New York e ritorno, è stato pubblicato anche in Italia, da Adelphi. Non un semplice libello con intento polemico, ma un lungo ed erudito viaggio di circa 800 pagine nel mondo dell’arte, sorretto da un stile sferzante e coinvolgente. A partire dai suoi spostamenti tra vecchio e nuovo mondo, tra la culla della cultura e il potere imprenditoriale, Fumaroli ha tracciato una mappa della contemporaneità, basata sulla consapevolezza di essere tutti «presi e inghiottiti nell’esposizione universale, a getto illimitato e continuo, delle ultime attrazioni visive dell’arte delle arti contemporanee, il marketing».

Del panorama contemporaneo Fumaroli salva alcuni grandi pittori che, proprio in virtù del loro lavoro giudicato anacronistico, hanno faticato non poco ad emergere. Artisti come Anselm Kiefer e Lucian Freud. Per Fumaroli uno dei tratti essenziali del lavoro artistico è proprio l’aspetto manuale del processo creativo, il rapporto diretto e fisico della produzione, oggi sostituita dalla produzione tecnologica, seriale, industriale, che finisce per accomunare l’opera al feticcio, alla merce, al prodotto pubblicitario. Difficile liquidarla come una polemica sterile, nostalgica o passatista: c’è nel discorso di Fumaroli il nocciolo di una questione difficile da dirimire, che chi si occupa d’arte dovrebbe sentirsi in dovere di affrontare.

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Bob Dylan e i quadri copiati

pubblicato da Daniele in: Varie Pittura Fotografia Impostori

I quadri di Dylan e le foto originali
Robert Allen Zimmerman, al secolo Bob Dylan, non è solo musicista, poeta, scrittore e attore. Fin dal 1966, anno del suo incidente in motocicletta, Dylan ha cominciato a dedicarsi a tempo perso alla pittura, sviluppando per l’arte una passione parallela a quella musicale e letteraria. Dylan ha cominciato ad esporre le sue opere soltanto lo scorso anno e sembra che a convincerlo sia stata Ingrid Mössinger, curatrice del museo di Chemnitz, in Germania. Si è scoperto così che il musicista aveva realizzato e conservato nel corso degli anni una corposa collezione di dipinti, che hanno attirato l’attenzione di molti, non solo tra i fan.

Ma adesso il menestrello di Duluth è stato pizzicato da Guardian e New York Times a copiare i soggetti dei suoi dipinti. L’ultima mostra, infatti, esposta nella galleria Gagosian dell’Upper East Side di New York era stata presentata come “un diario per immagini” dei suoi viaggi in Oriente (Giappone, Cina, Vietnam e Corea) con “descrizioni di prima mano di persone, scene di strada, architettura e paesaggio”; finché sul blog Artsbeat del New York Times gli utenti hanno iniziato a scrivere di aver già visto quelle immagini da qualche parte. Si è scoperto così che Dylan aveva copiato molti dei suoi quadri da varie fotografie, alcune anche di autori molto famosi come Cartier Bresson e Dmitri Kessel.

In musica, anche se influenzato dal repertorio folk e da molti poeti, Dylan ha dimostrato una grandissima originalità e questo fuori dubbio. Lo stesso però non può dirsi della pittura e lo dimostra il fatto che questi soggetti non sono rielaborati cambiando il punto di osservazione o l’inquadratura: non si tratta cioè di suggestioni, ma di repliche fedeli. Questo, di per sé, non sarebbe neanche un fatto che sminuisce il senso di un’operazione artistica, a patto però che l’artista lo riveli in modo chiaro e leale. L’episodio presenta alcune analogie con il “caso Luttazzi”, sorpreso ad usare nei suoi monologhi battute di alcuni famosi comici americani, estrapolate ma copiate di sana pianta. Ma resta un mistero: come fanno degli autori famosi a copiare da altri autori famosi senza pensare che qualcuno prima o poi se ne accorga?

I quadri di Dylan e le foto originali
I quadri di Dylan e le foto originaliI quadri di Dylan e le foto originaliI quadri di Dylan e le foto originaliI quadri di Dylan e le foto originali

New York, un'ombra sul mercato dell'arte

pubblicato da Daniele in: Pittura Impostori Aste e Mercato

Robert Motherwell
Una battaglia legale su un presunto commercio di quadri contraffatti sta rivelando il lato più oscuro del mercato dell’arte. Da documenti di tribunale emerge che una delle gallerie d’arte leader a livello mondiale, la Knoedler di New York, è coinvolta nella vendita di presunte opere false di importantissimi artisti del Novecento americano, tra cui Jackson Pollock, Richard Diebenkorn e Robert Motherwell.

Anche la Fondazione Dedalus - dedicata proprio all’opera di Motherwell, uno dei massimi esponenti dell’espressionismo astratto - è coinvolta nel caso. Il mercante d’arte Julian Weissman sostiene che la Fondazione gli autenticò un dipinto di Motherwell, della serie Elegia spagnola (1953), il che gli consentì di vendere l’opera nel 2007 per 650mila dollari alla Killala Fine Art, una società irlandese, che ora ha sporto denuncia nei confronti di Dedalus e Weissman. La Dedalus ha ritirato la sua autenticazione soltanto in un secondo momento e i test scientifici effettuati quest’anno hanno rivelato in effetti la presenza nel dipinto di un tipo di colore che nel 1950 non era in uso.

Dedalus dice che il dipinto è un falso senza alcun valore. E accusa Weissman di “frode e disonestà”, perché non rivelò di aver acquistato l’opera da un mercante legato a persone accusate pubblicamente di presunto traffico di falsi. Weissman, dal canto suo, sostiene di averlo avuto da una principessa del Kuwait e nota collezionista. Il dipinto è solo uno dei sette Motherwells di dubbia autenticità che vengono citati nei documenti legali, tre venduti attraverso Weissman e quattro attraverso Knoedler. Killala Fine Art ora protesta per aver ricevuto un quadro senza valore, acquistato in seguito al giudizio positivo espresso dalla Fondazione Dedalus, espressamente “deputata a autenticare le opere di Motherwell” secondo Killala. Dedalus risponde di aver rilasciato soltanto una lettera con la propria, opinabile, valutazione e non una garanzia con valore legale, negando così ogni responsabilità.

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La shadow arts di Kumi Yamashita

pubblicato da penelope.di.pixel in: Installazioni Impostori Tecnica

Bellissima e delicata l’opera dell’artista giapponese Kumi Yamashita, capace di creare installazioni e vere e proprie sculture lavorando attraverso contrasti di ombra e luce e giochi di rifrazione.

Una manciata di numeri e lettere tridimensionali appoggiate su una parete generano la figura di una donna che si sporge da una ringhiera. Da una lastra di metallo emerge una figura umana in posizione riflessiva. Da una serie di profili ritagliati su carta e montati su un asse rotante, l’ombra prende vita e le labbra iniziano a muoversi, mettendo in scena un dialogo fra due teste (l’installazione si chiama appunto “Dialogue”). Tutto quando la lampadina si accende.

Nel video in alto - uno show televisivo giapponese - l’opera dell’artista viene mostrata in modo molto chiaro (il video è in lingua originale con sottotitoli in inglese) in un’atmosfera spiazzante (una sorta di quizz), inseme ad altre particolari tecniche utilizzate per disegnare diverse dalle ombre. Anche qui un lavoro di dettaglio minutissimo che vi lascio però scoprire.

Kumi Yamashita

Donna californiana condannata a 7 anni per vendita di arte contraffatta

pubblicato da Giovanni De Stefano in: Grafica Pittura Impostori Aste e Mercato


Kristine Eubanks, californiana di 52 anni, è stata condannata a 7 anni di reclusione per aver venduto, tramite aste televisive, più di 20 milioni di dollari di arte contraffatta, incluse diverse litografie di Marc Chagall e Pablo Picasso.

Il suo marito e collega, Gerard Sullivan, attende la sua sentenza per il 24 maggio e anche per lui è prevista una pena molto severa: fino a 6 anni. La loro galleria, la Fine Art Treasures Gallery, operava il venerdì e il sabato su due canali tematici, appartenenti ai network DirecTV e Dish Network.

I due hanno confessato di aver fatto stampare per conto loro parte delle opere, e di averne acquistate altre già contraffatte. Gli acquirenti ignari erano convinti che le opere d’arte provenissero da grandi vendite di collezionisti in crisi finanziaria, con bisogno di liquidità.

Da Anomolo Record a Ossigeno, intervista con Marco Fagotti

pubblicato da penelope.di.pixel in: Adv Creatività Impostori Artisti

marco fagotti, ossigenazioni

Vi presento oggi la bella intervista di Marco Fagotti. Seguo il percorso di questo artista che lavora nella Marche, a Osimo, ma sempre correlando la sua azione a network internazionali, dal 2005 circa. Un percorso che lo ha portato negli anni a creare l’etichetta indipendente Anomolo, sperimentando in anticipo forme di licensign libero sulla produzione musicale, evolvendosi nel MetaMusic Lab, fino a lanciare quelche settimana fa il suo nuovo progetto: Ossigeno.

Seguiremo con lui questa evoluzione: un’intensa riflessione sul significato e i modo di fare arte nel contemporaneo che muta, confrontandosi con le difficoltà e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Dalla necessità di abolire, prima di tutto mentalmente la forma palco, per arrivare ad “ossigenare”, rubando le sue parole, i tessuti sociali e urbani con micro-attivazioni performative che portino l’”arte alla gente e non la gente all’arte”. Questa immagine di organismo vivo, di cultura che scorre nel sistema vascolare infiltrandosi capillarmente nei nostri tessuti dandogli vita (ossigeno), è toccante. Ne traspare un profondo approccio ecologico alla realtà che rispetto sinceramente.

La foto in alto è “Face Off“, il primo progetto di Ossigeno: ricostruire un volto depurato di caratteristiche personali. I lavori saranno esposti nella gallery virtuale del sito e confluiranno in un’esposizione collettiva nella città di Osimo. La partecipazione è aperta e gratuita.

Buoona lettura.

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Più di un anno di carcere a testa per due writer inglesi da record

pubblicato da Giovanni De Stefano in: Varie Street Art Impostori


Per uno street artist che diventa un motivo di orgoglio, anche per un paese come il Regno Unito, tanti altri vanno in galera. E’ una legge ormai stabilita del writing, del resto.

Certo, non si può proprio dire, giudicando dalle foto dei suoi “lavori”, che questo writer (che lavora in coppia con un “fidato” collega) sia un artista né fine né interessante. In più, invece di far acquisire valore agli oggetti e alle case che ha “taggato”, ha causato danni, e anche ingenti: più di 34.000 sterline in totale, pare.

I loro nomi sono Richard Markwick (19 anni) e Matthew Fowler (di 32), entrambi originari del Sussex, e hanno lasciato dietro di sé ben 250 “lavori” con la loro firma. Fra le vittime del loro estro non mancano colonnine del parchimetro, ospedali, sedi di associazioni caritatevoli. Dei demoni, in sostanza. Sono stati condannati, rispettivamente, a 15 e 18 mesi di reclusione. Sarà una fonte di ispirazione anche la prigione?

La donna nuda "irachena" di Picasso è un falso

pubblicato da Giovanni De Stefano in: Pittura Impostori Musei


Se, per fare vostra “La donna nuda” irachena di Picasso (di cui vi avevamo parlato la settimana scorsa), avevate intenzione di muovere, o avevate già mosso, alcuni fra i vostri migliori contatti fra nel mercato nero mediorientale, stop alle telefonate, perché brutte notizie arrivano da Parigi.

Quello che si era temuto fin da subito è stato ufficialmente confermato dagli esperti del Louvre, e anche dai responsabili del Museo Nazionale del Kuwait, da cui il dipinto doveva essere stato sottratto, per mano di Saddam Hussein stesso, nel corso dell’invasione del 1990: “La donna nuda” è un falso.

Da una parte, il Kuwait dichiara di non avere mai posseduto quadri di Picasso prima dell’invasione irachena. Dall’altra, in fondo non c’era bisogno degli esperti del Louvre per rendersi conto dei gravi refusi contenuti in un’etichetta sul retro della tela:

“The nakede” (sic) and says it was “sold by the louvre to the musum” (sic) of Kuwait 1979″