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  <title>artsblog</title>
  <subtitle>Artsblog.it</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-02-14T03:08:15+00:00</updated>
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    <title type="html">Ecco Hanksy, Tom Hanks nei panni di Banksy </title>
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    <author>
      <name>Lorenzo Mazza</name>
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    <published>2012-01-13T08:15:46+00:00</published>
    <updated>2012-01-13T08:15:46+00:00</updated>
    <dc:subject>street-art</dc:subject><dc:subject>impostori</dc:subject><dc:subject>banksy</dc:subject><dc:subject>hanksy</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>lino banksy</dc:subject><dc:subject>parodia</dc:subject><dc:subject>street art</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Hanksy, i lavori di Banksy rivisitati con il volto di Tom Hanks e l&amp;#8217;aggiunta di qualche frasina per rimanere nel contesto comunicativo. Mi perdoneranno coloro che sono capitati su queste[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/8779/ecco-hanksy-tom-hanks-nei-panni-di-banksy"><![CDATA[<p><a href="http://www.artsblog.it/galleria/hanksy-e-lino-banksy/"><img class="post" src="http://static.blogo.it/artsblog/hanksy-e-lino-banksy/1BanksyHANKSY.jpg" alt="Hanksy " width="586" height="482" /></a><br clear="all" /></p>
<p><strong>Hanksy</strong>, i lavori di Banksy rivisitati con il volto di Tom Hanks e l&#8217;aggiunta di qualche frasina per rimanere nel contesto comunicativo. Mi perdoneranno coloro che sono capitati su queste pagine con l&#8217;idea magari di incontrare <a href="http://www.artsblog.it/tag/street art">street art</a> di qualità. No, qui non si tratta  di un emulo di Banksy, ma di una parodia e essenzialmente un&#8217;operazione di ricerca di visibilità.</p>
<p>Vi chiederete perché ve ne parlo allora.  Mi interessa scoprire che impatto ha la street art sulla società e sui linguaggi contemporanei. Il lavoro di <a href="http://www.artsblog.it/tag/banksy">Banksy</a>, un mix di stencil art e comunicazione guerrilla, mastica e fagocita, ricombina. Se vogliamo quello che mette in scena l&#8217;artista di Bristol, quel meccanismo di disvelamento dell&#8217;opera che fa uso dell&#8217;ironia e del cinismo come principali chiavi di accesso, era anche una prerogativa di DadA ormai oltre un secolo fa.<br />
Non so come funzionasse allora per gli emuli dei dadaisti. Ma oggi per la street art possiamo vederne davvero di ogni tipo. Artisti &#8216;contemporanei&#8217; che utilizzano Banksy per ottenere celebrità ce ne è a bizzeffe. Ma almeno poteva far ridere la parodia in chiave pulp all&#8217;italiana, <a href="http://www.artsblog.it/post/6675/lino-banksy-artista-di-streda">Lino Banksy</a>. Adesso <a href="http://hanksy.co.uk/">Hanksy</a>, che forse farebbe meglio a dedicarsi agli eco-graffiti. Questo ricalcare Banksy lo trovo abbastanza fine a se stesso, poca ironia e poca attitudine &#8217;street&#8217;. Ma a giudicare dalle ricerche su internet, sembra che piaccia molto agli americani, proprio per la sua ilare frivolezza.</p>
<p><a href='http://www.artsblog.it/galleria/hanksy-e-lino-banksy/'>Hanksy e Lino Banksy</a><br />
<a href="http://www.artsblog.it/galleria/hanksy-e-lino-banksy/1"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/hanksy-e-lino-banksy/thn_1BanksyHANKSY.jpg" alt="Hanksy " width="130" height="106" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/hanksy-e-lino-banksy/3"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/hanksy-e-lino-banksy/thn_hanksydog1.jpg" alt="Hanksy" width="130" height="71" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/hanksy-e-lino-banksy/4"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/hanksy-e-lino-banksy/thn_linobanksy.jpg" alt="Lino Banksy" width="130" height="101" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/hanksy-e-lino-banksy/5"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/hanksy-e-lino-banksy/thn_linobanksy2.jpg" alt="Lino Banksy" width="96" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/hanksy-e-lino-banksy/2"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/hanksy-e-lino-banksy/thn_hanksymaid.jpg" alt="Hanksy" width="108" height="130" /></a></p>
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    <title type="html">Il parto in diretta della Kotak: nasce un bimbo, muore l&#039;arte</title>
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      <name>Daniele</name>
    </author>
    <published>2011-10-10T14:24:19+00:00</published>
    <updated>2011-10-10T14:24:19+00:00</updated>
    <dc:subject>performance</dc:subject><dc:subject>impostori</dc:subject><dc:subject>eventi</dc:subject><dc:subject>birth of baby x</dc:subject><dc:subject>marc fumaroli</dc:subject><dc:subject>marni kotak</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[La provocazione sembra diventare sempre più un obbligo per gli artisti contemporanei. Del resto in un mondo attraversato da un flusso di informazioni mai così enorme e veloce, per farsi notare bisogna[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/7989/il-parto-in-diretta-della-kotak-nasce-un-bimbo-muore-larte"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/1846442986211bc3c19cb4b65abc24fa8176f0efb.jpg" class="post" border="0" align="left" width="272" height="400" alt="" />La provocazione sembra diventare sempre più un obbligo per gli artisti contemporanei. Del resto in un mondo attraversato da un flusso di informazioni mai così enorme e veloce, per farsi notare bisogna strepitare, inseguire il gesto eclatante: così si finisce nel tritacarne mediatico e si alimenta il proprio mercato, secondo un&#8217;equazione che stringe <a href="http://www.artsblog.it/post/7943/marc-fumaroli-se-questa-e-arte">arte e pubblicità in un abbraccio mortale</a>. Andy Warhol stesso sarebbe sorpreso di scoprire quanto il quarto d&#8217;ora di celebrità è ormai ciò a cui aspirano allo stesso modo le persone comuni e gli artisti.</p>
<p>Tanto da varcare il confine che divide il peggior reality dalla galleria d&#8217;arte più trandy. Questa è la volta di <strong>Marni Kotak</strong>, che dopo aver reso pubblico il suo primo rapporto sessuale perfino il funerale di suo nonno, ora decide di partorire live nella galleria Microscope, proprio come accadde nel trashissimo palinsesto televisivo italiano. &#8220;La nascita di un figlio è la più grande forma d&#8217;arte&#8221; dice la Kotak, cancellando con una stupida battuta a effetto secoli di distinzione tra natura e cultura. Tutto il contrario dell&#8217;elaborazione tematica del voyeurismo approntata da <strong>Laurel Nakadate</strong>, di cui vi avevamo parlato <a href="http://www.artsblog.it/post/7981/la-videoarte-disturbante-di-laurel-nakadate<br />
">ieri</a>. Il problema qui non è l&#8217;eccesso o la provocazione - tra l&#8217;altro nel mondo ovattato, drogato e vaccinato di oggi questa non è nemmeno una provocazione ma una curiosità - il problema è l&#8217;estrema carenza di pensiero e di cuore. Se avete ancora dei dubbi, guardate nella foto il modo in cui la Kotak ha allestito la sua performance da ostetricia: lo squallore assale lo sguardo senza pietà.</p>
<p>Via | <a href="http://www.repubblica.it/persone/2011/10/09/foto/l_artista_partorir_nella_galleria_d_arte-22948404/1/?ref=HRESS-2">Repubblica</a></p>
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    <title type="html">Marc Fumaroli: &quot;Se questa è arte...&quot;</title>
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    <author>
      <name>Daniele</name>
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    <published>2011-10-03T00:02:09+00:00</published>
    <updated>2011-10-03T00:02:09+00:00</updated>
    <dc:subject>creativita</dc:subject><dc:subject>impostori</dc:subject><dc:subject>critici</dc:subject><dc:subject>adelphi</dc:subject><dc:subject>arte contemporanea</dc:subject><dc:subject>marc fumaroli</dc:subject><dc:subject>mercato</dc:subject><dc:subject>parigi-new york e ritorno</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Jeff Koons, Damien Hirst? Nient&amp;#8217;altro che impostori. Gente che ha trasformato l&amp;#8217;arte in un mercato narcotizzato, in cui, grazie all&amp;#8217;intermediazione degli agenti finanziari,[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/7943/marc-fumaroli-se-questa-e-arte"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/reuters113178100210104931_big_01.jpg" class="post" border="0" width="586" height="352" alt="" /><br clear="all" />Jeff Koons, Damien Hirst? Nient&#8217;altro che impostori. Gente che ha trasformato l&#8217;arte in un mercato narcotizzato, in cui, grazie all&#8217;intermediazione degli agenti finanziari, l&#8217;opera non è più riconosciuta per il suo valore estetico ma solo per quello monetario: </p>
<blockquote><p>«La cosiddetta arte contemporanea esprime soltanto l&#8217;orgoglio smisurato di una ristretta élite che, per esibire la propria ricchezza, usa, oltre alle ville e agli yacht, opere dalle quotazioni astronomiche. I miliardari che acquistano queste opere non sono legati ad alcuna tradizione locale e non si preoccupano di sapere se le opere sopravviveranno nel tempo. Pensano solo al presente e al prestigio immediato, alla messinscena della loro fortuna e del loro successo. E&#8217; un fenomeno senza precedenti, che non è assolutamente paragonabile alla grande stagione dei mecenati italiani del XVI secolo» [da un&#8217;intervista sul Venerdì di Repubblica].</p></blockquote>
<p>Lo storico francese <strong>Marc Fumaroli</strong>, professore onorario del College de France e membro dell&#8217;Académie Française, non va molto per il sottile e il suo giudizio tranchant sull&#8217;arte contemporanea è destinato a far discutere. Ora il saggio in cui Fumaroli recita il suo j&#8217;accuse, <a href="http://www.adelphi.it/anteprima/69">Parigi-New York e ritorno</a>, è stato pubblicato anche in Italia, da Adelphi. Non un semplice libello con intento polemico, ma un lungo ed erudito viaggio di circa 800 pagine nel mondo dell&#8217;arte, sorretto da un stile sferzante e coinvolgente. A partire dai suoi spostamenti tra vecchio e nuovo mondo, tra la culla della cultura e il potere imprenditoriale, Fumaroli ha tracciato una mappa della contemporaneità, basata sulla consapevolezza di essere tutti «presi e inghiottiti nell’esposizione universale, a getto illimitato e continuo, delle ultime attrazioni visive dell’arte delle arti contemporanee, il marketing».</p>
<p>Del panorama contemporaneo Fumaroli salva alcuni grandi pittori che, proprio in virtù del loro lavoro giudicato anacronistico, hanno faticato non poco ad emergere. Artisti come <strong>Anselm Kiefer</strong> e <strong>Lucian Freud</strong>. Per Fumaroli uno dei tratti essenziali del lavoro artistico è proprio l&#8217;aspetto manuale del processo creativo, il rapporto diretto e fisico della produzione, oggi sostituita dalla produzione tecnologica, seriale, industriale, che finisce per accomunare l&#8217;opera al feticcio, alla merce, al prodotto pubblicitario. Difficile liquidarla come una polemica sterile, nostalgica o passatista: c&#8217;è nel discorso di Fumaroli il nocciolo di una questione difficile da dirimire, che chi si occupa d&#8217;arte dovrebbe sentirsi in dovere di affrontare.</p>
 <p>E&#8217; pur vero che l&#8217;arte moderna è nata proprio con l&#8217;affermazione della borghesia e delle banche (come testimonia anche <a href="http://www.artsblog.it/post/7633/quando-larte-salvava-lanima">l&#8217;interessantissima mostra Denaro e bellezza</a> in corso a Firenze in questi giorni), e che già allora il lavoro degli artisti si avviava a diventare un oggetto per ricchi collezionisti, con la funzione di favorire il prestigio di entrambi. Ma cosa accade quando l&#8217;arte agisce direttamente come una funzione o una variabile della finanza? Forse oggi viviamo un&#8217;epoca di smaterializzazione - e di conseguenza anche di perdita di un sistema etico di riferimento - tanto dell&#8217;economia quanto dell&#8217;arte. E allora è il caso di interrogarsi sul senso dell&#8217;opera d&#8217;arte, sul suo specifico creativo, sociale e di fruizione. E&#8217; il caso, insomma, di tornare ai fondamentali e uscire dalla riproposizione infinita, pur tra mille variazioni, della lezione di Duchamp e Warhol.</p>
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    <title type="html">Bob Dylan e i quadri copiati</title>
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      <name>Daniele</name>
    </author>
    <published>2011-09-29T11:58:24+00:00</published>
    <updated>2011-09-29T11:58:24+00:00</updated>
    <dc:subject>varie</dc:subject><dc:subject>pittura</dc:subject><dc:subject>fotografia</dc:subject><dc:subject>impostori</dc:subject><dc:subject>artsbeat</dc:subject><dc:subject>bob dylan</dc:subject><dc:subject>cartier bresson</dc:subject><dc:subject>gagosian</dc:subject><dc:subject>new york times</dc:subject><dc:subject>quadri copiati</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Robert Allen Zimmerman, al secolo Bob Dylan, non è solo musicista, poeta, scrittore e attore. Fin dal 1966, anno del suo incidente in motocicletta, Dylan ha cominciato a dedicarsi a tempo perso alla[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/7921/bob-dylan-e-i-quadri-copiati"><![CDATA[<p><a href="http://www.artsblog.it/galleria/bob-dyaln/"><img class="post" src="http://static.blogo.it/artsblog/bob-dyaln/184809066bc40f6d0f40c4983a8d8766e58e0d246.jpg" alt="I quadri di Dylan e le foto originali" width="586" height="238" /></a><br clear="all" /> Robert Allen Zimmerman, al secolo <strong>Bob Dylan</strong>, non è solo musicista, poeta, scrittore e attore. Fin dal 1966, anno del suo incidente in motocicletta, Dylan ha cominciato a dedicarsi a tempo perso alla pittura, sviluppando per l&#8217;arte una passione parallela a quella musicale e letteraria. Dylan ha cominciato ad esporre le sue opere soltanto lo scorso anno e  sembra che a convincerlo sia stata Ingrid Mössinger, curatrice del museo di Chemnitz, in Germania. Si è scoperto così che il musicista aveva realizzato e conservato nel corso degli anni una corposa collezione di dipinti, che hanno attirato l&#8217;attenzione di molti, non solo tra i fan.</p>
<p>Ma adesso il menestrello di Duluth è stato pizzicato da Guardian e New York Times a copiare i soggetti dei suoi dipinti. L&#8217;ultima mostra, infatti, esposta nella galleria <a href="http://www.gagosian.com/artists/bob-dylan/">Gagosian</a> dell&#8217;Upper East Side di New York era stata presentata come &#8220;un diario per immagini&#8221; dei suoi viaggi in Oriente (Giappone, Cina, Vietnam e Corea) con &#8220;descrizioni di prima mano di persone, scene di strada, architettura e paesaggio&#8221;; finché sul blog <a href="http://artsbeat.blogs.nytimes.com/2011/09/26/questions-raised-about-dylan-show-at-gagosian/">Artsbeat</a> del New York Times gli utenti hanno iniziato a scrivere di aver già visto quelle immagini da qualche parte. Si è scoperto così che Dylan aveva copiato molti dei suoi quadri da varie fotografie, alcune anche di autori molto famosi come Cartier Bresson e Dmitri Kessel. </p>
<p>In musica, anche se influenzato dal repertorio folk e da molti poeti, Dylan ha dimostrato una grandissima originalità e questo fuori dubbio. Lo stesso però non può dirsi della pittura e lo dimostra il fatto che questi soggetti non sono rielaborati cambiando il punto di osservazione o l&#8217;inquadratura: non si tratta cioè di suggestioni, ma di repliche fedeli. Questo, di per sé, non sarebbe neanche un fatto che sminuisce il senso di un&#8217;operazione artistica, a patto però che l&#8217;artista lo riveli in modo chiaro e leale. L&#8217;episodio presenta alcune analogie con il &#8220;caso Luttazzi&#8221;, sorpreso ad usare nei suoi monologhi battute di alcuni famosi comici americani, estrapolate ma copiate di sana pianta. Ma resta un mistero: come fanno degli autori famosi a copiare da altri autori famosi senza pensare che qualcuno prima o poi se ne accorga? </p>
<p><a href='http://www.artsblog.it/galleria/bob-dyaln/'>I quadri di Dylan e le foto originali</a><br />
<a href="http://www.artsblog.it/galleria/bob-dyaln/2"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/bob-dyaln/thn_184809095bc35e86dda0345ce825a6736cf9a021e.jpg" alt="I quadri di Dylan e le foto originali" width="100" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/bob-dyaln/3"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/bob-dyaln/thn_1848091040868eada4f904de7b0e87d2003852ab1.jpg" alt="I quadri di Dylan e le foto originali" width="85" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/bob-dyaln/4"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/bob-dyaln/thn_1848091207c3cf5eaf0df4df785b6890e56c824d2.jpg" alt="I quadri di Dylan e le foto originali" width="100" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/bob-dyaln/5"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/bob-dyaln/thn_1848091234a6d8f8dbe714048bacc5c7db025ebc7.jpg" alt="I quadri di Dylan e le foto originali" width="130" height="86" /></a></p>
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    <title type="html">New York, un&#039;ombra sul mercato dell&#039;arte</title>
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      <name>Daniele</name>
    </author>
    <published>2011-08-08T20:54:48+00:00</published>
    <updated>2011-08-08T20:54:48+00:00</updated>
    <dc:subject>pittura</dc:subject><dc:subject>impostori</dc:subject><dc:subject>aste-e-mercato</dc:subject><dc:subject>dedalus</dc:subject><dc:subject>jackson pollock</dc:subject><dc:subject>julia weissmanm</dc:subject><dc:subject>killala fine art</dc:subject><dc:subject>knoedler</dc:subject><dc:subject>robert motherwell</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/7468/new-york-unombra-sul-commercio-dellarte"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/SpanishElegy_01.jpg" class="post" border="0" width="586" height="465" alt="Robert Motherwell" /><br clear="all" /> Una battaglia legale su un presunto commercio di quadri contraffatti sta rivelando il lato più oscuro del mercato dell&#8217;arte. Da documenti di tribunale emerge che una delle gallerie d&#8217;arte leader a livello mondiale, la <strong>Knoedler</strong> di New York, è coinvolta nella vendita di presunte opere false di importantissimi artisti del Novecento americano, tra cui <a href="http://www.artsblog.it/tag/jackson+pollock">Jackson Pollock</a>, Richard Diebenkorn e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Motherwell">Robert Motherwell.</a></p>
<p>Anche la <strong>Fondazione Dedalus</strong> - dedicata proprio all&#8217;opera di <strong>Motherwell</strong>, uno dei massimi esponenti dell&#8217;espressionismo astratto - è coinvolta nel caso. Il mercante d&#8217;arte <strong>Julian Weissman</strong> sostiene che la Fondazione gli autenticò un dipinto di Motherwell, della serie <strong>Elegia spagnola</strong> (1953), il che gli consentì di vendere l&#8217;opera nel 2007 per 650mila dollari alla <strong>Killala Fine Art</strong>, una società irlandese, che ora ha sporto denuncia nei confronti di Dedalus e Weissman. La Dedalus ha ritirato la sua autenticazione soltanto in un secondo momento e i test scientifici effettuati quest&#8217;anno hanno rivelato in effetti la presenza nel dipinto di un tipo di colore che nel 1950 non era in uso.</p>
<p>Dedalus dice che il dipinto è un falso senza alcun valore. E accusa Weissman di &#8220;frode e disonestà&#8221;, perché non rivelò di aver acquistato l&#8217;opera da un mercante legato a persone accusate pubblicamente di presunto traffico di falsi. Weissman, dal canto suo, sostiene di averlo avuto da una principessa del Kuwait e nota collezionista. Il dipinto è solo uno dei <strong>sette Motherwells di dubbia autenticità </strong>che vengono citati nei documenti legali, tre venduti attraverso Weissman e quattro attraverso Knoedler. Killala Fine Art ora protesta per aver ricevuto un quadro senza valore, acquistato in seguito al giudizio positivo espresso dalla Fondazione Dedalus, espressamente &#8220;deputata a autenticare le opere di Motherwell&#8221; secondo Killala. Dedalus risponde di aver rilasciato soltanto una lettera con la propria, opinabile, valutazione e non una garanzia con valore legale, negando così ogni responsabilità.</p>
 <p>
Dalle carte del tribunale emerge che Weissman sarebbe stato in passato un venditore che agiva per conto di Knoedler e agente di molti artisti famosi, tra cui lo stesso Motherwell quando era in vita, e che avrebbe dovuto essere al corrente della falsificazione. L&#8217; avvocato di Weissman, Glenn Colton, dice invece che il suo cliente non avrebbe mai venduto in modo consapevole un&#8217;opera di dubbia autenticità. E un portavoce di Knoedler ha chiosato: &#8220;Speriamo che l&#8217;intera questione serva almeno a stabilire finalmente l&#8217;autenticità o meno di questi dipinti.&#8221;</p>
<p>Via | <a href="http://www.guardian.co.uk/artanddesign/2011/aug/07/forgery-row-robert-motherwell">The Guardian</a></p>
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    <title type="html">La shadow arts di Kumi Yamashita</title>
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    <author>
      <name>penelope.di.pixel</name>
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    <published>2011-02-27T11:23:23+00:00</published>
    <updated>2011-02-27T11:23:23+00:00</updated>
    <dc:subject>installazioni</dc:subject><dc:subject>impostori</dc:subject><dc:subject>tecnica</dc:subject><dc:subject>arte giapponese</dc:subject><dc:subject>contrasti di luce</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>kumi yamashita</dc:subject><dc:subject>ombra e luci</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Bellissima e delicata l&amp;#8217;opera dell&amp;#8217;artista giapponese Kumi Yamashita, capace di creare installazioni e vere e proprie sculture lavorando attraverso contrasti di ombra e luce e giochi[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/7006/la-shadow-arts-bi-kumi-yamashita"><![CDATA[<p><iframe title="YouTube video player" width="586" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/ulzyrV8IjE0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Bellissima e delicata l&#8217;opera dell&#8217;artista giapponese Kumi Yamashita, capace di creare installazioni e vere e proprie sculture lavorando attraverso contrasti di ombra e luce e giochi di rifrazione.</p>
<p>Una manciata di numeri e lettere tridimensionali appoggiate su una parete generano la figura di una donna che si sporge da una ringhiera. Da una lastra di metallo emerge una figura umana in posizione riflessiva. Da una serie di profili ritagliati su carta e montati su un asse rotante, l&#8217;ombra prende vita e le labbra iniziano a muoversi, mettendo in scena un dialogo fra due teste (l&#8217;installazione si chiama appunto &#8220;Dialogue&#8221;). Tutto quando la lampadina si accende.</p>
<p>Nel video in alto - uno show televisivo giapponese - l&#8217;opera dell&#8217;artista viene mostrata in modo molto chiaro (il video è in lingua originale con sottotitoli in inglese) in un&#8217;atmosfera spiazzante (una sorta di quizz), inseme ad altre particolari tecniche utilizzate per disegnare diverse dalle ombre. Anche qui un lavoro di dettaglio minutissimo che vi lascio però scoprire. </p>
<p><a href='http://www.artsblog.it/galleria/kumi-yamashita/'>Kumi Yamashita</a><br />
<a href="http://www.artsblog.it/galleria/kumi-yamashita/1"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/kumi-yamashita/thn_kumi.jpg" alt="" width="101" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/kumi-yamashita/2"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/kumi-yamashita/thn_kumi1.jpg" alt="" width="130" height="97" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/kumi-yamashita/3"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/kumi-yamashita/thn_kumiyamashita1.jpg" alt="" width="130" height="103" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/kumi-yamashita/4"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/kumi-yamashita/thn_kumiyamashita.png" alt="" width="130" height="101" /></a></p>
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    <title type="html">Donna californiana condannata a 7 anni per vendita di arte contraffatta</title>
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    <author>
      <name>Giovanni De Stefano</name>
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    <published>2010-04-08T12:37:17+00:00</published>
    <updated>2010-04-08T12:37:17+00:00</updated>
    <dc:subject>grafica</dc:subject><dc:subject>pittura</dc:subject><dc:subject>impostori</dc:subject><dc:subject>aste-e-mercato</dc:subject><dc:subject>arte contraffatta</dc:subject><dc:subject>arte falsa</dc:subject><dc:subject>kristine eubanks</dc:subject><dc:subject>marc chagall</dc:subject><dc:subject>picasso</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Kristine Eubanks, californiana di 52 anni, è stata condannata a 7 anni di reclusione per aver venduto, tramite aste televisive, più di 20 milioni di dollari di arte contraffatta, incluse diverse[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/5463/donna-californiana-condannata-a-7-anni-per-vendita-di-arte-contraffatta"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/chagall.png" class="post-h" border="0" width="432" height="285" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Kristine Eubanks, californiana di 52 anni, è stata condannata a 7 anni di reclusione per aver venduto, tramite aste televisive, più di 20 milioni di dollari di arte contraffatta, incluse diverse litografie di <a href="http://www.artsblog.it/tag/Marc Chagall">Marc Chagall</a> e <a href="http://www.artsblog.it/tag/picasso">Pablo Picasso</a>.</p>
<p>Il suo marito e collega, Gerard Sullivan, attende la sua sentenza per il 24 maggio e anche per lui è prevista una pena molto severa: fino a 6 anni. La loro galleria, la Fine Art Treasures Gallery, operava il venerdì e il sabato su due canali tematici, appartenenti ai network DirecTV e Dish Network.</p>
<p>I due hanno confessato di aver fatto stampare per conto loro parte delle opere, e di averne acquistate altre già contraffatte. Gli acquirenti ignari erano convinti che le opere d&#8217;arte provenissero da grandi vendite di collezionisti in crisi finanziaria, con bisogno di liquidità.</p>
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    <title type="html">Da Anomolo Record a Ossigeno, intervista con Marco Fagotti</title>
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    <author>
      <name>penelope.di.pixel</name>
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    <published>2010-03-25T11:06:10+00:00</published>
    <updated>2010-03-25T11:06:10+00:00</updated>
    <dc:subject>adv</dc:subject><dc:subject>creativita</dc:subject><dc:subject>impostori</dc:subject><dc:subject>artisti</dc:subject><dc:subject>arte a osimo</dc:subject><dc:subject>arte in rete</dc:subject><dc:subject>arte nella marche</dc:subject><dc:subject>face off</dc:subject><dc:subject>marco fagotti</dc:subject><dc:subject>metamisiclab</dc:subject><dc:subject>ossigenazioni</dc:subject><dc:subject>ossigeno</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Vi presento oggi la bella intervista di Marco Fagotti. Seguo il percorso di questo artista che lavora nella Marche, a Osimo, ma sempre correlando la sua azione a network internazionali, dal 2005 circa.[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/5319/da-anomolo-record-a-ossigeno-intervista-con-marco-fagotti"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/faceoff_testata.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="200" alt="marco fagotti, ossigenazioni" /><br clear="all" /></p>
<p>Vi presento oggi la bella intervista di Marco Fagotti. Seguo il percorso di questo artista che lavora nella Marche, a Osimo, ma sempre correlando la sua azione a network internazionali, dal 2005 circa. Un percorso che lo ha portato negli anni a creare l&#8217;etichetta indipendente <a href="http://www.anomolo.com/">Anomolo</a>, sperimentando in anticipo forme di licensign libero sulla produzione musicale, evolvendosi nel MetaMusic Lab, fino a lanciare quelche settimana fa il suo nuovo progetto: <a href="http://www.ossigenazioni.com/">Ossigeno</a>.</p>
<p>Seguiremo con lui questa evoluzione: un&#8217;intensa riflessione sul significato e i modo di fare arte nel contemporaneo che muta, confrontandosi con le difficoltà e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Dalla necessità di abolire, prima di tutto mentalmente la forma palco, per arrivare ad &#8220;ossigenare&#8221;, rubando le sue parole, i tessuti sociali e urbani con micro-attivazioni performative che portino l&#8217;&#8221;arte alla gente e non la gente all&#8217;arte&#8221;. Questa immagine di organismo vivo, di cultura che scorre nel sistema vascolare infiltrandosi capillarmente nei nostri tessuti dandogli vita (ossigeno), è toccante. Ne traspare un profondo approccio ecologico alla realtà che rispetto sinceramente.</p>
<p>La foto in alto è &#8220;<a href="http://www.ossigenazioni.com/content/news/Face_Off.aspx">Face Off</a>&#8220;, il primo progetto di Ossigeno: ricostruire un volto depurato di caratteristiche personali. I lavori saranno esposti nella gallery virtuale del sito e confluiranno in un&#8217;esposizione collettiva nella città di Osimo. La partecipazione è aperta e gratuita.</p>
<p>Buoona lettura.</p>
 <p>
<strong>- Marco Fagotti, brevi presentazioni con i lettori di ArtsBlog </strong></p>
<p>Domanda difficile. Chi sono? Vediamo un pò . Sono un musicista/compositore che per un eccesso innato di curiosità ficca il naso dove non dovrebbe ficcarlo. In altre parole sono uno che spesso non si accontenta di ciò che gli viene dato già &#8220;pronto&#8221; e se può si inventa scatolette magiche per inventarsi cose nuove. A volte queste scatolette funzionano bene, altre si rompono subito ma l&#8217;intenzione resta sempre la stessa. Non saprei definirmi diversamente. </p>
<p><strong>- Da Anomolo Records, a Metamusiclab ad Ossigeno: qual&#8217;è il filo che lega la tua sperimentazione e dove hai tratto ispirazione per il tuo ultimo progetto? Il titolo è affascinante&#8230; </strong></p>
<p>Sono uscito da Anomolo quando mi sono accorto che non poteva più portarmi dove la mia ricerca mi stava conducendo. Quel tipo di progetto non poteva essere trasformato in un&#8217;altra cosa (come avrei voluto), gli avrebbe tolto l&#8217;identità che si è costruito faticosamente nel tempo. Metamusiclab l&#8217;ho invece arrestata di proposito perché stava assorbendo completamente il mio tempo e non mi consentiva più di dedicarmi alla musica. Ho dovuto operare una scelta, o insegnare o riprendere a comporre e fare progetti. Ossigeno, oltre che essere una conseguenza dell&#8217;una e dell&#8217;altra esperienza, è un pò il riassunto di tutti gli incontri, le avventure e le riflessioni di questi ultimi anni, la sintesi di una visione dello scenario contemporaneo dell&#8217;arte che è maturata piano piano in mezzo alle delusioni, alle speranze e alla volontà di non dare mai nulla per scontato e guardare alle cose da angolazioni inconsuete per scoprirne il lato meno noto. Forse è questa intenzione costante che unisce i progetti che hai citato. </p>
<p><strong>- Parliamo di Ossigeno: cosa intendi quando lo definisci un &#8220;Progetto di ossigenazione per città contemporanee&#8221;?  </strong></p>
<p>Credo che la città, piccola o grande che sia, in quanto luogo di aggregazione sociale, debba tornare ad essere uno spazio creativo accessibile ai cittadini. Invece è spesso percepita come un ambiente ostile dove la creatività si blocca tra le maglie della burocrazia e degli uffici pubblici. In questo senso è necessario che le amministrazioni comunali interpretino i cambiamenti sociali in atto e adattino a tali modificazioni gli spazi che stanno amministrando. Ma soprattutto devono rendersi conto che vivacizzare culturalmente una città significa aumentarne il potenziale di crescita e ridurre la conflittualità e il distacco tra essi stessi e chi la abita. Siamo di fronte a profondi cambiamenti epocali che investono ogni aspetto della nostra vita e che a breve non lasceranno spazio a ripensamenti o a scelte anacronistiche; sono in molti a convenire sulla necessità di reinterpretare culturalmente i centri urbani in un&#8217;ottica che dia più spazio all&#8217;azione creativa. Ossigeno mira in parte proprio a questo, a riportare la cultura e l&#8217;arte tra la gente servendosi degli spazi dei cittadini in una forma meno convenzionale di quella che si è adoperata fino ad oggi. In altre parole l&#8217;obiettivo è il coinvolgimento diretto del pubblico negli eventi in una sorta di happening costante. Ciò determinerà delle scelte precise, prima fra tutte quella di coinvolgere artisti, me compreso, che siano disposti a scendere dal palco/altare sul quale si sono adagiati fino ad oggi per rimettersi in discussione, partendo da un livello più basso. Personalmente sono per l&#8217;abbattimento definitivo del palco come struttura ideale prima ancora che come rialzo fisico dal suolo. In questo modo e solo in questo modo si potrà ridare respiro all&#8217;arte, ossigenando attraverso di essa gli spazi che la gente abita e vive quotidianamente. Non mi sembra un&#8217;impresa impossibile. </p>
<p><strong>- La matafora fra arte e ossigeno è forte: nella frase di ispirazione del progetto sostieni che l&#8217;arte non si può sostituire all&#8217;ossigeno. Siamo destinati a respirare male. Qual&#8217;è il &#8220;sistema&#8221; che immagini e come agiscono le ossigenazioni in questo senso? </strong></p>
<p>Senza farmi delle false illusioni mi sono spesso interrogato sulla funzione dell&#8217;arte nella contemporaneità e sono arrivato alla conclusione che non esiste una linea unica di interpretazione, però esistono delle evidenze che il contesto storico ci indica e che non possiamo ignorare. L&#8217;arte è stata ridotta ad un bene di consumo e di profitto, qualcosa che concorre alla crescita del PIL di ogni paese industrializzato. Questa totale mancanza di rispetto verso di essa ha indotto le persone ad escluderla automaticamente dalla propria vita, a non vederne più i benefici, a trattarla come trastullo generico, un passatempo da supermercato. Una società incapace di riconoscere in essa, e nella cultura in generale per estensione, il segno tangibile della crescita intellettuale e spirituale della collettività, mi fa pensare ad un luogo dove l&#8217;arroganza, la prevaricazione e soprattutto la manipolazione delle masse sono condizioni normali. Forse non tutti se ne accorgono ma stiamo vivendo uno dei periodi più contraddittori della nostra storia, ciò che viene dato come oggetto di conquista della libertà individuale in realtà nasconde forme sofisticatissime di controllo delle coscienze e delle esistenze. Ecco, l&#8217;arte può aiutare anche a smascherare questi tranelli e stimolare le persone a vivere in maniera più armonica con se stessi e con gli altri poiché induce all&#8217;approfondimento e all&#8217;analisi critica attraverso la metafora dell&#8217;espressione. Però c&#8217;è da ricostruire uno scenario che è stato distrutto, ossidato, de-ossigenato dal sistema industriale e non lo si può fare sulla falsa riga di quello che avevamo. Bisogna sforzarsi di immaginarlo futuribile e compatibile con quello che sarà non con quello che è stato.  Internet e le nuove tecnologie ci possono aiutare in questo senso perché mirano a servire tutti indistintamente. Voglio dire: oggi un computer e l&#8217;acceso al web può averlo chiunque, ci sono aree nel mondo ancora scoperte, è vero, ma a quanto pare non passerà molto tempo affinché tutta la popolazione mondiale possa sfruttare alla pari queste risorse. Quanto al sistema di cui mi chiedi posso dire che le &#8220;ossigenazioni&#8221;, cioè le azioni di Ossigeno, sono interventi che mirano proprio a ri-ossigenare la città attraverso operazioni artistiche a cui i cittadini, se lo vogliono, sono invitati a partecipare, non da spettatori ma da protagonisti, costruttori dell&#8217;evento. Si tratta principalmente di invertire un procedimento standardizzato: portare l&#8217;arte alla gente anziché la gente all&#8217;arte, fargliela respirare con la stessa naturalezza con la quale ormai respira i gas di scarico delle auto. In questa dimensione i due termini del confronto, cioè l&#8217;artista e lo spettatore, si pongono sullo stesso piano di azione e l&#8217;opera che ne deriva è il risultato della loro interazione non dell&#8217;azione unilaterale del primo sul secondo. Il gesto, l&#8217;evento unico non industrializzabile, torna così ad essere un valore, una opportunità. Ci vorrà del tempo perché ciò si realizzi, prima bisogna sradicare un modo di pensare che ci portiamo dietro da centinaia di anni e nel frattempo impiantare il nuovo nelle giovani generazioni. E Ossigeno è un progetto che punta molto sull&#8217;interazione con gli studenti, specialmente con quelli che frequentano le scuole primarie dove puoi trovare ancora spazi da riempire. </p>
<p><strong>- Nel testo di presentazioni parli di un ritorno alla dimensione laboratoriale propria del feudalesimo e sembri concepire la crisi dei vecchi modelli di distribuzione come una possibilità: cosa ti senti di consigliare ad un giovane artista che inizia la sua carriera oggi? </strong></p>
<p>Non sono la persona più indicata per dare consigli ma se uno dei miei figli mi chiedesse una cosa del genere gli suggerirei di guardare ad internet con fiducia come ad una piattaforma reale dove poter sviluppare e comunicare la propria creatività e la propria arte, ma anche di imparare a manipolare il mezzo a proprio vantaggio, vantaggio non inteso necessariamente come qualcosa di monetario e speculativo. Gli consiglierei altresì di prendere coscienza che avere uno studio di produzione discografica, cinematografica o fotografica che sia, in forma virtuale all&#8217;interno del proprio computer, significa anche imparare a controllare da soli più processi creativi quindi imparare a fare molte cose diverse e di conseguenza assumersi tante responsabilità tutte insieme. Questo è un aspetto che nessuno mette così in evidenza perché crede che la tecnologia sia semplicisticamente una scorciatoia per ottenere determinati risultati. Di fatto la tecnologia ci complica la vita. Quando parlo di ritorno al medioevo intendo due cose: da una parte quello che ho appena detto, cioè il fatto che le nuove tecnologie ci costringono/consentono di controllare tutto il processo creativo, dall&#8217;altra che per affrontare il futuro bisognerà forse ritornare a forme di collaborazione estesa tra artisti, sostenere processi di collettivizzazione dell&#8217;arte. Un pò come accadeva nelle società medievali quando la costruzione di una cattedrale, prima che impegno di lavoro e fonte di guadagno, era l&#8217;espressione di una comunità che si apprestava a trasmettere un valore alle generazioni successive. Le tecnologie digitali facilitano il controllo individuale di più aspetti di un processo creativo ma eliminano anche il valore dell&#8217;oggetto, semplicemente perché l&#8217;oggetto non c&#8217;è più, è un insieme di codici che possono essere trasmessi ovunque tramite la rete; per un&#8217;opera ciò comporta l&#8217;annullamento del suo valore economico a favore però di quello espressivo, in linea di principio ovviamente. Guadagnare con l&#8217;arte sarà molto più difficile e di questo se ne deve prendere atto, ma sarà anche molto più facile convertirla in eventi unici senza l&#8217;intermediazione di nessuno. Se ci saranno poche risorse economiche per produrre un film o un album di musica, o qualunque altra opera creativa, si useranno tecnologie accessibili a tutti evitando investiementi stratosferici e si ricorrerà alla collaborazione orizzontale tra diversi artisti, al sostegno comune. Avere meno soldi non significa per forza accettare risultati minori come è vero il contrario. </p>
<p><strong>- Iniziative in programma per il prossimo futuro di Ossigeno </strong></p>
<p>Ci sono già delle &#8220;ossigenazioni&#8221; in via di definizione che saranno rese note nel tempo attraverso il sito. La prima già in atto si chiama FACEOFF. Abbiamo preso la fotografia di un volto e gli abbiamo tolto i caratteri somatici invitando chiunque a ricostruirla a modo proprio. Non ci sono limitazioni, i partecipanti possono farle di tutto. Le &#8220;metamorfosi&#8221;, le FACEOFF che arriveranno, verranno organizzate in un una mostra on line poi stampate ed esposte nella città di Osimo e in quelle che ne faranno richiesta. Ecco un modo economico, pacifico e originale di contrastare tutti quei luoghi comuni che vogliono il viso come elemento unico di affermazione individuale. Pensa un pò se si potesse riservare un trattamento simile ai volti noti della tv ogni volta che devono andare in onda: chi osannerebbe più facce ogni volta diverse? </p>
<p><strong>- Infine una curiosità: la homepage di ossigenazioni ha una foto in bianco e nero molto bella, quasi inquitante: chi è il soggetto e come lo hai scelto. Per un momento ho pensato che fossi tu ma forse mi sbaglio&#8230; </strong></p>
<p>Si ti sbagli, è una foto presa da un portale di fotografia (www.sxc.hu) dove utenti da tutto il mondo mettono gratuitamente a disposizione i loro scatti. Oggi è una vastissima banca di immagini alcune delle quali davvero molto belle. Quella a cui ti riferisci mi è piaciuta particolarmente e ho deciso di usarla per la home. Però non so quanto resterà li sotto perché il sito è studiato per cambiare dinamicamente immagine nel tempo.</p>
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    <title type="html">Più di un anno di carcere a testa per due writer inglesi da record </title>
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    <author>
      <name>Giovanni De Stefano</name>
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    <published>2010-03-12T17:21:24+00:00</published>
    <updated>2010-03-12T17:21:24+00:00</updated>
    <dc:subject>varie</dc:subject><dc:subject>street-art</dc:subject><dc:subject>impostori</dc:subject><dc:subject>carcere per writer</dc:subject><dc:subject>condannati writer inglesi</dc:subject><dc:subject>street art in inghilterra</dc:subject><dc:subject>street art in regno unito</dc:subject><dc:subject>vandali del sussex</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Per uno street artist che diventa un motivo di orgoglio, anche per un paese come il Regno Unito, tanti altri vanno in galera. E&amp;#8217; una legge ormai stabilita del writing, del resto.
Certo, non si[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/5291/piu-di-un-anno-di-carcere-a-testa-per-due-writer-inglesi-da-record"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/graffitarivandali.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="290" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Per uno <a href="http://www.artsblog.it/tag/banksy">street artist</a> che diventa un motivo di orgoglio, anche per un paese come il <a href="http://www.artsblog.it/tag/Regno Unito">Regno Unito</a>, tanti altri vanno in galera. E&#8217; una legge ormai stabilita del writing, del resto.</p>
<p>Certo, non si può proprio dire, <a href="http://www.theargus.co.uk/news/5056922.Prolific_Sussex_graffiti_vandals_jailed/">giudicando</a> dalle foto dei suoi &#8220;lavori&#8221;, che questo writer (che lavora in coppia con un &#8220;fidato&#8221; collega) sia un artista né fine né interessante. In più, invece di far acquisire valore agli oggetti e alle case che ha &#8220;taggato&#8221;, ha causato danni, e anche ingenti: più di 34.000 sterline in totale, pare.</p>
<p>I loro nomi sono Richard Markwick (19 anni) e Matthew Fowler (di 32), entrambi originari del Sussex, e hanno lasciato dietro di sé ben 250 &#8220;lavori&#8221; con la loro firma. Fra le vittime del loro estro non mancano colonnine del parchimetro, ospedali, sedi di associazioni caritatevoli. Dei demoni, in sostanza. Sono stati condannati, rispettivamente, a 15 e 18 mesi di reclusione. Sarà una fonte di ispirazione anche la prigione?</p>
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    <title type="html">La donna nuda &quot;irachena&quot; di Picasso è un falso</title>
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    <author>
      <name>Giovanni De Stefano</name>
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    <published>2009-08-31T10:00:39+00:00</published>
    <updated>2009-08-31T10:00:39+00:00</updated>
    <dc:subject>pittura</dc:subject><dc:subject>impostori</dc:subject><dc:subject>musei</dc:subject><dc:subject>la donna nuda di picasso</dc:subject><dc:subject>museo del louvre</dc:subject><dc:subject>museo nazionale del kuwait</dc:subject><dc:subject>picasso in iraq</dc:subject><dc:subject>picasso in kuwait</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Se, per fare vostra &amp;#8220;La donna nuda&amp;#8221; irachena di Picasso (di cui vi avevamo parlato la settimana scorsa), avevate intenzione di muovere, o avevate già mosso, alcuni fra i vostri[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/3839/la-donna-nuda-irachena-di-picasso-e-un-falso"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/donnanudapicasso.jpg" class="post-h" align="left" border="0" width="432" height="323" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Se, per fare vostra &#8220;La donna nuda&#8221; irachena di Picasso (di cui <a href="http://www.artsblog.it/post/3833/la-donna-nuda-di-picasso-ritrovata-in-iraq/">vi avevamo parlato</a> la settimana scorsa), avevate intenzione di muovere, o avevate già mosso, alcuni fra i vostri migliori contatti fra nel mercato nero mediorientale, stop alle telefonate, perché brutte notizie arrivano da Parigi.</p>
<p>Quello che si era temuto fin da subito è stato ufficialmente confermato dagli esperti del Louvre, e anche dai responsabili del Museo Nazionale del Kuwait, da cui il dipinto doveva essere stato sottratto, per mano di Saddam Hussein stesso, nel corso dell&#8217;invasione del 1990: &#8220;La donna nuda&#8221; è un falso.</p>
<p>Da una parte, il Kuwait dichiara di non avere mai posseduto quadri di Picasso prima dell&#8217;invasione irachena. Dall&#8217;altra, in fondo non c&#8217;era bisogno degli esperti del Louvre per rendersi conto dei gravi refusi contenuti in un&#8217;etichetta sul retro della tela:</p>
<blockquote><p>&#8220;The nakede” (sic) and says it was “sold by the louvre to the musum” (sic) of Kuwait 1979&#8243;</p></blockquote>
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