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Installazioni

Maximo Silencio em Paris - Novemila luci colorate a Rio

pubblicato da Barbara in: Installazioni

Se le vedi di giorno le 9.000 piccole luci installate dall’artista italiano Giancarlo Neri nella Praça Paris di Rio de Janeiro sembrano tante palline bianche da golf appoggiate sul prato in attesa di qualche giocatore gigante; la notte invece il prato scompare, il buio assorbe il panorama e finalmente appare l’istallazione in tutto il suo perchè.

Sotto il titolo di Maximo Silencio em Paris, miriadi di colori che attraversano tutte le gradazioni si alternano in un gioco di land art che attira ogni volta migliaia di persone (le precedenti installazioni erano al Circo Massimo di Roma nel 2007 e poi Madrid e Dubai).

Su Time Out Rio de Janeiro però apprendo anche un aneddoto interessante sulla genesi di quest’opera, che nasce casualmente da un’acquisto Ikea della moglie dell’artista; una lampada con al suo interno tanti bulbi luminosi di colori diversi. Di qui l’idea di disseminare di luci uno spazio pubblico, perchè per Neri l’arte deve essere gratis e a portata di tutti, questa installazione però è già conclusa, vedremo quale sarà la prossima location ad effetto.

Yayoi Kusama alla Tate Modern di Londra

pubblicato da Barbara in: Installazioni Pittura

Deve proprio essere l’anno di Yayoi Kusama, dopo l’apprezzatissimo progetto The Obliteration Room a Brisbane ecco una grande retrospettiva alla Tate Modern di Londra che inizia proprio oggi e sarà on stage fino al 5 giugno 2012.

Nel video che vedete qui sopra, (il trailer di un documentario a lei dedicato) la novantenne Kusama si definisce un artista d’avanguardia, che si pone di fronte alla tela con la mente sgombra e si lascia portare dal flusso delle idee che nascono nel momento in cui disegna; e quasi non traspare il suo passato sofferto (è lei stessa nel 1977 decide di rinchiudersi in un ospedale psichiatrico), quando dice: “io adoro tutto ciò che ho fatto“. Il pathos psichico viene come esorcizzato grazie alla ripetitività ossessiva dei famosi polka-dots e cerca una risposta inscatolando lo spettatore dentro ambienti immersivi, per fargli sentire fino in fondo la precisa confusione dell’artista.

In questo articolo la giornalista Jackie Wullschlager parla del parallelo tra Yayoi e Louise Bourgeois, entrambe protagoniste di un viaggio biografico dal rurale al cosmopolita, luoghi che però socialmente vedono sempre l’uomo come punto focale. Il surrealismo pop diventa allora l’arma o la lente per leggere le distorsioni di certi modi di vivere la relazione uomo/donna. La mostra appena inaugurata alla Tate è una grande -e spettacolare- occasione per conoscere meglio una delle più grandi artiste viventi contemporanee.

Le anime luminose di Fabrice Wittner

pubblicato da Anna Castiglioni in: Installazioni Street Art Fotografia Artisti

fabrice wittner

Quella di Fabrice Wittner è un’arte che sta a metà tra la fotografia e la street art. Il progetto che ha ideato si chiama Enlightened Souls ed è ancora in fase di sperimentazione, come dice lui stesso sul sito, e deve essere perfezionato. In molti, infatti, gli hanno mosso critiche sui lavori, soprattutto perché sembrano photoshoppati. Si tratta di una tecnica molto particolare, che parte dagli stencil fino ad arrivare a delle immagini olografiche.

Le “anime luminose” di Wittner sono quelle delle persone che hanno perso la vita a causa del sisma che ha devastato la città neozelandese di Christchurch il 22 febbraio 2011. Il fotografo ha voluto così rendere omaggio alla popolazione, creando questa forma d’arte dall’impatto emotivo molto forte e che riproduce a grandezza naturale le anime delle persone scomparse nei luoghi della loro città. Una seconda serie di opere è stata creata ad Hanoi, in Vietnam, dove Wittner ha ricreato immagini di bambini del nord del paese. Sono in programma anche altri progetti, di cui vi daremo aggiornamenti.

Enlightened Souls - Fabrice Wittner
Enlightened Souls - Fabrice WittnerEnlightened Souls - Fabrice WittnerEnlightened Souls - Fabrice WittnerEnlightened Souls - Fabrice Wittner

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Il 24 Hours Museum di Franceso Vezzoli

pubblicato da Barbara in: Installazioni

fondazione prada

L’artista del postmodernismo di matrice surreale, Francesco Vezzoli, ha creato un’installazione promossa da Fondazione Prada a Parigi che si chiama 24 Hours Museum; sarà possibile visitarla al Palais d’Iéna, gioiellino neoclassico dell’archittetto Auguste Perret, da martedì 24 gennaio a mercoledì 25 gennaio 2012 e sarà uno degli appuntamenti artistici più importanti dell’anno.

Per dare una nota di risalto all’evento, nel caso ce ne fosse bisogno, Vezzoli, che è uno degli artisti italiani contemporanei più conosciuti attualmente nel mondo, sull’onda dei dettami in stile pop-art promette a chiunque di avere un attimo -effimero in tutti i sensi- di celebrità. Come? Collegandosi al sito (sezione get your portrait) ed elaborando una versione del proprio ritratto.

Ma come sarà l’evento “reale” al Palais d’Iéna? L’artista ha voluto ricreare il substrato rituale delle convenzioni sociali più comuni per produrre occasioni di incontro tra le persone, così le opere in mostra (che giammai si possono definire in qualche maniera definitiva, a parte forse applicare loro la connotazione di “ibrido”) faranno da corollario baroccheggiante agli happening esclusivi o meno, previsti per le 24 ore di arte in divenire. Nell’attesa, teniamo d’occhio la pagina twitter dell’evento per vedere step by step cosa succede.

L'arte di Bilel Kaltoun in memoria della "Primavera araba"

pubblicato da Anna Castiglioni in: Installazioni Street Art Artisti

bilel kaltoun

Bilel Kaltoun è un giovane artista franco-algerino ed è l’autore delle opere che vedete in queste immagini. Non è famoso, ma indubbiamente coraggioso. Tanto da volare da Parigi a Tunisi per dare vita al progetto Zoo Project, nato in occasione di una data storica. Il 14 gennaio scorso cadeva infatti il primo anniversario dell’inizio della “Primavera araba“: quel giorno di un anno fa, il presidente tunisino Zine Abidine Ben Ali decide di abbandonare il potere e il paese. Così, dopo oltre un mese di rivolte di piazza con molti morti e feriti, si fa largo una concreta speranza per il futuro della Tunisia e dei paesi vicini. Uomo-simbolo del movimento tunisino è Mohamed Bouazizi, un venditore ambulante che il 17 dicembre 2010 si diede fuoco per protestare contro il sequestro da parte della polizia della sua merce.

Ed è proprio a Bouazizi, insieme a circa una quarantina di altri “martiri”, che il giovane artista vuole rendere omaggio con le sue opere. Opere che ritraggono tutte le persone morte affinché i loro diritti umani e di lavoratori venissero riconosciuti. Da poco meno di una settimana le vie di Tunisi e la Medina sono “invase” da 40 figure a grandezza naturale delle vittime. Sul suo sito ufficiale potete trovare tutte le immagini dello street artist e le ragioni che lo hanno spinto a ideare lo Zoo Project.

Zoo Project
Zoo ProjectZoo ProjectZoo ProjectZoo Project

Mentalgassi per Amnesty International

pubblicato da Anna Castiglioni in: Installazioni Street Art Artisti

Making The Invisible Visible“, rendere visibile l’invisibile, è lo slogan della campagna di sensibilizzazione promossa da Amnesty International in collaborazione con Mentalgassi, collettivo tedesco, e al team creativo di Lisa Jelliffe and Kirsten Rutherford. Il progetto nasce per dare risonanza ai casi della Letter Writing Marathon, maratona solidale di appelli per la difesa e il riconoscimento dei diritti umani in tutto il mondo. Quest’anno è visibile in 26 diverse locations di 6 paesi europei. Ogni installazione raffigura il primo piano di individui i cui diritti umani sono stati negati o abusati.

Ma non è immediatamente visibile: solo da una certa angolatura e se ci si avvicina alle sbarre delle recinzioni su cui sono “disegnati”. In pieno stile Mentalgassi, peraltro. Accanto ad ogni opera c’è una targa con la spiegazione di come sostenere le persone ritratte. Per dare il vostro contributo, qui trovate tutte le informazioni.

Mentalgassi per Amnesty International
Mentalgassi per Amnesty InternationalMentalgassi per Amnesty InternationalMentalgassi per Amnesty InternationalMentalgassi per Amnesty International

Via | I Love Street Art

Zim & Zou, scolpire con la carta

pubblicato da Barbara in: Installazioni Scultura

Zim & Zou sculture di carta

Il loro hamburger di carta spicca sulla cover di Icon Magazine, Zim and Zou sono due paper artists francesi -di Nancy- straconosciuti ormai per le loro sculture di carta colorata. Hanno realizzato, per dirne una, le belle installazioni per la pubblicità della Eni e la loro ultima fatica è sempre un soggetto pop, in colori fluo, con forme amiccanti.

Il giovane duo (Lucie Thomas e Thibault Zimmermann sono entrami venticinquenni) attinge all’immaginario consumistico anni ‘80, colorato, allegro, invitante; è il mondo fatato e illusorio del richiamo pubblicitario, della soddisfazione immediata di ogni impulso, della voracità visuale.

Per ritrovare quell’atmosfera basta vedere la serie Back to Basics, con le rivisitazioni degli oggetti culto degli anni ‘70/’80: la macchina fotografica instant Polaroid, il Gameboy, il primo, enorme telefono cellulare, il Walk-man e il floppy-disk. Lo sguardo insomma, è rivolto all’indietro, con una lente però che come spesso accade, tende ad edulcorare la realtà dei fatti. Sono spicchi di antropologia contemporanea, ma già che siamo in tema, se vi capita date un’occhiata ad Icon di febbraio 2012, è tutto dedicato alla cultura del cibo, vista in prospettiva design.

Zim & Zou sculture di cartaZim & Zou sculture di cartaZim & Zou sculture di cartaZim & Zou sculture di carta

Foto | Behance

Le pietre d'inciampo di Gunter Deming

pubblicato da Daniele in: Installazioni Scultura

Giunge alla sua terza edizione il progetto Memorie di inciampo a Roma, promosso dall’Associazione nazionale ex deportati. L’installazione è stata inaugurata nel Rione Monti, con una grande partecipazioni dei ragazzi di alcune scuole della capitale. L’originale intervento dell’artista tedesco Gunter Demnig prevede l’installazione di 72 stolpersteine (pietre d’inciampo) in memoria dei deportati razziali, politici e militari. Il primo di questi sampietrini - ricoperti da una placca dorata in superficie con l’iscrizione funeraria delle vittime - è stato piantato in via Urbana 2, in ricordo di don Pietro Pappagallo.

Il sacerdote, che insieme a don Morosini ispirò Rossellini per il personaggio di Aldo Fabrizi in Roma Città Aperta - procurò asilo a molti perseguitati durante l’occupazione nazista a Roma, e per questo fu assassinato alle Fosse Ardeatine nel 1944. Nei pressi della Chiesa in via Madonna dei Monti, Demnig ha poi installato - alla presenza tra gli altri di Riccardo Pacifici, presidente della Comunità Ebraica di Roma - venti sampietrini in ricordo dei familiari di Giulia Spizzichino, assassinati ad Auschwitz e alle Fosse Ardeatine. L’intero percorso dell’installazione itinerante si trova sul sito Memorie d’inciampo.

Stefan Gross - Sustainable Art

pubblicato da Barbara in: Installazioni


Mi piace la domanda che si pone l’artista Stefan Gross: ” l’arte è qualcosa di più di una forma come un’altra di spazzatura, è un tipo di spazzatura sostenibile o eco-friendly?”. La risposta è forse, ma poi come le ciliegie, una domanda tira l’altra e si finisce a incespicare sul concetto di durata degli oggetti, con amletici dubbi tipo: un oggetto che esiste da tempo, è già stato buttato o è da buttare?

Nella serie Sustainable Trash, Gross ha creato una serie di installazioni per indagare la zona grigia degli scarti culturali e materiali, si sofferma sulle necessità spirituali dell’essere umano, sui suoi bisogni più profondi.

Gli oggetti in questione, in prevalenza giocattoli, vengono “rivisti” dall’autore che vi aggiunge organi umani e li fa sciogliere e squagliare come a dire: “usami fintanto che ci sono”. Non si sa quanto dureranno queste cose, non si sa quanto a lungo ci piaceranno; la plastica -materiale everlasting o quasi- suggerisce la lunga distanza, ma il fattore umano si ribella all’ordine costituito e va alla perpetua ricerca di qualcosa di nuovo da buttare via.

"La tela nera" di Chiharu Shiota

pubblicato da Sara R. in: Installazioni Gallerie Artisti Mostre

Chiharu Shiota_la tela di ragno
Le opere di Chiharu Shiota assorbono letteralmente lo spazio che occupano e quasi se ne nutrono, in una maniera che sfiora il parassitismo. Sono grandi istallazioni di filo nero che sembrano impossessarsi velocemente di tutto ciò che ricoprono, dalle figure, agli abiti, alle stesse superfici, che perdono la loro stessa specificità, trasformandosi in meri supporti per una creatività traboccante. E non potrebbe essere altrimenti vista l’enorme energia che emana dall’artista, che è stata allieva di Marina Abramovic durante gli anni ‘90, e si cimenta nella produzione di “tele di lana di ragno” che prolungano l’a/essenza del suo corpo.

Un’estensione “Infinity”, già nella sua concezione, pensata per adattarsi ad ogni spazio reinterpretandolo e rivelando nuove possibilità di intreccio, che “ha posato i suoi chiodi” fino al 18 febbraio, presso l’Impasse Beaubourg della Galleria Daniel Templon di Parigi.

Perché in fondo si tratta di una specie di tessuto, che ha la trama irregolare della vita, con i suoi nodi, le sue differenze di densità, le sue prede catturate e le sue trasparenze e la cui forma stessa degli oggetti imprigionati la dice lunga sul significato della loro cattura. Strumenti musicali, vestiti di bambole, scarpe e letti che si “spogliano” della loro finalità primaria, per raggiungere lo statuto etereo delle visioni poetiche, tracciando una mappa dalle infinite possibilità, che disegna mille percorsi allo stesso tempo, mettendo in comunicazione esistenze solo apparentemente lontane.

Via | danieltemplon.com

Chiharu Shiota_la tela di ragno
Chiharu Shiota_la tela di ragnoChiharu Shiota_la tela di ragnoChiharu Shiota_la tela di ragnoChiharu Shiota_la tela di ragno