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  <title>artsblog</title>
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  <pubDate>Tue, 14 Feb 2012 05:28:18 GMT</pubDate>
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  <copyright>2004-2011 Blogo.it</copyright>
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    <title>MELTINGPOT. Tra formazione, produzione e mostre, il Cantiere Creativo della Fondzione D&#039;Ars</title>
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    <pubDate>Tue, 06 Dec 2011 14:49:45 GMT</pubDate>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/Meltingpot_Cantiere_Creativo.jpg" class="post" border="0" width="586" height="579" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Si è recentemente conclusa la prima edizione di un progetto emozionante che ha visto protagnisti cinque gruppi di giovani talenti delle new media art, in un percorso a cavallo fra formazione, produzione ed esposizioni.</p>
<p>Si tratta di <strong>MELTING<em>POT</em></strong>, il <a href="http://www.cantierecreativo.org">Cantiere Creativo</a> della <strong>Fondazione D&#8217;Ars</strong>. A raccontarcelo in questa bellissima intervista sono due delle quattro curatrici del procetto: <strong>Cristina Trivellin</strong> e <strong>Martina Coletti</strong>. Le abbiamo conosciute qualche anno impegnate nell&#8217;avventura di <a href="http://www.artsblog.it/tag/milano in digitale">Milano in Digitale</a>,  esperienza unica nel suo genere in Italia quale festival di arte digitale interamente dedicato ai giovani sotto i 35 anni. Cristina e Martina hanno trasformato la conclusione di quel percorso in un&#8217;opportunità per inventare un nuovo format: nasce così un progetto che dall&#8217;idea di festival sposta il suo asse sulla formazione, un Cantiere Creativo in cui i giovani artisti selezionati possono realizzare la propria opera con il supporto di esperti, teorici e tecnici. Le opere vengono non solo prodotte, ma anche esposte e comunicate: la FOndazione D&#8217;Ars offre i suoi spazi sia come &#8220;studio temporaneo&#8221; sia per l&#8217;evento conclusivo del progetto: per tutto il Cantiere il sito ufficiale dell&#8217;iniziativa offre inoltre uno spazio di pubblicazione dove un &#8220;diario personale&#8221; racconta e documenta l&#8217;evoluzione dell&#8217;opera.</p>
<p>Prima di lasciarvi alla lettura dell&#8217;intervista, voglio sottolineare come il format di MELTING<em>POT</em> coglie almeno due aspetti fondamentali: da un lato un buco formativo nel settore dei nuovi media (vi rimando per questo al <a href="http://www.artsblog.it/cerca/Interviewing%20New%20Media%20Art%20Didactics">ciclo</a> &#8220;Interviewing New Media Art Didactics&#8221; che abbiamo ospitato alcuni mesi fa); dall&#8217;altro una tendenza profondamente contemporanea dell&#8217;arte dove il processo di creazione è il nucleo proncipale dell&#8217;opera rispetto al prodotto. O meglio il processo &#8220;è&#8221; il prodotto.</p>
<p>Concludo con i miei migliori auguri a questo progetto e incrocio le dita insieme a Cristina e Martina sperando di scrivere presto un articolo sulla seconda MELTINGPOT - Edizione 2012.</p>


<p>
<strong>- Da Milano in Digitale a MELTINGPOT cantiere creativo per la new media art: come e quando nasce il progetto? </strong></p>
<p>L’idea di MIELTINGPOT (1) nasce come naturale sviluppo di un percorso che la Fondazione D’Ars Oscar Signorini onlus ha intrapreso nel 2006, quando è iniziata l’avventura di Milano in digitale. Questo, nato come concorso per artisti under 35 che lavorano con le nuove tecnologie, negli anni è divenuto una vera e propria piattaforma di eventi dedicati a queste forme d’arte: mostre, seminari, workshop… Dopo qualche anno, il network e il pubblico cresciuti intorno all’iniziativa ci hanno fatto capire quanto fosse alto anche nel nostro paese l’interesse per questo tipo di discipline artistiche sperimentali, come dire, non stavamo seguendo solo delle chimere! Tuttavia, di contro al consenso riscontrato soprattutto tra gli artisti e i docenti delle accademie, le istituzioni, come il Comune di Milano, tra i principali sostenitori di un’iniziativa totalmente gratuita per il suo pubblico, hanno pian piano chiuso i rubinetti. Abbiamo deciso di fare di necessità virtù: trovare un nuovo bando con cui sostenere l’iniziativa, anzi, una nuova iniziativa, qualcosa che potesse rinnovare le forme del concorso innestandosi nella piattaforma di Milano in digitale, sviluppandone la mission e condividendone il senso: promozione dei giovani artisti e delle forme d’arte legate alle nuove tecnologie, riassumendo con una parolaccia, la new media art.<br />
Non a caso nell’ultimo dei cinque cantieri previsti da MP è stato ospitato il vincitore dell’edizione 2011 del concorso Milano in digitale: un modo per sottolineare il filo che unisce le due iniziative che prendono linfa l’una dall’altra e alle quali lavora praticamente quasi lo stesso entusiasta team, composto principalmente da Viola Lilith Russi, Valentina Tovaglia e le sottoscritte Martina Coletti e Cristina Trivellin.</p>
<p><strong>- Perché &#8220;MELTINGPOT&#8221;? A cosa vi siete ispirate?</strong></p>
<p>Alla base di questo titolo c’è l’idea, non dichiarata ma che ha ispirato tutto il progetto, del crogiolo alchemico (pot) in cui dalla mescolanza e fusione di tutti gli ingredienti (melting) si ha alla fine un nuovo preziosissimo risultato. Un nuovo “oggetto” che solo alla fine del lavoro in cantiere inizia a vivere nel mondo inaugurando un proprio percorso…</p>
<p><strong>- Ci spiegate bene come funziona il Cantiere? </strong></p>
<p>L’intero progetto è articolato in cinque cantieri della durata di un mese e mezzo l’uno, ciascuno dei quali vede protagonista uno o un gruppo di artisti ai quali viene messo a disposizione un budget, un luogo fisico in cui lavorare (lo Studio D’Ars di via Sant’Agnese a Milano), degli esperti, teorici e tecnici per realizzare l’opera e la nostra esperienza negli aspetti di curatela e comunicazione per la mostra finale di ogni cantiere. La selezione degli artisti partecipanti si basa sulla valutazione dei progetti da loro proposti, considerando quali fattori determinanti la fattibilità (ovvero se un progetto è realizzabile nei tempi e con i mezzi messi a disposizione dal cantiere), la poetica e l’originalità nell’uso degli strumenti tecnologici. A decidere è il comitato scientifico del progetto che valuta una serie di proposte raccolte in collaborazione con alcuni docenti delle Accademie di Belle Arti del territorio regionale, ai quali viene chiesto di segnalare progetti e artisti. Docenti invitati per questa prima edizione di MP sono: Davide Anni, Pier Luigi Capucci, Francesco Monico, Domenico Quaranta.<br />
MP prosegue inoltre in un percorso di promozione delle contaminazioni tra arte, scienze e nuove tecnologie, tramite appuntamenti divulgativi trasversali aperti al pubblico quali workshop e conferenze e incontri pensati in relazione a quanto avviene all’interno dei cantieri. </p>
<p><strong>- Puntare sulla formazione: una scelta intelligente e contemporanea. Come hanno reagito i giovani artisti? </strong></p>
<p>In effetti passare dalla formula del concorso quale momento di osservazione su quanto in atto nel mondo dell’arte legata ai nuovi media alla formula dei cantieri creativi, ha riscontrato un notevole successo sia tra i giovani artisti coinvolti che tra gli esperti del settore come docenti e curatori che seguono da tempo le nostre proposte: se da una parte si perde l’aspetto quantitativo dei protagonisti coinvolti, dall’altra si guadagna la possibilità di andare a fondo nell’essenza di ogni opera realizzata, si entra davvero nel processo che svela tutte le fasi e gli aspetti di questo modo collaborativo di fare. Gli artisti sono subito entusiasti degli ingredienti messi in campo per garantire loro un sostegno non solo materiale, ma anche umano e professionale. Quanto spieghiamo sempre loro è che il cantiere rappresenta un luogo di incubazione dove ogni azione è finalizzata alla realizzazione di un’esperienza formativa, prima che alla creazione materiale di un’opera.</p>
<p><strong>- Esiste secondo voi realmente un&#8217;esigenza, un bisogno non soddisfatto nel settore della New Media art che le istituzioni non sono in grado di coprire?</strong></p>
<p>Questo è un problema ormai molto evidente: la sperimentazione artistica legata alle nuove tecnologie è in forte crescita e non è un fenomeno recente anche nel nostro paese. Molti artisti italiani raccolgono riconoscimenti nei festival, nei contesti istituzionali museali o accademici, nelle gallerie più importanti nel resto d’Europa, basti pensare a Berlino, Londra, Madrid e Barcellona, ma anche a paesi dell’est europeo, già da anni interessati a queste forme di avanguardia artistica. Poi ci sono le accademie di belle arti che quando riescono ad attivare indirizzi dedicati ad arte e nuovi media, registrano un grandissimo numero di iscritti che a volte, come nel caso dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, supera di molto quello degli iscritti ai corsi classici o lo supererebbero se non dovessero imporre il numero chiuso.<br />
Nonostante questo, i circuiti istituzionali dell’arte contemporanea, i curatori più in voga e a volte le direzioni stesse delle accademie, legate per lo più ai corsi classici, sono restii a considerare la cosiddetta <em>new media art</em> nei loro programmi culturali. Questo porta a una strozzatura delle possibilità espressive che se da una parte stimola a trovare sempre nuove vie nelle difficoltà, dall’altra rischia di mutilare gli artisti nella possibilità di completare un percorso e di portarli a dirigere le loro conoscenze in ambiti lavorativi lontani dall’arte o per lo meno da questo tipo di arte. Stessa cosa rischiano le piccole istituzioni o associazioni come la nostra che si impegnano nella loro promozione. Si stronca insomma ad una forma d’arte la possibilità di esserci.</p>
<p><strong>- Ci raccontate i protagonisti dei Cantieri Creativi che si sono susseguiti in questi mesi? A quando il prossimo? </strong></p>
<p>Ecco i nomi degli artisti coinvolti: Matilde De Feo con Tommaso Megale nel primo cantiere; il collettivo di Brescia R.A.M. composto da Francesco Fonassi, Michele Marelli, Daniel Pasotti, Giorgio Presti, Riccardo Rauseo e Corrado Saija, nel secondo cantiere; ospiti del terzo Alessandra Canale, Alexandre Cayuela Castilla, Elena Radice, Elisabetta Persano, Enrico Boccioletti, Giulia Palomba, Livia Mariani di Gruppo Asterisco; Virginia Carlocchia per il quarto cantiere e Cora Bellotto, Laura Malinverni nel quinto.<br />
Raccontare in breve i loro progetti potrebbe essere riduttivo, forse sarebbe più utile segnalare il sito www.cantierecreativo.org: qui ogni “titolare di cantiere” ha tenuto il proprio blog, in cui sono documentati il progetto e le fasi di realizzazione. Siamo state orgogliosissime delle cinque opere prodotte, che non sono passate inosservate e probabilmente cammineranno sulle proprie gambe verso altre manifestazioni e festival. MELTINGPOT  2010-2011 si è appena concluso: ora siamo in attesa di risposte sui finanziamenti per l’edizione 2012 dove sono previsti workshop più approfonditi e nuove location. Incrociamo le dita!</p>
<p>-  Infine un&#8217;ultima domanda. Salta agli occhi un dettaglio leggendo la presentazione del progetto: un team di curatrici tutto al femminile. Generalmente si tende ad associare la tecnologia all&#8217;identità maschile: un banale pregiudizio o c&#8217;è un fondo di verità? Cosa ne pensate lavorando a stretto contatto con i giovani?</p>
<p>Certamente un banale pregiudizio! Non solo, ricordiamo che nel 2006 i primi tre classificati di Milano in digitale erano per due terzi al femminile. Anche i cantieri hanno avuto una casuale maggioranza di “quote rosa”. Ma al di là di questi dati, crediamo fermamente che le buone idee non abbiano un sesso  ;-)</p>
<p>NOTE<br />
(1) &#8220;MELTINGPOT – cantiere creativo per la new media art&#8221; è un progetto promosso da Fondazione D’Ars Oscar Signorini onlus, con il contributo di Fondazione Cariplo, la sponsorizzazione tecnologica di EPSON e il Patrocinio di Regione Lombardia, settore Cultura, e Comune di Milano, Assessorato alla Cultura e Assessorato allo Sport e Tempo Libero.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.artsblog.it/post/8533/meltingpot-il-cantiere-creativo-della-fondzione-dars">MELTINGPOT. Tra formazione, produzione e mostre, il Cantiere Creativo della Fondzione D'Ars</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.artsblog.it">artsblog</a> alle 15:49 di martedì 06 dicembre 2011.</p>
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    <title>Artsblog incontra Impronta (del) Digitale 1.0</title>
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    <pubDate>Mon, 24 Oct 2011 16:29:09 GMT</pubDate>
    <dc:creator>penelope.di.pixel</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>arte a bolzano</category><category>arte e tecnologia</category><category>classe dell'arte</category><category>impronta (del) digitale 1.0</category><category>in evidenza</category><category>paolo fenu e nicola mittempergher</category>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><a href="http://www.artsblog.it/galleria/impronta-del-digitale-10-il-laboratorio-del-6-ottobre-con-studio-n03-01/"><img class="post" src="http://static.blogo.it/artsblog/impronta-del-digitale-10-il-laboratorio-del-6-ottobre-con-studio-n03-01/impronta4.resized.JPG" alt="" width="586" height="439" /></a><br clear="all" /></p>
<p>Da qualche tempo a Bolzano è nato un nuovo appuntamento dedicato all&#8217;arte contemporanea, <strong><a href="http://www.provincia.bz.it/cultura/temi/2627.asp">Classe dell&#8217;Arte</a></strong>. Non solo un interessante e corposo ciclo di incontri con filosofi, curatori, intellettuali del calibro di <strong>Alberto Abruzzese</strong> e <strong>Angela Vettese</strong>, ma anche un laboratorio sperimentale dedicato all&#8217;incontro fra arte e tecnologia: <strong>Impronta (del) Digitale 1.0</strong>. </p>
<p>Oggi ci occuperemo proprio di questo con <strong>Paolo Fenu e Nicola Mittempergher</strong>, giovanissimi curatori del progetto che ci hanno rilasciato una intervista bella e densa. Paolo e Nicola ci spiegano con dovizia di dettagli prima il senso generale dell&#8217;iniziativa Classe dell&#8217;Arte, a cura di <strong>Paola Tognon</strong>, per soffermarsi ampiamente sul laboratorio. Scopriamo che inizialmente la parte laboratoriale doveva occupare solo una giornata, ma la ricchezza di contenuti e di sperimentazioni in corso ha indotto infine gli organizzatori a concepire gli appuntamenti di Classe dell&#8217;Arte con una doppia faccia: da un lato gli incontri di discussione con professionisti di alto profilo, dall&#8217;altro la pratica concreta degli artisti. Il lavoro di Paolo e Nicola inizia però diversi mesi fa, con &#8220;Mart>mac, Master of Landscape, Art and Cultural Management&#8221; della Tsm di Trento: il loro progetto si concluderà con il report &#8220;Impronta (del) Digitale 0.0&#8243;. Il passo è dunque breve: questa ricerca converge nel laboratorio. Un vero successo, dal mio punto di vista, per chi ha orgnizzato il Master e un oportunità concreta per gli studenti, ma anche (per una volta lo possiamo dire) un circolo positivo innescato dalle istituzioni. </p>
<p>L&#8217;intervista prosegue con l&#8217;illustrazione degli appuntamenti che si susseguiranno nei prossimi mesi e con il racconto del primo laboratorio che si è svolto il 6 ottobre scorso (foto in alto e nella gallery), ma non voglio svelarvi tutto in questa breve presentazione. Un&#8217;ultima dovuta postilla prima di lasciarvi alle parole dei nostri curatori: qualche giorno prima dell&#8217;intervista ho avuto il piacere di incontrare Paolo e Nicola su Skype. Le loro sono dueque per me due facce, con le loro espresioni, l&#8217;intonazione della voce, i movimenti delle mani, il modo di mettersi davanti alla webcam, e dallo schermo ho percepito l&#8217;entusiasmo e la dedizione sincera verso un progetto che sentono e curano come una loro creatura. </p>
<p>Che dire: largo spazio ai giovani (lasciateli lavorare) e complimenti alla Provincia di Bolzano e alla Tognon per i segnali concreti in questa direzione.</p>
<p><a href='http://www.artsblog.it/galleria/impronta-del-digitale-10-il-laboratorio-del-6-ottobre-con-studio-n03-01/'>Impronta (del) Digitale 1.0: il laboratorio del 6 ottobre con studio N!03</a><br />
<a href="http://www.artsblog.it/galleria/impronta-del-digitale-10-il-laboratorio-del-6-ottobre-con-studio-n03-01/1"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/impronta-del-digitale-10-il-laboratorio-del-6-ottobre-con-studio-n03-01/thn_impronta4.resized.JPG" alt="" width="130" height="97" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/impronta-del-digitale-10-il-laboratorio-del-6-ottobre-con-studio-n03-01/2"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/impronta-del-digitale-10-il-laboratorio-del-6-ottobre-con-studio-n03-01/thn_impronta2.resized.JPG" alt="" width="130" height="97" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/impronta-del-digitale-10-il-laboratorio-del-6-ottobre-con-studio-n03-01/3"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/impronta-del-digitale-10-il-laboratorio-del-6-ottobre-con-studio-n03-01/thn_impronta3.resized.JPG" alt="" width="97" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/impronta-del-digitale-10-il-laboratorio-del-6-ottobre-con-studio-n03-01/4"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/impronta-del-digitale-10-il-laboratorio-del-6-ottobre-con-studio-n03-01/thn_impronta.resized.resized.JPG" alt="" width="97" height="130" /></a></p>


<p>
<strong>- Prima di tutto, come di consueto, Paolo Fenu e Nicola Mittempergher: brevi presentazioni con il pubblico di Artsblog.</strong></p>
<p>Paolo Fenu: mi occupo e interesso di arte a 360°. Mi sono sempre interessato di arte, senza sapere bene perché e da dove nasca questo interesse. Forse perché nell’arte intravedo la più grande possibilità di fare esperienza dell’ invisibile e dell’ inaudito, e in queste esperienze inumane, o “disumane” esser assolutamente vivo.<br />
Nicola Mittempergher: ho 28 anni e sono laureato in filosofia estetica con una tesi sul pensiero di G.Deleuze e F.Guattari nel suo rapporto con la musica. Sono da sempre interessato alle espressioni artistiche contemporanee e all’attualità di quelle del passato. </p>
<p><strong>- Classe dell&#8217;Arte&#8221;, un nuovo ciclo di appuntamenti dedicato all&#8217;arte contemporanea: ci raccontate il progetto in breve?</strong></p>
<p>La “Classe dell’ Arte” è un ciclo di appuntamenti il cui scopo è cercare di dare alcune risposte, o per lo meno suggestioni, ad alcune questioni che riguardano innanzitutto l’arte, ma che di riflesso si intrecciano strettamente all’attualità dei nostri giorni, alle politiche culturali, all’economia o alle relazioni sociali. Tutto questo attraverso il racconto diretto dei principali ricercatori e professionisti del mondo dell’ arte italiana, siano essi artisti, direttori dei musei, curatori o collezionisti. Così, attraverso le esperienze di chi ha fatto dell’arte contemporanea, ma anche del confronto tra l’arte contemporanea e l’arte del passato o del patrimonio artistico nazionale, il motivo della propria vita, tentare di avvicinare all’arte un pubblico più vasto e non solo specialistico, e magari, nel piccolo, rompere quell’autoreferenzialità e diffidenza nei confronti dell’ arte contemporanea.<br />
Il merito di ciò va, innanzitutto, alla curatrice del ciclo, Paola Tognon, con la quale collaboriamo per “La Classe dell’ arte”.</p>
<p><strong>- Siete i curatori di &#8220;Impronta del Digitale&#8221;: ci spiegate come nasce l&#8217;idea del lab e come si inserisce all&#8217;interno del ciclo?</strong></p>
<p>Inizialmente si era pensato di dedicare uno dei cinque appuntamenti della “Classe” al tema delle possibili ibridazioni tra arte e tecnologia. Quando abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto avevamo alle spalle la recente esperienza di una ricerca in quest’ambito, svolta per il Mart>mac, Master of Landscape, Art and Cultural Management della Tsm di Trento, che aveva portato alla compilazione di un report chiamato “Impronta (del) digitale 0.0”. Il titolo alludeva ai possibili innesti dell’analogico, il reale concreto, con il virtuale e digitale, e viceversa, caratteristica fondamentale dei nostri giorni, e alla rilevanza o peso che il tecnologico e digitale oggi acquistano sino ad incarnarsi nel tratto distintivo delle nostre singolarità. In “0.0” l’aspetto sul quale ci siamo maggiormente soffermati era principalmente la ricerca di quegli apparati o sistemi tecnologici attraverso i quali si esercita un potenziamento delle capacità conoscitive e di trasmissione dei contenuti in ambito artistico-espositivo, a partire dalla costruzione di architetture sensibili multimediali, interattive, e multisensoriali, sino agli utilizzi maggiormente creativi o più specificatamente artistici  degli stessi.<br />
Ritornando alla “Classe dell’ Arte”, sarebbe stato impossibile, in un’ unico incontro serale, anche solo accennare al panorama che si apre quando si parla di arte e tecnologia. Si è deciso così di creare un percorso parallelo, nei pomeriggi successivi a quegli incontri per affinità tematiche. Dallo “0.0” siamo di conseguenza passati all’ “Impronta (del) Digitale 1.0”, quattro incontri-laboratorio in cui oltre all’esperienza di fruizione di opere d’ arte tecnologicamente avanzate, si ha la possibilità di discutere con i professionisti del settore sull’origine e i possibili sviluppi del rapporto tra arte e tecnologia.</p>
<p><strong>- Quali sono gli obiettivi del progetto e quali quelli che vi ponete come curatori?</strong></p>
<p>Impronta (del) Digitale 1.0 è concepito come uno spazio informale nel quale gli artisti, i ricercatori e i professionisti invitati presentano i loro progetti: illustrandoli e soprattutto mettendo a disposizione dei partecipanti i dispositivi tecnologici che sono stati da loro sviluppati secondo quei presupposti teorici. Piuttosto che lezioni tradizionali, ovvero unidirezionali, l’idea di laboratorio include ed aspira alla massima interattività, sia rispetto ai relatori che nei confronti delle tecnologie stesse, che si possono provare in prima persona.<br />
I contenuti e le proposte sui quali ci siamo concentrati maggiormente, rispetto al nostro percorso precedente, riguardano gli aspetti più creativi del rapporto fra arte e tecnologia, laddove quest’ultima diviene strumento di espressione e veicolo di novità.  </p>
<p><strong>- A chi vi rivolgete (ovvero: quale pubblico vuole intercettare il laboratorio)? </strong></p>
<p>Da una parte, teniamo molto al fatto che il laboratorio sia aperto a tutti, persone di qualsiasi età e formazione che sono incuriosite dai temi affrontati e dalla possibilità di avvicinarsi in maniera inedita alle nuove tecnologie, ovvero attraverso la loro interconnessione con l’arte piuttosto che secondo le tipiche forme dell’intrattenimento, spesso poco sensibili ai contenuti. Dall’altra, è innegabile che individuiamo nei giovani un interlocutore ideale, in quanto posseggono un’attitudine che è per natura proiettata all’impiego “attivo” delle tecnologie (basti pensare ai blog e ai social network). Poiché il laboratorio esplora quelle che sono componenti irrinunciabili della loro vita, ci aspettiamo non solo di attrarre il loro interesse ma di suscitare ed esaltare degli spunti propriamente creativi. In ultima analisi, sconfinando così da una generazione all’altra, ci rivolgiamo anche agli studenti e ai professionisti (informatici, grafici, musicisti) che lavorano quotidianamente con le tecnologie e che potrebbero trovare l’occasione di intravederne degli sviluppi che, per la multidisciplinarietà propria dell’iniziativa, non avrebbero intuito autonomamente. </p>
<p><strong>- Temi e protagonisti degli incontri: una panoramica per i lettori.</strong></p>
<p>Due sono gli ambiti tematici che abbiamo focalizzato nel programmare l’iniziativa: uno più vicino all’informatica e al mondo aziendale, identificabile con l’interaction design; l’altro maggiormente rivolto alle applicazioni puramente artistiche escogitate con i new media. Per ogni laboratorio, il quale possiede un argomento specifico legato a quello dell’incontro de La Classe dell’Arte che lo precede, abbiamo tentato di alternare e compenetrare quei due settori di ricerca e di studio. Di fatto ci sarebbe risultato impossibile agire diversamente, in quanto il crinale che li separa in alcuni casi è davvero sottile ed impercettibile. Ad esempio, come considerare i lavori di N!03, un noto studio di allestimenti multimediali e interattivi, delle semplici e brute interfacce rispetto ai contenuti che mediano? Noi crediamo che l’intensità dell’esperienza immersiva che fanno vivere abbia un afflato poetico ed evocativo notevoli, che supera di gran lunga la mera presentazione di immagini e filmati a fini di approfondimento ed archivio. Il singolo appuntamento di Impronta (del) Digitale 1.0 prevede la presenza perciò di uno o più relatori il cui ambito di provenienza sia prettamente tecnico, integrata dall’intervento di un new media artist. E’ curioso notare come questi due tipi di approccio e di conoscenza si integrino e colmino l’un l’altro, dal punto di vista del pubblico che segue gli incontri, le lacune reciproche. Fra i protagonisti, oltre a Valentina De Marchi di N!03 che abbiamo già ricordato e che è intervenuta giovedì 6 ottobre al primo laboratorio, ci saranno Martin Romeo, un artista che presenterà la performance di danza interattiva “Label”, e il REFF – Romaeuropa Fake Factory, con un’installazione ed un workshop dedicati al remix e alla reinvenzione del reale attraverso l’assunzione di realtà aumentata “ARDrug”. Nicola Torpei, interaction designer e sviluppatore di applicazioni multi-touch, rappresenterà invece il settore più tecnico ed aziendale, e sarà anticipato da Julian Koschwitz, a sua volta interaction designer presso diversi centri nonché insegnante universitario, e seguito da Graziano Terenzi di AR-Media, la quale si occupa della valorizzazione del patrimonio culturale attraverso la realtà aumentata. Saranno infine con noi a Bolzano alcuni esponenti del mondo universitario e della ricerca accademica, nello specifico il MeLa Laboratorio Multimediale di Venezia, che è legato allo IUAV e sviluppa guide e percorsi multimediali attraverso sofisticate apparecchiature di rilievo architetturale con risultati notevoli anche da un punto di vista estetico, e Simona Caraceni, membro di ICOM, presso il quale è promotrice della commissione audiovisivi e nuove tecnologie.   </p>
<p><strong>- Racconto e riflessioni dal primo incontro. </strong></p>
<p>L’appuntamento del primo incontro dell’ Impronta (del) Digitale 1.0, lo scorso 06 Ottobre, riguardava in generale alcuni degli sviluppi della Human-computer interaction, evidenziando in particolar modo la tendenza per cui il rapporto uomo-macchina o uomo-computer avvenga nel modo più naturale possibile. Attraverso il doppio taglio che abbiamo tentato di dare agli incontri, sono stati presentati dal punto di vista espositivo, oltre ai già citati lavori dello studio N!03 nelle vesti di Valentina de Marchi, alcune delle applicazioni per mobile di visite interattive 3D  di spazi espositivi sviluppate da Sumeno srl. Insieme a Elisa Bernardoni e Marco Arizzi, giovani programmatori software e hardware presso questa società, è stato possibile approfondire le pratiche per l’ interpretazione e la progettazione di ambienti interattivi e introdursi all’ utilizzo di quei dispositivi come il Kinekt o Arduino che hanno fatto della natural interaction il loro punto di forza.<br />
Con l’ artista audiovisivo Andrea Santini, che per la prima volta ha esposto la sua ultima opera “Oscilla” in grandi dimensioni, il digitale ha letteralmente invaso gli spazi del Centro Trevi, il luogo in cui avvengono gli incontri.  Oscilla è un’installazione interattiva audiovisiva in cui gli utenti  interagiscono fisicamente all’interno di un’area attiva: a seconda della posizione e dei mutamenti di posizione, “Oscilla” genera dei suoni, i cui rapporti vengono visualizzati graficamente in base alla frequenza, fase e ampiezza. I livelli di lettura dell’ opera sono molteplici, così come molteplici sono state le reazioni del pubblico. Da atteggiamenti puramente ludici, o maggiormente meditativi, Oscilla, come un essere vivente, ha regalato in ogni modo, a noi come ai visitatori, la possibilità di fare esperienza delle dinamiche di gruppo, oltre che mostrare il potere dell’ arte interattiva e generativa: essere esplicitamente fruitori e creatori allo stesso tempo. La possibilità di operare delle innovazioni radicali nelle esperienze quotidiane, come, ad un livello più alto, nelle istituzioni, è una delle forme attraverso cui, a nostro avviso, l’arte contemporanea, nella forma dell’ibridazione tecnologica, può lasciar presagire i migliori frutti.</p>
<p><strong>- Ultima domanda: anticipazioni e sviluppi futuri del progetto.</strong></p>
<p>Da Impronta (del) Digitale 0.0 a Impronta (del) Digitale 1.0… non è complesso azzardare il modo in cui potrebbe (e dovrebbe, al fine di essere aggiornata ed attuale anche nel nome) proseguire questa serie! A dire il vero siamo ancora molto concentrati sui laboratori che avranno luogo fra ottobre e novembre, la fase di realizzazione è delicata e decisiva soprattutto per quanto riguarda la risposta da parte del pubblico, dal quale ci aspettiamo dei feedback preziosi al fine di orientarci e pensare concretamente alla prosecuzione del progetto. Ad ogni modo, se avremo la fortuna di esserne incaricati, porteremo Impronta (del) Digitale ad essere uno spazio per proporre dei workshop nei quali i partecipanti potranno sviluppare assieme dei veri progetti, istruiti nei rudimenti, seguiti nello sviluppo pratico e dotati della possibilità di accedere al luogo adibito anche al di fuori degli orari di “lezione”. La tematica sarà ancora legata all’esplorazione degli sconfinamenti fra arte e tecnologia, ma il tasso di interattività e di creatività saranno di gran lunga incrementati.   </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.artsblog.it/post/8137/artsblog-incontra-impronta-del-digitale-10">Artsblog incontra Impronta (del) Digitale 1.0</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.artsblog.it">artsblog</a> alle 17:29 di lunedì 24 ottobre 2011.</p>
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    <title>Illuminazioni a Palazzo Gargasole. Artsblog incontra Tiziana Frescobaldi</title>
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    <pubDate>Mon, 29 Aug 2011 08:13:24 GMT</pubDate>
    <dc:creator>penelope.di.pixel</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>arte a lecce</category><category>artisti a palazzo</category><category>illuninazioni</category><category>palazzo gargasole</category>
    <description>Ne avevamo parlato alla sua apertura e adesso, a mostra conclusa, eccoci con un intervista a Tiziana Frescobaldi (associazione Capo D&amp;#8217;Arte e promotrice) che ci parla della seconda edizione di[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/CortilePalazzoGargasole_01.jpg" class="post" border="0" width="586" height="573" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Ne avevamo parlato alla sua <a href="http://www.artsblog.it/post/7408/artisti-a-palazzo-garsole-2011-illuminazioni">apertura</a> e adesso, a mostra conclusa, eccoci con un intervista a Tiziana Frescobaldi (associazione Capo D&#8217;Arte e promotrice) che ci parla della seconda edizione di &#8220;Artisti a Palazzo: Illuminazioni&#8221;.</p>
<p>Ringrazio innanzitutto Tiziana per averci risposto nonostante il caldo, le ferie e l&#8217;impegno nella mostra che si è chiusa il 25 agosto. Tiziana ci racconta come il progeto nasca dalla volontà di 4 amici appassionati di arte contemporanea, decisi a portarla nel loro Salento. E non solo. Le due cose che mi avevano particolarmente colpito del progetto erano la location e il fatto che un antico palazzo riaprisse al pubblico espressamente per accogliere l&#8217;esposizione, una porta fra presente e passato e un&#8217;intelligente forma di recupero. Scopro che proprio questa idea di riscoperta e recupero di edifici e luoghi storici è una delle forze motrici del progetto: Palazzo Gargasole è infatti un edificio abbandonato che rivive proprio grazie all&#8217;impegno dell&#8217;associazione nei giorni del festiva e, grazie a questo, ritorna accessibile ai cittadini.</p>
<p>Interventi di questo tipo ci fanno riflettere sulle immense possibilità di applicazioni in un paese come il nostro così ricco di storia e urbanizzazione. Buona lettura e in bocca al lupo a Tiziana e alla sua associazione per le prossime edizioni.</p>
<p><a href='http://www.artsblog.it/galleria/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/'>Illuminazioni a Palazzo Gargasole</a><br />
<a href="http://www.artsblog.it/galleria/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/1"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/thn_Zielony3.jpg" alt="Illuminazioni a Palazzo Gargasole" width="130" height="87" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/2"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/thn_Zielony.jpg" alt="Illuminazioni a Palazzo Gargasole" width="130" height="86" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/3"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/thn_SarahCirac_LenergiavisibileelenergiainvisibiledellaTerra.jpg" alt="Illuminazioni a Palazzo Gargasole" width="130" height="65" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/4"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/thn_RiccardoPrevidi_WalkingClouds2.jpeg" alt="Illuminazioni a Palazzo Gargasole" width="130" height="86" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/5"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/thn_RiccardoPrevidi_WalkingClouds.jpeg" alt="Illuminazioni a Palazzo Gargasole" width="130" height="86" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/6"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/thn_Mario_Airo_Odeperunademocraziadiretta.jpg" alt="Illuminazioni a Palazzo Gargasole" width="130" height="92" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/7"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/thn_Mario_Airo_Cinquemilionicinquecentomila.jpg" alt="Illuminazioni a Palazzo Gargasole" width="130" height="92" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/8"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/thn_inaugurazioneArtistiaPalazzo2010.jpg" alt="Illuminazioni a Palazzo Gargasole" width="130" height="97" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/9"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/illuminazioni-a-palazzo-gargasole/thn_FrancescoArena_pannellospaccatoconaureola.jpg" alt="Illuminazioni a Palazzo Gargasole" width="94" height="130" /></a></p>


<p>
<strong>- Artisti a Palazzo, seconda edizione: come nasce l&#8217;idea di questa rassegna?</strong></p>
<p>L&#8217;idea di quttro amici appassionati di arte che hanno voluto portare nell&#8217;estremo sud del salento delle testimoninaze significative dell&#8217;arte contemporanea  facendo rivivere spazi bellissimi e al tempo stesso dimenticati e abbandonati. </p>
<p><strong>- Associazione Capo d’Arte è il soggetto promotore della manifestazione: ci volete raccontare qualcosa in più sulla sua storia e sugli obiettivi che vi proponete di ragiungere?</strong></p>
<p>Siamo un&#8217;associazione di 4 amici appassionati di arte contemporanea con competenze diverse . L&#8217;obiettivo di Capodarte è di  contribuire alla valorizzazione culturale del Salento, portando i lavori di artisti contemporanei , organizzando mostre, incontri e seminari in luoghi storici. Ci proponiamo di lavorare sull&#8217;accrescimento dell&#8217;immagine culturale del  Salento attraverso il dialogo con diverse espressioni dell&#8217; arte contemporanea  del bacino del mediterraneo, in una terra adatta anche sotto l&#8217;aspetto geografico. </p>
<p><strong>- Parliamo dell&#8217;edizione 2011, Illuminazioni: quali sono secondo voi le caratteristiche essenziali degli otto lavori selezionati e cosa li accomuna?</strong></p>
<p>8 artisti che hanno lavorato  sulla  luce utilizzando linguaggi, tecniche e modalita&#8217; diverse. La luce,  elemento fondativo della mostra e dell&#8217;arte. Gli artisti presenti  hanno fornito interpretazioni diverse: dal Lampadario di Favelli, un lavoro sulla memoria, all&#8217;opera di Previdi con I&#8217;ll neon e legata al design, alle foto delle installazioni di  Airo&#8217; con le proiezioni dei raggi laser, alle riflessioni cocettuali, caleidoscopiche, del leggio di PIrri, al light box di Ciraci che raffigura un mondo liquido definito da flussi energetici, al video di Sighicelli con la dansa dei cavallucci marini fluorescenti, al lavoro di Arena con il pannello spaccato con un&#8217;aureola che ricorda le luminarie pugliesi, per finire con le immagini politico-sociali di Scampia di Zielony. </p>
<p><strong>- La mostra chiude il 25 agosto: stanchi, soddisfatti, emozionati? In sintesi, com&#8217;è andata questa seconda edizione e come ha risposto il pubblico.</strong></p>
<p>Tutti questi aggettivi ben definiscono il nostro attuale stato d&#8217;animo. Un &#8216;accoglienza davvero entusiasmante e al tempo stesso quasi inaspettata </p>
<p><strong>- Una delle cose che mi ha subito colpito è la location: so che Palazzo Gargasole apre appositamente le sue porte per ospitare la mostra. Ci raccontate un po&#8217; questo Palazzo per chi non ci è stato? Qual&#8217;è la stanza più bella?</strong></p>
<p>Palazzo Gargasole è un&#8217;antico edificio che versa in uno stato di abbandono, un posto magico e fascinoso, quasi piranesiano. Capodarte lo ha fatto rivivere e conoscere tramite i lavori e l&#8217;arte contemporanea. Un binomio che funziona. </p>
<p><strong>- Ultima domanda: progetti per il futuro.</strong></p>
<p>Abbiamo progetti futuri, certo. Ma di questo parleremo appena avremo definito meglio: possiamo solo anticipare che vogliamo dare un seguito all&#8217;iniziativa con una mostra di respiro e rilevanza internazionali.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.artsblog.it/post/7533/illuminazioni-a-palazzo-gargasole-artsblog-incontra-tiziana-frescobaldi">Illuminazioni a Palazzo Gargasole. Artsblog incontra Tiziana Frescobaldi</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.artsblog.it">artsblog</a> alle 09:13 di lunedì 29 agosto 2011.</p>
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    <title>E&#039; il Lloyd l&#039;edificio preferito dei londinesi</title>
    <link>http://www.artsblog.it/post/7476/e-il-lloyod-ledificio-preferito-dei-londinesi</link>
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    <pubDate>Tue, 09 Aug 2011 23:10:52 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Daniele</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>architettura</category><category>lloyd</category><category>londra</category><category>renzo piano</category><category>richaird rogers</category><category>sondaggio</category>
    <description>L&amp;#8217;edificio Lloyd di Londra ha ispirato la battuta secondo cui il mercato assicurativo è nato in un caffè ed è andato a finire in una caffettiera. Il Lloyd è stato descritto anche come una[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/Lloydsbuilding.jpg" class="post" border="0" width="586" height="439" alt="Lloyds building" /><br clear="all" />L&#8217;edificio <a href="http://www.artsblog.it/post/593/lloyds-di-londra-versione-micro-scoltura-per-wigan">Lloyd</a> di <strong>Londra</strong> ha ispirato la battuta secondo cui il mercato assicurativo è nato in un caffè ed è andato a finire in una caffettiera. Il <strong>Lloyd </strong>è stato descritto anche come una piattaforma petrolifera, la fabbrica di cioccolato di Willy Wonka, macchina di rianimazione e - più banalmente - un pugno nell&#8217;occhio. Ma il complesso progettato da R<strong>ichard Rogers</strong>, sede del mercato più antico del mondo assicurativo fin dal 1986, è stato votato come l&#8217;edificio preferito di Londra dal 1980.</p>
<p>In un sondaggio condotto dalla stessa compagnia Lloyd, confontandolo con altre costruzioni sorte dopo il 1980, l&#8217;<strong>edificio inside-out</strong> della città - in cui scale, ascensori e tubature sono poste all&#8217;esterno lasciando libero lo spazio interno - ha battuto nelle preferenze il London Bridge, il Broadgate, il MI6 e la Tower 42. Quasi il 40% delle persone intervistate hanno indicato negli <strong>ascensori esterni</strong>, storicamente i primi mai costruiti in Inghilterra, la caratteristica preferita. Secondo l&#8217;amministratore delegato Lloyd, Richard Ward, si tratta di &#8220;un edificio fantastico, e al suo interno davvero molto efficiente. Ma è anche molto costoso da mantenere, perché ogni cosa è dislocata esternamente e quindi esposta alle intemperie&#8221;. Il Lloyd è stato costruito dopo il <strong>Centre Pompidou</strong>, progettato da Renzo Piano e dallo stesso Rogers a Parigi, e sarà quotato in ottobre.</p>
<p>Via | <a href="http://www.guardian.co.uk/business/2011/aug/03/lloyds-building-london-vote">The Guardian</a></p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.artsblog.it/post/7476/e-il-lloyod-ledificio-preferito-dei-londinesi">E' il Lloyd l'edificio preferito dei londinesi</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.artsblog.it">artsblog</a> alle 00:10 di mercoledì 10 agosto 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Il VJing fra arte visiva, cinema sperimentale, elettronica e performace. Artsblog incontra Lorenzo Taiuti Giunti</title>
    <link>http://www.artsblog.it/post/7416/il-vjing-fra-arte-visiva-cinema-sperimentale-elettronica-e-performace-artsblog-incontra-lorenzo-taiuti-giunti</link>
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    <pubDate>Fri, 29 Jul 2011 07:25:48 GMT</pubDate>
    <dc:creator>penelope.di.pixel</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>in evidenza</category><category>live media</category><category>lorenzo taiuti giunti</category><category>lpm</category><category>performance</category><category>vjing</category>
    <description>Qualche giorno fa ho incontrato Lorenzo Taiuti Giunti e dalla nostra conversazione è venuta fuori una bella intervista.
Artista e docente di Mass Media presso l&amp;#8217;Accademia di Belle Arti di[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
    <p style="clear:both">
      <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fwww.artsblog.it%2Fpost%2F7416%2Fil-vjing-fra-arte-visiva-cinema-sperimentale-elettronica-e-performace-artsblog-incontra-lorenzo-taiuti-giunti" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/like-it-it.gif" width=66 height=20 alt="Mi piace" /></a>
      <a href="https://plusone.google.com/_/+1/confirm?hl=it&url=http%3A%2F%2Fwww.artsblog.it%2Fpost%2F7416%2Fil-vjing-fra-arte-visiva-cinema-sperimentale-elettronica-e-performace-artsblog-incontra-lorenzo-taiuti-giunti" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/plusone.gif" width=32 height=20 alt="+1" /></a>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/lorenzotaiuti.jpg" class="post" border="0" width="586" height="389" alt="lorenzo taiuti" /><br clear="all" /></p>
<p>Qualche giorno fa ho incontrato <a href="http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=Taiuti_Lorenzo">Lorenzo Taiuti Giunti</a> e dalla nostra conversazione è venuta fuori una bella intervista.</p>
<p>Artista e docente di Mass Media presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Torino e di Arte Contemporanea presso la Facoltà di Architettura Valle Giulia alla Università La Sapienza di Roma, giunto alla sua terza pubblicazione sul tema dell’intreccio tra arte e nuove tecnologie, Lorenzo è stato quest&#8217;anno parte della giuria di Vj TORNA, competizione internazionale di VJing ospitata all&#8217;interno di <a href="http://www.artsblog.it/tag/lpm">LPM</a> 2011. </p>
<p>Ci siamo scambiati diversi pareri, opinioni, commenti e il risultato è stata una interessantissima conversazione sull&#8217;evoluzione dei live media e in particolare della pratica del VJing come intersezione fra arti visive, cinema sperimentale, musica elettronica e corpi in movimento, che vi riporto in questo articolo grazie al mio fedele smarphone. Peccato la luce e l&#8217;audio - non ottimali - altrimenti avrei pubblicato anche un video.</p>
<p>Dunque, buona lettura</p>


<p><strong>Era la prima volta a LPM?</strong></p>
<p>No, la prima volta ci sono stato diversi anni fa, almeno otto credo, quando LPM si svolgeva al Linux Club. Cercavo di capire come cresceve e si evolveva la scena del digitale in Italia, e in questo caso in particolare a Roma, e di entrare in contatto con le persone. Ho intercettato prima <a href="http://www.artsblog.it/tag/gianluca del gobbo">Gianluca Del Gobbo</a>, poi sono arrivato alla manifestazione: è iniziato così.</p>
<p><strong>Quast&#8217;anno però in una veste particolare: giurato della competizione Vj TORNA. Ci racconti questa esperienza?</strong></p>
<p>È faticoso, anche molto, ma a me piace. Fa parte di un mio interesse profondo e di una ricerca iniziata molto tempo fa su queste forme di linguaggio. Che sono ai margini della video-arte, ai margini del cinema sperimentale e della musica elettronica: tutte cose con cui ho un rapporto forte. Mi è piaciuto fare il giurato perchè il live media è un territorio da cui mi aspetto ancora molto, anche se sta crescendo lentamente. Questo per ragioni secondo me costitutive. Tiene dentro molte cose: dalle arti visive, alle forme ibride che si sono create fra suono e suono, ma anche fra suono e immagine, suono e rete, fra immagine e rete&#8230; In un certo senso è troppo vasto come territorio per essere &#8220;risolto&#8221; in poco tempo. Credo che ci vorrà ancora qualche anno - e forse anche un salto tecnologico - perché i live media diventino un linguaggio completamente libero, cioè sganciato dall&#8217;ipoteca, dalla necessità di raccogliere troppe eredità. Non sono certissimo di quello che dico ora, ma credo si tratti di questo. </p>
<p><strong>Siamo abituati a parlare, fruire e immaginare l&#8217;arte in ambienti come il museo o la galleria . Nel caso del Vjing, il primo outpout del performance è il dancefloor, un ambiente particolare e un esperienza che coinvolge i corpi in un momento di liberazione del desiderio. Cosa pensi di questa intersezione di codici e di linguaggi così diversi?</strong></p>
<p>La tendenza a coinvolgere il corpo è iscritta nel DNA dell&#8217;arte conteporanea. Il raccordo fra arti visive e momento espressivo della danza - espressivo nel senso di &#8220;ballo&#8221; - risale agli anni &#8216;60, perlomeno: Andy Warhol e il suo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Exploding_Plastic_Inevitable">Exploding Plastic Inevitable</a>, tutta la Psichedelia, l&#8217;aggregare situazioni che ruotano intorno a un corpo che si muove e balla, e su questo concentrare una quantità di imagini visive in movimento. Quindi la storia è già lunga e mi va più che bene che oggi si ricominci. O meglio: sono almeno 25 anni che si è ricominciato. Parlo delle prime situazioni &#8220;techno&#8221; o della scena &#8220;industrial&#8221;, happening in cui le immagini eran già presenti. Non c&#8217;era forse allora la disinvoltura tecnologica che c&#8217;è oggi sulla video-proiezione eccetera, ma questo è relativo. La cosa che mi interessava - e che trovo rilevante - è proprio il fatto che i linguaggi visivi si trovino forzatamente a dilogare con una partecipazione, con un vero rapporto interattivo e di interrelazione: corpo delle persone attraverso la pratica che del ballo  dialoga con una certa tipologia di musica che è a contatto con l&#8217;elettronica, e con una certa tipologia di immagini che è a contato con l&#8217;arte visiva e con la sperimentazione  audio-visiva&#8230;</p>
<p><strong>Perfetto, grazie, mi sembra chiarissimo. Ultima domanda. Performance, spazio e installazione nel VJing: che impressione hai ricevuto a LPM?</strong></p>
<p>Come anche in NetMage, anche a LPM mi sembra che sembra sussistere una certa una separazione, che l&#8217;ipotesi installativa sia un po&#8217; ai margini. Le installazioni dovrebbero invece essere collocate più &#8220;dentro&#8221; lo spazio del live media. Mi rendo conto che si tratta soprattutto  di una questione di &#8220;spazio&#8221; molto concreto, e non di una volontà progettuale spacifica. Però il risultato è che in qualche modo queste istallazioni si trovano ad essere fuori dal contesto più vivace del live media.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.artsblog.it/post/7416/il-vjing-fra-arte-visiva-cinema-sperimentale-elettronica-e-performace-artsblog-incontra-lorenzo-taiuti-giunti">Il VJing fra arte visiva, cinema sperimentale, elettronica e performace. Artsblog incontra Lorenzo Taiuti Giunti</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.artsblog.it">artsblog</a> alle 08:25 di venerdì 29 luglio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Io Non C&#039;ero. Artsblog incontra i ragazzi dell&#039;Accademia di Belle Arti di Macerata</title>
    <link>http://www.artsblog.it/post/7405/io-non-cero-artsblog-incontra-i-ragazzi-dellaccademia-di-belle-arti-di-macerata</link>
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    <pubDate>Sat, 23 Jul 2011 12:26:41 GMT</pubDate>
    <dc:creator>penelope.di.pixel</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>accademia di belle arti di macerata</category><category>g8</category><category>genova</category><category>giacomo verde</category><category>io non c'ero</category>
    <description>Con questa intervista collettiva si chiude il nostro incontro con la performance di Video-Teatro &amp;#8220;Io non c&amp;#8217;ero&amp;#8221; dedicata alla memoria del G8 di Genova.
In questi giorni[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/verde3.jpg" class="post" border="0" width="586" height="439" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Con questa intervista collettiva si chiude il nostro incontro con la performance di Video-Teatro &#8220;<a href="http://ww.artsblog.it/tag/io non c'ero">Io non c&#8217;ero</a>&#8221; dedicata alla memoria del G8 di Genova.</p>
<p>In questi giorni sono stati molti gli articoli dedicati a un anniversario triste, per non dimenticare. Noi lo abbiamo fatto con il nostro stile, seguendo una performance. L&#8217;ultimo atto di questo picolo ciclo è stato incontrare direttamente i ragazzi dell&#8217;Accademia di Belle Arti di Macerata.</p>
<p>Con l&#8217;aiuto di <a href="http://www.artsblog.it/tag/giacomo verde">Giacomo Verde</a>, artista e docente che ha coordinato il progetto, ho rivolto al gruppo di 25 studenti due semplici domande: <em>&#8220;Che personaggio/ruolo hai avuto nella perfmance?</em> <em>Cosa è cambiato nella tua percezione del G8 di Genova e cosa hai scoperto grazie a questo lavoro?</em>, chiedendo il loro nome e quanti anni avessero - come potete vedere l&#8217;età oscilla fra i 20 e i 23 anni. Ci siamo dati una scadenza massima per l&#8217;invio delle risposte, il 20 luglio, ed eccone i risultati. </p>
<p>Spero di poter realizzare altre interviste colletive in futuro, mi sembra un modo interessante di &#8220;raccontare&#8221; una storia. E ringrazio i ragazzi che, nonostante il caldo, gli esami e l&#8217;avvicinarsi del periodo estivo ci hanno dedicato il loro tempo: chissà che qualcuno non continui a risponderci qui. Buona lettura</p>


<p><strong><br />
INTERVISTA COLLETTIVA</strong></p>
<p><strong>Giorgia Gagliardini, 22 anni. Ruolo: tecnico video</strong> (ha mixato i video  della 1° giornata sulla canzone di Manu Chao  &#8220;Bongo Bong&#8221;)</p>
<p>Prima di realizzare lo spettacolo sapevo che al G8 di Genova c&#8217;era stato un&#8217;abuso di potere da parte dello Stato e delle forze dell&#8217;ordine, che nei black block c&#8217;erano infiltrati della polizia e dei carabinieri, che i manifestanti erano dei no-global, ma tutto questo in linee molto molto generali. Grazie alle ricerche e allo studio fatto insieme al prof ho approfondito tutti questi aspetti; ho scoperto che al G8 non c&#8217;erano solo i no-global ma che fu un momento di grande coesione sociale, dove le &#8220;anime&#8221; più diverse sono state in grado d&#8217; unire le loro forze e dare vita ad un movimento collettivo e compatto. Scoprire come lo Stato ha impostato la manifestazione, quali misure di repressione aveva deciso d&#8217;adottare a priori, mi ha fatto rabbrividire ed indignare. Mi continuo a domandare come sia stato possibile che 10 anni fa gli italiani siano stati impassibili a tutto questo; addirittura ancora oggi c&#8217;è chi difende lo Stato e le cosiddette forze dell&#8217;ordine in merito a questo evento e cio&#8217; mi lascia sconcertata, nel sentimento generale ormai il G8 è diventato &#8220;solo&#8221; l&#8217;omicidio di Carlo Giuliani, si guarda al particolare e non a tutto il contesto in cui è avvenuto. Si riteneva e si ritiene l&#8217;Italia uno Stato democratico, mi domando allora dove sono e dov&#8217;erano 10 anni fa gli italiani in quei giorni di sospensione dei diritti umani ?  Perchè non hanno difeso la loro democrazia?</p>
<p><strong>Sonia Matacotta, 22 anni. Ruolo: performer, manifestante semplice + tecnico audio</strong></p>
<p>Partendo dal fatto che non conoscevo bene questa storia, sapevo in grandi linee cosa era successo in quei giorni ma, avendo solo 10 anni all&#8217;epoca, non ero in grando di esporre una mia opinione e i media non sono stati davvero SINCERI su quello che realmente era acccaduto. Diciamo che la mia opinione era, dette in parole terra terra : &#8221; questi hanno fatto casino e d è giusto che le hanno prese &#8221;<br />
Ma poi a distanza di 10 anni con un po di maturità in più e soprattutto grazie a questa stupenda esperienza, che auguro a tutti di poter provare, ho avuto la possibilità di ragionare e capire cosa davvero è successo davvero. Ho scoperto un&#8217;Italia che nasconde ciò che per primo l&#8217;italiano dovrebbe sapere, ho scoperto che non solo centinaia di persone hanno preso tante di quelle bastonate al punto che una ragazzo ha rimesso la vita, ma ci hanno provato anche gusto! Spero soltanto che le persone che guarderanno il nostro spettacolo si rendano conto a che punto è arrivato questo paese e possano dire le stesse parole che ho detto io : &#8220;VERGOGNA&#8221;</p>
<p><strong>Marta Tavoloni, 21 anni. Ruolo: mixaggio live</strong> (prima parte della performance dello schermo laterale destro)  </p>
<p>Devo dire che l&#8217;argomento lo conoscevo ben poco, giusto le parti più salienti della vicenda. Dopo tutto il lavoro di ricerca fatto per realizzare la performance devo dire che il tema mi ha particolarmente coinvolto sia per quanto riguarda il profilo di una presa di coscienza civile sia da un punto di vista emotivo. Inoltre tutto il lavoro svolto e il fatto di aver visto l&#8217;opera realizzata, mi ha dato la possibilità di avvicinarmi ulteriormente al mondo del teatro.</p>
<p><strong>Saverio Romagnoli, 22 anni. Ruolo: performer, il medico</strong></p>
<p>Devo prima di tutto ringraziare il professor Verde che ha lanciato questa sfida della performance su un fatto di cronaca italiana che fa ancora molto parlare di se a distanza di 10 anni. Prima della performance le mie conoscenze sul fatto erano basilari ed ero piuttosto scettico sul risultato finale, ma ho dovuto ricredermi. In poco più di un mese abbiamo creato, costruito l&#8217;evento a partire da materiali di repertorio, registrazioni audio e performers, tutto questo grazie ad un grande lavoro di gruppo coordinato dal professore e dal suo assistente. Grazie agli incontri e ai dibatti ho potuto conoscere gli eventi che hanno portato alla tragedia del 20 Luglio 2011 in Piazza Alimonda e successivamente alla mattanza nella Diaz. Sono passati 10 anni, ma l&#8217;amaro in bocca rimane per le ingiustizie e i casi irrisolti e qui ci siamo noi, che con la nostra piccola performance rievochiamo gli eventi, ricordando a tutti come le cose in Italia spesso non funzionano come dovrebbero. </p>
<p><strong>Gloria, 23 anni. Rouolo: performer, Black Bloc</strong></p>
<p>Sinceramente il G8 è sempre stato un argomento a me molto caro. Mi ero fatta un’idea precisa sulle giornate di Genova e da sempre avevo preso posizione, purtroppo molta gente evitava l’argomento, la maggior parte delle volte perchè poco informata (cosa che capita tuttora parlando della TAV). Questa performance non solo mi ha dato la possibilità di approfondire la questione ma mi ha anche donato una nuova speranza. Molte persone che hanno collaborato a questo progetto inizialmente non sapevano molto sul G8, questo non li ha scoraggiati, bensì li ha motivati ancora di più. Ci siamo documentati e ora ognuno si è fatto una propria opinione. Questo mi ha aperto gli occhi, l’Italia non è quel Paese che se ne frega (come ci vogliono far credere) ma è solo un Paese malinformato (con la voglia però di sapere la verità).</p>
<p><strong>Laura Lucarini, 20 anni. Ruolo: perfomer, il video maker</strong></p>
<p>Che dire, è sicuramente un&#8217; esprienza che fa riflettere. L&#8217;aver cercato informazioni in prima persona e non averle ascoltate passivamente da altri impone già di per se un altro punto di vista, poi ero piccola quando è successo, 11 anni nemmeno, quindi non ero particolarmente informata.<br />
Anche scoprire questo metodo di lavoro è stato interessante. E&#8217; un canale più diretto e incisivo di far pasare dei messaggi ed è molto evocativo. Uno strumento che ci può permettere di espandere l&#8217;area delle nostre competenze o di metterci insieme tutti quanti in modo da collaborare su vari settori. Lo spirito di gruppo è indispensabile se il lavoro è fatto nel modo giusto.</p>
<p>Nel complesso è stata davvero una bella esperienza, anche completa sotto molti punti di vista perchè copre campi dalla crescita tecnica a quella personale.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.artsblog.it/post/7405/io-non-cero-artsblog-incontra-i-ragazzi-dellaccademia-di-belle-arti-di-macerata">Io Non C'ero. Artsblog incontra i ragazzi dell'Accademia di Belle Arti di Macerata</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.artsblog.it">artsblog</a> alle 13:26 di sabato 23 luglio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Io non c&#039;ero. Fra performance multimediali e didattica, ArtsBlog incontra Giacomo Verde</title>
    <link>http://www.artsblog.it/post/7372/io-non-cero-fra-performance-multimediali-e-didattica-artsblog-incontra-giacomo-verde</link>
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    <pubDate>Mon, 11 Jul 2011 13:37:52 GMT</pubDate>
    <dc:creator>penelope.di.pixel</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>accademia di belle arti</category><category>g8 genova</category><category>giacomo verde</category><category>in evidenza</category><category>io c'ero</category><category>macerata</category>
    <description>Il nostro incontro con la performance di video-teatro &amp;#8220;Io non c&amp;#8217;ero. Schegge di memoria dal G8 di Genova&amp;#8221;, realizzata dagli studenti del corso di Video-Teatro[...]</description>
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    </p>
<p><iframe width="586" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/jv6InQqQeB4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Il nostro incontro con la performance di video-teatro &#8220;Io non c&#8217;ero. Schegge di memoria dal G8 di Genova&#8221;, realizzata dagli studenti del corso di Video-Teatro dell&#8217;Accademia di Belle Arti di Macerata, continua con un&#8217;intervista a <a href="http://www.artsblog.it/tag/giacomo verde">Giacomo Verde</a>, artista e docente che ha coordinato e diretto il lavoro.</p>
<p>Un incontro bello in cui l&#8217;arte si mischia all&#8217;insegnamento, alla performance ma soprattutto a un modo aperto e orizzontale di trasmettere il sapere. <strong>Giacomo ci spiega infatti come sin dall&#8217;inizio delle lezioni la &#8220;struttura-palco&#8221; tipica della cattadra nelle sue lezioni venga sostituita dal cerchio:</strong> non più un insegnante che parla e degli studenti che ascoltano, niente prime e seconde file &#8220;dove nascondersi&#8221; nè forme di &#8220;delega&#8221; verso il professore, ma &#8220;persone che studiano&#8221;, come afferma lui stesso nell&#8217;intervista - e posso dire che io stessa li ho visti riuniti in cerchio prima della rappresentazione a discutere le autovalutazioni e i voti di fine corso. <strong>La performance è parte integrante del percorso formativo: anche la scelta del soggetto è sottoposta a un processo decisionale condiviso dove non sono tanto i ruoli a cambiare, ma le relazioni, il modo di relazionarsi all&#8217;interno del gruppo</strong>. Giacomo, ad esempio, ha proposto il soggetto di &#8220;Io non c&#8217;ero&#8221; come momento simbolico di un anniversario (i 10 anni dal G8 di Genova), ma è stato il gruppo a dare l&#8217;ok definitivo al progetto: dal canto suo, il prof era prontissimo a cambiare programmi e sceneggiatura in base ai feedback. Giacomo ci regala infine il suo ricordo personale e una riflessione su quei giorni, perché lui a Genova &#8220;c&#8217;era&#8221;. Nel video in alto, 11 minuti tratti dallo spettacolo che ha preso vita nella bella sala Slobova dell&#8217;Accademia di Macerata.</p>
<p>Detto questo, come al solito non voglio togliervi il gusto della lettura e della scoperta, aggiungendo solo alcune note sulla performance. Al progetto hanno partecipato 25 ragazzi in tutto, dividendosi i ruoli (di tecnici e di attori) e lo spettacolo ha già riscosso successo: sono infatti previste due replice, la prima il 18 luglio presso  CSOA <a href="http://csoatnt.wordpress.com/">TNT</a> di Jesi, via Politi 31, e la seconda il 19 luglio CS <a href="http://www.csasisma.org/">SISMA</a> di  Macerata. Vi lascio con i nomi i nomi di questi giovanissimi artisti, sperando che li rincontreremo presto: Giorgia Biancini, Luca Bontempi, Sara Campetelli, Daniele Cinalli, Sofia Clementi, Giovanna Cocca, Claudia Cocci, Silvia Covelli, Gagliardini Giorgia, Chiara Gori, Laura Lucarini, Valentina Martini, Sonia Matacotta, Marco Mondaini, Fabiola Napoli, Andrea Natali, Davide Pisauri, Alberto Pompei, Saverio Romagnoli, Guido Salto, Andrea Scipione, Giovanni Soria, Gloria Tarquini, Marta Tavoloni, Roberto Zampino.</p>
<p>Buona lettura.</p>


<p>
<strong>- Questa performance nasce all&#8217;interno del tuo corso all&#8217;Accademia di Macerata: ci racconti come è nata l&#8217;idea e come si è inserita la performance nella programmazione?</strong></p>
<p>A Macerata tengo il corso di &#8220;Video- Teatro&#8221;. Ovvero su come viene utilizzato il video in ambito performativo e teatrale. Ogni anno cerco di realizzare con gli studenti una performance dove possano sperimentare realmente l&#8217;utilizzo live del video, in rapporto ad uno spazio e a delle azioni sceniche. Non si tratta quindi di fare dei soliti video o filmini ma piuttosto di capire come si realizzano clip video (o delle immagini in diretta) e come si mixano in tempo reale in rapporto allo spazio e in accordo alle azioni e ai tempi dei performer. Ogni anno scegliamo un tema diverso che viene fuori dal gruppo o che propongo io. Quest&#8217;anno ho proposto io il tema dell&#8217;anti-G8 di Genova 2001 perche&#8217; ricorrevano i 10 anni. Sinceramente non pensavo che accettassero e mi ero gia&#8217; preparato a fare il brainstorming per far venire fuori dal gruppo altri temi, invece hanno accetto quasi subito. Immagino che abbia prevalso la curiosità per un argomento di cui sapevano poco e che certamente non ti aspetti di trattare in ambito accademico.</p>
<p><strong><br />
- Ho assistito ad una piccola riunione fra te e gli studenti prima della performance e mi sembra che l&#8217;orizzontalità e la partecipazione siano molto presenti nel tuo modo di insegnare. Come avete proceduto a scrivere la sceneggiatura e qual&#8217;è stato il ruolo dei ragazzi?</strong></p>
<p>Io cerco di &#8220;metterli in cerchio&#8221; fin dalla prima lezione. In modo da rompere la frontalità e l&#8217;autorità dello schieramento &#8220;verso la cattedra&#8221;. Il mio scopo è che facciano un&#8217;esperienza personale reale, come &#8220;persone&#8221; piuttosto che come &#8220;studenti&#8221;. E lo schieramento &#8220;a cattedra&#8221; non permette di fare questo perchè li relega nel ruolo, appunto, di &#8220;studenti&#8221; con i conseguenti comportamenti di delega al prof. ecc ecc.<br />
Devo dire che non e&#8217; facile. All&#8217;inizio sono tutti in imbarazzo perché non esiste piu&#8217; la &#8220;seconda fila&#8221; dietro cui nascondersi per paura di essere interrogati. Nel cerchio siamo tutti in prima fila. E ci vuole un po&#8217; perché imparino a parlare e ad esprimere le proprie opinioni senza il timore di essere &#8220;sotto interrogazione&#8221;. Infine il cerchio permette a tutti di conoscere tutti. E&#8217; incredibile ma ci sono studenti che si &#8220;conoscono&#8221; durante il mio corso nonostante siano in Accademia, e nella stessa classe, da due o tre anni. Faccio questo perché credo nel lavoro di gruppo e solo in questo modo si riesce a creare uno spirito di gruppo che permetta anche alle singole persone di esprimere le proprie potenzialità. Infatti c&#8217;e&#8217; chi lavora di piu&#8217; e chi di meno, è normale. E alla fine chiedo di autovalutarsi singolarmente: per me e&#8217; un passo importante perché possano passare da essere &#8220;studenti&#8221; a &#8220;persone che studiano&#8221;.<br />
Quando si riesce a creare un buon clima di gruppo, almeno con la maggioranza dei partecipanti, è abbastanza semplice scrivere la drammaturgia assieme. Si propongono idee, immagini e poi si cerca di fare una sintesi e una costruzione che sia logica e interessante. Poi ci si divide in gruppi di lavoro, ed ognuno diventa responsabile del proprio pezzo. Io mi metto sullo stesso piano. Ovvero propongo le mie idee ma se alla maggioranza del gruppo non convincono le lascio da parte. Comunque poi cerchiamo di provare anche le cose meno convincenti per verificare se potrebbero invece funzionare o meno. La decisione finale in caso di stallo è mia. Anche perchè sono il più anziano e quello con più esperienza. Ma in realta&#8217; quello che faccio alla fine è piu&#8217; un lavoro di coordinamento tra i diversi gruppi.</p>
<p><strong><br />
- Mi incuriosisce l&#8217;aspetto &#8220;assegnazione dei ruoli&#8221;: ogni studente ha impersonato un attore reale, dal poliziotto al black blok a carlo Giuliani. C&#8217;è stato un livello di identificazione degli studenti in questi personaggi? Li conoscevano? avete cercato di studiare e &#8220;collocare&#8221; questi personaggi?</strong></p>
<p>I ruoli, sia dei performer che dei &#8220;tecnici&#8221;, se li sono scelti da soli. Io ho proposto alcuni personaggi, altri i ragazzi, e poi ho chiesto chi aveva voglia di stare &#8220;sul palco&#8221; ad interpretarli. Non c&#8217;e&#8217; stata nessuna imposizione. Non sono attori e non posso pretendere che lo facciano. La regola è che si realizza quello che si puo&#8217; fare con le forze e le energie che realmente ci sono. Se si impone qualcosa in questo campo le energie si disperdono. Se ci fossero stati meno performers dei personaggi richiesti avremmo rinunciato a dei personaggi e ripensato alle azioni.<br />
E&#8217; difficile pensare ad un livello di identificazione tra i ragazzi e i personaggi. Non abbiamo fatto un vero lavoro da attori classici. Non era necessario e non c&#8217;era tempo. Comunque i &#8220;personaggi&#8221; li conoscevano perché abbiamo visto diversi documentari su Genova 2001 in cui si spiegava bene le diverse &#8220;anime&#8221; dei manifestanti e i loro diversi comportamenti. E quindi è stato facile capire cosa doveva fare il &#8220;Black Bloc&#8221; rispetto al &#8220;Lilliput&#8221; o al &#8220;Disobbediente&#8221; durante le azioni sceniche. In fondo la drammaturgia dello spettacolo era già stata scritta a Genova nel 2001.<br />
Gli unici personaggi assenti dalla nostra scena, ma molto presenti in video, sono stati i poliziotti, i politici e i giornalisti. Ovvero i rappresentanti del potere.</p>
<p><strong><br />
- In quanti hanno partecipato?</strong></p>
<p>Al corso si erano iscritti in 29, si sono ritirati quasi subito in 4. Quindi erano 25.</p>
<p><strong>- Un ultima domanda. Tu &#8220;c&#8217;eri&#8221;: qual&#8217;è il tuo ricordo di Genova e cosa ha rappresentato per te quel G8?</strong></p>
<p>Il ricordo piu&#8217; forte è il fatto di aver assistito ad una grande ingiustizia. E&#8217; lo stupore nel vedere le &#8220;forze dell&#8217;ordine&#8221; agire da &#8220;forze del disordine&#8221; incolpando i manifestanti. E&#8217; stato lo shock, la presa di coscienza, di trovarsi in uno Stato &#8220;finto democratico&#8221;. Dove a livello superficiale pare che sia permesso esprimersi e dissentire ma i realtà il vero dissenso (e non parlo certo dei Black Bloc) soprattutto se motivato e organizzato viene ferocemente represso. Conoscendo la storia italiana questo non avrebbe dovuto stupirmi: lo sapevo già. Ma vederlo con i propri occhi, respirarlo con i fumogeni, leggerlo negli occhi dei giovani poliziotti lobotizzati, schierati attorno al corpo di Carlo Giuliani, è una cosa che non mi farà mai più dimenticare in che Stato viviamo, e quanto c&#8217;è ancora da fare perché una vera democrazia possa davvero esistere.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.artsblog.it/post/7372/io-non-cero-fra-performance-multimediali-e-didattica-artsblog-incontra-giacomo-verde">Io non c'ero. Fra performance multimediali e didattica, ArtsBlog incontra Giacomo Verde</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.artsblog.it">artsblog</a> alle 14:37 di lunedì 11 luglio 2011.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Loro c&#039;hanno il Maxxi… noi c&#039;abbiamo il Taxxi! Artsblog incontra gli ideatori di Taxi Gallery</title>
    <link>http://www.artsblog.it/post/7342/loro-channo-il-maxxi-noi-cabbiamo-il-taxxi-artsblog-incontra-gli-ideatori-di-taxi-gallery</link>
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    <pubDate>Thu, 30 Jun 2011 20:23:47 GMT</pubDate>
    <dc:creator>penelope.di.pixel</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>in evidenza</category><category>marketinf artistico</category><category>marketing territoriale</category><category>occhi rossi festival</category><category>taxi gallery</category>
    <description>Ci abbiamo messo pochissimo, perché questa intervista non poteva mancare.
La mia curiosità sul progetto Taxi Gallery è stata ampiamente ripagata. Qualche giorno fa ho incontrato i promotori del[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
    <p style="clear:both">
      <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fwww.artsblog.it%2Fpost%2F7342%2Floro-channo-il-maxxi-noi-cabbiamo-il-taxxi-artsblog-incontra-gli-ideatori-di-taxi-gallery" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/like-it-it.gif" width=66 height=20 alt="Mi piace" /></a>
      <a href="https://plusone.google.com/_/+1/confirm?hl=it&url=http%3A%2F%2Fwww.artsblog.it%2Fpost%2F7342%2Floro-channo-il-maxxi-noi-cabbiamo-il-taxxi-artsblog-incontra-gli-ideatori-di-taxi-gallery" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/plusone.gif" width=32 height=20 alt="+1" /></a>
      <a href="https://twitter.com/intent/tweet?source=&text=Loro+c%27hanno+il+Maxxi%E2%80%A6+noi+c%27abbiamo+il+Taxxi%21+Artsblog+incontra+gli+ideatori+di+Taxi+Gallery&url=http%3A%2F%2Fwww.artsblog.it%2Fpost%2F7342%2Floro-channo-il-maxxi-noi-cabbiamo-il-taxxi-artsblog-incontra-gli-ideatori-di-taxi-gallery" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/tweet.gif" width=55 height=20 alt="Tweet" /></a>
    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/taxigalleryproject.jpg" class="post" border="0" width="586" height="463" alt="taxi gallery project" /><br clear="all" /></p>
<p>Ci abbiamo messo pochissimo, perché questa intervista non poteva mancare.</p>
<p>La mia curiosità sul progetto <a href="http://www.artsblog.it/tag/taxi gallery">Taxi Gallery</a> è stata ampiamente ripagata. Qualche giorno fa ho incontrato i promotori del progetto che hanno accettato di rispondere alle mie domande con lo stesso entusiasmo che anima la loro iniziativa, e ho imparato molto. </p>
<p>Taxi Gallery ha una gestazione di oltre un anno, un&#8217;intuizione con dietro studio, impegno e passione che nasce dal desiderio di trovare circuiti alternativi di diffusione e promozione dell&#8217;arte al di fuori delle logiche convenzionali o strettamente economiche. Come le piante che crescono nelle crepe della metropoli, Taxi Gallery si sviluppa in uno spazio interstiziale non codificato, qualcosa di inaspettato e di &#8220;non previsto&#8221;. È questo il terreno privileggiato delle creatività e dell&#8217;innovazione, o meglio della creazione e dell&#8217;invenzione. Come quello che ha trovato questo gruppo: inventare un uso diverso di una tecnologia esistente (il taxi come trasporto urbano) e ricodificarlo trasformandolo in una galleria. </p>
<p>Senza togliervi il gusto di leggere l&#8217;intervista e raccontarvi tutto con le mie parole, vorrei ricodare due cose. La prima è che il progetto è completamente gratuito e non ha fini di lucro. La seconda è lo slogan, che ho scleto come titolo dell&#8217;intervista: <em>&#8220;Loro c&#8217;hanno il Maxxi… noi c&#8217;abbiamo il Taxxi!&#8221;</em>. Detto questo, comprenderete che non ho molto altro da aggiungere se non i complimenti e i migliori auguri a questa iniziativa. Ringrazio infine per le foto ricevute che testimoniano questo primo anno di vita, ricordandovi l&#8217;appuntamento del Festival Occhi Rossi dal 2 luglio, data in cui partirano le prime 3 esposizioni mobili a Roma.</p>
<p>Buona lettura.</p>
<p><a href='http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/'>Taxi Gallery project</a><br />
<a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/1"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_COPERTINAPRESENZE_modif.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="130" height="86" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/2"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_flyer_atlanta7.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="130" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/3"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_flyerPHOTOCAB.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="130" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/4"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_IMG_6909.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="130" height="87" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/5"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_invito_taxilady.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="86" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/6"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_locandinaDTales.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="130" height="86" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/7"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_locandinamostraALTROVE.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="130" height="91" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/8"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_mostraTAXILADY.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="89" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/9"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_mostraTAXILADY2.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="130" height="86" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/10"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_SAM_0816.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="130" height="86" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/11"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_sanlorenzo1.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="130" height="103" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/12"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_sanlorenzo2.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="86" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/13"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_sanlorenzo3.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="91" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/14"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_sanlorenzo4.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="103" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/15"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_sanlorenzo5.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="130" height="81" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/16"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_sanlorenzo6.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="130" height="69" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/17"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_sanlorenzo7.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="130" height="86" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/taxi-gallery-project/18"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/taxi-gallery-project/thn_sanlorenzo8.jpg" alt="Taxi Gallery project" width="130" height="73" /></a></p>


<p>
<strong><br />
-Innanzi tutto, presentazioni con il pubblico: come nasce TaxiGallery e, se vi va di rispondermi, chi si cela dietro queste fantastica intuizione (qui, appunto se lo ritenete, potete dire come è composto il gruppo, chi siete e cosa fate)</strong></p>
<p>L&#8217;idea di realizzare mostre a bordo dei taxi è nata a margine della passata edizione del festival indipendente di fotografia OcchiRossi, che ha tra i suoi obiettivi quello di portare le esperienze espositive in luoghi non convenzionali in tutta la città di Roma (fuori, cioè, dal circuito ingessato e spesso escludente delle gallerie).<br />
In quest&#8217;ottica abbiamo pensato che il taxi rispondesse perfettamente allo scopo, essendo un mezzo in costante movimento nella città e potendolo considerare, volendo, un luogo esso stesso: un luogo dove proporre mostre che non rimanessero vincolate all&#8217;indirizzo di una sede specifica, ma un luogo-nei-luoghi della città, che contemporaneamente può trovarsi in ogni posto o in nessuno, accessibile a un pubblico estremamente più eterogeneo di quello che troveremmo in una comune galleria. Possiamo dire che TaxiGallery con la sua formula espositiva mette letteralmente l&#8217;arte in circolazione.</p>
<p>Muovendo da queste considerazioni iniziali e grazie alla rete di relazioni creatasi fra i fotografi partecipanti al festival, abbiamo potuto realizzare la nostra prima mostra fotografica collettiva &#8220;Atlanta 7&#8243;, che ha circolato a Roma sul taxi omonimo durante l&#8217;estate 2010 per concludere la sua &#8220;corsa&#8221; in un autentico (e anche inaspettato) bagno di folla alla manifestazione &#8220;San Lorenzo in piazza&#8221; organizzata dal III Municipio, dove centinaia di persone sono salite a bordo per vederla.</p>
<p>Da questo primo e positivo esperimento (già seguito da altre due mostre) è nata TaxiGallery, un&#8217;iniziativa indipendente coordinata dai fotografi Daniele Pinti, Flora Contoli e Claudia Sordi.</p>
<p><strong><br />
- Ci raccontate qualcosa di più su queste &#8220;prove generali&#8221; a Sal Lorenzo? Com&#8217;è andata?</strong></p>
<p>E&#8217; stato un momento molto emozionante per tutte le persone coinvolte, fotografi e tassisti. E di certo molto divertente per il pubblico!<br />
San Lorenzo, piazza dell&#8217;Immacolata, la festa &#8220;San Lorenzo in Piazza&#8221; con musica e bancarelle e, in mezzo alla piazza&#8230; un taxi!<br />
Era settembre e cercavamo un posto per festeggiare con un degno finissage il successo del primo taxi &#8220;Atlanta 7&#8243; e la partenza del secondo &#8220;Photocab#2&#8243;. Abbiamo avuto la fortuna di essere ospitati per due serate consecutive da uno dei quartieri più giovani e vitali. Il taxi era aperto ai visitatori che potevano salire a bordo e gustarsi le fotografie esposte.<br />
Che dire… è un bellissimo ricordo perché tantissime persone circondarono il taxi, aspettando fino alla sera tardi il proprio turno per salire!<br />
Addirittura, vista la coda di gente che si era formata, dovemmo aprire il portellone del bagagliaio per permettere alle persone di entrarci (!) e poter vedere la mostra da lì&#8230;</p>
<p><strong>- Vorrei provare ad entrare insieme a voi nel meccanismo di TaxiGallery. Come trovate gli artisti e i tassisti disponibili? I tassisti sono coinvolti nella scelta degli artisti in qualche modo? Possono proporne? E, un volta accettato il progetto, che &#8220;responsabilità&#8221; hanno nella promozione della mostra?</strong></p>
<p>Il nostro progetto è basato sull&#8217;autorganizzazione e finora lo strumento principe è stato il semplice passaparola: c&#8217;è da dire che la nostra Claudia nella vita è una tassista e certamente costituisce un tramite privilegiato, ma abbiamo anche collaborato con tassisti &#8220;amici di amici&#8221;, conosciuti proprio grazie al passaparola, interessati all&#8217;iniziativa e felici di poter partecipare.<br />
Ma naturalmente TaxiGallery è aperta a chiunque, artisti e tassisti, voglia  proporsi o contribuire con nuove idee. Attraverso il web contiamo di farci conoscere e coinvolgere altre persone.<br />
Il compito del tassista è di segnalare ai passeggeri che nel suo taxi c&#8217;è una mostra in corso e, visto che questo genera immediatamente molta curiosità, rispondere alle loro domande sulla nostra iniziativa.</p>
<p><strong>- Un aspetto che mi incuriosisce parecchio (e penso valga anche per i lettori) è quello espositivo: come allestirete i taxi?</strong></p>
<p>Abbiamo scelto una modalità espositiva compatibile con le esigenze del servizio fornito quotidiano dai taxi e non invasiva per i passeggeri: gli spazi fisici che contengono le mostre sono dei book cartacei molto sobri dove all&#8217;interno sono collocate le opere. Su ogni taxi viaggia un solo book.<br />
Il portfolio realizzato è concepito come una mostra tradizionale, ma &#8220;compressa&#8221; in un album 30&#215;30: si apre con un testo che introduce l&#8217;esposizione, a seguire troviamo le opere dei partecipanti e i loro rispettivi testi e contatti. Il book si chiude con alcune pagine bianche che fanno da libro firme, soluzione molto apprezzata dai visitatori che non hanno mai mancato di lasciare numerosi commenti. Ogni testo è accompagnato da una traduzione in inglese a beneficio dei molti stranieri che visitano la nostra città.<br />
Questa modalità espositiva si è dimostrata molto efficace, essendo discreta e facilmente fruibile nel tempo medio di una corsa.</p>
<p><strong>- Come sarà possibile riconoscere i TaxiGallery in circolazione? Ci saranno dei loghi esposti o eventualmente si potrà prenotare una &#8220;corsa&#8221; speciale?</strong></p>
<p>Questo è il bello: non è possibile riconoscere i Taxigallery se non …salendoci a bordo! L&#8217;idea della casualità dell&#8217;incontro della esposizione e del fruitore è uno dei principi ai quali teniamo di più. Solo in questo modo la mostra diventa davvero il messaggio nella bottiglia, lanciato nel mare metropolitano.<br />
Chi non sarà tra i fortunati passeggeri di Taxigallery, può però rifarsi agli eventi pubblici di inaugurazione o finissage. In questo caso, come abbiamo già raccontato, c&#8217;è sempre la vettura come ospite d&#8217;onore, ovviamente in versione &#8220;statica&#8221; e aperta al pubblico.</p>
<p><strong>- Il logo è pronto, ma so che avete inventato anche uno slogan&#8230; Come vi è venuto in mente?</strong></p>
<p>Si stava organizzando la mostra &#8220;Taxilady&#8221; e Flora, che ne curava la comunicazione, ebbe l&#8217;idea: &#8220;Loro c&#8217;hanno il Maxxi… noi c&#8217;abbiamo il Taxxi!&#8221;<br />
Lo slogan è piaciuto a tutti perché sintetizza ironicamente quello che poi è il senso di Taxigallery: liberare l&#8217;arte dai circuiti tradizionali troppo vincolati al mercato e ai soliti &#8220;poteri&#8221;.</p>
<p><strong>- Potenzialmente TaxiGallery è un progetto globale, il requisito minimo e l&#8217;incontro di un tassista e di un artista. Ci avevate pensato? avete ricevuto qualche feedback da altre città? Pensate di estendere il progetto in altri luoghi, magari anche all&#8217;estero?</strong></p>
<p>Come dicevamo, attraverso il web contiamo di estendere i nostri contatti e di coinvolgere sempre più partecipanti, espositori e tassisti, anche di altre città. Abbiamo già ricevuto qualche proposta di collaborazione da altre città e, perché no?, in futuro speriamo di uscire anche dai confini nazionali!<br />
In potenza, come dici, Taxigallery non ha limiti!</p>
<p><strong>- TaxiGallery parte con tre navette pilota e tre micro-esposizioni: per chiudere, vi va di raccontare ai nostri lettori i protagonisti di questa prima?</strong></p>
<p>La presentazione di TaxiGallery si terrà a Roma sabato 2 luglio alle ore 17 durante il festival di fotografia OcchiRossi presso lo spazio &#8220;Piazza d&#8217;Armi&#8221; del Forte Prenestino.<br />
In omaggio al festival che ci ospita e che ci ha fatti incontrare, inaugureremo tre collettive fotografiche che viaggeranno su altrettanti taxi:</p>
<p>&#8220;D-Tales&#8221;, fotografie di Andrea Angeletti, Daniele Pinti, Flavio Rivabella, Roberta Rossi, Giovanna Onofri<br />
&#8220;Presenze&#8221;, fotografie di Arsenio Bitritto, Flora Contoli, Bianca Di Tullio, Francesco Ferrari, Matteo Vernia<br />
&#8220;Altrove&#8221;, fotografie di Alessandro Crapanzano, BIV, Claudia Sordi, Federico Picco, Ludovica De Luca</p>
<p>Veniteci a trovare!</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.artsblog.it/post/7342/loro-channo-il-maxxi-noi-cabbiamo-il-taxxi-artsblog-incontra-gli-ideatori-di-taxi-gallery">Loro c'hanno il Maxxi… noi c'abbiamo il Taxxi! Artsblog incontra gli ideatori di Taxi Gallery</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.artsblog.it">artsblog</a> alle 21:23 di giovedì 30 giugno 2011.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>LPM X, verso Minsk. Artsblog incontra Gianluca Del Gobbo</title>
    <link>http://www.artsblog.it/post/7338/lpm-x-verso-minsk-artsblog-incontra-gianluca-del-gobbo</link>
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    <pubDate>Wed, 29 Jun 2011 21:07:15 GMT</pubDate>
    <dc:creator>penelope.di.pixel</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>gianluca del gobbo</category><category>in evidenza</category><category>lpm</category><category>lpm minsk</category><category>lpm roma</category><category>meeting di vj e videoarte</category>
    <description>LPM arriva a Minsk.
In attesa dalla prossima edizione di questo meeting, che in 9 anni ha costruito una comunità internazionale realmente da tutto il mondo, Gianluca Del Gobbo, co-fondatore di LPM, fa[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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      <a href="https://twitter.com/intent/tweet?source=&text=LPM+X%2C+verso+Minsk.+Artsblog+incontra+Gianluca+Del+Gobbo&url=http%3A%2F%2Fwww.artsblog.it%2Fpost%2F7338%2Flpm-x-verso-minsk-artsblog-incontra-gianluca-del-gobbo" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/tweet.gif" width=55 height=20 alt="Tweet" /></a>
    </p>
<p><a href="http://www.artsblog.it/galleria/lpm-2011/"><img class="post" src="http://static.blogo.it/artsblog/lpm-2011/lpmMapp07.jpg" alt="LPM 2011" width="586" height="329" /></a><br clear="all" /></p>
<p>LPM arriva a Minsk.</p>
<p>In attesa dalla prossima edizione di questo meeting, che in 9 anni ha costruito una comunità internazionale realmente da tutto il mondo, Gianluca Del Gobbo, co-fondatore di <a href="http://ww.artsblog.it/tag/lpm">LPM</a>, fa un bilancio dell&#8217;evento romano appena trascorso e ci proietta nella prossima avventura trans-frontaliera, che si svolgerà <strong>dal 23 al 25 settembre</strong> prossimo.</p>
<p>Prima di lasciarvi alle sue parole, una piccola considerazione su cosa mi ha colpito di questa intervista. Come possiamo immaginare, a Minsk ci sarà tanto Est, non solo per un fatto di prossimità geografica. Le frontiere nel nostro mondo globalizzato esistono e si fanno sentire pesantemente: per i paesi dell&#8217;ex blocco sovietico arrivare nell&#8217;Europa Occidentale significa anche scontrarsi con una burocrazia complicate (per non dire ostile): alcuni gruppi non sono ad esempio riusciti ad avere il loro visto in tempo per arrivare a Roma a maggio. </p>
<p>Ecco, <strong>come ci dice Gianluca, per molti di questi Vj, artisti e performer LPM a Minsk sarà anche l&#8217;occasione di incontrare persone da tutto il mondo, scavalcando la burocrazia statale</strong>. E mi sembra una cosa bellissima.</p>
<p><em>[Foto in alto e gallery, mapping su facciata del Nuovo Cinma l&#8217;Aquila by <a href="http://www.studioaira.com">Studio Aira</a>; sound design: Rumore Indipendente. A questo <a href="http://www.studioaira.com/?p=342">link</a> il video della performance]</em></p>
<p><a href='http://www.artsblog.it/galleria/lpm-2011/'>LPM 2011</a><br />
<a href="http://www.artsblog.it/galleria/lpm-2011/1"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/lpm-2011/thn_lpmMapp07.jpg" alt="LPM 2011" width="130" height="73" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/lpm-2011/2"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/lpm-2011/thn_lpmMapp06.jpg" alt="LPM 2011" width="130" height="73" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/lpm-2011/3"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/lpm-2011/thn_lpmMapp05.jpg" alt="LPM 2011" width="130" height="73" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/lpm-2011/4"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/lpm-2011/thn_lpmMapp03.jpg" alt="LPM 2011" width="130" height="73" /></a></p>


<p><strong>- LPM al Nuovo Cinema L&#8217;Aquila: na location molto diversa. Com&#8217;è stato?</strong></p>
<p>Fare LPM in questa nuova location è stata una scelta molto sentita e voluta, soprattutto, data l&#8217;esperienza precedente. Siamo in realtà tornati alle origini. Non che il Linux Club, dove l&#8217;evento è nato, fosse esattamente un cinma, ma come dimensioni e tipo di proposta questa edizione si avvicina di più ai nostri inizi. La nostra idea è stata quella di fare &#8220;impegnare&#8221; di più i nostri partecipanti al meeting. L&#8217;avere tanti schermi e un dancefloor non è più qualcosa di nuovo, ed era in qualche modo un&#8217;ostacolo, un non-stimolo al proporre nuovi contenuti. Quando invece sai di avere davanti una platea con 150 persone sedute che stanno lì a guardarti, allora cambia tutto. Posso dire che abbiamo raggiunto il nostro obbiettivo: dare un palcoscenico adatto  per poter realizzare live performance migliori  da tutti i punti di vista. Inoltre era molto interessante il fatto che il cinema disponesse di un sistema di proiezione 3D molto avanzato, cosa che ci ha permesso di esplorare una nova frontiera tecnologica, che è un po&#8217; il filo conduttore di LPM.</p>
<p><strong>- A proposito di frontiere: a settembre LPM arriva a Minsk, ne vogliamo parlare?</strong></p>
<p>Si, esattamente: la call for participation è partita qualche giorno fa e il meeting si svolgerà dal 22 al 25 settembre. Vorremmo mantenere la stessa formula e offrire il meglio sia dal punto di vista della location che della preparazione tecnologica che della produzione, e siamo molto contenti che i nostri partner oltre-frontiera abbiamo partecipato all&#8217;edizione romana così da potersi realmente rendere conto di cosa è LPM. </p>
<p><strong>- Chi sono i vostri partner bielorussi?</strong></p>
<p>Dunque, si tratta della U Gallery, realtà attiva anche nell&#8217;ambito dela video arte, Foundamental Network che è una label bielorussa i musica elettronica. Loro sono i partner principali, poi, come al solito la rete di LPM si estende in maniera capillare e sarebbe anche difficile, ecco, &#8220;rappresentarla&#8221;.</p>
<p><strong>- Pensi che le persone che hanno partecipato all&#8217;edizione romana ci saranno anche a Minsk, o piuttosto immagini un tipo di partecipazione differente?</strong></p>
<p>Sicuramente ci sarà tutta la parte dell&#8217;Est, soprattuto dai paesi confinanti con la Bielorussia: ci persone che o non sono riuscite a partecipar all&#8217;edizione romana anche per questioni burocratiche di attraversamento delle forntiere (un gruppo ad non ha ottenuto in tempo il visto per l&#8217;Italia, ma sarà a Minsk anche perchè per tutto il blocco dell&#8217;exUnione Sovietica non c&#8217;è bisogno di visti per entrare in Bielorussia). Per loro LPM sarà anche l&#8217;opportunità di entrare in contatto con persone da tutto il mondo senza bisogno di fare la visa. In molti, inoltre, hanno preferito aspettare Minsk perchè sapevano che sarebbe stata un&#8217;occasione particolare, ma tanti parteciperanno a entrambe le edizioni. </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.artsblog.it/post/7338/lpm-x-verso-minsk-artsblog-incontra-gianluca-del-gobbo">LPM X, verso Minsk. Artsblog incontra Gianluca Del Gobbo</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.artsblog.it">artsblog</a> alle 22:07 di mercoledì 29 giugno 2011.</p>
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    <title>Artsblog incontra Bianca Tschaikner e la sua Micro Publishing House</title>
    <link>http://www.artsblog.it/post/7285/artsblog-incontra-bianca-tshaikner-e-la-sua-micro-publishing-house</link>
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    <pubDate>Wed, 08 Jun 2011 17:02:08 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Gabriele F.</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>artisti</category><category>bianca tschaikner</category><category>editoria</category><category>eurozine 2011</category><category>in evidenza</category><category>micropublishing house</category><category>museo arte moderna linz</category>
    <description>Sulle rivoluzioni avvenute nel mondo editoriale nell&amp;#8217;epoca del web, ci sarebbe l&amp;#8217;infinito da dire. Non lo faremo qui, perché vi voglio mostrare il progetto che Bianca Tschaikner ha[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/micropublichionghousebiancatschaikner.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="197" alt="micro publichiong house bianca tschaikner" />Sulle rivoluzioni avvenute nel mondo editoriale nell&#8217;epoca del web, ci sarebbe l&#8217;infinito da dire. Non lo faremo qui, perché vi voglio mostrare il progetto che <strong>Bianca Tschaikner</strong> ha esposto al Museo d&#8217;arte moderna di Linz in occasione di Eurozine, meeting europeo delle riviste culturali. Si chiama <strong>Micro Publishing House</strong>, una casa editrice in miniatura. Date un&#8217;occhiata alle immagini. </p>
<p>Durante i tre giorni della manifestazione, Bianca e il grafico Thomas Maier hanno stampato una rivista d&#8217;arte tutta lì, in quello spazietto angusto. Una rivista particolare, tutta scritta in codice binario, ma che tra gli 1 e gli 0, nascondeva un messaggio in latino. Curioso no? Una specie di indovinello per il pubblico di Eurozine&#8230;</p>
<p>Ho fatto via mail qualche domanda all&#8217;autrice del progetto, Bianca Tschaikner, ecco cosa ci ha raccontato. </p>
<p><strong>Ciao Bianca, puoi presentarti ai nostri lettori? </strong></p>
<blockquote><p>Sono nata in Austria, ho studiato letteratura a Vienna e media design in Austria e Cile. Ho concluso i miei studi con un libro illustrato di ricette dal Sud America che è stato pubblicato l&#8217;estate scorsa, ho iniziato a lavorare come illustratrice e ho vissuto in Marocco per più di un anno. Lì ho realizzato una serie di cartoline illustrate, &#8220;Postcards from Morocco&#8221;&#8230;</p></blockquote>
<p><a href="http://www.artsblog.it/galleria/artsblog-incontra-bianca-tshaikner-e-la-sua-micro-publishing-house/1"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/artsblog-incontra-bianca-tshaikner-e-la-sua-micro-publishing-house/thn_lentos_biancatschaikner.jpg" alt="Artsblog incontra Bianca Tshaikner e la sua Micro Publishing House" width="130" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/artsblog-incontra-bianca-tshaikner-e-la-sua-micro-publishing-house/2"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/artsblog-incontra-bianca-tshaikner-e-la-sua-micro-publishing-house/thn_linoprint_biancatschaikner.jpg" alt="Artsblog incontra Bianca Tshaikner e la sua Micro Publishing House" width="130" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/artsblog-incontra-bianca-tshaikner-e-la-sua-micro-publishing-house/3"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/artsblog-incontra-bianca-tshaikner-e-la-sua-micro-publishing-house/thn_linoprint3_biancatschaikner.jpg" alt="Artsblog incontra Bianca Tshaikner e la sua Micro Publishing House" width="130" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/artsblog-incontra-bianca-tshaikner-e-la-sua-micro-publishing-house/4"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/artsblog-incontra-bianca-tshaikner-e-la-sua-micro-publishing-house/thn_linoprint2_biancatschaikner.jpg" alt="Artsblog incontra Bianca Tshaikner e la sua Micro Publishing House" width="130" height="130" /></a></p>


<blockquote><p>&#8230;mentre questo inverno ho viaggiato in India e nel sud est asiatico, cercando di documentare il mio viaggio con appunti e disegni, e adesso sono in Austria. Come puoi vedere, in questo periodo mi piace unire la mia voglia di girovagare con il mio lavoro. Disegno anche mappe di tutto il mondo per una rivista austriaca di cucina. Ok, e questa poteva essere l&#8217;introduzione! Riassumendola in un tweet, la mia vita di questi giorni è: disegnare, scrivere, camminare sulle montagne, godermi la primavera austriaca, suonare il piano e pensare al mio prossimo viaggio.
</p></blockquote>
<p><strong>Raccontaci della Micro Publishing House al Museo d&#8217;arte moderna di Linz</strong></p>
<blockquote><p>L&#8217;idea della Micro Publishing House è stata di Magnus Hofmüller del Lentos Museum of Modern Art di Linz, e si è sviluppata in una installazione proposta al pubblico durante il 23° meeting europeo delle riviste culturali, Eurozine: quest&#8217;anno aveva come tema &#8220;Cambiando i media - i media in cambiamento&#8221;, si è svolta a maggio. Nel corso di questa tre giorni la Micro Publishing House ha pubblicato tre piccole riviste, ognuna composta da una stampa artistica e un testo scritto dai giornalisti di Eurozine. Avevamo un computer, una stampante ad aghi, e un&#8217;altra stampante per le stampe ad alta qualità. Io ho lavorato un giorno alla mia stampa, gli altri due giorni è stato Thomas Maier a fare alcune stampe tipografiche. Le stampe d&#8217;arte alla fine sono state regalate ai partecipanti dell&#8217;incontro. </p></blockquote>
<p><strong>Quale era il significato del tuo progetto?</strong></p>
<blockquote><p>Mi era stato chiesto di partecipare sul tema dei media in cambiamento. Così ho fatto una linocut - un&#8217;incisione su linoleum - di un libro scritto in codice binario, in ASCII, un codice utilizzato dai computer per codificare i testi. Se fai lo sforzo di decifrare il codice, dice una frase latina: Habent sua fata libelli. Ho trovato affascinante lavorare con diversi livelli di media e di linguaggi, mettere in una nuova relazione simboli e codici e creare un sistema metaforizzato che attraverso gli ostacoli da superare potesse offrire nuovi stimoli. O non offrire assolutamente nulla - il che può variare a seconda di come ti approcci all&#8217;opera: il codice binario è la base di tutti i media digitali, ma quante persone lo sanno riconoscere, lo sanno leggere, o semplicemente sanno della sua esistenza? Per leggere il messaggio nelle pagine, devi essere capace sia di decifrare il codice binario, sia di tradurlo dal latino: ma per prima cosa, ti serve una certa dose di curiosità. E ancora: quante persone pensavano di leggere un libro fatto di una sola figura? Magari poi avevano la capacità di maneggiare le tecnologie moderne, ma nessuna capacità relazionale. </p>
<p>Il latino invece è la conoscenza tradizionale, è alla base di tutto quello che sappiamo, lo sappiamo leggere, ma non lo sappiamo capire, è un problema molto attuale, si può trasferire anche ai nuovi media. Sono tutte domande che trovo molto interessanti. Il libro potrebbe anche avere un messaggio, ma offre molte più domande.</p></blockquote>
<p><strong>Come ha reagito il pubblico di Eurozine? Hanno risolto l&#8217;indovinello?</strong></p>
<blockquote><p>Io l&#8217;ho spiegato solo a quelli che me lo chiedevano, che sono stati pochi, molto pochi, due o tre. Avrebbero rovinato il divertimento a tutti gli altri. Mi piace l&#8217;idea che qualcuno possa avere guardato il libro e pensato di trovarci un significato. Ma mi piace anche l&#8217;idea che non l&#8217;abbia trovato, e che ci sia un segreto ancora da scoprire. La maggior parte delle persone comunque non è andata oltre al primo impatto, la superficie del progetto, esattamente come mi aspettavo. </p></blockquote>
<p><strong>Cosa ci puoi dire dei tuoi prossimi progetti?</strong></p>
<blockquote><p>Al momento sto lavorando a un diario di viaggio fantastico sull&#8217;India, una serie di cartoline con divinità indiane, e a una grande mappa di Tangeri: oltre a quello spero di trovare tempo per dipingere e fare qualche linocut.  </p></blockquote>
<p>Se volete saperne di più su Bianca Tschaikner, potete tenere d&#8217;occhio <a href="http://biancatschaikner.blogspot.com/2011/05/micro-publishing-house-at-lentos-linz.html">il suo blog</a> e <a href="http://www.flickr.com/photos/biancatschaikner/sets/">il suo Flickr</a>. </p>
<p><a href="http://www.artsblog.it/galleria/artsblog-incontra-bianca-tshaikner-e-la-sua-micro-publishing-house/5"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/artsblog-incontra-bianca-tshaikner-e-la-sua-micro-publishing-house/thn_thomasmuellerprint_biancatschaikner.jpg" alt="Artsblog incontra Bianca Tshaikner e la sua Micro Publishing House" width="130" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/artsblog-incontra-bianca-tshaikner-e-la-sua-micro-publishing-house/6"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/artsblog-incontra-bianca-tshaikner-e-la-sua-micro-publishing-house/thn_mpb.jpg" alt="Artsblog incontra Bianca Tshaikner e la sua Micro Publishing House" width="130" height="92" /></a></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.artsblog.it/post/7285/artsblog-incontra-bianca-tshaikner-e-la-sua-micro-publishing-house">Artsblog incontra Bianca Tschaikner e la sua Micro Publishing House</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.artsblog.it">artsblog</a> alle 18:02 di mercoledì 08 giugno 2011.</p>
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