Ecco il video di presentazione della nuova “amicizia” suggellata dal Met Museum di New York con Google; il progetto, che si chiama Google Goggles, nasce dall’idea di rendere l’arte accessibile al maggior numero di persone.
Funziona così: tu vedi un quadro o un’immagine di esso da qualche parte, gli fai una foto con il tuo smartphone (al momento è disponibile per Android 2.1 e oltre, iPhone 3GS e iPhone 4) e grazie all’applicazione ti verrà mostrato in quale museo si trova quell’opera d’arte, oltre a dettagli e informazioni supplementari. Ma ricordatevi, se siete in un museo, di non fare mai le foto con il flash e di usare sempre il telefono con discrezione, ovvero: niente suonerie, o volume al minimo!
E’ un ulteriore -e corposo- tassello nel già mastodontico Google Art Project, ci avete dato un’occhiata? Ci sono oltre 15 complessi museali di prim’ordine, da Versailles al MoMa di New York, alla Tate Britain di Londra, all’Hermitage di San Pietroburgo. Da perderci la testa, altamente sconsigliato negli orari di lavoro, vagare senza il senso del tempo anche solo virtualmente in questi luoghi mitologici è una tentazione troppo forte.
Il video che vedete qui sopra comincia come comincerebbe normalmente un’azione illegale di graffiti lungolinea o di train bombing. C’è qualcuno che scavalca una recinzione per raggiungere il muro dei binari del treno. Questa volta però non ci sono spray o pennelli, ma un computer in remoto, un videoproiettore e un device che funge da controller. I laser graffiti sono graffiti di luce in cui l’artista regola ampiezza della pennellata e colore.
Il progetto, a cura di Simone Campanella e Giacomo Favilla, ha coinvolto il writer Buda. Giacomo Favilla è un fotografo e videomaker livornese molto promettente, con un’attenzione particolare per l’uso del colore e della luce artificiale.
In giro ci sono molti plug-in per applicazioni di fotoritocco che danno alle vostre fotografie un tocco alla Andy Warhol. Due giorni fa è uscita però un’app dedicata, sviluppata dalla Carnegie Mellon University (CMU) insieme all’Andy Warhol Museum. Funziona su iPhone, iPad e iPod Touch e costa circa un dollaro.
Naturalmente però non montatevi la testa. La qualità analogica delle serigrafie warholiane non si ricrea in pochi semplici passaggi sul vostro smartphone. Il genio della pop art curava ogni singolo pezzo mettendo insieme fotografia e grafica.
Ciò che è interessante è che la nuova applicazione ha anche finalità didattiche. Al di là del divertimento, nasce per insegnare agli utenti come funziona il processo di serigrafia di Andy Warhol.
Non finisce qui: Il Warhol Museum ha lanciato un concorso. Potete iscrivere le vostre foto tramite l’account Twitter o Facebook del museo: gli esperti curatori sceglieranno le immagini create con l’applicazione che andranno in mostra per 15 giorni accanto agli originali del maestro.
Alcune immagini che partecipano al concorso dell’Andy Warhol Museum



89 paesi partecipano alle olimpiadi dell’arte sulla Laguna. In mezzo ad un mare di arte, artisti e installazioni, è bello perdersi ma è anche facile perdere di vista quello per cui magari si era venuti.
Si scarica gratis dall’Apple Store, iBiennale, la versione digitale mobile della 54a Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia. Più che una visita virtuale alla Biennale, questo software offre una guida ragionata a quello che molti giornalisti, al di là dei giudizi, hanno definito una “mostra tentacolare”, una grande piovra o forse un Leviatano. Un grande catalogo delle opere realizzato dagli stessi organizzatori, con testi, foto, critiche e recensioni, oltre che informazioni georeferenziate.
Poi c’è Christie’s Biennale, anch’essa gratuita ma più ‘leggera’ e integrata con Google. Qui ci sono tutte le informazioni sugli 89 padiglioni, sui 39 eventi ufficiali collaterali alla rassegna e anche qualche dritta sui migliori ristoranti. Naturalmente in questo caso sono gli specialisti di Christie’s a guidarvi nella visita. Anche se dal fuori la Biennale può sembrare un evento libero dai vincoli del mercato, in realtà, come sempre, “illumina” tendenze, personaggi, gallerie, “nazioni” intere, con gli inviti, i premi e le scelte curatoriali.

Guardate cosa si sono inventati all’agenzia parigina DDB Paris per promuovere il tour operator francese Voyage SNCF: in una grande piazza viene collocato un grande cubo nero con un bel pulsante rosso nel mezzo.
I curiosi iniziano ad aggirarsi e qualcuno alla fine decide di schiacciare il pulsant. La macchina subito si attiva e chiede: “Dove vorresti andare?” e alla risposta del -malcapitato?- passante di turno, esplode in una festa di labbra gonfiabili, coriandoli, cuoricini e fuochi d’artificio.
Forse un’espediente vecchio come il mondo, la scatola delle sorprese, ma sempre pronto a fare presa sull’immaginario delle persone. Perchè una cosa è certa, con quest’abile pensata l’agenzia di viaggi si è fatta sicuramente molto notare in città.
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Nelle ultime settimane sta progressivamente crescendo l’attenzione dei media internazionali verso Banksy e Mr Brainwash, il protagonista del suo film. Il regolamento degli Oscar prevede che i premiati siano presenti personalmente al momento della consegna delle statuette e questo non è un problema di poco conto per l’artista (ed adesso regista) di Bristol, che ha fatto dell’anonimato e del mistero la sua cifra stilistica.
In attesa della Notte degli Oscar del 27 febbraio 2011, sembra che Banksy (o qualcuno della sua crew) sia in California e ne stia combinando delle belle. A partire da lunedì scorso sono apparsi diversi pezzi in giro per Los Angeles. A Westwood sulla parete esterna dell’Urban Outfitters (un negozio di vestiti), un ragazzino di origine asiatica impugna una mitragliatrice in un campo di fiori disegnati in stile infantile. Le pallottole sul caricatore ripercorrono un’intera palette dei colori. A Sunset Boulevard, Charlie Brown sta per diventare Charlie Burn, rovesciando in terra benzina, tiene una sigaretta accesa in bocca.
Più giù, a Little Santa Monica Boulevard, il cane di Banksy, segna il territorio, e fa pipì sulla recinzione esterna di una casa fino a emettere un gran flusso di urina che ricopre tutta la parete. Ma uno degli interventi che hanno fatto più scalpore è un’operazione di guerrilla art in piena regola. Banksy ha preso di mira un cartellone pubblicitario su Sunset Boulevard, vicino a Crescent Height.
In questo caso non ha usato gli stencil ma la bomboletta spray, per dare vita a Topolino e Minnie, nelle vesti di due irriverenti personaggi intenti a ubriacarsi e fumare. Il Topolino disegnato interagisce con la modella della pubblicità, toccandole il seno.
Banksy a Los Angeles. Nuovi pezzi incendiano la corsa per gli Oscar!










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1923 aka Heaven (by Max Hattler) from Max Hattler on Vimeo.
Ispirata ai lavori di Lesage, questa video animazione è stata realizzata dal filmmaker Max Hattler il titolo è 1923 aka Heaven. Veterano dei festival multimediali di tutto il mondo, Hattler ha vinto premi un po’ ovunque grazie alle sue animazioni, come all’Amsterdam Animation Festival nel 2010.
Le molte le esperienze audiovisive a fianco a gruppi musicali più e meno famosi (Basement Jaxx, Ocusonic,Jemapur), hanno originato ritmi visuali geometrici e ipnotici, che spesso vengono considerati come dei “mandala in movimento”. Sul suo sito trovate gli appuntamenti con i suoi lavori nei prossimi mesi e la directory dei lavori passati.
Giuseppe Panza, all’inizio degli anni ‘60, fu uno dei primi collezionisti a interessarsi al lavoro di Robert Rauschenberg. Nel 1996 il conte donò Villa Panza di Biumo al FAI ed oggi, in questa prestigiosa sede, è in corso Robert Rauschenberg. Gluts – 2010, una mostra a cura di Susan Davidson.
Il video che vedete qui sopra, prodotto da ArsLife, ci porta alla scoperta di quaranta opere, visionabili fino al 27 febbraio 2011, che documentano le ultime fasi di produzione dell’artista americano. Sculture e quadri di assemblaggio, realizzati tra gli anni ottanta e novanta con pezzi di metallo e cartelli stradali, rottami di automobile raccolti per strada.
Nato col nome di Milton Ernst da una famiglia operaia, Rauschenberg in quegli anni porta a compimento la sua riflessione sugli eccessi e sugli sprechi della società occidentale.
Visto il successo del 2009, il Centro di Cultura Contemporanea Strozzina ritorna a proporre Emerging Talents, una mostra e un premio per dare spazio alla generazione dei giovani (25-35 anni). Dal 18 febbraio al 1 maggio 2011, i protagonisti sarnno quei giovani che operano nel campo della pittura, grafica, scultura, installazioni, fotografia, videoarte e nuovi media.
Un comitato composto da Luca Massimo Barbero (Macro, Roma), Chiara Bertola (HangarBicocca, Milano), Andrea Bruciati (Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Monfalcone) e Giacinto Di Pietrantonio (Gamec, Bergamo) ha selezionato 16 artisti il cui talento è già stato riconosciuto da alcune gallerie, ma che hanno bisogno di un’ulteriore spinta.
Il loro destino sarà nelle mani di una giuria internazionale composta da Achim Borchardt-Hume (Whitechapel Gallery, Londra), Kelly Gordon (Hirshhorn Museum, Smithsonian Institution, Washington DC) e Adam Szymczyk (Kunsthalle, Basel), che premierà, sulla base dell’intero percorso biografico e di ricerca, un solo autore. A lui una pubblicazione monografica pubblicata da Silvana Editoriale.
Gli artisti? Alessandro Ceresoli, Valentino Diego, Giovanni Ozzola, Antonio Rovaldi, Ludovica Carbotta, Loredana Di Lillo, Invernomuto, Margherita Moscardini, Giorgio Andreotta Calò, Riccardo Benassi, Luca Francesconi, Alberto Tadiello, Meris Angioletti, Rossana Buremi, Patrizio Di Massimo e Luigi Presicce. Non ne conoscete nemmeno uno? Potrebbe essere un motivo in più per andare a Firenze.

Dal primo ottobre riparte la stagione espositiva della Strozzina di Firenze. Si comincia con Ritratti del Potere. Volti e meccanismi dell’autorità, un percorso che prende in esame le modalità di raffigurazione del potere politico attraverso i mass media.
Da una parte il rapporto privilegiato con l’immagine, intrattenuto dai grandi personaggi della storia, il cult of personality (culto della personalità). Dall’altra lo sguardo critico nei confronti del potere e delle sue dinamiche, presente nei lavori di Tina Barney, Christoph Brech, Bureau d’études, Fabio Cifariello Ciardi, Clegg & Guttman, Nick Danziger, Rineke Dijkstra, Jim Dow, Francesco Jodice, Annie Leibovitz, Helmut Newton, Trevor Paglen, Martin Parr, Wang Qingsong, Daniela Rossell, Jules Spinatsch, Hiroshi Sugimoto e The Yes Men.
L’immagine del potere e il potere dell’immagine, vista attraverso la ricerca di due generazioni di artisti, quelli nati nel dopoguerra e quelli nati negli anni settanta. Un allestimento in cui è la fotografia la protagonista, accompagnata da video, scultura e installazioni.
La mostra, visitabile fino al 23 gennaio 2011, è curata da Peter Funnel, Walter Guadagnini, Roberta Valtorta, con il coordinament di Franziska Nori. In contemporanea, presso il Piano Nobile di Palazzo Strozzi, va in scena una grande retrospettiva sul Bronzino, maestro della ritrattistica manierista.
Ritratti del Potere. Volti e meccanismi dell’autorità - Strozzina







