
Sarà in Svezia che un nuovo capolavoro di Leonardo da Vinci, detto: “La bella principessa”, attribuitogli di recente dalle ricerche del professor Alessandro Vezzosi. La mostra che metterà il luce presso il pubblico mondiale questa “Giovane donna di profilo in veste rinascimentale” avrà luogo a Eriksbergshallen di Goteborg e sarà una delle più importanti realizzate in un paese scandinavo sul tema del Rinascimento italiano.
Il titolo della mostra è “And there was light. The Masters of the Renaissance” ed è dedicata tanto a Leonardo quanto a Raffaello e Michelangelo. Il “nuovo” dipinto attributio a Leonardo è stato riconosciuto ufficialmente come tale per via di una impronta digitale del maestro ritrovata sulla piccola pergamena, di 24×33 cm, e la cosa non lascia alcun dubbio a riguardo. L’impronta è corrisposta perfettamente a quella ritrovata sul San Gerolamo di Leonardo conservato in Vaticano.
Il dipinto, che è stato creduto per secoli di scuola tedesca, era stato venduto nel 1998 per soli 19.000 dollari, per poi essere venduto all’attuale proprietario, canadese, nel 2007, per una cifra non dissimile.
Torniamo a parlare della galleria veneziana Caterina Tognon Arte Contemporanea: il 20 marzo apre una nuova interessante mostra dedicata al lavoro di Richard Marquis, artista americano che è una vera e propria celebrità internazionale nel mondo del movimento “studio glass”.
Marquis esporrà nella mostra “Razzle dazzle man” una serie di lavori ispirati a due momenti della storia americana dello scorso secolo, tra loro diversi e lontani: il camouflage Razzle Dazzle e le gare di velocità a Bonneville Salt Flats. Il cosidetto “Razzle Dazzle” era una tecnica inventata dall’artista e ufficiale di marina Norman Wilkinson, con cui le navi da guerra venivano dipinte con fantasie geometrice o righe irregolari in modo da apparire “irreali” nelle loro dimensioni e proporzioni, per confondere l’avversario. La Bonneville Salt Flats è invece una pianura “emersa” dell’evaporazione del preistorico lago Bonneville, celebre per essere stata teatro di numerosi ed imbattuti record di velocità.
Partendo da questi due curiosi spunti, Marquis rielabora i concetti di “boats and cars” e propone le sue originali creazioni vitree, dai colori vivi e lucidi, dalle forme incredibilmente nitide, uniche nel panorama della lavorazione del vetro. Nella gallery, boats e altri lavori precedenti. La mostra rimarrà aperta fino al 3 luglio.

Più di 200 opere d’arte appartenenti alla collezione privata dell’Aga Khan sono esposte per la prima volta al Martin-Gropius-Bau di Berlino, nel quartiere di Kreutzberg.
Le opere coprono un arco di più di 1000 anni e sono principalmente dipinti, disegni, ceramiche e sculture in legno. Rappresentano l’arte di un territorio vastissimo, che va dalla penisola iberica fino al Maghreb e fino alla Cina. Anche se alcuni dei pezzi della mostra sono già stati esposti in diverse parti del mondo, questa è la più vasta mostra mai realizzata a partire dai tesori di Karim Aga Khan IV.
La collezione è in mostra a Berlino prima di essere trasferita definitivamente a Toronto, presso il museo Aga Khan che Sua Altezza sta facendo costruire appositamente dall’architetto giapponese Fumihiko Maki.
Si apre domani 18 marzo presso lo Studio-Galleria Embrice a Roma la mostra “Fotografia come fatto mentale”, a cura di Carlo Severati.
Giorgio Stockel, fotografo e architetto milanese di nascita ma romano d’adozione, è Associato di Percezione e Comunicazione Visiva presso la Facoltà di Architettura Ludovico Quaroni, alla Sapienza. Il suo lavoro sarà esposto attraverso un percorso articolato in quattro diversi momenti: tre temi espositivi che raccontano la carriera ormai quarantennale del fotografo, e la presentazione del volume “Fotografia come fatto mentale“, che si terrà a conclusione della mostra il 26 marzo con gli interventi di Humberto Nicoletti Serra, Francesco Galli e Carlo Severati. Un piccolo appunto sull’esposizione: il terzo tema è dedicato all’Aquila, città a lungo fotografata da Stockel nel 1982, e il recente terremoto ha messo a nudo la fragilità registrata nelle immagini che oggi conosciamo.
La mostra rimarrà aperta fino al 26 marzo: l’ingresso è libero.
A volte è interessante buttare un occhio al di là dell’oceano, per capire quali sono i movimenti in corso e come si ’spinga’ certa arte contemporanea, piuttosto che altra. Si apre il 16 aprile al Minneapolis Institute of Arts (MIA), Until Now: Collecting the New (1960–2010), Fino ad oggi: Collezionando il Nuovo (1960-2010), un grande allestimento con opere di oltre 90 artisti che hanno saputo sfidare e modificare le dinamiche in corso all’interno delle arti visive negli ultimi cinquant’anni.
Elizabeth Armstrong, ha messo insieme un allestimento che attinge alla collezione del Museo, ma anche a diversi prestiti privati e che farà parte di alcune mostre itineranti e nuovi programmi pubblici di acquisizione. Una vasta panoramica sull’arte più attuale, tra maestri e nuovi talenti. Una speciale sezione, dal titolo Arte Remix, metterà opere d’arte contemporanea a fianco di capolavori storici. Ne nascerà un dialogo sul nostro passato più presente, tra nuove prospettive e vecchie impronte, soltanto apparentemente indelebili.
Ecco la lista degli artisti in mostra: Mequitta Ahuja, Doug Aitken, Siah Armajani, Rebecca Belmore, Ross Bleckner, Michaël Borremans, Nick Cave, John Chamberlain, Mona Hatoum, Zhang Huan, David Hockney, Alfred Jensen, Jasper Johns, Ilya Kabakov, Yayoi Kusama, Roy Lichtenstein, Takashi Murakami, Yoshitomo Nara, Claes Oldenburg, Roxy Paine, Gerhard Richter, Peter Saul, Carolee Schneemann, Bill Viola, e Andy Warhol.
Ernesto Morales è un poliedrico artista argentino nato nel 1974 in Uruguay a Montevideo. Pittore, videomaker, curatore e professore di Estetica ed Architettura, si interessa alla storia, ai fenomeni sociali legati alla globalizzazione, le migrazioni e gli scambi interculturali. Morales vive tra l’Italia e l’Argentina, a Firenze, Milano e Roma, dove, dal 22 marzo 2010, l’Istituto Italo-Latino Americano organizza Tiempos Migrantes.
Video e fotografia a supporto della sua ricerca, per una personale che documenta l’ultimo periodo di lavoro sulla pittura. Vacas Migrantes (mucche migranti) è una serie di dipinti su carta in cui l’artista compone la trasposizione fantastica della sua ricerca. Lunghi paesaggi in cui si trovano spaesate grandi mucche, che sembrano quasi bisonti. Un segno semplice, ma al contempo pieno, che ricorda le pitture rupestri.
Un tavolo, un ponte, un filo sospeso sopra la strada, una serie di scale per salire al cielo (o forse nel niente), finestre e sedie inutilizzabili, stanze chiuse…e sempre le mucche. In giro, apparentemente senza un motivo, scappando o forse stando ferme. Le vacche mettono in scena questi Tiempos migrantes, dove i concetti di memoria, identità, spazio, attraversamento, si ricostituiscono sulla base di linee semplici e oggetti dal forte valore simbolico.

Un grande appuntamento tra arte e suono saluta l’arrivo della primavera al Parco Archeologico di San Vincenzino di Cecina (Villa Guerrazzi), in provincia di Livorno. Metasound va in scena sabato 20 e domenica 21 Marzo (h 16:00 – 20:00) con installazioni audio, video proiezioni e incontri che offriranno numerosi spunti di dibattito.
Almeno tre le generazioni di autori a confronto, tra studiosi, artisti e musicisti, scelti per la loro esperienza di sperimentazione nell’ambito dell’intermedialità. Massimo Bartolini, Die Schachtel, InFlux, Christina Kubisch, Sandra Lischi, Francisco Lopez, Fabrizio Modonese Palumbo, Otolab, Pietro Riparbelli/K 11, Tommaso Tozzi, Giacomo Verde. Esperienze di confine, radicali e radicate, che rispondono a nuove urgenze e vecchi impeti creativi.
Metasound, curata da Sandro Gronchi si arricchisce poi con Incontemporanea - Incontri di Arte Contemporanea, (sabato 20 Marzo dalle 16), una rassegna presentata da Vittore Baroni, che ripercorre la nascita dell’archivio E.O.N. di Viareggio, dell’etichetta multimediale Trax (1981-1987) e del progetto Bau. Nell’occasione verrà presentata la ristampa di Trax 0983 Anthems, leggendario album di inni nazionali alternativi.
Fino al 13 giugno, palazzo ducale di Genova si riempie di arte contemporanea. “Isole mai trovate” è una mostra dal titolo concettuale: le isole sono quegli spazi in cui gli artisti vivono rappresentando la loro poetica. Dunque, la mostra è un contenitore metaforico che può contenere tutto. E vi si trovano molti artisti che rivestono un ruolo importante nell’arte dell’ultimo decennio.
A partire da Michelangelo Pistoletto, che concepisce la sua isola come un labirinto, anche se di carta (vedi la foto sopra); o l’isola che guarda al futuro con pessimismo, quella di Anselm Kiefer, un buco nero che sta per inghiottire una barca che naviga su una coltre di materia; ma ci sono anche le isole di Marina Abramovic, Louise Bourgeois, Tony Cragg.
Una mostra strana, perché se è vero che propone delle opere veramente interessanti, ha anche un che di pretestuoso, e proprio nel concetto fondante di isola creativa, luogo e spazio individuale dell’artista. O forse, questo, è un merito?

Agrigento e la Valle dei Templi diventano protagonisti nel mondo dell’arte contemporanea. Comincia giovedì 18 marzo all’interno del Tempio della Concordia, Arte Contemporanea per il Tempio di Zeus, ideata da Luigi Zichichi e curata da Rosalia Camerata Scovazzo e Teresa Emanuele. Uno scenario unico quello di Agrigento, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, che si apre al contemporaneo per farsi conoscere ulteriormente.
La mostra, realizzata dalla casa editrice Il Cigno Gg, insieme al Mibac e al Macro, presenta artisti italiani ed internazionali. Le loro opere saranno vendute all’asta da Christie’s e il ricavato aiuterà i lavori di restauro e anastilosi del Telamone (scultura maschile in calcarenite del V secolo a.C.) del Tempio di Zeus. Proprio da qui parte il percorso espositivo, con la Bianca di Messina, il Fauno di Manzù, la Grande Figura Seduta di Greco e il gruppo mitologico dei russi AES+F.
Nel giardino della Villa Aurea i crani di Daniel Spoerri e il braccio di Aaron Young, dentro lavori di Afro, Ceccobelli, Guccione, Mitoraj, Nitsch, Shimamoto e molti altri. L’allestimento, unico nel suo genere, rimarrà visitabile fino al 3 ottobre 2010. Per domani mercoledì 17 marzo (h 12:00) è prevista la conferenza di presentazione al Macro di Roma.
Weimar è una città della Turingia gemellata con Siena. Il capoluogo toscano festeggia i 90 anni di vita del movimento Bauhaus e i 150 dell’Università di Weimar con una grande mostra ad ingresso gratuito nei Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico che andrà in scena dal 20 marzo al 17 aprile 2010.
Un movimento, il Bauhaus, capace di fare tesoro delle sperimentazioni delle avanguardie del primonovecento, ma anche di rompere drasticamente col passato. Una vera e propria rivoluzione culturale, il cui portato ancora oggi non è arrivato ad esaurirsi. Prima di tutto c’è un pensiero forte alla base della creatività, che coniuga estetica e funzionalità in una sintesi senza compromessi.
Opera congiunta tra tecnologia e cultura, il Bauhaus esordisce in mostra con le intuizioni di Walter Gropius nel 1923, le stesse riproposte nell’allestimento a Siena. Dimostrando grande interesse per l’arte delle arti, l’architettura, la ricerca del movimento si espande ben presto a Parigi con Le Corbusier. Arte e tecnica sono le chiavi della sperimentazione del Bauhaus, che raggiungerà esiti ancor oggi insuperati negli ambiti del design, della grafica e delle arti visive.