<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xml:lang="it-it">

  <title>artsblog</title>
  <subtitle>Artsblog.it</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-02-14T03:05:21+00:00</updated>
  <id>http://www.artsblog.it</id>
  <link rel="alternate" type="text/html" hreflang="it-it" href="http://www.artsblog.it" />
  <generator uri="http://lightpress.org/" version="1.1.0">Lightpress</generator>

  
  <entry>
    <title type="html">Di Duchamp non ce n&#039;è mai abbastanza</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.artsblog.it/post/8911/di-duchamp-non-ce-ne-mai-abbastanza" />
    <id>http://www.artsblog.it/?p=8911</id>
    <author>
      <name>Sara R.</name>
    </author>
    <published>2012-02-08T10:13:34+00:00</published>
    <updated>2012-02-08T10:13:34+00:00</updated>
    <dc:subject>maestri</dc:subject><dc:subject>movimenti</dc:subject><dc:subject>artisti</dc:subject><dc:subject>concetto</dc:subject><dc:subject>dadaismo</dc:subject><dc:subject>marcel duchamp</dc:subject><dc:subject>scacchista</dc:subject><dc:subject>surrealismo</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Duchamp era un grande stratega. Maestro di scacchi e di sovrapposizioni. Credo, che le sue opere siano un frutto intimissimo di un certo modo di applicarsi ad un gioco tanto stimolante. Mi verrebbe[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/8911/di-duchamp-non-ce-ne-mai-abbastanza"><![CDATA[<p><iframe width="586" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/839lrYqSo7s" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marcel_Duchamp">Duchamp</a> era un grande stratega. Maestro di scacchi e di sovrapposizioni. Credo, che le sue opere siano un frutto intimissimo di un certo modo di applicarsi ad un gioco tanto stimolante. Mi verrebbe quasi da dire che non sarebbe stato il grande artista che è stato se non avesse amato smodatamente gli scacchi. C&#8217;è un&#8217;armonia segreta nel corteggiamento infido della regina, in quel blandire accuratamente la sposa per catturare il suo muto consorte nel più perfetto dei <em>pièges</em>. </p>
<p>Una specie di democratico scenario nel quale anche l&#8217;ultimo dei pedoni può attentare alla somma autorità nemica. Un mondo in cui ognuno procede alla sua maniera, realizzando la più personale delle espressioni. Un pianeta lontano della galassia surreale, figlio di incontri di opache nebulose cubiste e di folgoranti stelle  futuriste. Una terra che obbediva alla dittatura materica, che si piegava ad un fare a tratti estinto. Poi è stato Duchamp e il concetto ha cominciato a regnare da sovrano.</p>
<blockquote><p>La pittura non dovrebbe essere solamente retinica o visiva; dovrebbe aver a che fare con la materia grigia della nostra comprensione invece di essere puramente visiva.</p></blockquote>
<p>Video da <a href="http://www.youtube.com/watch?v=839lrYqSo7s">arwen987</a></p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Joe Hill è il recordman dei dipinti di strada in 3d</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.artsblog.it/post/8409/joe-hill-e-il-recordman-dei-dipinti-di-strada-in-d" />
    <id>http://www.artsblog.it/post/8409/joe-hill-e-il-recordman-dei-dipinti-di-strada-in-d/</id>
    <author>
      <name>Daniele</name>
    </author>
    <published>2011-11-20T03:12:01+00:00</published>
    <updated>2011-11-20T03:12:01+00:00</updated>
    <dc:subject>street-art</dc:subject><dc:subject>creativita</dc:subject><dc:subject>movimenti</dc:subject><dc:subject>3d street art</dc:subject><dc:subject>joe hill</dc:subject><dc:subject>trompe l'oeil</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Una creazione dell&amp;#8217;artista inglese Joe Hill ha battuto ogni record: il suo è il dipinto di strada in 3D dalla superficie più estesa mai realizzato finora (1160 metri quadrati, foto sopra). A[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/8409/joe-hill-e-il-recordman-dei-dipinti-di-strada-in-d"><![CDATA[<p><a href="http://www.artsblog.it/galleria/record-nei-dipinti-3d-01/"><img class="post" src="http://static.blogo.it/artsblog/record-nei-dipinti-3d-01/13DpaintingbyJoeHilla007.jpg" alt="Record nei dipinti 3D" width="586" height="390" /></a><br clear="all" />Una creazione dell&#8217;artista inglese <a href="http://joehill-art.com/page4.htm">Joe Hill</a> ha battuto ogni record: il suo è il <strong>dipinto di strada in 3D</strong> dalla superficie più estesa mai realizzato finora (1160 metri quadrati, foto sopra). A rivelarlo è il <strong>Guinness</strong> Book of World Records. Negli ultimi tempi la creazione di questi contemporanei <em>trompe l&#8217;oeil</em>, spiazzanti e affascinanti, è diventata una vera e propria mania, che ha contagiato molti artisti, di strada e non. </p>
<p>La soluzione più praticata e frequentata è quella di aprire immaginari precipizi nel suolo, che provocano una notevole vertigine dello sguardo. Ma l&#8217;estro dei protagonisti di questa nuova moda artistica - nata dal basso, dal mondo della <a href="http://www.artsblog.it/categoria/street-art">street art</a> - diversifica nei modi più imprevedibili anche questo topos abusato, generando scenari fantasiosi e improbabili. I più interessanti sono quelli fanno interagire nella scena elementi urbani reali, fissi o temporanei, come finestre, pali, cartelloni, con quelli originali disegnati dall&#8217;artista.</p>
<p>La rete ha amplificato il fenomeno e oggi sono molto numerosi i blog dedicati a questa nuova tendenza dell&#8217;arte urbana. Un archivio costantemente aggiornato, anche grazie alle foto postate dagli utenti, si trova sullo pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/streetartutopia">Street Art Utopia</a>, ritrovo molto frequentato dagli appassionati (più di 300mila). Di seguito una raccolta di dipinti tra i più suggestivi e spettacolari.</p>
<p><a href='http://www.artsblog.it/galleria/record-nei-dipinti-3d-01/'>Record nei dipinti 3D</a><br />
<a href="http://www.artsblog.it/galleria/record-nei-dipinti-3d-01/2"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/record-nei-dipinti-3d-01/thn_3DartworkatWaterlooSt001.jpg" alt="Record nei dipinti 3D" width="130" height="76" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/record-nei-dipinti-3d-01/3"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/record-nei-dipinti-3d-01/thn_3Dstreetartghostcoastersm.JPG" alt="Record nei dipinti 3D" width="130" height="97" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/record-nei-dipinti-3d-01/4"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/record-nei-dipinti-3d-01/thn_3Dstreetarttermites.jpg" alt="Record nei dipinti 3D" width="98" height="130" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/record-nei-dipinti-3d-01/5"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/record-nei-dipinti-3d-01/thn_6September20113Dinter006.jpg" alt="Record nei dipinti 3D" width="90" height="130" /></a></p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Occupy Museums!</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.artsblog.it/post/8173/occupy-museums" />
    <id>http://www.artsblog.it/post/8173/occupy-museums/</id>
    <author>
      <name>penelope.di.pixel</name>
    </author>
    <published>2011-10-27T16:29:10+00:00</published>
    <updated>2011-10-27T16:29:10+00:00</updated>
    <dc:subject>movimenti</dc:subject><dc:subject>arte e mercato</dc:subject><dc:subject>indignados</dc:subject><dc:subject>noah fischer</dc:subject><dc:subject>occupy museum</dc:subject><dc:subject>occupy wall street</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Sono tempi duri, tempi di rivolte, piazze occupate, cortei, di indignados: da qualche mese il ribollire (totalmente goustificato) del pianeta tende a convergere nel noto movimento &amp;#8220;Occupy Wall[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/8173/occupy-museums"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/occupy.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="180" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Sono tempi duri, tempi di rivolte, piazze occupate, cortei, di indignados: da qualche mese il ribollire (totalmente goustificato) del pianeta tende a convergere nel noto movimento &#8220;<strong>Occupy Wall Street</strong>&#8221; (<a href="http://occupywallst.org/">OWS</a>). Perchè la gente, simbolicamente ma mettendo in gioco i propri corpi, a New York ha deciso di manifestare il proprio dissenso all&#8217;ordine finanziario mondiale stabilendosi nel suo polmone più vitale: Wall Street.</p>
<p>Ma c&#8217;è chi ha deciso di ispirarsi a questo movimento globale per applicarlo all&#8217;arte. Si tratta dell&#8217;iniziativa <strong>Occupy Museum!</strong>. La tesi è molto semplice e diretta: il sistema dell&#8217;arte è controllato da un&#8217;èlite ristrettissima di soggetti (circa l&#8217;1%) che taglia fuori il 99% degli: una classica piramide basata sull&#8217;elevazione di geni individuali sul resto, a tutto favore della perpetuazione delle strutture elutarie e del mercato.<br />
<strong><br />
<a href="http://www.noahfischer.org/index">Noah Fischer</a></strong>, promotore dell&#8217;iniziativa, ritiene che sia ora, per la base della piramide, di darsi una mossa e non accettare supinamente lo stato delle cose. Il piano? Occupare le istituzioni museali, proprio come la gente ha deciso di fare con quelle finanziarie. Un primo meeting di &#8220;pianificazione&#8221; si è svolto il 20 ottobre a Liberty Park (il quartier generale di Occupy Wall Street) con l&#8217;obiettivo di individuare i musei da occupare. In alto vedete la t-shirt del movimento, mentre a questo <a href="http://paddyjohnson.tumblr.com/post/11652516894/occupy-museums-speaking-out-in-front-of-the-cannons">link</a> potete leggere integralmente il manifesto.</p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Emanuel Germont: EPD, Esposizione al pericolo psichico</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.artsblog.it/post/7370/emanuel-germont-epd-esposizione-al-pericolo-psichico" />
    <id>http://www.artsblog.it/post/7370/emanuel-germont-epd-esposizione-al-pericolo-psichico/</id>
    <author>
      <name>francello</name>
    </author>
    <published>2011-07-09T18:47:29+00:00</published>
    <updated>2011-07-09T18:47:29+00:00</updated>
    <dc:subject>movimenti</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Al LIFT di Marsiglia, son stato preso in giro dal progetto Esposizione al pericolo psichico (EPD Project). Ovviamente ci ho messo quattro o cinque ore a capire che si trattava di un&amp;#8217;opera[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/7370/emanuel-germont-epd-esposizione-al-pericolo-psichico"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/affichette203420web_01.jpg" class="post" border="0" align="left" width="360" height="180" alt="" />Al LIFT di Marsiglia, son stato preso in giro dal progetto Esposizione al pericolo psichico (<a href="http://www.epd-observatory.org">EPD Project</a>). Ovviamente ci ho messo quattro o cinque ore a capire che si trattava di un&#8217;opera d&#8217;arte, quella che comunica in maniera beffarda come nel documentario di Banksy, dove la realtà è verosimile quanto la finzione, e l&#8217;arte non si sa bene dove inizia e finisce.</p>
<p>In parole povere, il progetto EPD vuole mettere in guardia la società occidentale dai pericoli di sofferenza psichica cui ci esponiamo ogni giorno, senza renderci conto. E i più perfidi sono proprio i rischi che si creano nelle situazioni a prima vista sicure - quelle dove è quasi tabù vederci altro che spazio di amore e serenità: la famiglia in primis. Prescrizione del dottore secondo EPD: rapporti extraconiugali obbligatori, per esempio.</p>
<p>Quindi: allo scoperto tutti i rapporti e i comportamenti che nascondono rischi per il nostro benessere emotivo. Immaginate la situazione: l&#8217;uomo non riconosce istintivamente il cibo che fa male ai denti, quello che alza il colesterolo, quello che provoca dipendenza, quello di cui non abusare come il caffè. E&#8217; così con le emozioni: la nostra psiche è preda di una dieta scriteriata, perchè manca l&#8217;educazione, la conoscenza delle dinamiche che ingolfano cuore e mente. E come la dieta misura le calorie e le sostanze nutritive, così il progetto EPD misurerà con formule precise il fattore di rischio cui siamo sottoposti, sia come singoli sia come abitanti di una determinata zona del mondo. Si parte con un questionario pubblico (<a href="http://purplehazeapps.com/epd/index.php">online qui in francese</a>), si arriverà a formule di medicina matematica.</p>
<p>Soffrendo come tanti per questo genere di cose, non ho resistito ad intervistare l&#8217;autore del progetto. Lui è chiaramente in preda alla follia creativa, è lucidissimo e totalmente fuori. Pensate che punta nello stesso tempo ad un riconoscimento dell&#8217;ONU e alla Biennale di Parigi, dove probabilmente arriverà il prossimo settembre. E, secondo me, ha generato un format che potrebbe anche togliergli qualche soddisfazione economica come business basato sulla relazione di auto virtuale. Insomma, ho l&#8217;impressione di trovarmi in presenza di un genio, anche se la sua scienza è (quasi) del tutto fittizia. Segue l&#8217;intervista.</p>
 <p><b>Presentati in due parole!</b></p>
<p>Emanuel Germont, vengo da un&#8217;arte che si preoccupa di questioni esistenziali. Abito a New York.</p>
<p><b>Come sei arrivato a questo progetto pazzo, che mescola arte e sociologia?</b></p>
<p>Ho subito l&#8217;influenza di ricerche, teorie e filosofie molto diverse. Le campagne di prevenzione che ho mostrato al LIFT sono vere, esistono già dei germi di azione pubblica, proposte pragmatiche. Poi dopo bisogna vedere se le persone sono più o meno pronte a stare meglio.</p>
<p><b>Lo Stato deve intervenire o no? Ad esempio, un guru come Doctorow <a href="http://www.downloadblog.it/post/9135/downloadblog-intervista-cory-doctorow">sosteneva qui</a> che la gente arriverà a regolare da sola il proprio consumo di informazione e socialità digitale?</b></p>
<p>La prima cosa che diciamo come EPD: la gente sta molto male, soffre psicologicamente ma nega tutto, non riconosce lo stato delle cose e cerca semplicemente di fuggire. Questo erode moltissimo le proprie energie personali. Dato che la questione non è discussa dall&#8217;opinione pubblica, diventa difficile per il singolo parlarne.</p>
<p><b>Solo il Bhutan ha, come base della politica pubblica, un indicatore che non sia strettamente economico. Invece del PIL hanno un valore chiamato <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gross_national_happiness">Gross National Happiness</a> (Felicità nazionale lorda).</b></p>
<p>Sono paesi di cultura differente: taoismo e buddismo sono prima di tutto percorsi per stare meglio. La Detox Box è il Buddha che si ritira in meditazione lontano dal trambusto del mondo.</p>
<p>[ndr - Emanuel accenna alla Detox Box, una delle slide della presentazione che mostra un container nudo e crudo: è &#8220;la casa di cura&#8221; dove ciascuno di noi potrà togliersi il vizio della modernità. Niente Blackberry nè Twitter, niente moglie nè capufficio. EPD è molto pragmatico, e non ha progetti troppo confortevoli per la nostra riabilitazione!]</p>
<p><b>Esistono già programmi pubblici che puntano a combattere questi problemi, ad aumentare la consapevolezza delle situazioni di rischio e sofferenza emotiva, tra le quali quelle di information overload e dipendenza dall&#8217;Internet?</b></p>
<p>Non ancora, che io sappia: per il digitale non esiste nulla. Gli Stati sono guidati dall&#8217;economia. Per questo penso che il mio progetto verrà adottato inizialmente solo da paesi non allineati.</p>
<p><b>Staccarsi dalla sovrabbondanza di informazioni è solo uno dei passi. Sul sito indichi quattro fattori d&#8217;esposizione al rischio: traumi e informazioni rimosse, effetto epidemia, virtualità e sovrapposizione di messaggi, accumulo e affaticamento. Torniamo un momento alla parte, quella ad esempio per cui si soffre in famiglia. La violenza domestica in effetti è un enorme fenomeno sommerso.</b></p>
<p>Il problema sono informazioni che saturano, ossessive, circoli viziosi dai quali non ci si riesce a liberare. Si dice che amici e bambini sono un fatto positivo a prescindere da tutto, ci si complimenta per un matrimonio quasi in maniera scaramantica. L&#8217;amore è un pericolo mortale! Non è facile dirlo, ma spesso sono situazioni faticose o che ci creano una di sofferenza cronica. Le donne riconoscono più facilmente una situazione di disagio, gli uomini meno.</p>
<p><b>Cosa farai coi risultati del sondaggio?</b></p>
<p>Affinerò il metodo e poi li userò per mostrarli, li userò per rinforzare il nostro messaggio e fornire un corredo di dati reali e statistici.</p>
<p><b>E poi arriverà il momento di far entrare nel progetto dei counselor o psicoterapeuti e specialisti, no?</b></p>
<p>Sì esiste già una parte di consigli pratici sul sito, per ora è solo francese. A volte anche queste raccomandazioni sono troppo per la gente comune, che non è pronta ad accettare limitazioni alla propria libertà personale: pochi sono disposti a seguire queste linee guida perchè costano fatica a fronte di un problema che non è riconosciuto pubblicamente nè diagnosticato scientificamente in maniera misurabile e tantomeno curabile con farmaci. Io comunque guardo più nella direzione di matematici e statistici: è una nuova scienza, che lavora sui fattori e non sui sintomi, non è precisa ma lo può diventare. E&#8217; ancora una cosa sperimentale.</p>
<p><b>Lo porterai nel mondo dell&#8217;arte? Citavi la Biennale di Parigi ma io penso anche alla street art.</b></p>
<p>Non ho bisogno di scegliere. Se l&#8217;obiettivo è la prevenzione, se ho rigore di metodo e non dimentico le persone normali: allora va bene tutto. Psicologia come arte, matematica, ok. Anche la street art, sarà incoraggiata la diffusione dell&#8217;osservatorio in qualsiasi maniera che possa dare strumenti di resistenza alla gente. Non penso solamente ad una corrente artistica nel senso della creatività, l&#8217;obiettivo è la difesa delle emozioni. </p>
<p><b>Creative Commons e problemi di copyright o brevetti?</b></p>
<p>Sì, è una questione importante, io spero nel copyleft, se poi ci dovessero essere sviluppi affaristici nella sanità e quindi copyright: fa niente, io continuerò ad incollare poster nelle strade!</p>
]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Teatro Valle Bene Comune</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.artsblog.it/post/7360/teatro-valle-bene-comune" />
    <id>http://www.artsblog.it/post/7360/teatro-valle-bene-comune/</id>
    <author>
      <name>penelope.di.pixel</name>
    </author>
    <published>2011-07-06T12:10:43+00:00</published>
    <updated>2011-07-06T12:10:43+00:00</updated>
    <dc:subject>movimenti</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>tagli alla cultura</dc:subject><dc:subject>teatri a roma</dc:subject><dc:subject>teatro valle</dc:subject><dc:subject>teatro valle occupato</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Da 14 maggio scorso il Teatro Valle di Roma è stato occupato da un gruppo di &amp;#8220;lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, cinema/teatro/danza, artisti/tecnici/operatori&amp;#8220;, come[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/7360/teatro-valle-bene-comune"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/teatrovalle.jpg" class="post" border="0" width="586" height="439" alt="teatro valle" /><br clear="all" /></p>
<p>Da 14 maggio scorso il Teatro Valle di Roma è stato occupato da un gruppo di &#8220;<em>lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, cinema/teatro/danza, artisti/tecnici/operatori</em>&#8220;, come leggiamo sul <a href="http://www.teatrovalleoccupato.it">sito</a>.</p>
<p>Le motivazioni di questa occupazione nascono da una contingenza storica precisa: <strong>il Valle, teatro storico nel cuore della capitale a due passi dal Pantheon, è a rischio a causa dei tagli alla cultura e in particolare di un bando che ne affiderebbe la gestione ad un privato</strong>. Un fatto di per sè grave se pensiamo che questo teatro ha visto il debutto di opere come i Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello, ricoprendo un ruolo decisivo per l&#8217;affermazione della drammaturgia italiana. Ma il punto cruciale - per chi come noi scrive di arte e cultura - è uscire da questa contingenza e raccotare il dramma di un&#8217;aggressione violenta alla cultura fatta di tagli, chiusura e privatizzazione degli spazi pubblici, fino a toccare il sistema educativo (scuole e università). A Roma, sempre in questi giorni, spostandosi di pochi chilometri nella città, <strong>anche l&#8217;Ex Cinema Palazzo di Roma di San Lorenzo è da due mesi <a href="http://blog.panorama.it/italia/2011/07/05/guzzanti-vs-capezzoni-che-casino-allex-cinema-palazzo/">occupata</a> dagli abitanti del quartiere</strong>: altra struttura storica che l&#8217;attuale società affittuaria vorrebbe trasformare in un casinò. Ma non è tutto qua: paesi che hanno sempre dato lezioni di welfare e gestione avanzata della cosa pubblica sono in rivolta, come <strong>in Olanda, dove il Ministro della Cultura Halbe Zijlstra ha appena annunciato un taglio di ben 200 milioni di euro</strong>, provvedimento che colpirà indistintamente tutte principali organizzazioni e tutti gli eventi culturali olandesi, operativo dal 1 gennaio 2013 - cercheremo di capirne di più un prossimo articolo. </p>
<p>Tutto questo gli occupanti del Valle lo sanno. </p>
<p>[Nella foto in alto: assemblea al Teatro Valle, 4 luglio 2011]</p>
 <p>
In queste circa tre settimane di vita, nello spazio del teatro si svolgono assemblee proprio per riuscire ad elaborare proposte e modelli di gestione che siano in grado di rispondere non solo all&#8217;urgenza tagli/privatizzazione (forte al punto che al Valle arrivano i gestori del MACRO, altro spazio della capitale a rischio), ma anche di costruire progettualità verso il futuro. Ci sono stata e li ho ascoltati discutere. Il gruppo è affiancato dal giurista Ugo Mattei, estensore dei quesiti referendari sull’Acqua, con il quale si tenta di elaborare un modello di gestione che, come leggiamo sul sito, preveda <em>&#8220;la possibilità di una direzione artistica plurale con la garanzia di un turn over; un principio “ecologico” che garantisca l’equilibrio nella distribuzione delle risorse fra piccole e grandi produzioni, tra formazione e ospitalità; l’equità nelle paghe, stabilendo una forbice tra minime e massime; una politica dei prezzi, accessibile e progressiva; organismi di controllo indipendenti; trasparenza e leggibilità dei bilanci attraverso la pubblicazione in rete; elaborazione di un codice etico, modello per tutti i teatri e le compagnie.</em>&#8220;. <strong>Mentre nelle assemblee si prova a stendere un testo condiviso</strong>, con la difficolta e la lunghezza fisiologica del processo partecipativo, <strong>dal tardo pomeriggio alla sera il teatro si anima di spettacoli, reading, performence aperte alla cittadinanza</strong>, proposti da artisti affermati ed emergenti: un cantiere in cui c&#8217;è la possibilità di incontrarsi, sperimentare, sviluppare collaborazioni.</p>
<p><strong>Un &#8220;Valle Bene Comune&#8221; che cercheremo di comprendere meglio intervistando i prtagonisti di questa particolare occupazione</strong> che hanno saputo allertare l&#8217;opinione pubblica: a quanto pare infatti il Comune di Roma avrebbe annunciato l&#8217;intenzione di impegnare 1.2 milioni di euro nel teatro, ma il tutto rimane ancora vago e poco convincente per chi continua a protestare. </p>
<p>Per tenersi aggiorntai sugli sviluppi della vicenda e sulla programmazione, è intanto possibile visitare il sito <a href="http://www.teatrovalleoccupato.it">www.teatrovalleoccupato.it</a>.</p>
]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Green Peace Italia, fra mostre e performance [Nuclear Anxiety]</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.artsblog.it/post/7265/green-peace-italia-fra-mostre-e-performance-nuclear-anxiety" />
    <id>http://www.artsblog.it/post/7265/green-peace-italia-fra-mostre-e-performance-nuclear-anxiety/</id>
    <author>
      <name>penelope.di.pixel</name>
    </author>
    <published>2011-05-29T20:18:31+00:00</published>
    <updated>2011-05-29T20:18:31+00:00</updated>
    <dc:subject>performance</dc:subject><dc:subject>movimenti</dc:subject><dc:subject>disastro nucleare</dc:subject><dc:subject>fukushima</dc:subject><dc:subject>green peace</dc:subject><dc:subject>i pazzi siete voi</dc:subject><dc:subject>nuclear anxiety</dc:subject><dc:subject>referendum nucleare</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Il nostro ciclo sta volgendo al termine, abbiamo davanti ancora un po&amp;#8217; più di due settimane e in questa domenica ormai calda mi sembra giusto omaggiare il lavoro di Green Peace Italia.
Da[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/7265/green-peace-italia-fra-mostre-e-performance-nuclear-anxiety"><![CDATA[<p><iframe width="586" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/Ca43hpGG9ic" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Il nostro ciclo sta volgendo al termine, abbiamo davanti ancora un po&#8217; più di due settimane e in questa domenica ormai calda mi sembra giusto omaggiare il lavoro di Green Peace Italia.</p>
<p>Da sempre Green Peace si è distinta nel panorama delle non profit per una particolare inclinazione all&#8217;azione performativa: un modus operandi eredità di una cultura ecologista radicale che è empre bello vedere in azione. In questo senso <strong>le azioni di Green Peace sono delle vere e proprie performance </strong>con una narrativa ed un estetica. Per la campagna sul nucleare, che li ha visti in prima linea sul fronte del referendum, Green Peace Italia si è fatta notare.</p>
<p>Probabilmente ne avete già sentito parlare, <strong>&#8220;I pazzi siete voi&#8221; </strong>è lo slogan che ha contrassegnato una serie di azioni, il cui filo conduttore è riprodurre artificialmente la vita post-nucleare degli abitanti di Fukushima. I primi sono stati un gruppo di <strong>sette ragazzi</strong> che volontariamente da circa due settimane <strong>vivono chiusi dentro un appartamento: niente latte n&#8217;è latticini, niente insalata, niente pesce, tanto cibo in scatola, proprio come i loro coetanei giapponesi</strong>. La loro unica finestra sul mondo è internet, mentre una webcam ci mostra uno stream continuo dal salotto della casa. I ragazzi ci rimarranno simbolicamente<strong> fino al 13 giugno prossimo</strong>, ovvero alla scadenza del referendum. Il <a href="http://www.ipazzisietevoi.org/">sito</a> riporta un diario e, insieme allo stream live, è possibile visionare diversi video girati ad hoc. Sulla stessa linea, ma più estremo, dal 24 maggio un gruppo di attivisti si è rinchiuso in un container di 4 metri x 5, posizionato sul Pincio, dove qualche giorno fa li ha raggiunti il <strong>&#8220;Piotta&#8221;</strong> per girare il video &#8220;Mai Mai Mai (in alto). Infine da ieri sabato 28 maggio, presso il &#8220;Caffe Letterario&#8221; sempre a Roma, la mostra fotografica <strong>“Certificate No. 000358/ – Il costo umano di una catastrofe nucleare”</strong> è <strong>un reportage da quattro zone dell’ex Unione Sovietica colpite da incidenti nucleari </strong>e contaminate dalle radiazioni a cura del fotografo <a href="http://www.robertknoth.com">Robert Knoth</a> che ci riflettere su diversi aspetti del fenomeno, in particolare:<em>:&#8221;A 25 anni dal disastro di Cernobyl, la mostra evidenzia come questa tragedia non abbia rappresentato un fatto isolato e si inserisce nel dibattito attuale intorno al nucleare e al problema dell&#8217;approvvigionamento energetico futuro.&#8221;</em></p>
<p>Frattanto, per seguire le sorti del referendum, tenete sempre d&#8217;occhio <a href="http://www.ecoblog.it">Ecoblog</a> e <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog</a>.</p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia-Pacific DIYBio &amp; BioArt meeting</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.artsblog.it/post/7158/il-mio-lab-la-cucina-e-il-bagno-di-casa-a-giacarta-il-primo-asia-pacific-diybio-bioart-meeting" />
    <id>http://www.artsblog.it/post/7158/il-mio-lab-la-cucina-e-il-bagno-di-casa-a-giacarta-il-primo-asia-pacific-diybio-bioart-meeting/</id>
    <author>
      <name>penelope.di.pixel</name>
    </author>
    <published>2011-04-23T08:54:32+00:00</published>
    <updated>2011-04-23T08:54:32+00:00</updated>
    <dc:subject>altri-mondi</dc:subject><dc:subject>eventi</dc:subject><dc:subject>movimenti</dc:subject><dc:subject>arte e laboratori</dc:subject><dc:subject>arte e scienza</dc:subject><dc:subject>bioart</dc:subject><dc:subject>filosofia diy</dc:subject><dc:subject>honf lab</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Si svolge a Yogicarta (Indonesia) fra il 24 e 25 aprile prossimo il primo Asia-Pacific DIYBio &amp;#038; BioArt meeting, qualcosa che dobbiamo osservare con l&amp;#8217;attenzione e la curiosità che[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/7158/il-mio-lab-la-cucina-e-il-bagno-di-casa-a-giacarta-il-primo-asia-pacific-diybio-bioart-meeting"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/honflab_01.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="242" alt="honf lab" /><br clear="all" /></p>
<p>Si svolge a Yogicarta (Indonesia) fra il 24 e 25 aprile prossimo il primo <a href=" http://wiki.natural-fiber.com/Asia-Pasific_DIYBio_and_BioArt_Meeting">Asia-Pacific DIYBio &#038; BioArt meeting</a>, qualcosa che dobbiamo osservare con l&#8217;attenzione e la curiosità che merita.</p>
<p>Il titolo non lascia spazio ad ambiguità: &#8220;Democratising the Laboratory&#8221;. Perchè oggi è realmente possibile: la disponibilità di tecnologie a casti relativamente accessibili fa sì che in effetti garage, bagni e cucine di privati cittadini si trasformino in veri e propri laboratori di ricerca fatti in casa. Siamo nel regno fertile e imprevedibile del DIY (DO IT Yourself) una filosofia che spesso ricorre nei miei post e che a mio parere avrà un peso sempre maggiore nello sviluppo artistico, tecnologico quanto economico, sia come approccio sia come modello di produzione. A Yogiacarta in questa due giorni di incontri, presentazioni, dibattiti e simposi si fanno le prove generali per una biotecnologia global-pop che incontra l&#8217;arte. Vi traduco un pezzo del comunicato che ci offre larghissimi spazi di riflessione: <em>&#8221; [&#8230;]  Artisti, designer e scienziati da regioni diverse traducono protocolli scientifici in manifesti artistici, creano sculture da tessuti, aiutano le comunità locali attraverso protocolli low cost e low technology, creano performance a partire dal DNA e istallazioni dai biotopi. Ci incontreremo per mettere alla prova il territorio fra pubblico, privato e spazio laboratoriale e per discutere le diverse forme di  biohacking, biopunk, bioart e gastronomia molecolare. [&#8230;] &#8220;</em> (testo di Denisa Kera, DIYBIOSINGAPORE) </p>
<p>Il meeting si interroga intorno a quesiti importanti come la rilevanza di queste pratiche &#8220;democratico-scientifiche&#8221; per l&#8217;innovazione e il supporto alle comunità locali o l&#8217;emergenza di nuove idee legate all&#8217;arte e al design in relazione alle biotecnologie. Nella foto in alto, la family dell&#8217;<a href="http://natural-fiber.com/">HONF lab</a> che abbiamo incontrato non molto tempo fa a Berlino a <a href="http://www.artsblog.it/tag/transmediale">transmediale11</a> nella veste di vincitori del prize di quest&#8217;anno: sono sempre loro i promotori di questo interessantissimo evento. </p>
<p>Dopo il salto, la lista dei partecipanti: credo sia fra l&#8217;altro attivo un canale di streaming che consentirà di curiosare fra questi inusuali lab.</p>
 <p>
Lista dei partecipanti:</p>
<p>Irfan Dwidya Prijambada - Gadjah Mada University Yogyakarta (UGM), Indonesia<br />
Donny Widianto - Gadjah Mada University Yogyakarta (UGM), Indonesia<br />
Gea Oswah Fatah Parikesit - Gadjah Mada University Yogyakarta (UGM), Indonesia<br />
Denisa Kera - National University of Singapore<br />
Ionat Zurr - SymbioticA, University of Western Australia<br />
Romie Littrell - DIYBio Los Angeles, USA<br />
Georg Tremmel &#038; Shiho Fukuhara - BCL, Japan &#038; Austria<br />
Angelo Vermeulen - Biomodd network<br />
Jo Tito, New Zealand<br />
Marc Dusseiller - Hackteria network<br />
The House Of Natural Fiber (HONF) Yogyakarta, Indonesia</p>
]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Libia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivista</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.artsblog.it/post/7120/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista" />
    <id>http://www.artsblog.it/post/7120/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista/</id>
    <author>
      <name>Lorenzo Mazza</name>
    </author>
    <published>2011-04-11T19:36:18+00:00</published>
    <updated>2011-04-11T19:36:18+00:00</updated>
    <dc:subject>street-art</dc:subject><dc:subject>movimenti</dc:subject><dc:subject>news</dc:subject><dc:subject>bengasi</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>kais al hilali</dc:subject><dc:subject>libia</dc:subject><dc:subject>street artist ucciso</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Stiamo assistendo ad un periodo di grandi crisi politiche a livello globale. Dal nord Africa al medio-Oriente alla Cina, le popolazioni alzano la voce chiedendo democrazia e libertà di parola. Ma la[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/7120/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista"><![CDATA[<p><a href="http://www.artsblog.it/galleria/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista/"><img class="post" src="http://static.blogo.it/artsblog/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista/kaisalhilali6.jpg" alt="Libia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivista" width="586" height="354" /></a><br clear="all" /></p>
<p>Stiamo assistendo ad un periodo di grandi crisi politiche a livello globale. Dal nord Africa al medio-Oriente alla Cina, le popolazioni alzano la voce chiedendo democrazia e libertà di parola. Ma la rivoluzione, soprattutto quella culturale, fa paura al potere ed artisti ed attivisti vengono incarcerati (<a href="http://www.artsblog.it/post/7114/ai-weiwei-incarcerato-chi-e-lartista-che-fa-paura-alla-cina">Ai WeiWei</a>) e uccisi.</p>
<p>Dopo <a href="http://www.artsblog.it/post/7116/assassinato-juliano-mer-khamis-fondatore-del-freedom-theatre">Juliano Mer-Khamis</a>, registriamo un altro sconvolgente assassinio. Kais al Hilali, muralista ed attivista politico libico, è stato seccato a colpi di pistola nelle strade di Bengasi a fine marzo. La sua colpa? Sui muri dipingeva con pennelli e vernice vignette e caricature del raìs. Lo denuncia Abdullah al-Zawway, un uomo d&#8217;affari di Bengasi che da sempre appoggia la sua arte. &#8220;Stava facendo una grande caricatura di Gheddafi su una rotatoria [&#8230;] Un sacco di persone si affollavano intorno a guardare”. </p>
<p> La morte è quasi sicuramente riconducibile ai fedelissimi di Muammar Gheddafi, che ancora perpetrano la loro infame censura. Kais, insieme a molti giovani artisti e cyber-attivisti aveva appoggiato una rivoluzione non-violenta, fatta di idee. I suoi graffiti apparivano in giro per la città, nei luoghi sensibili, denunciando ed aprendo gli occhi alle persone.</p>
<p>Adesso che la sua voce è stata sopita con la violenza, Kais sta diventando un altro martire di questa guerra tra uno stato ed i suoi cittadini. Nel nostro piccolo possiamo solo ricordarlo, raccontare la sua storia, il suo coraggio.</p>
<p><a href='http://www.artsblog.it/galleria/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista/'>Libia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivista</a><br />
<a href="http://www.artsblog.it/galleria/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista/1"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista/thn_kaisalhilali6.jpg" alt="Libia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivista" width="130" height="78" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista/2"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista/thn_kaisalhilali5.jpg" alt="Libia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivista" width="130" height="103" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista/3"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista/thn_kaisalhilali4.jpg" alt="Libia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivista" width="130" height="65" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista/4"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista/thn_kaisalhilali3.jpg" alt="Libia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivista" width="130" height="88" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista/5"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista/thn_kaisalhilali2.jpg" alt="Libia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivista" width="130" height="87" /></a><a href="http://www.artsblog.it/galleria/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista/6"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/artsblog/libia-ucciso-a-bengasi-kais-al-hilali-street-artist-ed-attivista/thn_kaisalhilali.jpg" alt="Libia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivista" width="130" height="90" /></a></p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Assassinato Juliano Mer-Khamis, fondatore del Freedom Theatre</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.artsblog.it/post/7116/assassinato-juliano-mer-khamis-fondatore-del-freedom-theatre" />
    <id>http://www.artsblog.it/post/7116/assassinato-juliano-mer-khamis-fondatore-del-freedom-theatre/</id>
    <author>
      <name>penelope.di.pixel</name>
    </author>
    <published>2011-04-08T11:22:39+00:00</published>
    <updated>2011-04-08T11:22:39+00:00</updated>
    <dc:subject>altri-mondi</dc:subject><dc:subject>movimenti</dc:subject><dc:subject>artisti</dc:subject><dc:subject>arte e guerra</dc:subject><dc:subject>artisti in palestina</dc:subject><dc:subject>freedom theatre</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>juliano mer-khamis</dc:subject><dc:subject>ucciso juliano mer-khamis</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[È di quattro giorni fa la notizia che Juliano Mer-Khamis è stato ucciso. Il 4 aprile scorso l&amp;#8217;attore, noto per il suo impegno politico, viene freddato da cinque colpi di pistola nel campo[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/7116/assassinato-juliano-mer-khamis-fondatore-del-freedom-theatre"><![CDATA[<p><iframe title="YouTube video player" width="586" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/lMnrqF3ubOA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>È di quattro giorni fa la notizia che Juliano Mer-Khamis è stato ucciso. Il 4 aprile scorso l&#8217;attore, noto per il suo impegno politico, viene freddato da cinque colpi di pistola nel campo profughi di Jenin, dove gestiva il suo Freedom Theatre. Gli autori dell&#8217;esecuzione rimangono anonimi.</p>
<p>Juliano, artista e attivista in una terra complessa come il territorio israelo-palestinese, aveva solo 52 anni: figlio di un&#8217;israeliana e di un palestinese cristiano, si definisce al 100% dell&#8217;una e dell&#8217;altra nazionalità e, senza esitazioni, abbraccia la causa palestinese. A precederlo la madre Arna che negli anni &#8216;90 si sposta nei territori occupati della Palestina per offrire un sistema alternativo di educazione rivolto particolarmente ai bambini, nel desiderio di alleviarne la condizione di profughi restituendo una forma di normalità alle loro vite. Il Freedom Theatre diventa un modo per loro di esprimere rabbia, frustrazione, dolore, gioia, paure. Nel 2002 il teatro viene distrutto dagli israeliani e ricostruito da Juliano insieme al pacifista ebreo-svedese Zakariya Al Zubeidi, leader delle Brigate Al-Aqsa: ci vogliono quattro anni, ma nel 2006 Freedom Theatre riapre i battenti. Il gruppo vive in trincea, una realtà difficile da accettare da entrambe le parti, qualcosa che rompe gli schieramenti ideologici e dà fastidio a chi vorrebbe riprodurli (dall&#8217;uno e dall&#8217;altro lato della barricata). Nel 2009 il centro musicale viene incendiato e Juliano risponde così: &#8220;<em>we’re going to start a new intifada by poetry, theater, art, humans rights, pacific demonstrations against the wall</em> (stiamo per iniziare una nuova indifada fatta di poesia, teatro, arte, diritti umani, dimostrazioni pacifiche contro il muro)&#8221; &#8230; </p>
<p>La sua morte, a distanza di due anni da queste affermazioni, lascia un senso di amarezza e di dolore, e un rispetto infinito per chi realmente usa la sua arte, i suoi mezzi espressivi e primo fra tutti il proprio corpo per agire dentro i conflitti, dentro la guerra. Nel video in alto il suo ultimo messaggio lasciato in rete. </p>
<p>RIP: è questa l&#8217;unica cosa che riesco a pronunciare. Consiglio a tutti di andare sul <a href="http://www.thefreedomtheatre.org/">sito</a> del Freeom Theatre per capire di che si tratta.</p>
<p>Via | <a href="http://www.senzasoste.it/internazionale/ucciso-a-jenin-lattore-e-attivista-juliano-mer-khamis-fondatore-del-freedom-theatre">Senzasoste.it</a></p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Il Nucleo Familiare di Silvio Giordano</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.artsblog.it/post/7100/il-nucleo-familiare-di-silvio-giordano" />
    <id>http://www.artsblog.it/post/7100/il-nucleo-familiare-di-silvio-giordano/</id>
    <author>
      <name>penelope.di.pixel</name>
    </author>
    <published>2011-04-03T17:47:21+00:00</published>
    <updated>2011-04-03T17:47:21+00:00</updated>
    <dc:subject>movimenti</dc:subject><dc:subject>artisti</dc:subject><dc:subject>ansia nucleare</dc:subject><dc:subject>arte atomica</dc:subject><dc:subject>crisi nucleare giappone</dc:subject><dc:subject>nuclear anxiety</dc:subject><dc:subject>nucleo familiare</dc:subject><dc:subject>silvio giordano</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Per la nostra domenica nucleare, un&amp;#8217;opera che ci arriva da una segnalazione diretta dell&amp;#8217;artista Silvio Giordano che ringraziamo. 
Da sempre sensibile alle tematiche[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.artsblog.it/post/7100/il-nucleo-familiare-di-silvio-giordano"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/artsblog/nucleofamiliare.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="361" alt="nucleo familiare" /><br clear="all" /></p>
<p>Per la nostra <a href="http://www.artsblog.it/tag/artsblog.it">domenica nucleare</a>, un&#8217;opera che ci arriva da una segnalazione diretta dell&#8217;artista <a href="http://www.premioceleste.it/silviogiordano">Silvio Giordano</a> che ringraziamo. </p>
<p>Da sempre sensibile alle tematiche ambientalistiche-ecologiche, l&#8217;opera ha un titolo volutamente ambiguo: Nucleo Familiare (2008). Ne riporto di seguito le descrizione dell&#8217;artista, per me poetica ed estremamente attuale: <em>&#8220;Esiste un tavolo dove una grande famiglia si unisce compatta e tesse indisturbata il destino del mondo svuotando la democrazia di significato. Esiste un&#8217;energia che snoda Cortei copiosi contro di essa.&#8221;</em></p>
<p>Probabilmente lo avrete riconosciuto: si tratta del parlamento delle Nazioni Unite sul quale, con un gesto semplice ed incisivo, viene sovraimposta l&#8217;icona della radioattività a delimitare un nuovo spazio simbolico. Complimenti a Silvio Giordano per aver interpretato con sensibilità un&#8217;inquietudine comune a molti, e sicuramente di chi scrive.</p>
<p>Vi ricordo infine che è possibile partecipare al ciclo &#8220;Ansia Nucleare&#8221; inviandoci le vostre opere via mail all&#8217;indirizzo segnalazioni del blog, o postandole sulla <a href="http://www.facebook.com/pages/Nuclear-Anxiety/188140224562282">pagina</a> Facebook dedicata. Per tenervi aggiornati sulla crisi nucleare, vi rimando al solito su <a href="http://www.ecoblog.it/">Ecoblog</a>.</p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
</feed>

