
Parte domani 9 marzo la collettiva Art@network a cura di Serena Pisano. La mostra, realizzata presso il MLAC (Museo Laboratorio di Arte Contemporanea) dell’Università di Roma La Sapienza, ospita numerose opere di net.art visitabili online, alcune istallazioni riprodotte in locale e una serie di video ricostruendo attraverso gli autori le principali fasi della net.art e del media hacktivism dagli anni ‘90 ad oggi.
La selezione degli artisti è significativa: Roy Ascott, Maurizio Bolognini, Chaos Computer Club, Vuk Cosic, GMM, Jaromil, Jodi, Olia Lialina, Mark Napier, Claudia Quintieri, Alexei Shulgin, Strano Network, Tommaso Tozzi, Ubermorgen.
Art@network sarà aperta al pubblico fino al 26 marzo 2010.

Ne abbiamo scritto e parlato molto e finalmente ecco l’intervista su Seppukoo.com.
Il progetto ha fatto molto ha suscitato molte reazioni, giungendo anche sulla stampa nazionale, ma per capirne di più ne abbiamo parlato direttamente con gli ideatori, il gruppo Les Liens Invisibles, analizzando insieme a loro diversi aspetti del progetto. Scopriamo così il legame profondo del progetto con Luther Blissett, storico suicida (è stato lui a commettere il seppuku per la prima volta, ispirando il gruppo); le difficoltà incontrate nello sviluppo della piattaforma (”un lavoro più da escapisti che da programmatori“, come ci dicono sorridendo); la scelta della della resurrezione degli utenti (ovvero la reversibilità del suicidio); il legame fra life style e politica.
Parte delle domande hanno inoltre riguardato la vicenda Facebook, nel tentativo di capire quali fossero le controversie legali alla base della richiesta di bloccare l’operazione. L’ultima domanda indaga invece il possesso delle nostre identià digitali chiedendosi se, come nel mondo fisico possiamo, possiamo realmente “cancellarcidalla faccia dei social network“…
Secondo voi è possibile? Buona lettura.

Proprio prima delle vacanze di Natale avevamo lasciato in sospeso i destini del Seppukoo e dei suoi suicider, con la richiesta da parte dei legali di Facebook di rimuovere il sito entro il 22 dicembre 2009.
Tramite l’avvocato Maria Teresa Vota, la posizione dei Liens Invisible è abbastanza chiara: il sito resta per adesso dov’è e i dati non verranno rimossi, salvo esplicita richiesta da parte degli utenti volontariemente iscrittisi al servizio.
Intanto riporto sotto uno stralcio della lettera in italiano, che trovate in versione integrale (ma in inglese) a questo link: a breve un’intervista con Les Liens per capirne di più su questa curiosa vicenda.
Continua a leggere: Seppukoo.com e i legali di FaceBook - PARTE 2°
WEB 2.0 Suicide Machine Promotion from moddr_ on Vimeo.
Eccoci di nuovo a parlare di suicidio e web 2.0, questa volta con il progetto Suicide Machine.
In alto trovate il promo con cui gli ideatori invitano a cancellarsi definitivamente dai social network globali (nello specifico Facebook, MySpace, Linkedin) che dal loro punto di vista ci allontanano da un’autentica socialità fatta di corpi.
Rispetto al Seppukoo di cui abbiamo diffusamente parlato nei giorni scorsi, la pratica è forse più radicale nel senso che non sono previste resurrezioni di sorta: i nostri profili verranno cancellati e con essi i contatti che abbiamo accumulato nel tempo. Nonostante questo, apprezzo meno l’enfasi un po’ moraleggiante che traspare dal messaggio, continuando a prediliggere l’approccio “radical chic” del Seppukoo e la riflessione sul possesso dei dati e sul diritto alla scomparsa sottintesi nel progetto.

Ossessionati da Facebook? Desiderosi di un esperienza virtualmente estrema come la scomparsa dal social network globalmente più famoso? Da qualche tempo è possibile.
Seppukoo.com è l’ultima operazione artistica del collettivo Les Liens Invisibles. Mutuando il termine dalla tradisione giapponese, fare seppukoo significa commettere un suicidio rituale anticamente riservato ai samurai che preferivano togliersi la vita con onore, una volta caduti nelle mani del nemico. Ma nella sua versione contemporanea, con un piglio ironico e irriverente alle dinamiche delle nostre identità virtuali e delle relazioni sociali online, il seppukoo sbarca su Facebook.
Partecipando al progetto, infatti, potrete suicidare il vostro profilo personale e tentare di coinvolgere i vostri amici: chi vi seguirebbe? Intanto, da quando Seppukoo è stato lanciato al Piemonte Share Festival 09, sono oltre 15.000 gli utenti che una scelta la hanno fatta e che sono passati virtualmente a miglior vita…
[Nella foto: rappresentazione tradizionale di guerriero intento a commettere il suicidio ritualale]

Anche l’edizione 2009 della Biennale di Venezia volge al termine. C’è tempo fino al 22 novembre per visitare Fare Mondi // Making Worlds, la 53ma Esposizione Internazionale d’Arte che ad oggi ha superato i 250.000 visitatori.
Potrebbe essere interessante recarsi (o tornare) a Venezia in occasione del progetto di Marco Nereo Rotelli MHO_Save the Poetry/Notte di Luce, uno degli ultimi eventi collaterali 2009. Si tratta di un’operazione audiovisiva di poesia in connessione live e avrà luogo a San Servolo in Piazza Baden Powell dalle 15 (e in streaming sul web). Un video-reading poetico in web cam ad opera di Caterina Davinio, con poeti e artisti da tutto il mondo.
Un progetto partecipativo basato sui new media, che fa parte di Network Poetico / Net-Poetry Reading in Web Cam. Molti i poeti e gli artisti coinvolti attraverso letture poetiche via skype e numerosi anche gli autori che hanno partecipato con testi poetici alla sezione web. Fra questi Phoebe Giannisi (Grecia), Obododimma Oha (Nigeria), Nicole Mauro (USA), Lamberto Pignotti (Roma, Italia), Lorenzo Mazza (Italia), Joseph Young (UK), Denis Belley (Canada), Philip Meersman (Olanda), Elif Sezen (Australia). Della parte virtuale di MHO, l’atterraggio del Virtual Mercury Poetry Shuttle su Second Life, ve ne avevamo parlato qui.

Autore della performance Attacco Pirata alla Biennale (2007-09), in cui un enorme coniglio alato sparava 52 cannonate contro l’Arsenale a Venezia, il gruppo ConiglioViola sarà ospite del PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano con Sono un pirata / Sono un signore. Inaugurazione prevista per il 3 ottobre, in occasione della V Giornata del Contemporaneo Amaci.
ConiglioViola rappresenta soprattutto un marchio, un brand artistico che utilizza videoarte, fotografia, musica elettronica, teatro sperimentale, net.art e performance creando progetti che spesso vanno oltre la specificità dell’arte contemporanea. Un’indagine ironica e grottesca che si gioca sugli incerti confini tra cultura di massa e cultura d’élite.
La mostra al PAC sarà visitabile fino al 13 ottobre e presenta un progetto diverso per ogni stanza cercando di condurre lo spettatore attraverso una sorta di percorso iniziatico. Il ConiglioViola è l’erede postmoderno del BianConiglio, e Brice Coniglio, fondatore e capitano del gruppo ConiglioViola, nato nel 1977, è il più giovane artista a cui sia mai stata dedicata una personale al Pac.

E’ di ieri la notizia che il REFF ha subito un attacco informatico. Se andate sulle pagine del sito, per adesso ci troverete solo un messaggio degli organizzatori che si rincuorano di essere stati hackerati per una buona causa (quantomeno): il sito è stato infatti sostituito con immagini dei massacri di Gaza e con link a video di denuncia sulla Palestina.
Trovo comunque il fatto bizzarro per almeno due elementi. Primo: il REFF stesso nasce come un’azione di deturnamento e di hacking artistico. Secondo: fra i partner dell’iniziativa ci sono i Ramallah Underground, il che vale più o meno quanto una dichiarazione esplicita sui fatti di Gaza. Tutto sommato se e l’intento era lanciare un messaggio e raggiungere un pubblico, la scelta del soggetto attaccato sembra piuttosto goffa e poco ponderata.
Inoltre nel corso dell’attacco sono state cancellate diverse directory, con il risultato che non solo il sito va ripristinato, ma molte delle opere caricate nel sistema dagli artisti (ormai davvero moltissime) dovranno essere nuovamente ricaricate: tutti i partecipanti sono stati comunque informati e invitati non appena possibile a reintegrare i propri lavori. Ora il team sta lavorando al ripristino che non dovrebbe tardare e si prevede una versione grafica del tutto rinnovata, che sarebbe a questo punto il 3° restyling del sito.
Staremo a vedere.
[Nella galleria in ordine di apparizione, screen capture di: intestazione sito originale; sito originale; primo restyling]

A chi è appassionato d’arte contemporanea e allo stesso tempo vuole approfondirne le matrici storiche, consiglio di di acoltare Ram Live. Ram Live è un progetto di RadioArteMobile, una web radio è un luogo virtuale dedicato alla messa in onda di memorie ed esperienze artistiche.
Alla base di tutto c’è un approccio etico all’ascolto, attraverso cui far passare anche l’esperienza estetica. Un progetto unico nel suo genere che si basa su un imponente archivio di sound art, rare interviste, musica, documentazioni di performance e progetti ’sul campo’, monografie sugli artisti e, non ultima, una programmazione dedicata all’arte e alla cultura contemporanea.
Uno streaming incessante, 24 ore su 24, curato dalla direttrice Ilari Valbonesi e da Luca Vitiello. I palinsesti sono facilmente consultabili sul sito di Ram e consentono di programmare i propri ascolti in tutta calma. Joseph Beuys, Nam June Paik, Andy Warhol, Carmelo Bene, Baudrillard, Cronenberg, Pasolini… solo per fare qualche nome di ciò che è in onda questi giorni. Le voci degli artisti, i suoni e i rumori delle loro vite, delle loro azioni, i dietro le quinte….per ascoltare meglio vi consiglio di attaccare il pc alle casse dello stereo.

Due graziosi animaletti uno rosa l’altro verde, con l’aria di essere due pupazzi, sono gli interpreti di questa semplicissima e altrettanto bella opera d’arte di Miltos Manetas, “1.000.000 Grazie a Andy Warhol“, con la quale l’artista rende omaggio a questo maestro dell’arte contemporanea.
E lo fa in modo molto esplicito, un’opera la cui spiegazione è tutta contenuta nel titolo: in effetti quando entrerete sul sito, i due pupazzi inizieranno a ritmo sostenuto e alternato i loro “thank you” a Andy, programmati per fermarsi quando arrivano al 1.000.000 di grazie ripetuti. I numeri che vedrete scorrere sull’interfaccia vi indicheranno la progressione, dandovi un ‘idea precisa del tempo reale necessario che dovremmo impiegare quando usiamo questa comune locuzione: ci ho provato e si parla di ore…
Mi sono chiesta quante volte un’artista contemporaneo abbia voluto ringraziare Wharol per i suoi contributi (penso al video dove mangia un panino di McDonald o ai suoi 15 minuti di celebrità che hanno realmente inquadrato il suo tempo e ancora riescono ad avere senso) e questo mi è sembrato uno dei modi più belli. Un omaggio fresco anche alla riproducibilità dell’opera d’arte, che è stata al centro della ricerca di Warhol.