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David Choe: lo street artist milionario grazie a Facebook

pubblicato da Anna Castiglioni in: Street Art Artisti NEWS

david choe

Di David Choe e del suo legame con Mark Zuckerberg avevamo già parlato: il fondatore di Facebook, amante della street art, commissionò proprio all’artista statunitense di origini coreane i murales della prima sede del social network, quella di Palo Alto (California). Erano i tempi in cui il presidente di Facebook era Sean Parker, il geniale fondatore di Napster, che a fronte del lavoro di Choe, impose allo street artist la scelta tra due possibilità: o qualche migliaio di dollari o un certo numero di azioni del social network. Non si sa esattamente in che percentuale, pare tra lo 0,1 % e lo 0,25 % del totale delle quote.

Nonostante a Choe l’idea di Facebook all’epoca sembrasse “ridicola e senza scopo”, optò per la seconda opzione. La scelta si è rivelata così milionaria: il recente ingresso del social network in borsa è valutato intorno ai 100 miliardi di dollari, il che significa un guadagno per l’artista di circa 200 milioni. Che sul suo blog commenta così la vicenda:


“Non vi è mai capitato di fare un sogno in cui siete coinvolti in un incidente e di capire che non esistono incidenti, che non ci sono incontri casuali, e che tutto ha uno scopo?”

David Choe diventa in questo modo l’artista più pagato di sempre, davanti anche a Damien Hirst.

David Choe
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Il Met Museum partecipa a Google Goggles

pubblicato da Barbara in: MEDIA NEWS

Ecco il video di presentazione della nuova “amicizia” suggellata dal Met Museum di New York con Google; il progetto, che si chiama Google Goggles, nasce dall’idea di rendere l’arte accessibile al maggior numero di persone.

Funziona così: tu vedi un quadro o un’immagine di esso da qualche parte, gli fai una foto con il tuo smartphone (al momento è disponibile per Android 2.1 e oltre, iPhone 3GS e iPhone 4) e grazie all’applicazione ti verrà mostrato in quale museo si trova quell’opera d’arte, oltre a dettagli e informazioni supplementari. Ma ricordatevi, se siete in un museo, di non fare mai le foto con il flash e di usare sempre il telefono con discrezione, ovvero: niente suonerie, o volume al minimo!

E’ un ulteriore -e corposo- tassello nel già mastodontico Google Art Project, ci avete dato un’occhiata? Ci sono oltre 15 complessi museali di prim’ordine, da Versailles al MoMa di New York, alla Tate Britain di Londra, all’Hermitage di San Pietroburgo. Da perderci la testa, altamente sconsigliato negli orari di lavoro, vagare senza il senso del tempo anche solo virtualmente in questi luoghi mitologici è una tentazione troppo forte.

Van Gogh, due studiosi mettono in dubbio il suicidio

pubblicato da Daniele in: Varie Maestri NEWS


Sulla fine di Van Gogh due studiosi propongono una nuova versione dei fatti. Steven Naifeh e Gregory White Smith affermano che, contrariamente a quanto si ritiene comunemente, l’artista non si sia suicidato ma più probabilmente sia stato colpito accidentalmente da due ragazzi che conosceva, uno dei quali giocava con “una pistola difettosa”. Gli autori sono giunti alla loro conclusione dopo 10 anni di ricerche, con la consulenza di oltre 20 traduttori e ricercatori. Il Van Gogh Museum di Amsterdam ha definito la cosa “sensazionale” e “intrigante”. In un comunicato, tuttavia, il curatore Leo Jansen ha detto che “molte domande rimangono senza risposta”, e che sarebbe “prematuro escludere il suicidio” aggiungendo che le nuove rivelazioni potrebbero “generare una grande quantità di discussioni e polemiche”.

Van Gogh è morto a Auvers-sur-Oise, in Francia, nel 1890 all’età di 37 anni. Il maestro olandese aveva lasciato la locanda Auberge Ravoux, dove alloggiava, per dirigersi verso i vicini campi di grano a dipingere. Per lungo tempo si è pensato che egli stesso si sparò in un campo di grano, prima di tornare alla locanda dove in seguito morì. Ma per Steven Naifeh “è assolutamente chiaro che non fosse andato nei campi di grano con l’intenzione di spararsi”.

“Tra le persone che lo conoscevano, la versione comunemente accettata di ciò che accadde realmente a Auvers era che Van Gogh fu ucciso accidentalmente da una coppia di ragazzi e che lui decise di proteggerli assumendosi la colpa”. A sostegno della tesi c’è anche la traiettoria balistica: il proiettile, infatti, entrò nell’addome superiore di Van Gogh da un angolo obliquo, non dritto come ci si potrebbe aspettare nel caso di un suicidio.

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Il Quarto Stato conteso

pubblicato da Anna Castiglioni in: Pittura Maestri NEWS

Quarto Stato

Il Quarto Stato crea polemiche nella città di Milano. Uno dei quadri più famosi e noti (ma il cui autore è ignorato dai più), a oggi sito nel Museo del ‘900, è stato reclamato dall’assessore alla cultura Stefano Boeri a Palazzo Marino, sede del municipio. Come già raccontato dai colleghi di 02blog, la questione è la seguente: l’attuale ubicazione non renderebbe giustizia all’opera che, già solo per le dimensioni (293×545 cm), avrebbe più respiro e visibilità nella sede del comune. Secondo l’assessore, infatti, il quadro risulta sacrificato e in una posizione defilata. Per chi non avesse mai visitato il museo, è la prima opera che si incontra percorrendo una rampa a spirale che porta alle sale ed è protetta da una teca di cristallo. Secondo Boeri lo scopo del trasferimento sarebbe quello di


«restituirgli la sua forza e restituirci la possibilità di una contemplazione all´altezza dell´opera».

Per Vittorio Sgarbi la sede «sublime» sarebbe la grande Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale: qui il quadro fu esposto, da solo, per tre mesi in una mostra. Appoggiato a terra.

«Il Quarto Stato - spiega - necessita di spazio, per dare il senso di quel popolo che avanza, e la Sala delle Cariatidi è anche in contiguità fisica con il Museo del ‘900».

Il dipinto realizzato da Giuseppe Pellizza da Volpedo, difatti, non solo raffigura una scena di vita sociale, lo sciopero, ma costituisce un simbolo: il popolo, in cui trova spazio paritario anche una donna con il bambino in braccio, sta avanzando verso la luce. E’ più che legittimo, quindi, ripensare ad uno spazio dove possa avere maggiore visibilità. L’idea, sposata subito dal sindaco Giuliano Pisapia, ha aperto un acceso dibattito. Il primo a dirsi contrario è Italo Rota, l’architetto che si occupò della ristrutturazione delle sale. Ma anche la direttrice del museo, Marina Pugliese, è dubbiosa e ricorda che la posizione del Quarto Stato rientrava nel progetto con cui Rota vinse un concorso architettonico e che tutto il museo ruota intorno a questa scelta.

Noi attendiamo la decisione e non badiamo alle polemiche. E’ però doveroso specificare che l’accesso al Museo del ‘900 è a pagamento, ma che il Quarto Stato è accessibile gratuitamente, proprio perché è stato inserito nella parte antecedente l’ingresso alle sale, ed è visitabile tutti i giorni dell’anno. A dispetto delle dichiarazioni e dei commenti che si sono susseguiti sui quotidiani in questi giorni. A Palazzo Marino sarebbe accessibile in egual misura?

Vettor Pisani muore suicida

pubblicato da Anna Castiglioni in: Pittura Artisti NEWS

Vettor Pisani

Si è tolto la vita a 77 anni Vettor Pisani, impiccandosi con i lacci delle scarpe nel bagno della sua abitazione romana. E’ stata la moglie a fare la tragica scoperta. Architetto, pittore e commediografo, Pisani era nato ad Ischia nel 1934 e dal 1970 si era trasferito a Roma. Nella capitale la sua prima personale ha come temi la dottrina dei Rosacroce, i riti alchemici e le filosofie esoteriche, incentrati sul mistero della Sfinge, sul mito di Edipo e sulla figura di Duchamp. Temi, come l’altro della massoneria, che torneranno spesso nella sua attività. Proprio nel 1970 ottiene il Premio Pino Pascali attribuito dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e comincia la sua attivita’ nel teatro realizzando alcune scenografie.

Nel 1976 presenta alla Biennale di Venezia - sua prima volta - l’opera Theatrum, anticipatrice di una ricerca che si protrarra’ lungo tutto il corso della sua carriera artistica. L’artista vede nel labirinto un analogo del reale, secondo una cultura ermetica ed esoterica che appartiene ai tre artisti ai quali dedica la propria opera - Duchamp, Klein, Beuys - che formano con lui un sistema basato sull’ermetico numero quattro. Il suo metodo consiste nell’appropriarsi di elementi desunti da altri artisti e dalla storia dell’arte, reinventandoli: crea mediante la citazione, mettendo sotto analisi non il mondo, ma il linguaggio.

Oltre alla Biennale di Venezia del 1976, Pisani partecipa ad altre edizioni e a molte mostre come Avanguardia/Transavanguardia a Roma e Italian Art Now: an american Perspective al Guggenheim Museum di New York nel 1982. In quell’anno il Museum Folkwang di Essen gli dedica una mostra antologica, seguita da quelle organizzate nel 1990 a Valencia e dalla Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento nel 1992. Attualmente era impegnato in un progetto a Serre di Rapolano presso Siena con l’obiettivo di trasformare una cava di pietra in un’opera abitabile e vivibile, luogo di contemplazione e scambio. Ecco il nostro tributo con alcune immagini delle sue opere.

Via | Facebook fan page

Vettor Pisani opereVettor Pisani opereVettor Pisani opereVettor Pisani opere

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Gioconda, trovato un cranio e alcuni frammenti di ossa

pubblicato da Lorenzo Mazza in: NEWS


All’inizio gli archeologi avevano avuto paura di rimanere a mani vuote, poi oggi sono stati ritrovati alcuni resti mortali, un cranio e frammenti di ossa, che potrebbero essere compatibili con il profilo della donna che ha posato per Leonardo da Vinci, Mona Lisa. Un teschio femminile di medie dimensioni è stato portato alla luce oggi in un ossario ad un metro e mezzo sotto il livello del pavimento della cappella.

Bisogna capire se il cranio sia in connessione anatomica con i frammenti di costole e vertebre ritrovati, se appartengano quindi alla stessa persona. L’obbiettivo del team di ricercatori guidati da Silvano Vinceti è di poter ricostruire il volto di Lisa Gherardini Del Giocondo che, prima di morire si pensa si possa essere rifugiata nel convento di Sant’Orsola a Firenze dalla figlia Marietta, monaca.

Libia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivista

pubblicato da Lorenzo Mazza in: Street Art Movimenti NEWS

Libia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivista

Stiamo assistendo ad un periodo di grandi crisi politiche a livello globale. Dal nord Africa al medio-Oriente alla Cina, le popolazioni alzano la voce chiedendo democrazia e libertà di parola. Ma la rivoluzione, soprattutto quella culturale, fa paura al potere ed artisti ed attivisti vengono incarcerati (Ai WeiWei) e uccisi.

Dopo Juliano Mer-Khamis, registriamo un altro sconvolgente assassinio. Kais al Hilali, muralista ed attivista politico libico, è stato seccato a colpi di pistola nelle strade di Bengasi a fine marzo. La sua colpa? Sui muri dipingeva con pennelli e vernice vignette e caricature del raìs. Lo denuncia Abdullah al-Zawway, un uomo d’affari di Bengasi che da sempre appoggia la sua arte. “Stava facendo una grande caricatura di Gheddafi su una rotatoria […] Un sacco di persone si affollavano intorno a guardare”.

La morte è quasi sicuramente riconducibile ai fedelissimi di Muammar Gheddafi, che ancora perpetrano la loro infame censura. Kais, insieme a molti giovani artisti e cyber-attivisti aveva appoggiato una rivoluzione non-violenta, fatta di idee. I suoi graffiti apparivano in giro per la città, nei luoghi sensibili, denunciando ed aprendo gli occhi alle persone.

Adesso che la sua voce è stata sopita con la violenza, Kais sta diventando un altro martire di questa guerra tra uno stato ed i suoi cittadini. Nel nostro piccolo possiamo solo ricordarlo, raccontare la sua storia, il suo coraggio.

Libia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivista
Libia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivistaLibia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivistaLibia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivistaLibia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivistaLibia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivistaLibia, ucciso a Bengasi Kais al-Hilali, street artist ed attivista

Banksy senza segreti, svelata l'identità della moglie

pubblicato da Lorenzo Mazza in: Street Art Artisti NEWS


Sembra che tutte le coperture di Banksy siano saltate. L’ultima notizia riguarda la scoperta dell’identità della moglie, Joy Millward (nella foto), che dirige un gruppo di pressione parlamentare (lobbying) chiamato Principle Affairs. Sembra che Joy e Robert Gunningham si siano incontrati a Londra nel 2003, quando lei stava lavorando per il deputato laburista Austin Mitchell.

Fino ad oggi, quando qualcuno le chiedeva chi fosse suo marito, Joy rispondeva che “di professione illustra libri di cucina”. Nessuno si curava di questa giovane lobbista che si occupa di progetti caritatevoli, fino a quando qualcuno ha spifferato che si tratta della moglie di uno degli artisti contemporanei sempre più sulla cresta dell’onda.

I due nel 2006 si sarebbero sposati a Las Vegas (davvero o per finta?) e da allora hanno scelto di vivere in una comunità isolata, avendo poco che fare con i vicini, a. Ma proprio qualcuno di loro si è accorto che i due stavano coprendo un grosso segreto ed ha spifferato tutto… a questo punto la coppia starà forse pensando di fare un definitivo outing?

Mark Zuckerberg. Il boss di Facebook è un amante della street art

pubblicato da Lorenzo Mazza in: Street Art Artisti NEWS

David Choe

Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook la cui storia è stata raccontata nel film The Social Network, è un appassionato di street e urban art. Proprio in quel film, se guardate bene, noterete alcuni pezzi di David Choe, pittore, illustratore, muralista e musicista di origini coreane che vive a Los Angeles.

I due si conoscono dunque dal 2006, anno in cui Mr Facebook aveva chiamato Choe a dipingere i pezzi in questione nei suoi uffici di Palo Alto, in California. Dieci giorni fa, dopo una visita ad una sua mostra a Los Angeles, Zuckerberg ha deciso di acquistare un dipinto di grandi dimensioni, quello che vedete alle sue spalle nella foto qui sopra. di Choe realizzato in collaborazione con George Thompson.

David Choe
David ChoeDavid Choe

A Los Angeles, un database partecipativo per schedare i graffitari

pubblicato da Lorenzo Mazza in: NEWS


A Los Angeles la guerra ai graffiti tag è ormai senza quartiere. Da poco è in fase di lancio un database digitale per schedare i taggers. L’operazione di tracking dei graffiti interessa quattro zone della città e, novità delle novità, avviene con la partecipazione dei cittadini.

Con Tagrs, chiunque infatti potrà caricare le fotografie dei graffiti incriminati sul database, tramite Facebook, previo utilizzo di apposite tag (e qui mi soffermerei a notare la polisemia del termine ‘tag’, che ormai fa parte, da più parti, della nostra vita quotidiana).

Nel promuovere l’operazione di sensibilizzazione collettiva, il sindaco di LA Antonio Villaraigosa e il consigliere Jose Huizara hanno ricordato agli abitanti che il Comune spende 10 milioni di dollari l’anno nella rimozione e nella pulizia dei graffiti.

I graffitari di Los Angeles sono dunque avvisati… le fotografie dei loro concittadini potranno costituire elementi di prova nei processi a loro carico per imbrattamento di proprietà pubbliche.

Photo via Wikipedia.