
Dopo la mostra su Mirò, da mercoledì 16 marzo 2011, Palazzo Blu di Pisa ospita Donne d’Italia. La metà dell’Unità. Si tratta di un singolare percorso espositivo attraverso l’immagine fotografica, dove i protagonisti non sono gli artisti, ma le donne che, con le loro battaglie e la loro passione, hanno contribuito a far nascere l’Italia.
L’esposizione, ideata e curata da Claudia Beltramo Ceppi con Luisa Bezzi, Tiziana Cipelletti e Stefano Rovai, intende quindi andare oltre la narrazione tradizionale dell’Unità del nostro paese. Accanto, dietro, insieme a Mazzini, Garibaldi, Cavour, Turati, Matteotti, De Gasperi e Togliatti, un universo di personaggi femminili ha lavorato, a volte nell’ombra, a volte nella solitudine, per far nascere lo spirito italiano. Stiamo parlando di donne come Cristina di Belgioioso, Rosa Motmasson, Anita Garibaldi, Elena Regina, Maria Montessori, Grazia Deledda, Matilde Serao, Anna Kuliscioff, Edda Ciano, Palma Bucarelli, Tina Anselmi, Nilde Jotti, Alda Merini, Rita Levi Montalcini, Ilaria Alpi e molte altre.
Donne che spesso hanno dovuto nascondere il proprio personaggio pubblico dietro alle figure di mogli, figlie o madri. Donne che hanno ottenuto il diritto di voto solo dopo la seconda guerra mondiale e quello al divorzio e all’aborto dopo un’importante battaglia per l’autoconsapevolezza e il riconoscimento della propria identità.
La mostra apre proprio in occasione della Notte Bianca, Rossa e Verde della città di Pisa, e sarà visitabile fino al 26 giugno 2011. Insieme a materiale documentativo (fotografie, filmati, installazioni, interviste), una serie di dipinti, da Fattori a Guttuso, che offrono una “punteggiatura” particolare degli eventi che hanno fatto l’Italia.
A Pisa si raccontano le ‘Donne d’Italia, l’altra metà dell’Unità’






Ok, questo video è una bomba. Anzi, una vera e propria esplosione, una serie di detonazioni. L’autore è Alexandre Farto alias Vhils, che, da un po’ di tempo a questa parte si dedica ad una particolare forma di street art, quella scolpita sui muri.
L’occasione per sperimentare ancora più a fondo nella sua tecnica gliel’ha data la band portoghese degli Orelha Negra, nella realizzazione dell’ultimo videoclip insieme a M.I.R.I.A.M. Vhils, con la consulenza di Pirotec, si è dedicato alla creazione di tracce di esplosivo e ha scolpito due ritratti facendoli letteralmente detonare.
Il risultato è qualcosa di veramente nuovo, che si esperisce in tutta la sua bellezza grazie all’ottimo lavoro di ripresa e postproduzione.

C’è un quadro di Bernardo Strozzi, una Santa Caterina d’Alessandria, che l’intellettuale americano Charles A. Loeser acquistò circa cento anni fa a Firenze. Loeser trascorse gran parte della sua vita nel capoluogo toscano, scrivendo di arte e mettendo in piedi una collezione di prim’ordine, che, prima di morire, avrebbe donato al Museo degli Uffizi, alla Casa Bianca e ad altri prestigiosi musei.
Durante l’occupazione tedesca, il quadro dello Strozzi venne trafugato dai nazisti e se ne persero le tracce. Due anni fa la pronipote di Loeser, Philippa Calnan, residente a Beverly Hills, venne avvista da Sotheby’s Milano per farle sapere che un venditore aveva offerto il dipinto in asta.
La Calnan è stata invitata in Italia dalle autorità per riconoscere ufficialmente il dipinto, il cui valore, secondo una prima stima, si aggira intorno ai 500.000 euro. Ma il tribunale regionale della Lombardia (Tar), ha negato la sua domanda di esportazione del dipinto per il fatto che il termine entro cui la sua famiglia poteva riappropriarsi dei dipinti perduti, era scaduto nel 2004.
Al momento quindi, Philippa Calnan, difesa da Alessandro Pallottino, si dice sconcertata: “nessuna domanda di esportazione può essere presentata senza, al tempo stesso, avere il quadro in questione”. Insomma, un pasticcio burocratico in salsa italiana, che però non rende minimamente omaggio alla figura di un grande mecenate come Charles A. Loeser, che tanto ha amato l’Italia.
Nel frattempo, se volete vedere questo bel quadro, sappiate che una delle copie è in mostra a Castel Sismondo di Rimini fino al 27 marzo 2011.

Un collezionista sui generis è stato scoperto dagli uomini della Polizia di Lambrate. La sua passione erano i reperti archeologici, che si procurava comprandoli sul mercato nero. Con gli anni la sua abitazione si era riempita di quasi 300 fra cimeli, statue, antichi vasi vecchi centinaia o migliaia di anni.
Il protagonista della storia, un uomo a cui piaceva godere dell’archeologia nel privato della sua casa, non permettendo alla collettività di trarne beneficio, si chiama Gianni C., ha 82 anni ed è molto conosciuto nel mondo del design.
Grazie ai molti soldi e alla passione per i viaggi, l’uomo aveva ricostruito così un vero e proprio museo, un tesoro che lo riportava direttamente nel mondo antico. Non sappiamo ancora quale pena è prevista per lui.

Il prossimo aprile il principe William convolerà a nozze con Kate Middleton nell’Abbazia di Westminster,. La coppia reale d’Inghilterra (visto che Carlo e Camilla non sono poi molto popolari) hanno ricevuto un regalo molto particolare, un murale ad opera dello street artist Rich Simmons.
Un pezzo realizzato in tecnica mista, stencil e spray a mano libera, apparso in questi giorni in zona Southbank, a Londra. La particolarità del graffito sta tutta nella rappresentazione in stile punk dei due. Novelli Sid & Nancy (Sid Vicious era il bassista dei Sex Pistols e Nancy Reid la sua compagna), portano chiodo, borchie al collo (lui), minigonna, cardigan leopardato, sigaretta e calze a rete (lei).
Simmons è un giovane street artist di 24 anni che si occupa di arteterapia e col suo pezzo ha voluto rendere omaggio ai due: “Loro sono una specie moderna di reali … con i piedi per terra - non sono tipi snob”, ha dichiarato.
L’idea è simpatica, ma niente di più. Mi chiedo se abbia davvero voluto rendere omaggio ai futuri regnanti o si sia piuttosto ritagliato un bello spazio di visibilità personale… voi che ne dite?
Un facoltoso imprenditore milanese, da tempo cercava un quadro di Wassily Kandinsky per la sua collezione. Lo scorso anno era stato contattato da tre mercanti d’arte attivi sulla scena meneghina. Avevano un Kandinsky di 60 x 40 cm, un pezzo chiamato K19, che risaliva ai primi del ‘900 ed erano disposti a venderlo per 3 milioni di euro.
La tela sarebbe stata un ritrovamento recente, catalogato in un’esposizione del 2008 in una galleria di Mosca. Il collezionista però voleva vederci più chiaro, sebbene si trattasse di un’affare, tre milioni sono sempre tre milioni. Si è rivolto così ai Carabinieri preposti alla tutela del patrimonio culturale che, dopo alcune indagini hanno sequestrato il pezzo e l’hanno sottoposto alle analisi del Centre Pompidou di Parigi. Il risultato? Un falso, che accurate ricerche hanno ipotizzato sia stato dipinto in Israele e sia passato, dopo Mosca, ad un collezionista tedesco.
Adesso l’indagine si sposta dunque sulla scena internazionale, con otto persone indagate per truffa.

Allarme per il patrimonio archeologico ed artistico in Egitto. Secondo Reuters, i manifestanti hanno fatto irruzione nel Museo Egizio del Cairo venerdì sera e hanno distrutto due mummie di faraoni, diverse statue ed oggetti antichi. Il Direttore Generale dell’Unesco, Irina Bokova, ha dapprima espresso il suo profondo cordoglio per “le vittime dei disordini e le loro famiglie”, 190 persone morte dall’inizio delle proteste. Poi si è detta molto preoccupata per il patrimonio culturale egiziano, simbolo dell’identità del Paese e patrimonio dell’umanità intera.
“Il valore dei 120.000 pezzi conservati nel Museo Egizio del Cairo è inestimabile, non solo in termini scientifici o economici, ma perché rappresentano l’identità culturale del popolo egiziano. La prova è che, spontaneamente, centinaia di cittadini hanno formato una catena intorno al museo per proteggerlo. Io solennemente chiedo che tutte le misure necessarie siano prese per salvaguardare i tesori dell’Egitto, al Cairo, Luxor e in tutti gli altri siti culturali e storici del paese.”
La stessa Bokova ha detto che è in pericolo anche la libertà di stampa nel paese, molti media si sono visti sospendere le loro licenze. L’Unesco auspica invece che l’attenzione della stampa a livello internazionale, possa contribuire a responsabilizzare politici e manifestanti in Egitto.
Dopo il salto su Continua, trovate uno ’sconvolgente’ video appena pubblicato su Youtube da Al Jazeera.
Photo via Associated Press.
Vi ricordate di Beast, che qualche tempo fa aveva piazzato in giro per Milano dei manifesti pubblicitari dove Berlusconi impersonava John Lennon a fianco di Yoko Ono? In questi giorni questo anomalo artista urbano è tornato a colpire.
La sua nuova incursione si è concentrata questa volta in Largo Cairoli a Milano. La tecnica è sempre quella della guerrilla art, che utlizza gli strumenti dell’advertising e della comunicazione pubblicitaria per fornire una narrazione “altra”. Nel contesto urbano, su un marciapiede, sono stati inseriti dei totem. Protagonista, un Berlusconi in fasce, che abbraccia teneramente un neonato.
Since 1936 (il 1936 è la data di nascita di Mr. B) è il titolo dell’opera, che con un linguaggio tutto particolare, che utilizza il cinismo del linguaggio promozionale, ironizza su anni di scandali pubblici e privilegi privati del premier.
Per saperne di più, ecco il nuovo sito di Beast.
Since 1936 - Berlusconi in fasce: Beast torna a colpire a Milano









Se avete qualche amico ligure saprete che rumenta è il termine dialettale con cui si indica la spazzatura, i rifiuti. A partire dagli anni ‘50 molti artisti hanno utilizzato materiali di recupero… dall’astrattismo, alla scultura d’assemblaggio finanche alla performance art.
Tra pochi mesi a Genova, nella zona del Porto Antico, ai Magazzini dell’Abbondanza, si aprirà il Museo della Rumenta. Il progetto nasce da un’idea di un famoso genovese, Renzo Piano, e vuole dar vita al primo centro in Europa dove si faccia educazione alla sostenibilità ambientale attraverso i linguaggi dell’arte e della scienza.
Quattro le sezioni del museo, l’area mostre, il laboratorio artistico, la zona dedicata al riciclo e quella dedicata alla green economy. L’inaugurazione dovrebbe coincidere con l’edizione 2011 del Festival della Scienza 2011 .
Le stampe di Banksy vengono vendute per migliaia di euro, per non parlare degli originali. Per andare contro l’establishment dell’arte (critici, case d’asta, gallerie e collezionisti), due registi (buontemponi e molto cinci) hanno creato il progetto “Come vendere un Banksy“, di cui vedete qui sopra il trailer.
Un documentario di prossima uscita che solleva questioni circa la proprietà dell’arte urbana e la presenza dell’autenticazione della firma. Un gruppo di persone rimuove un famoso poster di Banksy dal lato di un cavalcavia e lo ricompone, esibendolo ad una mostra. Chi è disposto a pagare per questo pezzo? Ci sono molte persone interessate, si prendono contatti con degli acquirenti giapponesi, il pezzo viene esposto e qualcuno sostiene possa valere intorno ai 30.000 euro.
Ecco una docu-comedy, che parte da un crimine, da un furto non punibile per legge (rimuovere e rubare street art) ed arriva a farci riflettere sul vero valore dell’arte stessa, che, se ci pensiamo, è nelle mani di chi fornisce certificati di autenticazione.