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Performance

Poses di Yolanda Dominguez

pubblicato da Barbara in: Performance

Yolanda Dominguez è un’artista spagnola che ho scoperto grazie a questo video incontrato per caso; si intitola “Poses” e come quasi tutti i suoi lavori contempla situazioni che vorrebbero suscitare l’inquietudine dello spettatore. Questo in particolare è un lavoro che ha a che fare con il fenomeno delle fotomodelle, troppo spesse assunte a modello da schiere di adolescenti.

Yolanda dirige e le sue attrici si sistemano in luoghi di pubblico passaggio assumendo le tipiche pose da servizio di moda; come reagiranno gli altri? Dicono che la gente è insensibile, ma a guardare qui ci si commuove quasi per la solerzia con cui le fanciulle in posa vengono soccorse.

La Dominguez (qui il suo blog) è specializzata in tematiche sociologiche femminili; in passato per esempio ha tappezzato le strade di Madrid con tanti poster di casalinghe che richiedevano uno stipendio, un’altra volta invece ha messo per strada un’attrice vestita tutta Louis Vuitton che elemosinava una qualsiasi cosa che fosse Chanel. Perchè? Per suscitare una reazione, ed è la reazione in sè a diventare poi opera d’arte. Le sue performance “Livings” ne sono un chiaro esempio: piccole rappresentazioni allestite ad arte in piazze o centri commerciali, che suscitano scalpore tra i passanti, con il consueto riverbero su tv, giornali e web media.

"Salomania" di Pauline Boudry & Renate Lorenz

pubblicato da Sara R. in: Varie Fotografia Performance Artisti

Salomania

E’ un’esposizione che si immerge nella leggendaria figura di Salomé, quella ideata e realizzata da Pauline Boudry & Renate Lorenz, artiste berlinesi momentaneamente ospitate presso i Laboratoires d’Aubervilliers. Un itinerario che parte dall’episodio evangelico per concentrarsi sulle molteplici declinazioni della figura della principessa giudaica, che hanno attraversato i secoli, con un occhio particolare al ventesimo. Grazie ad un lungo lavoro di ricerca svoltosi in biblioteche pubbliche e archivi specializzati (molto spesso privati) come quelli del sessuologo e difensore dei diritti degli omosessuali Magnus Hirschfeld, e del poeta vittoriano Arthur Munby, che rintraccia le sue relazioni con una serva gettando una nuova luce sui rapporti sadomasochisti soffocati tra le mura delle “case per bene”.

Lo sguardo acuto delle due artiste assomiglia a quello degli storici più aperti, una preoccupazione volta a creare dei legami attraverso il tempo, che ha dato origine ad una mostra composita, visibile fino al 7 gennaio 2012 presso la galleria Marcelle Alix nel quartiere Belleville a Parigi. Un evento ripetuto nel quale l’oggetto del passato che ha ispirato il tema si ritrova in diverse sovrapposizioni temporali.

SalomaniaSalomaniaSalomaniaSalomania

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Festival Pigalle. Tre notti di "follia artistica" nel celebre quartiere parigino

pubblicato da Sara R. in: Installazioni Video Performance Eventi

Festival Pigalle

“Tenera è la notte”, mi verrebbe da dire citando il titolo di un famoso romanzo di Francis Scott Fitzgerald, ed è proprio il nostro caso. La notte, (anzi le notti perché sono tre dal 24 al 26 novembre) in questione è di quelle parigine “alla reputazione solforosa” e artistica allo stesso tempo. E quale quartiere della capitale francese potrebbe incarnare meglio di Pigalle, il melange straordinario tra creazione e trasgressione? Tra cabaret e atmosfere da quadro di Picasso (che non a caso vi soggiornò) “allegre donnine” e famose esposizioni permanenti (come quella presso l’Espace Dalì dedicata a più di trecento opere del pittore spagnolo) le ore che separano il tramonto dall’alba hanno un sapore tutto particolare all’ombra della collina di Montmartre.

E se la reputazione della zona che circonda Place Pigalle, oggi come ieri, non è certo delle migliori, non si può dimenticare la vitalità che scorre nelle stradine strette piene di scale che risalgono Parigi, insinuandosi come rivoli nel suo nord più profondo. Un’energia che è costante fonte di ispirazione e che ha spinto una folta comunità di professionisti dell’arte, della musica e del design a trasferirsi proprio in questo quartiere (che per una strana ironia della sorte deve il suo nome a Jean-Baptiste Pigalle, uno degli scultori preferiti di Luigi XV e della sua favorita Madame de Pompadour) ricostruendone poco a poco il fascino del passato.

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Transfiguration: una Performance di Olivier de Sagazan

pubblicato da Sara R. in: Video Performance Artisti

Demone o animale mitologico, crisalide, statua colante, involucro di cera sfatta e liquido orrendo. Olivier de Sagazan interpreta e prende tutte le forme, gioca con il fango, con la polvere e con due soli colori terribilmente evocativi, quel rosso e quel nero con i quali traccia bocche, occhi e croci. Quasi come in una Metamorfosi ovidiana, il soggetto si sottopone alle infinite modificazioni traendo dalla sua stessa materia plastica lo spunto identitario, in un omaggio serrato che fa riferimento allo stesso tempo al teatro degli orrori di Artaud e al nonsense di Beckett, passando per le opere di Bacon.

La sua è una vera e propria morfogenesi, intesa in molteplici sensi, come:

  • nascita nella forma che il performer costruisce,
  • nascita alla forma che si realizza netta secondo il suo stesso divenire,
  • nascita per la forma, espressione di una vocatio già esistente che viene solo rivelata,
  • nascita con la forma, maieutica di un parto creativo,
  • nascita della forma, realizzazione in quanto realizzazione dell’attesa, epifania dell’essere.

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Ivo Livi in arte Yves Montand

pubblicato da Sara R. in: Performance Corpi Artisti

Si chiamava Ivo, Ivo Livi ed in questi giorni la sua patria adottiva ha festeggiato i cinquant’anni trascorsi dalla sua nascita e i venti dalla sua scomparsa. Era nato nel 1923 in Toscana da una famiglia comunista. Non proprio una fortuna all’epoca. I suoi genitori furono infatti costretti ad emigrare oltralpe quando aveva solo due anni. Ed è appunto nella “più italiana delle città francesi”, Marsiglia, che farà i primi passi sul palcoscenico. Perché Ivo non è un ragazzo come tutti gli altri, fa lo scaricatore di porto, ma ha un talento innato per la danza e una voce già interessante.

Il trasferimento a Parigi a metà degli anni ‘40, segnerà per sempre la vita professionale e sentimentale dell’allora ventenne. E’ proprio nella capitale francese che diventa Yves Montand e incontra la stella di Édith Piaf, un amore folgorante che lo portò agli onori della cronaca avviandolo ad una fortunatissima carriera artistica, fatta di musica, di cinema e di teatro. Una passione che sostenne il debutto cinematografico dell’elegante Yves, attore in “Mentre Parigi dorme” del regista e sceneggiatore Marcel Carné, per la cui colonna sonora Joseph Kosma compose Les feuilles mortes (la canzone del video) una poesia in musica su parole di Jacques Prévert, che sarà uno dei suoi simboli.

Ha fascino, ma non è un tombeur de femmes. La donna della sua vita è l’attrice Simone Signoret. Gliel’ha presentata nel 1949 proprio Prévert, dando inizio ad una storia che, tra numerosi alti e bassi, non ultimo il flirt di Yves con Marilyn Monroe (allora sposata allo scrittore Arthur Miller), incontrata durante il viaggio negli Stati Uniti per il ritiro del premio Oscar della Signoret e accanto alla quale si ritrova a recitare in Let’s Make Love, li vedrà uniti fino alla morte. Sono infatti sepolti nella stessa tomba presso il cimitero parigino del Pere Lachaise.

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Il sangue di B.

pubblicato da Daniele in: Varie Performance Scultura

La fine di Berlusconi nell'arte
Nonostante i dubbi istintivi e le resistenze paranoiche di chi è abituato a vederlo compiere colpi di mano e giochi di prestigio, Silvio Berlusconi sembra ormai inevitabilmente destinato a uscire di scena, dopo 17 lunghi anni vissuti da protagonista. Come spesso accade l’arte aveva previsto il precipitare degli eventi, preannunciandone la fine con gesti e opere eclatanti, che hanno generato discussioni e polemiche. Avevano iniziato le Brigate artistiche, un gruppo di attivisti incappucciati che il 27 ottobre trascinò in Galleria Vittorio Emanuele a Milano un manichino insanguinato raffigurante il presidente del consiglio. Gli anonimi situazionisti lasciarono un volantino in cui si parlava di un primo “Art-tentato” invocando il «suicidio di Berlusconi» come «primo passo per superare la crisi».

Proseguiva sulla falsariga Stefano Pierotti con Berlusc-rotto, in mostra a Torino e poi alla galleria Gestalt: una serie di teste di Berlusconi insanguinate che si decompongono via via. Così commentava la propria opera Pierotti: “Mi sono sfogato, ma anche divertito. Ho voluto descrivere a mio modo un fenomeno sociale, più che politico. Le righe di rosso che attraversano il volto di Berlusconi vengono percepite come sangue ma in realtà è solo vernice rossa. Intendevo rovesciagli sulla testa un barattolo intero di vernice, come se il comunismo, parola di cui si riempie la bocca, se lo divorasse in un sol colpo”.

Non v’è dubbio che in questo caso l’arte non fa che condensare quello che è nell’aria, anticipando i tempi. Ma è interessante notare il modo sostanzialmente simile in cui diversi artisti hanno inteso rappresentare la fine del grande capo. Due sono gli elementi ricorrenti: il corpo e il sangue. Come se per figurare la fine dell’autocrate, che ha fatto della propria immagine il centro di tutto, con un culto della personalità degno dei regimi autoritari, non si può prescindere dal corpo (si veda anche il busto in sabbia, da mausoleo orientale, dell’artista albanese Sislej Xhafa). Un corpo che ha sfidato l’invecchiamento, esibendo forza e prestanza sessuale, fino ad affondare nei toni grotteschi che ci hanno procurato il ben noto imbarazzo sulla scena internazionale e non solo. La fine politica coincide con la fine fisica, anche se figurata. Con grande lucidità aveva affrontato il tema il sociologo Marco Belpoliti nel controverso Il corpo del Capo.

La fine di Berlusconi nell’arte
La fine di Berlusconi nell'arteLa fine di Berlusconi nell'arteLa fine di Berlusconi nell'arteLa fine di Berlusconi nell'arte

"Les Autres" in occasione della Notte delle Arti Contemporanee

pubblicato da Sara R. in: Performance Eventi Gallerie Artisti

Les Autres

“Les Autres” è una delle tante iniziative che punteggiano la Notte delle Arti Contemporanee prevista per domani in quel di Torino. Un’eccezionale mélange di opere organizzato con la POW Gallery e Ufofabrik Contemporary Art e promosso da EPSON, che sarà visibile presso la sede espositiva AV Art Gallerie della Fondazione Artevision di Via Santa Giulia 14.

Una giornata che comincerà alle 15 di sabato, per poi proseguire fino a mezzanotte e ripetersi negli stessi orari di domenica. Appuntamento alle 17.30 con la performance di XEL, per poi proseguire nella graduale scoperta dei lavori di numerosi artisti (soprattutto fotografi e pittori) tra i quali: Angelo Barile, Daniele Alonge, Daniele Fissore, Enrico Robusti, Gianmaria Giannetti, Giuliano Di Bello, Giuseppe Sinesi, Jairo Valdati, Mario Gamba, Massimiliano Petrone, Mazzocca&Poni, Michela Pedron, Nicola Bolaffi, Samanta Torrisi, Thomas Grandi

Altre opere degli stessi artisti sono esposte presso The Others, piano secondo cella C19 di Via P. Borsellino.

Via | avartgallerie.com

Les Autres
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Nello spazio di qualche ora, quando l'arte è una protesta effimera!

pubblicato da Sara R. in: Performance Stranezze Artisti

L'ipocrisia condivisa del mondo!

Camminavo a passo veloce nei pressi del Centre Pompidou ieri sera poco prima delle sette. Sotto una pioggerellina autunnale Parigi dava il meglio dei suoi colori e una specie di bruma rosacea avvolgeva delicatamente le persone. Camminavo a passo leggero e mi sono arrestata di botto: un disegno enorme stava per essere profanato dai miei piedi. Ci ho messo un po’ a distinguere cosa rappresentasse, le dimensioni ampie impedivano una vista completa e soprattutto la folla che si accalcava non lasciava spazio ad uno sguardo d’insieme.

Avrei potuto proseguire, girare le spalle a quello strano tratto sul selciato e ritornare alle mie occupazioni di un sabato sera qualunque. La sola parte che riuscivo a scorgere bene (una specie di insieme di radici) mi inquietava. In fondo, non avevo nessun posto da raggiungere con urgenza, e per di più mi accattivava l’idea di osservare un elemento dalla vita così breve. Ho atteso per lunghi minuti, ma niente arrestava la curiosità dei passanti e l’immagine non solo stentava a completarsi, ma cominciava lentamente a confondersi nella pioggia caduta. Mi sono abbassata e ho scoperto che la polvere scura era caffè macinato, l’immagine lo conferma e le parole scritte in corsivo aprivano molteplici universi di senso:

L’ipocrisia condivisa del mondo!

Poco a poco sono comparsi alcuni dettagli, si delineava una specie di pianeta tondeggiante con degli alberi, degli esseri armati e degli animali minacciati. Una rappresentazione tutt’altro che paradossale di un luogo che conosciamo bene!

Rebellio Patroni. Il Miracolo di San Genaro al Madre di Napoli

pubblicato da Sara R. in: Performance Eventi Musei Artisti

Rebellio Patroni. Il miracolo di San Gennaro

Appuntamento a Napoli alle ore 17.30 di stasera, per una performance a dir poco originale a partire dal nome: Rebellio Patroni. Il Miracolo di San Gennaro di Paolo Consorti con il celebre comico Giobbe Covatta. L’evento comincerà proprio presso la suggestiva cornice del Museo del Tesoro di San Gennaro per poi proseguire all’aperto con una particolarissima processione “di pulizia” lungo Via Duomo fino ad arrivare alla Chiesa di Donnaregina Vecchia (a due passi dal Museo Madre) dove raggiungerà il suo acme durante una “singolare deposizione”.

Sarà proprio Covatta, per le sue origini partenopee e l’impegno sociale più volte dimostrato, ad incarnare il Santo Patrono della città che, come altri suoi “illustri colleghi” si ribellerà alla decadenza delle popolazioni e dei luoghi che protegge. La performance fa infatti parte di un ciclo che mette in scena le opposizioni indignate dei “religiosi rappresentanti” (tra i quali S. Ambrogio per Milano e Santa Giustinia per Padova) che, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, hanno deciso di dire basta ai soprusi che tiranneggiano il loro paese. Un segno di non rassegnazione che San Francesco-Elio delle Storie Tese e Santa Caterina-Veronica Barelli hanno bene incarnato alla Biennale di Venezia.

Un’ottima occasione, che si unisce ad una lunga serie di altre attività espositive e serate d’intrattenimento che si susseguiranno durante tutto l’autunno, per festeggiare il prolungamento dell’orario di apertura dello spazio museale. Una grande novità dopo i venti di tempesta dell’estate scorsa (quando in piena crisi, il Madre ha rischiato seriamente la chiusura) che permetterà di accedere alle sale del celebre museo partenopeo, dalle 10,30 fino alle 19,30 tutti i giorni (tranne il martedì) e la domenica fino alle 23. Una vera e propria vittoria della cultura in terra del Sud!

Rebellio Patroni. Il miracolo di San Gennaro
Rebellio Patroni. Il miracolo di San GennaroRebellio Patroni. Il miracolo di San GennaroRebellio Patroni. Il miracolo di San GennaroRebellio Patroni. Il miracolo di San Gennaro

Taxxi vi guida negli spazi del museo, reinventandoli

pubblicato da Daniele in: Installazioni Performance Eventi


Il dipartimento Educazione del Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma organizza ha organizzato ieri una live performance molto particolare al Maxxi. In collaborazione con la Cooperativa RadioTaxi 3570 hanno dato vita al progetto Taxxi, inscenando una performance di creatività sociale. L’esibizione giunge al termine di una serie di workshop gratuiti con il compito di coinvolgere le persone immaginando con loro pratiche creative sull’uso di strumenti e sulla condivisione di spazi.

Casualmente l’evento è andato in scena il 15 ottobre, in concomitanza con la grande manifestazione di protesta a Roma che pure - se si escludono i violenti, che hanno impedito e oscurato la manifestazione stessa - era prevista come una grande “performance” plurale volta alla riappropriazione dello spazio cittadino e di quello politico-sociale. I protagonisti di Taxxi dal canto loro hanno occupato vari ambienti interstiziali del museo: l’info point, l’ingresso, le rampe, le scale, la piazza e le finestre della caserma. In ogni angolo video, suoni, tableux vivant, installazioni e altri generi di strategie espressive. Così descrive l’evento Gianni Piacentini, uno dei sei artisti che fanno parte della Compagnia Taxxi, spiegando anche la scelta del nome:

Il progetto prende corpo dalla visione disordinata e folle che ogni giorno un tassista deve affrontare immergendosi nel traffico cittadino della Capitale. Allo stesso modo si vogliono condurre gli spettatori dell’evento a risvegliarsi dal torpore e vivere il museo con occhi nuovi, non passeggeri ma autisti di se stessi all’interno dello spazio museale, accompagnati inoltre da testimonial d’eccezione, i tassisti, che incarnano perfettamente la metafora di questo nuovo punto di vista.