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Pittura

René Daniëls in mostra a Madrid

pubblicato da Daniele in: Pittura Artisti Mostre

Una exposición es siempre parte de un todo mayor - ossia “una mostra è sempre parte di un tutto più grande” - è il nome suggestivo della retrospettiva dedicata a René Daniëls. La mostra, che resterà aperta fino al giorno 26 marzo, è stata allestita in collaborazione col Mueso Reina Sofia negli spazi bianchissimi del Palazzo Velázquez a Madrid, nel cuore del Parco del Retiro.

René Daniels (Eindhoven, Paesi Bassi, 1950) dopo aver terminato i suoi studi artistici nel 1976, ha iniziato ad esplorare le possibilità della pittura come mezzo di collegamento che unisse le arti visive, e la loro ricca storia, con la letteratura e la vita quotidiana. L’ironia, ambiguità e doppio senso svolgono un ruolo importante nel suo lavoro, che si fonda su un attrito tra astrazione e figurazione, tra realtà e rappresentazione.

Più vicino a René Magritte, Francis Picabia, Marcel Duchamp e Marcel Broodthaers che agli artisti neo-espressionisti degli anni Ottanta a cui è spesso associato, Daniëls concepisce la pittura come una sorta di abito, come un gioco di apparizioni e sparizioni, al tempo stesso nella convinzione che un’opera d’arte non può essere disgiunta dal suo contesto sociale e che gli artisti devono evitare qualsiasi inclinazione verso l’ermetismo e l’auto-assorbimento. “Per quanto mi riguarda - diceva Daniëls dell’arte - se io avessi un segreto non lo svelerei. Ma indubitabilmente l’opera è l’estensione di un patrimonio culturale, dentro cui si mantiene un rapporto gioviale con la realtà e il significato profondo che essa contiene.”

"Signé Dalí" in mostra le opere offerte a Sabater

pubblicato da Sara R. in: Pittura Artisti Mostre

Signé Dalí

Enrique Sabater di mestiere faceva il giornalista prima di incontrare Salvador Dalí. Tutto accade nell’emblematica estate del ‘68, quando il reporter trentaduenne bussa alla porta dell’atelier catalano di Port Lligat, dove il pittore ultrasessantenne si è ritirato negli anni ‘30 con l’amata Gala. Il loro è un “appuntamento fatale”, che si prolunga nei dieci anni che seguiranno. Un lungo periodo di tempo nel quale Sabater farà visita all’artista ogni giorno, entrando nelle sue grazie fino a guadagnarsi l’incarico di fotografo ufficiale prima e di segretario personale dopo.

Tra i due si svilupperà un rapporto d’amicizia, fatto di condivisione artistica e di complicità. Una relazione composita nella quale il “Dali surrealista-genio del travestimento” lasciava spazio all’uomo bisognoso di condividere il senso della sua arte. Il risultato di una tale “corrispondenza di spirito” è stato riunito in una mostra, ed è visitabile per la prima volta in Francia, dal 10 febbraio al 10 maggio presso l’Espace Dalí di Parigi.

Una collezione di più di cento tra acquarelli, oli, schizzi, disegni e fotografie, dedicati proprio a Sabater. Un amico che si è lasciato scappare un simpatico aneddoto riguardo il disegno realizzato durante l’ultima traversata sulla Queen Elizabeth II. A bordo del transatlantico in rotta per New York il segretario aveva impedito lo scandalo, rasserenando la collera del pittore, adirato contro la moglie nel casinò di bordo. Per ringraziarlo Dalí gli donò un disegno rappresentante proprio quell’occhio vigile che lo aveva sottratto dal ridicolo!

Signé Dalí
Signé DalíSigné DalíSigné DalíSigné Dalí

Rainbow Family Village: il villaggio-murales

pubblicato da Anna Castiglioni in: Pittura Street Art Creatività

Il Rainbow Family Village è un piccolo villaggio che si trova a Taichung, in Taiwan. È completamente dipinto come se fosse un enorme murales: muri, pareti, strade, tutto è ricoperto da disegni. I colori che caratterizzano questa opera d’arte fatta paese sono tutti molto vivaci (rosso, blu, giallo) e i soggetti sono in stile fumetto. Si dice che l’autore di questo imponente lavoro sia Huang Yongfu, un artista originario di Hong Kong, che dipinse l’allora grigio villaggio quando andò in pensione per renderlo un luogo bello e piacevole. La seconda ipotesi è quella secondo cui Yongfu dipinse l’antico borgo per evitare che venisse abbattuto per la costruzione di nuovi edifici.

Qualunque sia il motivo che abbia spinto l’oramai 90enne artista a creare questo piccolo gioiello, ha sortito l’effetto desiderato. Il rainbow village è diventato una vera e propria attrazione turistica: è visitato quotidianamente da centinaia di turisti, sposi che lo utilizzano come location per le foto o semplici curiosi. Alcuni lo considerano una nuova (o antica?) forma di street art, di certo è un luogo che regala ai visitatori un senso di pace e tranquillità. Qui trovate un reportage fotografico completo sul paese dei colori.

Pinturas Negras di Goya

pubblicato da Sara R. in: Pittura Artisti


E’ il 1819 e il regime borbonico “vien restaurato” anche in Spagna. Francisco Goya è deluso. Sofferente e ormai avanti con l’età, decide di rifugiarsi in una casa alla periferia di Madrid. Ha due piani a disposizione. Otto superfici che diventano lo scenario perfetto per mettere in scena il suo sconforto, un’angoscia che assume forme minacciose e si concretizza in personaggi agghiaccianti, come il celebre Saturno che divora i suoi figli.

La dimora si chiama Quinta del Sordo, nome evocativo assegnatole a causa della sordità di uno dei precedenti proprietari e che, per una strana coincidenza del destino, si applica perfettamente anche a Goya. Si tratta del teatro di un’umanità dolente, fatta di teste inquietanti, di pelli anemiche e di occhi che escono dalle orbite, dipinta con una tavolozza cromatica ristretta ai toni scuri e all’ocra, con poche incursioni di rosso.

Una massa quasi informe di facce trasformate in maschere e di bocche enormi, un susseguirsi di scene collettive di disperazione, riempite di assurdi personaggi giganteschi. C’è Giuditta intenta al suo crimine, e anche le parche pronte a tagliare definitivamente il filo ormai logoro della vita del pittore. Resta solo qualche sparuto tocco di azzurro del cielo, stralcio umilissimo che non basta a far sperare in meglio.

Video da vatobel534

Via | museodelprado.es

"La sorella della Gioconda"

pubblicato da Sara R. in: Pittura Tecnica Musei Artisti

La sorella della Gioconda
La “sorella della Gioconda” si è “rifatta il trucco” e ha deciso di presentarsi in tutto il suo rinnovato splendore, al Museo del Prado di Madrid, per la gioia degli ammiratori dell’illustrissimo originale leonardesco esposto al Louvre. L’opera, realizzata molto probabilmente da uno degli allievi del grande maestro toscano, e conosciuta fino a poco tempo fa sotto la denominazione di “Monna Lisa del Prado”, si presentava “oscurata” da un fondo nero aggiunto nel XVIII secolo.

Un accurato restauro ha rivelato il paesaggio retrostante, permettendo allo stesso tempo di datare il quadro, che può essere considerato, secondo il conservatore d’arte italiana del celebre museo madrileno Miguel Falomir, come la prima copia conosciuta dell’enigmatico capolavoro. Una versione estremamente somigliante, ma anche evidentemente “più fresca” che getta una nuova luce sulla tela ospitata a Parigi. Con i suoi colori vivi e la cura estrema del dettaglio la pittura del Prado potrebbe essere molto più vicina a come si presentava l’originale nel 1505. Sembra che le “due sorelle” si riuniranno a breve per un’esposizione temporanea. Vi terremo aggiornati su questo singolare “incontro di famiglia”.

Via | lexpress.fr

La sorella della Gioconda
La sorella della GiocondaLa sorella della GiocondaLa sorella della Gioconda

La Bella Principessa, un Leonardo ritrovato

pubblicato da Daniele in: Varie Pittura

Per molti studiosi non ci sono dubbi. Il ritratto di Bianca Sforza, conosciuto come La bella principessa è un autentico dipinto di Leonardo Da Vinci. Il ritratto singolo su pergamena fu venduto a privati dalla casa d’aste Christie’s a New York per 21.850 dollari. Il prezzo fu battuto secondo l’attribuzione dell’epoca, che faceva risalire l’opera all’ambiente tedesco del XIX secolo, quando gli artisti cosiddetti Nazareni copiavano dai modelli antichi.

Ma ora due esperti del calibro di Martin Kemp, professore emerito dell’università di Oxford e Pascal Cotte, ingegnere francese che ha già analizzato diverse opere del maestro, definiscono il ritratto di Bianca Sforza un Leonardo originale, al termine di accurate verifiche sperimentali, tra cui l’analisi al carbonio 14. La ricerca è iniziata a partire da quei tre fori sul margine sinistro del foglio, emersi durante l’analisi multispettrale. Un segno che ha fatto ritenere la pergamena come appartenente originariamente a un incunabolo, da cui è poi sarebbe stata estratta: precisamente la Sforziade di Giovanni Simonetta, come rivelato dal confronto scientifico.

Le analisi hanno poi rivelato che l’opera è stata realizzata a inchiostro, matita nera, rossa e biacca, sfumate tra loro con le dita, da cui l’impronta digitale trovata sul foglio. Una tecnica innovata dal maestro con un effetto molto pittorico. L’identificazione, confermata da tutti i più grandi studiosi di Leonardo, sarebbe corroborata anche dalla mano mancina del tratteggio, dall’identica ampiezza dell’impronta palmare lasciata su La Dama dell’Ermellino.

Louvre: ancora una settimana per i disegni di Vasari!

pubblicato da Sara R. in: Pittura Architettura Artisti Mostre

Giorgio Vasari al Louvre
Non c’è che dire, cinquecento anni dalla nascita di Giorgio Vasari rappresentano davvero un’occasione di festeggiamento. E quale omaggio sarebbe più gradito alla memoria di un grande pittore molto spesso ricordato più per le opere della sua penna che per quelle del suo pennello, che un’esposizione dei suoi disegni? Devono aver pensato più o meno una cosa del genere al Louvre, e il risultato sarà visibile ancora per una settimana presso in alcune aree del primo piano.

Perché se è vero che i suoi scritti di storia dell’arte, e soprattutto il trattato intitolato “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri”, hanno permesso di gettare le basi della disciplina, inaugurando allo stesso tempo il genere della biografia artistica, ciò non toglie che anche gli schizzi di Vasari, siano opere “pregevoli e gradevolissime.

La mostra ha riunito una cinquantina di esemplari, proprio per mettere in luce la “bella maniera” moderna, che si esprime nel disegno inteso nella sua natura di principio primo alla base di ogni sviluppo creativo futuro e sottolineare la vastità di interessi dell’artista di origini aretine, formatosi sull’antichità classica anche grazie ad una giovinezza di “pellegrinaggi artistici” e all’osservazione delle creazioni di Raffaello e Michelangelo.

Ma fu alla corte fiorentina del granduca Cosimo I de Medici che divenne un vero e proprio punto di riferimento della produzione artistica dell’epoca. Infallibile cortigiano (alla maniera indicata da Baldassarre Castiglione nel suo celebre volume) riuscì persino nella difficile impresa di trasformare il Palazzo della Signoria, tra i più antichi e radicati simboli della Repubblica, in fastosa residenza ed elogio principesco.

Via | italieaparis.net
Giorgio Vasari al Louvre
Giorgio Vasari al LouvreGiorgio Vasari al LouvreGiorgio Vasari al LouvreGiorgio Vasari al LouvreGiorgio Vasari al LouvreGiorgio Vasari al LouvreGiorgio Vasari al Louvre

La Milano incantata di Carlo Ferreri

pubblicato da Sara R. in: Pittura Artisti

La Milano incantata di Carlo Ferreri
I paesaggi di Carlo Ferreri hanno “le lacrime”, come tutti i suoi quadri che ho visto. Mi piace pensare che accada come quando ci si trova ad una degustazione di vino in una cantina familiare, e mentre il bel nettare vermiglio o paglierino scorre nei calici, tutti si mettono alla ricerca delle preziose strisce gocciolanti lasciate dalla splendida vischiosità della materia. Quei “segni vitali” sono ben evidenti sulle tele di Ferreri. Non hanno evidentemente bisogno di ritagliarsi uno spazio che appartiene loro di diritto e si esplicano, come tende in attesa della folata di vento, in un “penzolare cortese”.

Ma è nella direzione della descrizione di Milano, che si indirizzano i paesaggi espressivi più fedeli allo svelamento. Dopo le analisi dello sguardo femminile, andate in scena tra le mura dell’Associazione Culturale Renzo Cortina, ecco apparire delle vedute stranianti della capitale meneghina. Ritratti di una metropoli in movimento che ha ancora i suoi scorci di calma, ben nascosti nelle “ore meno battute”. Dimora silente sotto il tran-tran cittadino, ritagliandosi spazi di beatitudine negli scorci dei Navigli, nelle apparizioni quasi mistiche della Madonnina in cima alle guglie del Duomo e persino nelle panoramiche contemporanee dei palazzoni.

Via | carferre.altervista.org

La Milano incantata di Carlo Ferreri
La Milano incantata di Carlo FerreriLa Milano incantata di Carlo FerreriLa Milano incantata di Carlo FerreriLa Milano incantata di Carlo FerreriLa Milano incantata di Carlo FerreriLa Milano incantata di Carlo FerreriLa Milano incantata di Carlo Ferreri

Otto Dix: un ritratto di guerra

pubblicato da Sara R. in: Video Pittura Artisti

Otto Dix è “l’anima” stessa della guerra. Tedesco di origini proletarie. Dopo aver aderito entusiasticamente al primo conflitto mondiale, ed averne provato sulla pelle tutti gli orrori, si dedico alla sua rappresentazione. Una sensibilità allenata e l’attivazione derivante dall’esperienza personale, hanno fatto del giovane Otto un pacifista convinto per repulsione. Il pittore ideale per la “narrazione immaginifica” degli effetti nefasti dello scontro.

Ecco il perché delle sue opere. Gli occhi sono inquietanti e prominenti, vitrei, cerchiati, rossi e incredibilmente viventi, ma di una vitalità strana ed esacerbata, che sfiora la possessione demoniaca. Le bocche aperte e minacciose, riempite di ogni sorta di denti appuntiti e dalle dimensioni inusuali. La deformità è una costante che attraversa tutto ciò che passa per quelle immagini, come nello specchio straniante ed ostile di una lente. I personaggi dei ritratti hanno un’identità traballante e ferina, si mettono in posa nelle tele con i muscoli tesi, sembra quasi che attendano il momento opportuno per saltare al collo dell’artista ed azzannarlo. I militari sono l’essenza stessa della debauche, si trascinano nel vizio annegando nell’alcol e nel gioco con donne di malaffare, gli uomini hanno barbe e nasi appuntiti che disegnano profili diabolici.

Il tutto trasmette una sensazione di angoscia e di instabilità, di terrore e di attesa, in quel singolare miscuglio di crudo realismo che appartiene ad ogni guerra e che si ripete anche dopo la fine delle ostilità, come una specie di sfondo continuo ed inalienabile. Dix entrò di diritto a far parte dell’arte degenerata, si guadagnò un posto in prima fila tra gli scherni dei critici dell’epoca e dei nazisti, che lo costrinsero a ritirarsi sul lago di Costanza, ma il suo lavoro, per quanto fortemente osteggiato, continua ancora a gridare.

Video da steveminne

Ra’anan Lévy al Musée Maillol di Parigi

pubblicato da Sara R. in: Pittura Musei Mostre

Ra’anan Lévy a ParigiGli “scorci domestico-apocalittici” che emergono dalle opere dell’artista israeliano Ra’anan Lévy, hanno qualcosa di più del reale, una sorta di scintilla che sembrerebbe porle in una dimensione parallela, esistente, ma in una maniera che le è terribilmente propria. Perché i suoi soggetti, solo apparentemente familiari, rivelano delle prospettive intimamente complesse, all’interno delle nostre stesse case. Gli appartamenti vuoti prima nell’intervallo tra un inquilino e l’altro, i lavabi, i tappi e gli scoli, sono solo alcuni degli esempi di questi “disegni entificanti”.

Ma la protagonista dell’ultimo periodo, “immortalata” in gran parte dell’esposizione è l’acqua. Che scorre dai rubinetti per colare lungo i pavimenti, insinuarsi nelle fessure dei listelli di legni fino ad arrivare alle scale. Un acqua “delicata ma perentoria”, che sembra non avere alcuna intenzione di arrestare il suo corso, (anzi) che resta anche sotto forma di memoria, nelle macchie e negli aloni causati dall’umidità trasmessa. Un’acqua che sembra precipitarci inevitabilmente verso il punto di caduta, verso la scoperta dell’apocalisse che ha annichilito l’umano sul crinale di una cascata rovinosa, che si annuncia già nella solitudine degli ambienti, per restare, unica testimone di vita e di morte.

Se ne parliamo proprio adesso è perché, e questi stessi lavori su tela e su carta, ad olio, pastello o tempera, ai quali facciamo riferimento, è stata dedicata una mostra, visitabile fino al 12 febbraio, presso il Musée Maillol di Parigi. In quella stessa capitale francese, “patria d’adozione” dal 1989, dopo l’affezionata Gerusalemme, nella quale Lévy ama trascorrere gran parte del suo tempo.

Immagini da museemaillol.com

Ra’anan Lévy a Parigi
Ra’anan Lévy a ParigiRa’anan Lévy a ParigiRa’anan Lévy a ParigiRa’anan Lévy a Parigi