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Scultura

"La pietra e la carne" a Montevarchi

pubblicato da Sara R. in: Scultura Artisti Mostre

La pietra e la carne di Zucconi
Si chiama “La pietra e la carne” ed è una singolare esposizione dedicata alle opere in travertino persiano di Christian Zucconi, che sarà ospitata presso il Cassero per la scultura di Montevarchi dall’11 febbraio al 9 aprile. La mostra esplora le “ragioni sensuali del corpo”, attraverso una singolare reinterpretazione di forme, che sposa l’ottica del luogo nel quale va in scena: un museo in provincia di Arezzo, interamente dedicato all’arte plastica italiana dell’ottocento e del novecento.

Una nuova messa in valore che passa per le stanze di un castello del centro Italia, per il giovane artista piacentino “reduce dalla sua partecipazione alla 54ª Biennale Internazionale d’Arte di Venezia e da due straordinarie personali allestite all’interno del Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco a Milano e del Palazzo Farnese a Piacenza”. Le sue sculture antropomorfe hanno l’anima del dolore e la profondità della vita. Si ispirano al soffio stesso dell’esistenza, ma sembrano quasi aver perso il loro daimon e giacere come svuotate, con il solo triste accompagnamento di un residuo di scintilla.

Un effetto particolarissimo che nasce dalla kenoclasia, tecnica basata sulla scomposizione, lo svuotamento e la successiva ricomposizione di pezzi di statue, che vengono riattaccati con grandi suture metalliche, tenute ben in evidenza per sottolineare il disfacimento precedente. Un procedere che esalta la provvisorietà dell’opera che, come la vita stessa che rappresenta, lotta contro l’annientamento che porta incise nella carne le ferite di questa selvaggia resistenza.

Via | ilcasseroperlascultura.it

La pietra e la carne di Zucconi
La pietra e la carne di ZucconiLa pietra e la carne di ZucconiLa pietra e la carne di ZucconiLa pietra e la carne di Zucconi

La storia del Partenone raccontata da Costa-Gavras

pubblicato da Sara R. in: Video Scultura Architettura


Il Partenone non ha bisogno di presentazioni. E’ quasi una sorta di “feticcio”, amato osannato simbolo della più classica delle architetture (e delle arti), che troneggia ancora sull’Acropoli di Atene dopo più di venticinque secoli di vita. Una lunga esistenza nella quale ha conosciuto alterne fortune e ha dovuto far fronte a molteplici attacchi, restauri, modifiche e adattamenti.

A partire dalla nascita, guidata dall’architetto Ictino, e strettamente supervisionata da Fidia, celebre scultore autore della preziosa statua (in oro e avorio) rappresentante la Dea Atena che vi era contenuta, fino alla trasformazione in chiesa e poi in moschea. Dall’apogeo della gloriosa Repubblica ateniese, con le metope sfavillanti di colori, alla distruzione delle statue “nude” da parte dei cristiani.

Il risultato è un cortometraggio di Costantin Costa-Gavras, uno di quelli che non ci si aspetta. Un mini-capolavoro in sé che sembra esplorare tutta un’altra Grecia rispetto a quella del famoso film Z - L’orgia del potere, in cui denunciava la dittatura dei colonnelli e si perdeva nelle vie smunte di manifestanti, “mettendo in scena” la vittoria di una giustizia burocratica, ma non necessariamente meno reale, che qui lascia il posto ad un testimone ben più anziano.

Video da CostaGravas1

Sam Jinks. L'arte di plasmare la natura umana

pubblicato da Sara R. in: Scultura Creatività Corpi Artisti

Sam JinksSam Jinks è un’artista australiano che non ha esitato a lanciarsi nella più acuta delle riproduzioni delle umane fattezze. Si fa un po’ fatica a definirlo scultore, non c’è dubbio, l’iconografia classica della plastica “per levare”, tenacemente realizzata dall’azione di martello e scalpello su un materiale duro e resistente, cozza completamente con le delicatezza apparente dei suoi lavori. E la ragione emerge dalle sue stesse opere che sembrano fatte di carne. Hanno il colore della pelle, le piccole pieghe che si formano sulle palpebre, e tutto quell’apparato di ciglia, sopracciglia, capelli e peli che le avvicinano immensamente ai modelli reali, come nel caso del bambino esposto all’India Art Fair (fiera d’arte moderna di Nuova Delhi), conclusasi solo ieri.

Ne avevamo già parlato qualche anno fa e lo ritroviamo ancora oggi intento a riprodurci. Ci sono anche alcuni animali nella produzione di Jinks, ma sembrano quasi intervenire come “soggetti accessori”, variazioni di madre natura che non fanno altro che concentrare ancora di più l’attenzione su quei “ritratti inalienabili” la cui illusione nasce da una pratica sapientissima capace di unire resina e silicone, restituendo l’illusione delle cellule, dell’apparenza e dell’umano, colto in tutta l’estensione delle sue forme, senza l’ombra moralista delle volontà di abbellimento.

Sam Jinks
Sam JinksSam JinksSam JinksSam Jinks

L'anima e le forme. Adolfo Wildt in mostra a Forlì

pubblicato da Sara R. in: Scultura Musei Artisti Mostre

Adolfo Wildt a Forlì
Si chiama “L’anima e le forme. Da Michelangelo a Klimt”. Si tratta della mostra dedicata al grande scultore milanese Adolfo Wildt, tanto importante quanto spesso sottovalutato dalla critica. Un’iniziativa ospitata nel complesso dei Musei San Domenico di Forlì fino al 17 giugno prossimo, che si propone di tracciare una suggestiva panoramica dell’opera dell’artista dalle modeste origini svizzere.

Non si tratta semplicemente di una retrospettiva, perché il vasto rassemblamento di opere e materiali visibili, provenienti dalla collezione della famiglia Paulucci di Calboli e dall’Archivio Scheiwiller, oltre a ricostruire le varie tappe dell’evoluzione personale di Wildt, getta nuova luce sui suoi “rapporti” con i grandi geni dell’arte classica moderna e contemporanea. Da come Fidia a Bramante, da Michelangelo, al Bernini, da Rodin, a Klimt, fino a Fontana, sono tantissimi gli artisti ai quali si legò e che in molti casi hanno tratto ispirazione da questo “cultore del marmo” capace di plasmare dalla più classica delle materie, le più moderne delle forme.

Fin da ragazzo studiai con selvaggia intensità i nostri maestri antichi. È questo studio, lungo e faticoso, l’unica fonte della mia arte e a questo aggiungo il mio potente bisogno di sincerità. (A. Wildt, 1915)

Via | mostrawildt.it

Adolfo Wildt a Forlì
Adolfo Wildt a ForlìAdolfo Wildt a ForlìAdolfo Wildt a ForlìAdolfo Wildt a ForlìAdolfo Wildt a ForlìAdolfo Wildt a ForlìAdolfo Wildt a Forlì

L'essenza della libertà fatta scultura

pubblicato da Sara R. in: Scultura Creatività Artisti


Se la libertà ha davvero una sua forma oggettuale, potete star certi che si tratta di una concretizzazione artistica. Proprio come accade nell’opera che vi presentiamo. L’autore si chiama Zenos Frudakis, un americano dell’Indiana nato in una famiglia di origine greca, che ha cominciato a realizzare le prime sculture da bambino, quando, direttamente sotto il tavolo della cucina, forgiava formine antropomorfe con la pasta del pane donatagli dalla madre…

…si potrebbe quasi pensare che anche oggi, a distanza di anni da quei primi esperimenti, il sentimento che lo anima sia lo stesso. Se i materiali e le tecniche sono evidentemente cambiati, ciò non toglie che i suoi lavori siano ancora animati dalla medesima volontà di riprodurre quel “magico meccanismo”, che sottende la vita e i suoi sentimenti più profondi, che guidava le se mani già all’epoca dei primi tentativi. Guardare per credere!

Video da wworldp

Via | zenosfrudakis.com

Gli acquari illusori di Riusuke Fukahori

pubblicato da Daniele in: Pittura Scultura

Nell’era del virtuale l’iperrealismo ha perso gran parte del suo fascino. Con l’ausilio del computer e in poco tempo anche un semplice amatore è in grado di realizzare immagini complesse e sorprendentemente realistiche. Il risultato è che l’occhio contemporaneo è diventato talmente assuefatto a quelli che il filosofo Jean Baudrillard chiamava simulacri, da non riconoscere più la differenza tra natura e cultura. Fino a considerare la finzione non più come un segno ma come una realtà tra le altre, se non proprio la realtà stessa. Tutto sullo stesso piano. Ma nell’arte, a differenza che nella religione, la creazione non è finita. E così, paradossalmente, è proprio recuperando tecniche antiche in forme nuove che si può ancora praticare un genuino stupore.

Tornando all’analogico, alla manualità, all’ingegno pratico si può ancora accedere all’aura - nell’accezione di un altro grande filosofo, Walter Benjamin -, qualità che solo l’originale di un’opera d’arte possiede. E’ un po’ l’operazione compiuta dall’artista giapponese Riusuke Fukahori nella sua serie di piccoli acquari con pesci. Fukahori unisce tecniche tradizionali, molto simili a quelle adottate nell’artigianato da souvenir nei mercatini, ma le reinventa e riesce a donare alle sue opere una patina di semplicità e raffinatezza molto orientale. Per dare la sensazione di profondità, l’artista alterna strati di resina trasparente su piccole figure disegnate e colorate a mano con tecnica minuziosa. Nel video è illustrato l’intero procedimento. Le vaschette di Fukahori sono dei trompe l’oeil di stampo antico, ma a loro modo moderni, eleganti, dallo spirito zen.

Gli acquari illusori di Riusuke Fukahori
Gli acquari illusori di Riusuke FukahoriGli acquari illusori di Riusuke FukahoriGli acquari illusori di Riusuke FukahoriGli acquari illusori di Riusuke Fukahori

Un Giacometti incantato e in versione fumetto

pubblicato da Sara R. in: Stranezze Scultura Artisti


Alberto Giacometti lo conosciamo un po’ tutti. Come dimenticare le sue sculture sottili sulle quali sono stati scritti “fiumi d’inchiostro” e alle quali è stata recentemente dedicata anche una mostra parigina, rilanciante la tesi delle “influenze etrusche”, chiusasi appena qualche giorno fa. Ma la prospettiva di “lettura” dell’artista rientra, molto probabilmente, nei canoni tradizionali. E allora perché non approfittare di una “piccola operazione dissacrante”, per esplorarne un lato originale?

E’ quello che devono aver pensato gli allievi del Corso di Storia dell’Arte che ha realizzato il video che vi riportiamo. Una “collazione di spezzoni” di vario genere che si apre con le immagini della vendita all’asta (per più di 24 milioni di euro da Sotheby’s) dell’opera più celebre del Maestro Giacometti: L’uomo che cammina per proseguire in un crescendo di immagini d’archivio e di intermezzi in versione fumetto.

Disegni animati, nei quali emerge uno scultore dagli occhi grandi e commossi alla vista della sua “creatura” illuminata dalla luce di una candela, che accompagnano un excursus storico-biografico lungo poco più di sette minuti. L’influenza paterna, la formazione accademica, le sperimentazioni cubiste, l’esperienza surrealista (violenta e misogina espressione di una grande preoccupazione personale), della quale diventa uno dei protagonisti principali, gli studi sul movimento, gli incontri celebri con Sartre e Picasso, la svolta degli anni’40 e l’ultimo periodo di “scarnificazione”, fino alla morte sopravvenuta l’11 gennaio del 1966.

Video da juanmifigueira

Zim & Zou, scolpire con la carta

pubblicato da Barbara in: Installazioni Scultura

Zim & Zou sculture di carta

Il loro hamburger di carta spicca sulla cover di Icon Magazine, Zim and Zou sono due paper artists francesi -di Nancy- straconosciuti ormai per le loro sculture di carta colorata. Hanno realizzato, per dirne una, le belle installazioni per la pubblicità della Eni e la loro ultima fatica è sempre un soggetto pop, in colori fluo, con forme amiccanti.

Il giovane duo (Lucie Thomas e Thibault Zimmermann sono entrami venticinquenni) attinge all’immaginario consumistico anni ‘80, colorato, allegro, invitante; è il mondo fatato e illusorio del richiamo pubblicitario, della soddisfazione immediata di ogni impulso, della voracità visuale.

Per ritrovare quell’atmosfera basta vedere la serie Back to Basics, con le rivisitazioni degli oggetti culto degli anni ‘70/’80: la macchina fotografica instant Polaroid, il Gameboy, il primo, enorme telefono cellulare, il Walk-man e il floppy-disk. Lo sguardo insomma, è rivolto all’indietro, con una lente però che come spesso accade, tende ad edulcorare la realtà dei fatti. Sono spicchi di antropologia contemporanea, ma già che siamo in tema, se vi capita date un’occhiata ad Icon di febbraio 2012, è tutto dedicato alla cultura del cibo, vista in prospettiva design.

Zim & Zou sculture di cartaZim & Zou sculture di cartaZim & Zou sculture di cartaZim & Zou sculture di carta

Foto | Behance

Maria Papa. "La materia dell'anima" da Cortinaarte!

pubblicato da Sara R. in: Scultura Gallerie Artisti Mostre

Maria Papa.
“La forza dell’anima” è quel sottile filrouge che attraversa tutte le opere di Maria Papa, scultrice polacca il cui destino “ha sposato” la Francia, e anche il nome scelto per la mostra curata da Flaminio Gualdoni, visitabile fino al 4 febbraio prossimo presso lo spazio espositivo Cortinaarte di Milano, nella quale saranno presenti anche alcuni gioielli artigianali realizzati dalla nipote Edith Laure Rostkowski. Una formazione in architettura e Belle Arti a Varsavia, la partecipazione attiva alla resistenza, il matrimonio con il Ludwik Rostkowski Jr, giovane politico emergente della Social-democrazia polacca, la nascita del figlio Nicolas (oggi gallerista proprio in quel di Parigi), lunghi periodi di studio nella “capitale francese dell’Arte” dove avviene l’incontro fatale con il giornalista e critico Gualtieri di San Lazzaro, fondatore e animatore della rivista XX siècle, ne hanno fatto una figura incontournable, ricchissima di sfaccettature e allo stesso tempo profondamente commuovente.

Nonostante sia impossibile descrivere appieno la sensazione di pace trasmessa dalle sue sculture levigate, ciò non toglie che la loro semplice immagine rievochi una sorta di confronto aspro, con una vita tanto dura quanto appagante, una specie di continuo camminare sul limitare di un abisso terribilmente presente, con la coscienza della responsabilità della serenità. Forse proprio per questo una delle sue opere-simbolo, dal evocativo titolo “Promesse de Bonheur”, è l’unico lavoro di un’artista non francese esposto alla sede dell’Assemblée Nationale.

Immagini tratte dall’esposizione virtuale dedicata all’artista

Via | cortinaarte.it

Maria Papa.
Maria Papa. Maria Papa. Maria Papa. Maria Papa. Maria Papa. Maria Papa. Maria Papa.

Le pietre d'inciampo di Gunter Deming

pubblicato da Daniele in: Installazioni Scultura

Giunge alla sua terza edizione il progetto Memorie di inciampo a Roma, promosso dall’Associazione nazionale ex deportati. L’installazione è stata inaugurata nel Rione Monti, con una grande partecipazioni dei ragazzi di alcune scuole della capitale. L’originale intervento dell’artista tedesco Gunter Demnig prevede l’installazione di 72 stolpersteine (pietre d’inciampo) in memoria dei deportati razziali, politici e militari. Il primo di questi sampietrini - ricoperti da una placca dorata in superficie con l’iscrizione funeraria delle vittime - è stato piantato in via Urbana 2, in ricordo di don Pietro Pappagallo.

Il sacerdote, che insieme a don Morosini ispirò Rossellini per il personaggio di Aldo Fabrizi in Roma Città Aperta - procurò asilo a molti perseguitati durante l’occupazione nazista a Roma, e per questo fu assassinato alle Fosse Ardeatine nel 1944. Nei pressi della Chiesa in via Madonna dei Monti, Demnig ha poi installato - alla presenza tra gli altri di Riccardo Pacifici, presidente della Comunità Ebraica di Roma - venti sampietrini in ricordo dei familiari di Giulia Spizzichino, assassinati ad Auschwitz e alle Fosse Ardeatine. L’intero percorso dell’installazione itinerante si trova sul sito Memorie d’inciampo.