
Il padre della ‘poster-art’ italiana torna con una bella retrospettiva. Mimmo Rotella, Opere 1949-1989 prende in considerazione l’intera carriera dell’artista, dai collages ai décollages, ai retro d’affiches, alla Mec Art, fino ai blanks e alle sovrapitture.
La mostra inaugura martedì 9 febbraio alle 19 alla Fondazione Marconi di Milano (Via Tadino, 15). Si parte con gli anni ’50, in cui Rotella abbandona la pittura classica e si dedica al collage. Nel ‘52 nascono i primi décollages, cartelloni pubblicitari strappati dalle mura delle città e poi i retro d’affiches, che utilizzano il dietro dei poster dando luogo a esiti non figurativi.
Si arriva agli anni ‘60 in cui Rotella aderisce all’Arte Meccanica e realizza gli artypo, stampe su tela o plexiglass. Poi nascono le coperture, manifesti pubblicitari ricoperti da uno o più fogli monocromi per annientare la comunicazione, i blanks appunto. Infine ritorna l’intervento pittorico, condotto su lamiera, dipingendo su manifesti integri o lacerati. Sono le sovrapitture che Mimmo Rotella realizzerà nel corso degli anni ‘80.

Alcuni graffitisti vanno in paradiso, sicuramente: sono quelli che non si musealizzano né accettano alcun tipo di compromesso con l’establishment culturale. Altri vanno in museo, e i risultati spesso non tardano a sorprendere, quasi quanto quello che già avevano fatto, più o meno clandestinamente, per le strade delle loro città.
Sono più rari, però, i graffitisti che, invece che in questi due posti, vanno in boutique. Si infighettano, ma senza rinunciare del tutto al loro aplomb e al loro charme selvatico e spontaneo. Non poteva che essere parigino André (André Saraiva), lo street artist che in questi giorni espone le sue opere da Colette, un’infiocchettatissima serie di vetrine su Rue Saint-Honoré (nientemeno).
In mostra, fino al 27 febbraio, sono 30 illustrazioni a inchiostro e a pastello, di cui alcune realizzate espressamente per Colette e altre già apparse su riviste come Purple. Come fa notare il New York Times, che non ha mancato di segnalare la mostra, il tratto “indoor” di André ricorda molto un revival in salsa francofona delle mitiche storie dei Beatles in Yellow Submarine.
Chi non riesce a immaginare quanto tempo e quanto lavoro ci voglia per realizzare un murales di grosse dimensioni, guardi questo video. Si tratta di un lavoro di Blu, realizzato a Berlino nel 2008. Le immagini velocizzate rivelano comunque (se non erro) che ci siano voluti ben tre giorni.
Un video che è anche una testimonianza di quale metodo e di quali strumenti si serva Blu: la figura umana prende vita lentamente, a partire da una lunga mano di bianco fin verso, poi, ai dettagli. Sorprendono sempre i suoi murales, quanto di meglio la street art italiana possa vantare.

LUDO è uno street artist parigino che si sta occupando attualmente di una serie di graffiti, installazioni e “object scotchés” (come chiama lui i suoi cestini della spazzatura o i vari oggetti di arredo urbano che avvolge nel nastro adesivo, fra Parigi e Londra, soprattutto, ma non disegnando neanche qualche incursione nell’Italia rurale). La serie si chiama “Nature’s Revenge”.
Il tema centrale è una rivincita della natura sugli affronti dell’uomo e delle città alle sue forme e alle sue dimensioni. Una natura esplosiva, raccapricciante, mai rassicurante cerca e trova il suo posto lungo gli edificie attraverso le strade, in attesa di espandersi e conquistare ancora spazi.
Non manca un orrorifica pecora Dolly clonata e minacciosissima. Da scoprire sull’account Flickr e sul sito “ufficiale”.
L’attore italiano Raoul Bova ha da un po’ di tempo a questa parte creato una Graffiti Art School con l’intento di promuovere un dialogo sulla diffusione dell’arte e della legalità. Un laboratorio di paesaggio urbano, una scuola di graffiti che nasce con l’intento di attivare occasioni di espressione della creatività di strada.
Alla conferenza stampa di presentazione del progetto a Rieti erano presenti diversi “graffitari”, che hanno dipinto insieme un camion della nettezza urbana dell’Asm Rieti. Tra questi c’erano due writer-poliziotti e un writer-avvocato. I due poliziotti sono Andrea haero Fabellini (poliziotto alla Frontiera del Monte Bianco, writer, viaggiatore, fotografo) e Angelo 142 (Angelo Langè, poliziotto della Sezione Criminalità Diffusa della Squadra mobile di Milano). In un servizio del TG2, uno dei due ha realizzato una firma spiegando che la tag si appone solo alla fine del pezzo ed auspicando uno ’stop tagging’, cioé la fine dell’imbrattamento selvaggio delle mura cittadine con semplici tag. A dir la verità molto spesso questa pratica più che di arte sa di ‘possesso’.
Dell’avocato penalista invece sappiamo che si chiama Frode e questo è il suo sito. Il progetto della Graffiti Art School è promosso dalla Fondazione Capitano Ultimo, nata dal capitano della squadra speciale antimafia dei carabinieri, volta a promuovere la cultura della legalità e della solidarietà. Per saperne di più sui retroscena dell’intero progetto, guardatevi questo servizio.

Pedro Perelman [ aka bleep / fase] è un pittore e illustratore argentino. Col nome di bleep è conoscuto nell’ambiente della street art. Fa poi parte del collettivo Fase, insieme a Gustavo Gagliardo aka Defi, che si occupa di sperimentazioni audiovisive live.
Nella sua pittura la musica, gli apparecchi per registrarla e riprodurla, diventano spesso protagonisti. Strani robot ed esseri mutanti, nati dall’assemblaggio di vecchie apparecchiature analogiche popolano i suoi quadri.
La relazione tra la musica e il performer, sia esso un musicista o un dj, viene analizzata attraverso i mezzi da cui passa attraverso. Un’umanità “distesa” o se vogliamo una tecnologia che si radica nei processi quotidiani fino a diventarne parte fondamentale.

Il 23 febbraio la Galleria MondoPop di Roma presenta Urban Superstar Suite part III, la terza ed ultima parte di un progetto espositivo nato in collaborazione col Madre, che ha portato al museo di Napoli gli artisti della galleria nella primavera del 2009.
In esposizione un buon numero di voci da tutto il mondo: Tokidoki, creatore di una propria linea di abbigliamento e di toys, lo street artist americano Bigfoot e la pittura new pop-espressionista della parigina Zelda Bomba. Poi due nomi storici dell’Urban Art, la marchigiana Allegra Corbo, AlePOP, Scarful, Cesko e Camilla Falsini con Giò Pistone del collettivo artistico Serpeinseno.
La mostra, curata da David Vecchiato, sarà visitabile fino all’8 maggio.
Urban superstar suite part 3






In dicembre Blu è stato in Sudamerica e ha relizzato nuovi impressionanti lavori. Nel suo sito ci racconta che è arrivato in Argentina via mare e deve aver provato alcune delle sensazioni che provavano i moltissimi immigrati italiani giunti qui ad inizio secolo.
Affascinato dai colori del quartiere povero di La Boca, a Buenos Aires, ha realizzato diversi dipinti per una nuova animazione. A veder dalle foto questo lavoro in preparazione raffigura un uomo collassato, con una città che come una pianta infestante, gli cresce sul viso. Il pezzo poi si evolve econ l’ingresso di un mostro…ma per adesso non sappiamo cosa sia effettivamente rimasto sui muri della capitale argentina e dovremo aspettare ancora un po’ prima che sia pronto il nuovo video di questa wall painting animation.
Qualche giorno fa vi avevo parlato del festival Don’t Ban The Can a Melbourne, città da cui viene anche Buff Diss, tape artist che abbiamo intervistato qualche tempo fa.
Questo video ci mostra una carrellata di scatti realizzati nelle strade della città australiana nel 2007, dall’utente di youtube LilitFilth. La colonna sonora è di TZU.

Guardate questo piccolo ponticello, costruito a mano da due amici nel bel mezzo di New York, giusto sopra un rivolo di liquami che, da anni, indisturbato, continuava a infastidire i passanti di un bel vicolo colmo di street art.
S’intitola “Astoria scum river bridge”. Provocazione dettata dal buon senso civico o più installazione, sensibilmente aperta alle esigenze di uno spazio contraddittorio?
Credo che nella mente di Jason Eppink, ideatore del ponte (principale progettista, come si definisce spiritosamente nella targa che ha apposto alla “grande” opera) le due cose siano semplicemente convissute.