
A volte capita di sentirsi un po’ così, arrugginiti nel pensiero, o piuttosto nella memoria. Se avete voglia di rispolverare concetti ormai sopiti, ridare smalto a conoscenze che credevate assodate, rimettere insieme tasselli smarriti di una formazione ormai lontana oppure comprendere semplicemente ciò che vi è alieno, ecco l’occasione giusta. Sei lezioni per farsi un’idea di quello che è successo nel mondo dell’arte durante uno dei suoi “periodi cruciali”, quella “nicchia fondante” che comprende l’arco di tempo che intercorre tra la fine del XIX° secolo e il XX°, giusto per intenderci.
Dal Modernismo al Postmodernismo è un’interessante iniziativa portata avanti da Leonardo Terzo, Professore dell’Università di Pavia, insegnante di Letterature Angloamericane e Letteratura Inglese, sul portale nova100.ilsole24ore.
Non ci resta che cominciare a “farsi una cultura” in attesa delle ultime due lezione che saranno pubblicate, in base a quello che è possibile prevedere osservando gli intervalli di tempo che hanno diviso le precedenti, nelle prossime settimane. Perché, come si amava dire una volta: Non è mai troppo tardi!
L’arte può toglierti il respiro, allenati … è la provocatoria affermazione che accoglie i visitatori del sito di Gianni Pitta. Una specie di “sacchetto di plastica” calato sulla testa, giusto per ricordarci che in fondo la lucida visione spesso coincide con un principio di soffocamento. Solo che qui la mancanza di aria è esattamente l’effetto voluto dal pittore. Le sue opere scorrono sul filo dello stordimento, dato dalla mescola ardita di colori al limite dello choc e dalle forme distorte, per rivelare universi di senso radicati nella continuazione dell’arte di strada degli anni ‘80.
Le tele di Pitta sono “Sintomi d’emozione”, come ha colto efficacemente la critica di Mario Corfiati dalla quale è stato estrapolato il breve estratto che segue:
[…] E, infatti, le opere qui esposte dimostrano la validità dell’atto espressivo di Gianni Pitta, della sua incontenibile voglia di esprimersi in una azione gestuale e segnica non ancorata al mondo mitico dell’espressionismo americano, ma decisamente contaminata dalle esperienze pittoriche degli anni ottanta dello scorso secolo, a suo tempo rinvigorita, se così possiamo dire, dal vorace ed ambizioso coraggio del nuovo espressionismo europeo che ha contrassegnato il ritorno alla pittura in un contesto che l’aveva vista scomparire. Le immagini sono palpabili e rimarchevoli, ogni quadro restituisce una istantanea del percorso emotivo dell’autore raccolto nella concentrazione attiva dell’esecuzione, proiettato solo nell’artigianale passione che lo spinge a rivelare le icone del suo universo. Che, inoltre, non sembrano solo indizi di un percorso personale, ma appaiono invece allargarsi verso temi più generali, che sono quelli dell’invito ad una vivacità creativa forte e non rassegnata, al sincero omaggio verso una simbologia del colore e del segno di natura premoderna e priva di artefatti, che non siano quelli dell’esperienza tecnica di una pittura intrisa di genuinità e primitivismo. […]
Continua a leggere: Gianni Pitta e l'arte che toglie il respiro!

Siamo nel centro storico del capoluogo partenopeo, e non è un caso, visto che i due artisti attorno ai quali gira il tutto sono proprio napoletani doc e si vede! I colori sono forti, i contrasti chiari e sfacciati, le protagoniste delle tele ragazze giovani e maliziose, i loro sguardi ammiccanti e disinibiti sembrano ricalcare quello stesso invito diretto che lanciava l’Olympia di Manet ad una borghesia parigina apparentemente difficile da scandalizzare. Ma lo scenario è talmente cambiato da far diventare queste immagini il centro di un evento che animerà l’Hotel Correra 241 di Piazza Dante, venerdì 21 ottobre ore 19.00.
L’ex-opificio industriale, che si è fuso a un antico palazzo in tufo dando origine al primo Art Hotel napoletano, è il teatro ideale di “Just my immagination” (cantavano i Cranberries qualche anno fa), l’incontro tra la struttura, le opere di Mary Cinque (come i “displays”, riproduzioni di 20×20 su tela “prodotti” dal packaging accattivante che saranno esposte fino al 13 novembre nella hall) e quelle di Alfonso Mezzacapo in arte Fabulouskhate, che presenteranno un nuovo portale di messaggeria, sul quale saranno ospitati nei prossimi mesi ulteriori episodi delle avventure della fantomatica Khate.
Creatura nata dalla fantasia di Mezzacapo (o forse no?) che entra ed esce dalle sue opere come uno spiritello allegro e provocante. Sono tutti suoi i volti della tele, segni di una donna-bambina immaginaria e realissima, ibrido che oscilla tra l’esistenza e l’effimero, tra la concretezza della presenza e l’evanescenza dell’impronta, come l’alone di un ricordo talmente pressante da togliere il fiato, in una Napoli che, nonostante il ruolo proprio non le si addica, non può far altro che restare a guardare!

“È tempo di rompere il silenzio.”
Inizia così il comunicato che annuncia al mondo la nascita di Art-Leaks.org, piattaforma che, sulle orme di Wikileaks, si propone di denunciare abusi, vessazioni, censure e pressioni operate dalle/nelle/sulle istituzioni culturali. Il centro propulsore è l’Europa dell’Est, la Romania in particolare. La prima lettera di denuncia riguarda infatto l’Unicredit Pavillon di Bucarest, struttura dedicata all’arte contemporanea e finanziata dall’omonimo gruppo bancario: vi si denuncia la politica di gestione vessatoria e discriminante operata ai danni di artisti, curatori, intellettuali (e a quanto legiamo persino del pubblico) portatori di di un punto di vista critico. Ma nel mirino di Artleaks ci sono il Kandinsky Prize 2008, a partire dall’artista Alexei Belyaev (additato come esponente di un nazionalismo ultra-reazionario di destra e di sinistra) e la Biennale di Mosca 2005 (consiglio la letura integrale del testo, è molto interessante).
Artleaks pubblicherà denuncie e seglalazioni di abusi e comportamenti illeciti o scorretti da parte di istituzioni sia firmati che anonimi, purché documentati. Il sito è in inglese e la redazione curerà la veridicità e l’attendibilità delle fonti (nei limiti del possibile). Una mia riflessione: sono ancora solo tre i casi presentati, ed è presto per formulare giudizi su questa giovane iniziativa. Ma la mia impressione è che lo stile e il contenuto delle segnalazioni siano lontani dal gossip, tentino una lettura critica del contesto e abbiano una profondità e una “politicità” se possibile maggiori di Wikileaks.
Non sappiamo chi sarà il prossimo della lista (e la curiosità è innegabile) ma, con il mio in bocca al lupo agli art-leakers presenti e futuri, mi interessa forse di più capire come le notizie verranno proposte, come (e se) il Wikileaks dell’arte si svilupperà con una specificità rispetto al suo predecessore.
Via | Artribune
Questo sito è per gli appassionati di fotografia, per i curiosi scrutatori delle città, per chi a conti fatti non si acontenta di uno scorcio.
360Cities.net è una delle più vaste community al mondo (la più vasta se diamo per buono quanto riportato nella pagina di presentazione), che raccoglie immagini panoramiche sferiche di città fruibili attraverso una visualizzazione interattiva. Ciò significa che, cliccando sull’immagine scelta, accederete ad un’interfaccia che vi consente in modo semplice e intuitivo di zoommare e spostarvi sul paesaggio, scoprendone nuovi scorci e inquasrtature. Il tutto grazie a una bussola con cui scegliere l’angolazione e ad un semplice zoom, sull stile di GoogleMap. I numeri di 360Cities parlano chiaro: il sito conta ad oggi 4.565 subscriber, 51.364 fan su Facebook, 4.016 follower su Twitter. Chiunque può contribuire all’archivio, aggiungendo le proprie foto panoramiche: basta seguire l’howto disponibile sul sito a questo link, incluso il video-tutorial che potete guardare sopra. Su questa mappa sono invece riportato l’intero archivio attualmente disponibile, che potrete così facilmente consultare.
Mentre scrivo, la homepage del sito è occupata da 5 foto di una Hiroshima post-nucleare Ground “0″: foto scattate appena dopo il bombardamento atomico.
L’infoestetica è una dicliplina appassionante. Per gli “addicted”, per chi intende avvicinarsi alla materia e per chi è semplicemente curioso di capire di che si tratta, il sito Visualizing.org che vi presento oggi è una vera miniera di informazioni.
Visualizing nasce dalla coscienza che una massa sempre crescente di informazioni, messa a disposizione da enti e organizzazioni pubbliche e private, è ormai di dominio pubblico. Il fatto è epocale e unico nella storia degli esseri umani, ma la domanda fondamentale è: come possiamo leggere questi dati? come è possibile dergli un “senso”. È qui che entrano in gioco dei nuovi professionisti, capaci di dominre lo sterminto territorio del data design. Il risultato sono infovisualizzazioni, meglio infoestetiche, grazie alle quali dati complessi diventano interpretabili. Visualizing è una comunità di creativi completamente trasversale alle discipline (ci ritroviamo architetti, climatologi, urbanisti, sciologi, designer…) nata per condividere le sperimentazioni in atto.
Il sito è un database aperto dove l’unico rischio è perdersi. Suddiviso in diverse sezioni, le principali aree di ricerca sono Salute, Energia e Ambiente. Ma la sezione più interessante è ovviamente “Visualisations“: è qui che sono raccolte una sostanziosa quantità di schede che descrivono i progetti. Un’immersione è consigliata: per essere rapiti dalla bellezza dei dati e per riflettere sulle potenzialità e le applicazioni di questa disciplina emergente.
Nella galleria alcuni esempi di infoestetiche tratti dal sito che, ricordo, è in Creative Commons.
Botaniq è un progetto focalizzato su un’idea molto particolare di conservazione dell’opera d’arte.
Ideato dal’artista e ricercatore Gabriel Vanegas, il sottotitolo di Botaliq è “Diaries of an observer and interactor” (Diari di un osservatore e un “interattore”, traduco letteralmente questa parola che è una forzatura credo voluta anche nella versione inglese). Il cuore della riflessione parte dal presupposto (da me condiviso) che un modo per perservare l’arte è la condivisione delle nostre esperienze e interazioni con l’opera medesima: uno spostamento dagli aspetti descrittivi e materiali dell’opera verso la sua capacità di artefatto di raccontare le “storie di un periodo culturale, viaggi unici, particolari e irripetibili“(dalla home del sito).
Botaniq è dunque un archivio di esperienze di opere d’arte, a vocazione internazionale. Ma la cosa forse più interessante di questo progetto è il metodo. Per creare l’archivio, gli artisti partecipano a workshop di grafica sperimentale e composizione attraverso i quali si realizza una documentazione dell’opera sotto forma di un diario personale dell’esperienza. Non ci sono limiti alle tecniche e ai tipi di materiali utilizzati per costruire il diario. Un diario che diventa in se stesso l’opera d’arte. I workshop si chiamano “Workshops of conservation of Experiences”: è possibile parteciparvi o ospitarne uno all’interno di un proprio evento.
Botaniq è un’idea meravigliosa su cui i musei, storici dell’arte e curatori avrebbero molto a apprendere: vi immaginate se l’archiviazione introiettasse questa pratica come metodologia? Che ne pensate? Il video in alto intanto ci spiega l’approccio teorico utilizzato: se ne avete voglia guardatelo, è molto inteessante.

Vi ricordate il reportage di qualche tempo fa dalla seconda Giornata della Creatività? Per quest’anno ci sono diverse novità all’orizzonte.
La Provincia di Roma, con il spporto di Next Exit, sta per laciare un nuovo socialnetwork e un magazine dedicato al progetto, RomaCreativa.com. Obiettivo: creare un ecosistema a supporto della creatività e in porticolare di quella che possiamo definire “industria creativa” nella provincia di Roma. Socialnetwork e magazine verrano lanciati il 24 febbraio prossimo con un evento di presentazione presso l’Acquario Romano.
Intanto eccovi un’intervista con Daniela Ubaldi, curatrice di RomaCreativa, che ci spiega in anteprima storia, motivazioni e caratteristiche del progetto. Buona lettura
- Un magazine e un progetto per la creatività: ci raccontate come e perchè nasce l’idea?
Oltre otto anni fa era nato il mensile Next Exit, creatività e lavoro. Ci eravamo accorti che il mondo della creatività stava cambiando e che sempre più aziende cercavano idee e professionalità attraverso i concorsi. Il lavoro su questo mensile ci ha permesso di accumulare una conoscenza e una specializzazione, sul mondo della creatività e le sue dinamiche. Inoltre nel campo editoriale abbiamo iniziato a creare prodotti come lo Young Blood che allineano ritratti di giovani creativi.
Quello che vedete sopra è il video introduttivo di “Face-to-Facebook“, software di face identification (riconoscimento facciale) utilizzato da Alessandro Ludovico e Paolo Cirio per realizzare l’opera “Lovely Faces”, lanciata il 2 febbraio a Transmediale.
Ma capiamo meglio l’operazione che ha portato gli artisti a ricevere in modo praticamente immediato una lettera C&D (Cease and Desist) dal team legale di Facebook. Usando il software di riconoscimento facciale, 1 milione di foto di profili Facebook sono stati rubati sul social network più famoso del mondo. Successivamente le foto raccolte sono state processate e selezionate secondo le espressioni facciali, prediligendo quelle che a parere del software sembravano particolarmente seducenti e propense alla possibilità di incontri. Dalla selezione sono rimaste 250.000 foto, che sono state inserite in un sito fake di incontri. Nasce così Lovely Faces. Naturalmente il tutto senza il consenso degli utenti, che si sono trovati nel bel mezzo di un putiverio mediatico e in un’operazione di arte/attivismo digitale… E non solo: a transmediale, l’opera è diventata un’installazione in cui 1,716 foto sono state posizionate su un pennello, mentre il video di presentazione e alcune informazioni aggiuntive ciclevano sui muri della Hause of Culture. Mentre la notizia ha parecchio girato online e sui media tradizionali, il 4 o il 5 febbraio Facebook ha deciso di stoppare l’operazione, ritenendola in violazione dei suoi regolementi e chiedendo la restituzione immediata dei dati e l’oscurazione del sito di Lovely-Faces non è più online.
Ecco intanto alcuni numeri dell’operazione del 10 febbraio. Utenti che hanno richiesto la rimozione: 56. Utenti che hanno richiesto di essere inclusi: 14. Proposte di partnership commerciale: 4. Altre proposte: 9. Class action (oltre la lettera C&D di Facebook): 11.

Ekosystem.org è un piccolo gioiello per gli gli amanti e gli artisti che osservano, studiano o producono street art: una galleria online nata nel 1999, anno del suo primo uploads, e sostenuta per passione da Eko.
Street art sì, ma con una piccola precisazione: “non-hip-hop-graffiti gallery”. La piattaforma, insieme al database di immagini, fornisce notizie e aggiornamenti giornalieri ed è provvista di un folto blog, altra fonte preziosa di informazioni e approfondimenti. La galleria vive e si sviluppa grazie alla rete di autori, fotografi e appassionati che inviano il proprio materiale. Nella sezione “contatti”, tutte le indicazioni per contribuire, ovvero in sintesi: limitarsi a lavori di strada; inserire nome e location nella propria immagine; inviare un lavoro per volta; video, link di buona qualità e foto di mostre saranno i benvenuti. Eko promette di rispodere a tutti ma, visto che si tratta di lavoro non retribuito, non prendetela sul personale se le risposte arrivano dopo settimana, ci tiene a sottolineare, e se il lavoro merita verrà caricato nel database.
Il materiale che troviamo sul sito è sterminato: avrei potuto comporre una vasta photogallery, ma perferisco che scopriate tutto da voi.
[Immagine in alto: “Supakitch”, dalla selezione Wallpapers del sito]