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Kiki Smith, femminismo e fragilità umana

Pubblicato: 29 nov 2007 da contemporanea


Kiki Smith è figlia d’arte, suo padre era Tony Smith, noto scultore minimalista. Lei usa materiali tradizionali e malleabili (scultura e disegno su carta in particolare) per affrontare tematiche comuni e quotidiane come l’identità, gli stereotipi sessuali e il corpo, affiancandosi in ciò all’impegno di altre artiste degli anni ‘80-’90 come Rosemarie Trockel e, come lei, schierandosi all’interno del movimento femminista.

Il suo lavoro è forte e correlato con il tema della materialità del corpo, della sua deperibilità e vulnerabilità. In particolare è il corpo femminile ad essere preso in esame, specie come oggetto erotico visto attraverso la lente degli artisti di sesso maschile. Altro tema affrontato da Kiki Smith in tempi più recenti è quello del rapporto tra l’uomo e la natura, tra il corpo e il mondo.

A volte le opere dell’artista americana sono ispirate al mito, alla favola (Cappuccetto Rosso), alla letteratura (Alice nel paese delle meraviglie), sempre nello sforzo di reinterpretarne il significato in chiave attuale. Al giorno d’oggi è tra gli artisti più quotati al mondo, con la sua opera “Untitled (Butterfly)” aggiudicata da Christie’s lo scorso anno per più di 200 mila euro.


Alcuni lavori di Kiki Smith

Interessante la scheda dedicata a Kiki Smith dal sito pbs.org, con slideshow di immagini, un’intervista e un link interattivo ai link (perdonate il gioco di parole) dell’artista.

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