Accademia del Comico, Claudio Zucca: "Il comico sale sul palco per parlare di quello che fa ridere il pubblico"

Una chiacchierata sul mondo della comicità con uno dei fondatori della scuola

Abbiamo incontrato per voi Claudio Zucca, attore, cabarettista e scrittore, e fondatore insieme a Rino Cerritelli (autore, attore comico e musicista) e Matteo Andreone (attore, regista e commediografo) dell'Accademia del Comico.

Quali sono le caratteristiche di un bravo comico?

Il bravo comico è quello che va in scena e fa ridere capendo il pubblico che ha davanti, capendo che la comicità è un gioco che avviene sempre tra chi sta sul palco e chi sta seduto. Quando ha capito quello, è un bravo comico.

Tutti possono 'diventare' comici?

Sì, la comicità è innata in ognuno di noi. Poi, ovvio, qualcuno ha il talento, qualcuno no. Una scuola ti può insegnare i metodi, non ti può dare il talento, però un bravo mestierante che ha appreso tutti i metodi può funzionare sul palco. Tanti dotati di talento non funzionano, perché pensano basti quello e poi bucano le serate.

Ci sono argomenti che secondo te non si possono trattare facendo questo mestiere o si può far ridere - o sorridere - di tutto?

Si può far ridere di tutto, il problema è il modo. Dopo quello che c'è stato ultimamente, la tragedia di Parigi, andare sul palco e volere a tutti i costi fare delle battute sull'Isis, sull'Islam e così via, è eccessivo. Cioè puoi parlare di qualunque argomento, ma dipende da come lo fai e la tua esperienza di comico deve farti pensare: "Il pubblico non sta ridendo? Vado da un'altra parte!", non voler insistere a tutti i costi perchè si è decisi a parlare di un argomento. Il comico non sale sul palco per parlare di quello che fa ridere lui, sale sul palco per parlare di quello che fa ridere il pubblico.

Qual è lo stato della stand up comedy in Italia?

In questo momento la stand up sta vivendo un revival televisivo, però finalmente, pian piano, sta ricominciando a prendersi i palchi, i live che sono i posti dove dovrebbe stare un comico. La televisione è importante, dà visibilità, quindi non nego che sia giusto e utile farla, però il comico dovrebbe andare sui palchi. Almeno a Milano, poi anche in altre città, la scena del cabaret si sta muovendo di nuovo e sta ricominciando ad avere spettacolo, pubblico, palchi e "qualcuno di vivo", mettiamola così.

Spesso si critica la comicità in televisione perché i programmi sembrano ospitare solo un certo tipo di comicità 'facile', chiamiamola così, fatta di tormentoni, cliché e stereotipi. Cosa ne pensi?

Chi critica la televisione di solito è chi non la fa o chi l'ha fatta e non la fa più. La televisione non è da condannare, non è da demonizzare. La televisione è un modo per farsi vedere, è la vetrina: tu passi, vedi un prodotto e poi magari lo compri dopo due settimane, lo compri in teatro. Questo dovrebbe essere lo scopo della televisione: vado a farmi vedere e poi la gente verrà a vedermi in teatro, perché comunque quello è il luogo nel quale il comico si esprime. Però non sputiamo tutti sulla televisione, perché comunque tutti i comici che dicono: "No, ma che brutto, la televisione è orrenda", poi se li chiama un giorno Colorado, il giorno successivo Zelig vanno di corsa. Quindi, diciamolo sinceramente, è un modo per farsi riconoscere, che poi è quello che cerca il comico, un'affermazione del proprio indispensabile egocentrismo, essere riconosciuti per strada per il personaggio che hai portato in TV. Quella è la realtà, quindi…va bene, come va bene il tormentone. Il comico ha il diritto di usare tutti gli strumenti che ha per vincere ed è giusto che faccia quello che fa ridere il pubblico, in modo intelligente, ma che lo faccia ridere.

Quali sono stati - o quali sono - i comici più grandi?

Sulla stand up, parlando di tempi andati, Walter Chiari, Felice Andreasi. Nei tempi recenti Giobbe Covatta, Gioele Dix, Claudio Bisio, ma anche Pintus, perché Pintus è stato criticato però ha portato 20.000 persone in due serate qui a Milano al Forum di Assago. Quindi, quando il comico sale sul palco, fa ridere, funziona, è un grande comico. Anche in questo genere i grandi maestri non ci sono più, ma…anche Gassman era incredibile quando leggeva le ricette dei frollini o il bugiardino del Moment, era un grande comico, perché usava le armi di ribaltamento del gioco della comicità che sono le basi. Ci sono tanti maestri del passato, ma ci sono anche tanti comici bravi: quelli che fanno ridere sono bravi.

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