Logo Blogo

Parole, identità e religione. Intervista a Silvia Camporesi

Pubblicato: 13 feb 2008 da margherita

Commenti dei lettori

Il latte e la carne - 2007 - Silvia Camporesi

Sensibilità preraffaellita per Silvia Camporesi, vincitrice del Premio Celeste 2007 per la fotografia, con un’immagine legata alla carne e all’identità.
Il sogno, la natura, il mistero, sono temi che l’artista tratta nelle sue fotografie, rivolte sempre di più all’investigazione dell’identità. Una costante da “Ofelia”, un’immagine che riproduce il personaggio shakesperiano proposto da Millais (titolo del blog personale dell’artista), fino a “il latte e la carne” e “dance dance dance”, che riprende il titolo del libro di Murakami Haruki.
Non si direbbe un’autodidatta della fotografia, ma è così. L’artista ha compiuto studi di filosofia e storia dell’arte, legati alla parola, che rimane alla base di ogni suo lavoro. Le sue storie prendono ispirazione da libri e cinema come le ultime opere alla Galleria Marconi.

Hai vinto il Premio Celeste 2007 per la fotografia, cosa è cambiato nella tua vita artistica?

Raramente i premi cambiano la vita artistica, a meno che non siano premi internazionali di indubbia importanza. Forse mi ha dato un pò più di visibilità.

Fotografie di Silvia Camporesi
il latte e la carne - 2007 - Silvia Camporesiil latte e la carne - 2007 - Silvia Camporesidance dance dance - 2007 - Silvia Camporesi

dance dance dance - 2007 - Silvia Camporesidance dance dance - 2007 - Silvia CamporesiScesa - 2007 - Silvia CamporesiOfelia - 2004 - Silvia CamporesiMolteplicità - 2003 - Silvia CamporesiFotografie di Silvia CamporesiUntitled #1 - 2003 - Silvia CamporesiStudio per Ofelia - 2004 - Silvia CamporesiStudio per Ofelia - 2004 - Silvia CamporesiLe onde - 2003 - Silvia CamporesiDreams are like a white flower blanket - 2005 - Silvia CamporesiBerenice - 2005 - Silvia CamporesiMondeken Toe, tieni la bocca chiusa - 2006 - Silvia CamporesiUntitled #5 - 2003 - Silvia CamporesiA causa di una voragine - 2005 - Silvia Camporesi

Il lavoro con cui hai vinto si intitola “il latte e la carne”, ed è incentrato sull’identità. Come esprimi questa ricerca, che mi sembra, riguardi soprattutto la figura femminile.

Il lavoro che ha vinto fa parte di una serie che comprende 5 immagini. Si tratta di due gemelle simili, ma non identiche: una persona che geneticamente è due è qualcosa che rafforza e al tempo stesso mette in discussione il senso dell’identità. Il titolo “il latte e la carne” è preso da un testo di Cristina Campo e mi sembrava fosse adatto ad esprimere questa dualità.

Il tema che stai affrontando in questo momento. Ad esempio i lavori che presenti alla Galleria Marconi di cosa trattano e cosa li ha ispirati?

I lavori che presento alla Galleria Marconi sono nati per una mostra realizzata lo scorso novembre al museo Mar di Ravenna. Il tema è la ricerca della fede (non necessariamente in senso religioso, intendo piuttosto l’acquisizione di uno stato di forza). Il progetto comprende 13 fotografie e tre video.

Con i soldi del premio ti sei comprata una videocamera. Cosa preferisci video o fotografia, che cosa manca all’una o quali differenze vedi?

La fotografia mi piace perché è un procedimento per mettere “sotto vuoto” la realtà, per congelare un’immagine per volta, senza pensare ad un prima e un dopo. Questo è anche il suo più grande difetto, la singola immagine lascia il vuoto intorno a sé. A volte capita di voler raccontare un movimento, un passaggio, il prima e il dopo oltre quell’idea singola, quindi il video diventa un mezzo necessario. D’altronde non riesco a considerarmi una fotografa, ma un’artista che usa la fotografia e a volte altri mezzi come il video e il suono.

Secondo te in questo paese si fa abbastanza per l’arte e per i suoi artisti? Cosa si dovrebbe o potrebbe fare di più?

Personalmente non mi lamento. Ci sono diverse opportunità per gli artisti, concorsi e altro. Forse quello che manca è un maggior supporto e diffusione da parte delle istituzioni: è un sistema autoreferenziale e per questo poco propenso al movimento.

Un libro, un film, una canzone, un dipinto (o fotografia).

Tutto è materiale narrabile, tutto è trasformabile artisticamente. Questo è il mio punto di partenza.

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (1 Voti | Media: 5 su 5)
condividi condividi
0 commenti

Commenti dei lettori

Inserisci per primo un commento a questo articolo.