"The way it is". L'estetica della resistenza by Alfredo Jaar


Dagli inizi sotto la dittatura di Pinochet, fino all'attuale critica attraverso i néon. L'intera parabola creativa ed evolutiva dell'artista cileno Alfredo Jaar, occupa un posto d'onore nell'estate berlinese. Una presenza che si è letteralmente "fatta in tre" e che, dopo la chiusura della mostra presso la NGBK, avvenuta solo ieri, continua a perpetrarsi fino alla metà di settembre negli spazi della Berlinische Galerie e della Alte Nationalgalerie.

Perché quella di Jaar è una vera e propria "estetica della resistenza", messa in pratica visuale di un grido di rivolta che sale dal profondo, come un rigurgito mal trattenuto pronto ad esplodere in tutta la sua sua dirompente energia contestatrice.

Un procedimento che si serve di processi fortemente ironici per esprimere un'acuta riflessione sul reale, e proprio sui suoi veri scandali costruisce la sua volontà di denuncia:

L'enfasi dell'esibizione alla Berlinische Galerie si concentra intorno ad opere prodotte a e per Berlino che includono "A New World", una serie di cinque fotografie di grande formato scattate alla Porta di Brandeburgo poco dopo la caduta del muro e presentate per la prima volta in questa occasione. Il progetto berlinese è completato dai lavori legati alle tematiche dell'Africa, che sono state, per lunghi anni, una delle chiavi creative più importanti dell'impegno di Jaar. Lavori sul genocidio Ruanda, sulla politica di Nelson Mandela, e sulla le e sul tragico destino del photoreporter sudafricano, vincitore del Premio Pulitzer Kevin Carter, presentati per la prima volta nella capitale tedesca.

E pensare che avremmo potuto incrociarlo alla Documenta...


Via | berlinischegalerie.de

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