Patchwork di abiti usati per le carcasse di Tamara Kostianovsky

pubblicato: giovedì 24 aprile 2008 da margherita

Il cucito, i lavori a maglia o ad uncinetto, sono stati strumenti attraverso i quali molte artiste hanno creato lavori per esprimere un messaggio e la loro arte.

Mi sembra di notare che l’interesse verso questi strumenti stia assumendo forme sempre più raffinate e originali. Quasi irriconoscibili i mondi microbiologici all’uncinetto di Emily Barletta, molto più esplicite le carcasse di animali da macello di Tamara Kostianovsky.

Il soggetto è chiaro ma la cosa interessante è il materiale con il quale sono creati questi lavori, ovvero patchwork di abiti usati dalla stessa artista. La serie di “Actus Reus” è particolarmente provocatoria e nell’allestimento della mostra alla Black and White Gallery di New York anche grottesca. Gli animali sono appesi a dei ganci nelle sale della galleria, come fossero in un macello. In altri lavori l’immagine è meno violenta, ma in generale le opere realizzate dall’artista comportano l’uso di elementi corporali. Qui i vestiti in altri lavori i suoi capelli.

Lavori di Tamara Kostianovsky
Abacus - 2008 - Tamara Kostianovsky - foto di Sol AramendiSecond Skin - 2007  - Tamara KostianovskyBack to the Front - 2007 - Tamara Kostianovsky

Motherland - 2007  - Tamara KostianovskyUnearthed - 2007 - Tamara KostianovskyMemories - 2004 - Tamara KostianovskyBack to the Front - 2007  - Tamara KostianovskyUnearthed (dettaglio) - 2007 - Tamara KostianovskyBack to the Front (dettaglio) - 2007  - Tamara Kostianovsky

L’uso di questi materiali è nato da esigenze anche economiche. L’artista di origine israeliana cresciuta in Argentina è arrivata negli Usa nel 2000, poco prima del crollo economico del suo paese. Questo l’ha costretta a impiegare materiali poveri che erano alla portata di mano, come i suoi stessi abiti appunto.

La serie dedicata alle carcasse è legata al problema dell’identità nazionale più che ad una causa animalista. La mucca per gli argentini ne è un simbolo. La sua carne viene mangiata da molti cittadini e viene esportata. Come molti immigrati l’artista sente il problema conflittuale dell’emigrazione e creare queste sculture di animali squartati e maltrattati è un modo per parlarne. E’ una riflessione anche sulla fisicità dell’esistenza, la violenza crescente a cui ci stiamo abituando e la nostalgia verso la propria terra.

Via | Cool Hunting

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (1 Voti | Media: 5 su 5)
condividi condividi 0 commenti

Inserisci per primo un commento a questo articolo.

PUBBLICITÀ
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori.
Commenta questo articolo

Registrati per riservare il tuo nickname preferito su tutti i blog di Blogo e per caricare il tuo avatar. Se sei già registrato, effettua il login per usare il tuo nickname.

Si No
I commenti sono sottoposti alle linee guida per la moderazione.

Anteprima del commento

Network Blogo