A maggio sarà a Roma e Venezia. Intanto Gregor Schneider cerca volontari per morire

Die Familie Schneider, Walden Street No.16, London - 2004 - Gregor Schneider - © Gregor Schneider/ VG Bild-Kunst, Bonn

Ne aveva parlato qualche giorno fa Exibart, lo fa oggi il Corriere. La notizia riguarda l'artista Gregor Schneider che cerca volontari che stanno morendo o morti da poco per integrarli nella sua opera pubblica.

Non ne avevo parlato perché mi sembrava il solito artista a caccia di visibilità, e la morte di un cane mi era sembrata sufficiente. La cosa probabilmente non avrà seguito, ma ha suscitato inevitabilmente molte polemiche e a quanto pare minacce.

Se si guarda alla storia dell'artista si vede che non è nuovo a stranezze ma non lo si può neanche definire uno sconosciuto che cerca attenzione. La morte è molto presente nei titoli, nel genere e nell'atmosfera dei suoi lavori. Questo mi porta a rivedere il rifiuto iniziale, suggestionato dal momento. La morte in sé può non essere arte, ma in arte viene trattata e l'arte apre dibattiti. La morte, benché sia un fatto inevitabile spaventa e rattrista e come il caso dimostra fa discutere.

Double - Gregor Schneider - Macro - Roma
Die Familie Schneider, Walden Street No.16, London - 2004 - Gregor Schneider - © Gregor Schneider/ VG Bild-Kunst, Bonn
Haus ur, Rheydt, 1985 - today - Gregor Schneider - © Gregor Schneider / VG Bild-Kunst Bonn
High security and isolation cell no. 2 - 2007 - Gregor Schneider - WEISSE FOLTER, K20K21 Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf, © Gregor Schneider / VG Bild-Kunst, Bonn

L'artista si dice sorpreso delle reazioni e non capisce perché si debba considerarla una cosa brutta. In effetti la si dovrebbe considerare come un processo naturale, ma sappiamo che poi non è così e difficilmente la si accetta.

L'altra ragione per cui ne parlo, oltre alla notizia scandalo, è che l'artista sarà presente con due progetti in Italia a maggio. Con "Double" dal 29 maggio al 31 agosto sarà al Macro di Roma. Appositamente per il museo, Schneider ricostruisce alcune stanze dalla casa familiare in linea con il progetto "Haus ur", cioé la sala da bagno e la camera dei genitori. Un progetto che riproduce quel senso di doppio, claustrofobico e angosciante che gli appartiene (che forse non è gusto macabro). Per finire con una cella di isolamento. Secondo me da non perdere.

E poi l'inaugurazione al Macro precede di un giorno un'altra personale di Schneider, in piazza San Marco a Venezia presso la Fondazione Bevilacqua La Masa, per la quale l'artista ha progettato un singolare percorso in un tunnel buio e dove riprende il progetto della Kaaba alla Mecca.

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