L'astrattismo urbano di Kim Cogan


Una delle caratteristiche che rendono unica la poetica di Kim Cogan è il modo in cui le sue opere indagano il rapporto fra astrattismo e figurazione, e quelli, dunque, fra idea e oggetto, o creatore e creazione.

Dipinge perlopiù paesaggi urbani, vedute contemporanee di San Francisco. L'uomo vi è quasi sempre assente, ma le case, le rampe di scale, le aiuole lo rappresentano non solo per via di metafore, ma come se davvero dialogassero fra loro e con la presenza umana, così immensamente grande da aver creato quel mondo, così piccola da potercisi nascondere perfettamente.

Questo giovane pittore di origine coreana, sembra ricordarci, dalla California, che perfino nella più fiorentina e perfetta delle prospettive non c'è che una deformazione della realtà: non esiste geometria, per quanto rigorosa e assoluta, che non contenga anche un'opinione del suo creatore, se non sulla vita, sulla geometria stessa. Che, del resto, è un modo di intendere la vita.

Ci può essere dunque più paesaggio e vita in un grattacielo, che in un brano di natura. Almeno, a San Francisco.

Allo stesso, identico modo in cui il realismo è un'illusione più sfrenata del surrealismo più integralista (se un surrealismo potesse esserlo mai, integrale).

Qui sotto, ecco il dipinto con cui si illustra questo post, com'era nella prime fasi della lavorazione da parte di Kim. Sul sito dell'artista sono visibili anche gli step intermedi del processo che porta l'idea di un ritratto di città a diventare una città parallela.


immagini | Downtown with sunset, 2006

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