Chiamarle sculture fa quasi sorridere, tanto sono esili. Sto parlando dei lavori di Steve Lohman, che si collocano a metà strada tra Matisse, Picasso (suoi modelli dichiarati) e, a mio avviso, Giacometti per le strutture filiformi e quasi divorate dallo spazio.
Qualche giorno fa i mini-personaggi di Terry Border mi hanno fatto venire in mente le opere di questo artista scoperto qualche tempo fa, che realizza con un unico filo metallico figurine spesso ironiche e completamente lavorate a mano. Quasi un artigiano, dunque, capace di creare l’illusione di forme sospese e in movimento attraverso il gioco di pieni (pochi) e vuoti.
Le opere, dallo stile originale, variano nelle dimensioni. A questi lavori, si affianca inoltre la produzione di artistici pezzi d’arredamento in legno (sedie, per lo più) dalle forme fantasiose e un po’ naif.
Le sculture in filo metallico di Steve Lohman



Lohman ha tra l’altro realizzato su commissione alcune sculture ispirate ai dipinti della collezione permanente del Guggenheim Museum Store.
frush
12 giu 2008 - 17:42 - #1e Calder dove lo mettiamo? Direi che è un idea copiata alla grande…
contemporanea
12 giu 2008 - 21:31 - #2Indubbiamente qualche elemento di filiazione si può cogliere nelle opere di Lohman, ma certo non si può dire che gli stabiles e i mobiles di Calder, o almeno la maggior parte, abbiano granchè di palesemente figurativo.
L’esilità di molte delle sue opere, poi, gioca con principi di forze e bilanciamenti che in Lohman sono del tutto assenti.