Daniele Cascone è un artista ragusano specializzato, in modo particolare, in digital art. La sua arte, che egli stesso definisce surreale, si nutre di immagini quotidiane assorbite inconsciamente ed elaborate secondo i dettami dell’onirico e del grottesco.
Ciò che l’artista si propone è suscitare inquietudine nello spettatore che guarda l’opera nella sua totalità. La presenza di piccoli particolari disseminati nelle stesse opere, però, permette di leggerle sotto diversi punti di vista, oltrepassando l’inquietudine iniziale e suscitando sensazioni che possono variare, persino, tra il buffo e l’assurdo.
Tra le sue opere, un set che mi è particolarmente rimasto impresso è “I am not – Io non sono” realizzato nel 2007. Protagonista di questi scatti è spesso una donna dal volto coperto o mascherato che sembra muoversi nello spazio cercando la sua identità.
Quello che sembra ricordarci l’artista con “I am not” è la difficoltà di capire e conoscere realmente noi stessi e come sia spesso più semplice comprendere ciò che non si è. La ricerca dell’identità fa, quindi, da protagonista in “I am not”, un’identità che sembra risultare, man mano, sempre più chiara.
SergioScalet
16 giu 2008 - 09:22 - #1L’identità ci fa sempre male. Trovarne una di stabile un’utopia. Non ci resta che continuare a creare nella speranza di.
FreakQ
17 giu 2008 - 14:48 - #2La serie I am not ricorda fin troppo un altro artista, Stefano Bonazzi (che comunque preferisco a Daniele Cascone). http://www.stefanobonazzi.it
MissDeath-Valentina
17 giu 2008 - 15:05 - #3FreakQ ti riferisci al “The nonsense serie” di Bonazzi? Beh, sono simili nell’idea del volto “fasciato”, nascosto; ma i concetti ispiratori mi sembrano molto diversi…
Il mio articolo parla della ricerca dell’identità narrata da Cascone; le opere di Bonazzi hanno un non-so-che di surrealista. Cmq li reputo artisti molto diversi.
:)
Daniele Cascone
18 giu 2008 - 14:07 - #4ciao FreakQ,
ho scoperto adesso il lavoro di Stefano Bonazzi, che trovo molto interessante, sicuramente più abile del sottoscritto.
Tengo però a puntualizzare che la mia serie risale alla prima metà del 2007 (qui c’è la prima news dell’11 febbraio 2007) e si rifà, a sua volta, a un’altra mia serie risalente al 2005, dove ho realizzato qualche foto con modelle dal volto coperto: Masquerade.
Nel caso di Stefano Bonazzi, mi pare di capire che le sue siano opere realizzate verso fine 2007, inizio 2008 (Link1 - Link2).
Del resto non affermo di aver inventato nulla, visto che la “tecnica” del volto coperto è stata usata da decine di artisti, a partire da Magritte (Gli amanti).
a presto,
Daniele