Edouard Manet: Olympia - il capolavoro della settimana

pubblicato: venerdì 04 maggio 2007 da Michelangelo

Edouard Manet - Olympia

Il grande artista francese realizzò questo dipinto (attualmente al museo d’Orsay di Parigi) nel 1863, negli anni immediatamente precedenti alla stagione dell’Impressionismo. L’opera destò grande scandalo all’epoca più che per il soggetto rappresentato, per il contesto in cui la scena è inserita. Ai tempi di Manet, quadri di soggetto erotico se ne trovavano moltissimi, e talvolta anche più “piccanti” di questo, ma tutti avevano una patina di rispettabilità, ipocrita, dovuta al fatto che si trattava sempre di rappresentazioni di Venere, delle ninfe o altri personaggi dellla storia o del mito. O al limite immagini esotiche.

In pratica il nudo era consentito se inserito in contesti lontani nel tempo o nello spazio, o se riparato dietro la foglia di fico della mitologia. Con Olympia invece Manet ritrae una scena dei suoi tempi: una prostituta nella sua stanza da letto e questo fece scandalo, come due anni prima aveva fatto scandalo le Déjeuner sur l’erbe in cui due allegri compari fanno un picnic con una donna nuda (mentre rappresentare ninfe e satiri intenti ad amoreggiare era considerata una cosa normale).

C’è di più: l’opera infatti è chiaramente ispirata a certe veneri rinascimentali o barocche, tanto per fare un esempio basti pensare alla Venere degli Uffizi di Tiziano, ma in questo caso l’espressione aggraziata della dea è sostituita da quella piuttosto volgare della prostituta. Il corpo stesso di Olympia ha poco a che vedere con quello morbido e giunonico delle veneri. Quasi come in una parodia, al posto delle ancelle che preparano i vestiti emerge dal fondo scuro, sul quale spicca il corpo nudo e candido della donna, la serva nera con un mazzo di fiori: evidentemente un omaggio di qualche cliente a questa moderna dea dell’amore.

Sul lato destro in fondo al letto compare un gatto nero, che inevitabilmente si contrappone in modo alquanto malizioso al tipico cagnolino che accompagnava Venere. Alla fedeltà (in questo caso coniugale) rappresentata dal migliore amico dell’uomo viene contrapposto l’amore mercenario rappresentato dal gatto nero da sempre animale sinistro e negativo.

Da un punto di vista formale si può notare come Manet prediliga una visione tendenzialmente priva di profondità, dove il senso della prospettiva è dato dagli accostamenti di colore, piuttosto che dal disegno, così come i volumi dei corpi. L’ispirazione viene dalle stampe giapponesi dove dominano le tinte piatte.

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Commenti dei lettori

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  • serena mautone

    06 mag 2007 - 00:38 - #1
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    Manet in questa tela del 63 ritare Victorine Meurent, la sua modella preferita che ritroviamo, sempre nuda, in Le Déjeuner sur l’herbe e in numerose altre tele degli anni sessanta.
    A proposito dello scandalo di cui fu oggetto (Zola ci racconta che l’ autore dovette ritirarla dal Salon del 65 perchè alcuni benpensanti avevano tentato di bucarla con la punta dell’ ombrello ) gli storici dell’ arte hanno sempre ritenuto che lo scandalo morale fosse un tentativo maldestro di dissimulare uno scandalo estetico..ciò che non poteva essere tollerato in poche parole era l’ uniformità del colore, la pittura alla giapponese, la bruttezza stessa della donna.
    Michel Foucault, in una conferenza tenuta a Tunisi nel 1971, ebbe modo di notare che la vera ragione dello scandalo risiedeva in un terzo fattore..l’illumunazione.
    A differenza della Venere di Tiziano, quadro amatissimo da Manet e copiato in un viaggio giovanile in Italia, quando ancora studiava nell’ atelier dell’ accademico Couture, la luce che illumina Victorine è violenta e colpisce il corpo della modella in modo frontale..questa luce viene da uno spazio antistante la tela, nel luogo fisico in cui si trova lo spettatore: è lo sguardo di chi osserva che, aprendosi sulla nudità dell’ Olimpià, l’ illumina; un simile escamotage fa sì che ogni spettatore si ritrovi implicato nella sua nudità. L’ effeto è tale che ancora oggi risulta difficile cogliere chiaramente il confine che separa la rivoluzione estetica dalla provocazione morale.

  • Fabio Catapano

    07 mag 2007 - 13:57 - #2
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    Grazie mille per l’eccellente spiegazione! Spero che ce ne saranno altre in futuro. Così tutto ciò che non mi ha insegnato la mia prof. di Storia dell’arte lo imparo qui. E visto che non era proprio una cima… ci sarà molto da imparare

  • BUCH

    08 ott 2007 - 16:57 - #3
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    FABIO QUANTI ANNI HAI??

  • chiarina isart bologna

    28 gen 2009 - 17:15 - #4
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    grazie mille per le informazioni..devo fare un aricerca e poi..facendo l’artistico mi interessano un sacco queste cose..comunque tranquillo..anche la mia prof di storia dell’arte non è una cima..

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