Cercando qualche autore interessante in rete mi sono imbattutto nei quadri di Cristina Ghelfi, giovane e quotata artista torinese.
Le sue opere (delle quali riporto una selezione, tratta da Artantide.com), realizzate in pittura digitale, stampate su tela e perfezionate con successivi interventi in acrilico, rappresentano scenari urbani freddi, popolati da personaggi dagli sguardi persi nel vuoto, rivelatori di una profonda solitudine. I critici accostano la produzione della Ghelfi ad autori come Edward Hopper e Francis Bacon.
Al di là della solitudine, tuttavia, colpisce, delle figure ritratte dall’Artista, l’ assenza del minimo segno di solidarietà, la loro indifferenza alle relazioni umane. I personaggi della Ghelfi di rado incrociano gli sguardi. La stessa complicità riscontrabile tra alcuni di loro è sempre vista con gli occhi di chi è solo, escluso ed emarginato (come nell’opera Crowed del 1998). Indifferenti gli uni agli altri, camminano soli o l’uno accanto all’altro, incuranti della disperazione altrui, verso destinazioni ignote.
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