Caravaggio non era omosessuale secondo La Repubblica

caravaggio non era omosessuale per la Repubblica

Epoca angusta e lontana quella in cui visse il rivoluzionario maestro Michelangelo Merisi detto anche il Caravaggio. Stiamo parlando degli anni a cavallo tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, periodo in cui anche se si era omosessuali fare outing era decisamente fuori discorso.

La biografia del Sommo Pittore, giunta fino a noi grazie a numerosi documenti storici, narra di una vita intensa, effimera e violenta. Il Caravaggio è stato genio e sregolatezza. Il grande Vate, padre della pittura moderna, era in vita un attaccabrighe dei peggiori e addirittura un omicida, commise infatti un crimine efferato (e documentato) per un motivo assai banale. Dannato e troppo talentuoso, come molti altri grandi artisti del passato.

Nelle preziose tele arrivate fino a noi, spesso abbiamo notato una cifra stilistica peculiare, in special modo quando si tratta di corpi maschili, ritratti in pose seducenti e sempre dall'aspetto fisico decisamente notevole. Questo è uno tra i motivi per cui gli storici dell'arte e molti critici autorevoli hanno sempre pensato o perlomeno ipotizzato che il Caravaggio fosse omosessuale.

E fin qua, nessun problema. Se non fosse per una polemica aperta clamorosamente da un noto giornalista della Repubblica, descrivendo -forse troppo impulsivamente- una scena cruciale della biografia del Maestro, nella collana in DVD "L'arte" (in vendita con La Repubblica e L'Espresso) e nello specifico nel volume dedicato alla vita del Caravaggio.

In merito proprio al quadro dell'omicidio di Ranuccio Tomassoni di Terni per mano del Caravaggio, Calvesi dichiara che la ragione della disputa non fu una futile lite durante una partita a palla, ma che tutto ebbe inizio per una gentildonna troppo contesa. Il giornalista di Repubblica afferma poi sicuro che il Caravaggio non era affatto gay, ma era normale o meglio aveva tendenze sessuali normali.

Ai tempi di Caravaggio essere omossessuale non era socialmente accettato, a dirla tutta per la società -molto religiosa- forse era considerato alla stregua della condizione di assassino, quindi la sessualità doveva essere vissuta in sordina e tra mille sensi di colpa. Ma ai giorni d'oggi? Dobbiamo dedurre da questa frase che essere omosessuali significa essere anormali, menomati, malati? E che decenni di diritti acquisiti (lentamente) vengano sepolti per l'ennesima volta da una parola? Le parole possono diventare pesanti come macigni e molto pericolose. Pericolose perchè l'omofobia è sempre in agguato dietro l'angolo, ben lungi dall'essere stata sconfitta, oggi nell'anno corrente 2012.

Pesanti perchè il sinonimo normale viene usato quasi all'antica, quando ancora bisognava nascondersi perchè considerati come uno scherzo della natura. Una caccia alle streghe portata avanti dalla Chiesa, da medici, psicologi e compagnia bella, fino al 1990 quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha depennato l’omosessualità dal suo Manuale Diagnostico di riferimento.

E aggiungerei di cattivo gusto perchè con quel normale ci pare che si voglia togliere una macchiolina di polvere dalla vita del grande Caravaggio, quando è stato ben altro ad offuscare la reputazione dell'artista. Proprio per questo il Professor Angelo Benozzo del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università della Valle d’Aosta ha iniziato una battaglia mediatica allo scopo perlomeno di fare rettificare il termine della discordia dall'Enciclopedia artistica del rinomato giornale italiano. Ecco cosa ha dichiarato ai nostri colleghi di Queerblog:


Ritengo anche che su questioni così delicate occorra un’estrema cura dei testi, onde non alimentare fraintendimenti o diffondere informazioni non corrette in un contesto già così eterosessista e omofobo come quello italiano.

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