Sarebbe il Volto di Cristo il falso Correggio esposto alla mostra di Parma, di cui Sgarbi conoscerebbe il vero autore. Secondo il critico si tratterebbe di un artista padano vivente. L’opera - ha dichiarato ancora il sindaco di Salemi - non esisteva prima del 1994, non riscontrandosi alcuna traccia del dipinto prima di quell’anno.
Ovviamente si è scatenata la caccia al possibile autore (ammesso che la storia sia vera…). Due gli indiziati principali, che Sgarbi conoscerebbe bene: Agostino Arrivabene e Lino Frongia. Due artisti affermati, che reagiscono piuttosto infastiditi ai dubbi insinuati dalle dichiarazioni del critico.
Il primo ritiene “molto squallida” la ricerca del falsario che si è scatenata e nega fermamente di essere l’autore del quadro. Il secondo, che qualche riproduzione “ad uso privato” è avvezzo a realizzarla, ammette di aver dipinto una testa del Cristo (diversa però da quella esposta a Parma), e non esclude che Sgarbi l’abbia vista. Ma è un’opera - chiarisce - che tiene a casa e che non è mai uscita di lì. Per conoscere meglio i due “sospetti”, riporto qui il quadro di dubbia paternità e qualche loro realizzazione. Le foto sono tratte da www.agostinoarrivabene.it e da www.aamgalleria.it.
Vittorio Cervi
03 ott 2008 - 15:32 - #1Ma io non capisco come sia possibile tutto ciò da parte di uno che dovrebbe conoscere l’arte e gli artisti. Agostino Arrivabene è nato nel 1967 e nel 1976, quando il presunto finto Correggio è comparso per la prima volta, aveva 9 anni! Com’è possibile? Diverso è il ragionamento su Frongia che anagraficamente potrebbe essere compatibile. Mi pare una delle solite squallide polemiche di Sgarbi create ad arte per farsi pubblicità e per pubblicizzare artisti amici. E cavalcate, in maniera tanto opportunista quanto penosa, da artisti frustrati con ben note manie di protagonismo.
Vhemt
03 ott 2008 - 16:16 - #2Non posso che quotare chi mi precede, stavo per scrivere le stesse cose, è una cosa squallida.
Come possiamo permettere che una persona così ignorante parli di arte, oltretutto in un paese come il nostro, dove l’arte ha già i suoi bei problemi di espressione.