In esclusiva per i lettori di Artsblog, reportage sull'ahaCamping (3-5 ottobre, Magazzini del SALE a Venezia)

Caronia - ahaCamping

Come vi avevo annunciato in un post precedente, di ritorno dall'ahaCamping, ecco un reportage fatto in esclusiva per i lettori di ArtsBolg su questa interessante iniziativa. Per rappresentarla, ho scelto questa foto scattata il 3 ottobre a Venezia nei magazzini del SALE, che ritrae Antonio Caronia intento a inserire gli ultimi contenuti sul wiki creato per l'evento.

Il reportage è un po' lungo: per questo vi anticipo le mie conclusioni in modo che possiate decidere se proseguire nella lettura. Questo meeting che ho seguito dall'inizio alla fine, il primo per una comunità virtuale attiva da più di sei anni, è il risultato del lavoro di persone eterogenee, artisti, curatori, "artivisti", a volte docenti universitari, che si interrogano sostanzialmente sul rapporto fra società, arte e tecnologia, cercando - e qualche volta persino riuscendoci - di mettere in comune idee, pratiche, risorse organizzative.

Il tema centrale affrontato dai diversi interventi/workshop/performance è stato la trasformazione e il significato del social networking nell'era dell'onnipresente web 2.0, tema articolato attraverso l'analisi dell'identità, del lavoro cognitivo, dei nuovi spazi metropolitani, del ruolo dell'arte, delle comunità (on-line e off-line), delle accademie, delle istituzioni culturali, come ho cercato di documentare nel resto dell'articolo.

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I tre giorni di meeting si sono aperti nel pomeriggio del 3 ottobre, le prime ore completamente assorbite dall'approntamento tecnico dello streaming: alla fine, con un po' di collaborazione e di pazienza la piattaforma era on line e funzionante, con sollievo di tutti. Notevole la location del SALE, un ex deposito in disuso riadattato a centro culturale che, dopo un primo periodo di occupazione, è stato concesso dall'amministrazione comunale e da oltre un anno e mezzo viene gestito da un gruppo di giovani veneziani: il lungo corridoio, i muri in mattoni, i soffitti altissimi, la posizione centrale a due passi dall'Accademia, lo rendono perfetto per realizzare eventi, mostre gallerie.



(ingresso del SALE)

Il meeting è stato inaugurato col seminario "Il Grande Fratello" a cura di EPTO (A) & Co: una ricostruzione molto dettagliata di come sistemi di video-sorveglianza e webcam sono disseminati nella città di Venezia, accompagnata da how-to su come individuare con esattezza se la telecamera ti sta seguendo e da una riflessione sulla continua estensione del controllo. Un solo dubbio: l'accurato e apprezzabilissimo lavoro di ricerca sembra in un qualche modo subire la stessa forma di feticismo che sta dietro alle pratiche di controllo analizzate, non riuscendo forse a penetrare fino in fondo il desiderio voyeristico di "essere guardati" e "mostrarsi" che rimane un tratto distintivo della società contemporanea.



(sotto l'arco, il piccolo puntino nero è in realtà una webcam nascosta)

Dopo la cena offerta dal SALE - graditissimi i prezzi fra i 5 e i 7 euro compresi di bevande - la serata ha continuato con la presentazione di "CUM2CUT" Indie-Porn-Short-Movies Festival, un interessante rassegna dedicata al porno indipendente fatto in casa a cura di a cura di T_Bazz (Tatiana Bazzichelli) e Ninablondich (Gaia Novati). CUM2CUT è in realtà una maratona di 4 giorni durante i quali i partecipanti, perlopiù gente comune, devono realizzare un corto interpretando una categoria che viene loro assegnata casualmente (ad esempio, "Supereroe" o "Pop Star" etc...). L'idea centrale del festival, realizzato a Berlino in 2 edizioni, è l'esplorazione del corpo e della sessualità e, soprattutto, la creazione di uno spazio di riflessione sull'identità sessuale in continua trasformazione anche in rapporto alla tecnologia: è stato questo lo spunto per un vivace dibattito in sala. Una piccola anticipazione: forse la prossima edizione del festival sarà a Chopenagen. A seguire, proiezioni video.



("Deep Dive Superhero" by Joachim Muehleisen, Friedrich Liechtenstein, Meike Schlueter, Stefan Rehberger. Sascha Quednau / Germany - vincitore dell'edizione 2006)

Sabato 4 ottobre è stata la giornata più impegnativa del Camping, concentrando un serrato numero di performance, seminari, workshop. La mattina si è aperta con il seminario "Storia e critica sociale del web 2.0" a cura di Caronia e T_Bazz, con interventi di Annalisa Pelizza e Ninablondich, tematica che si può considerare il filo conduttore di tutto l'evento. Gli interventi hanno messo in luce come l'evoluzione del web 2.0 e dei grandi social network (YouTube a MySpace, Linkedin etc...) da un lato attinge a piene mani da pratiche di condivisione e dal DoItYourSelf della scena punk e hacker dei primi anni '80-'90, riferendosi ad un utente sempre più rilassato e a suo agio perché coinvolto; dall'altro la demarcazione fra tempo produttivo del lavoro e tempo libero, identità e spazio pubblico/privato sfuma i suoi contorni offrendo - e questo vale soprattutto per il lavoro creativo - prodotti semi-lavorati e relazioni che arricchiscono in modo sostanziale solo una piccolissima fetta di utenza e i grandi intermediari. Tematica scottante che induce a riflettere su pratiche e azioni che fanno parte del nostro vissuto quotidiano (tecnologico, sociale, antropologico), ripresa nel pomeriggio durante il workshop del SALE a cura di Marco Baravalle, "Rapporti tra arte, economia immateriale e modello postfordista" dove il focus si sposta sulla produzione culturale e artistica, le connessioni fra artista e lavoratore cognitivo e le prospettive aperte dal SALE.

Il pomeriggio si è invece aperto il workshop "Being Beppe Grillo - Ever wanted to be someone else? Now you can" a cura di Les Liens Invisibles, un gruppo immaginario di media artisti composto da Clemente Pestelli e Gionatan Quintini, che hanno guidato passo passo il partecipanti muniti di laptop nella creazione di un falso, ma credibilissimo, blog di Beppe Grillo riproducendone il template. Il concetto? "A Fake is a Fake" (un falso è un falso) come recita il loro slogan: se i media manipolano le informazioni, assumi il principio e fanne una tecnica. Quella di Beppe Grillo sarà forse la prossima operazione di Les Liens Invisible che ha recentemente lanciato un fake sulle Olimpiadi di Pechino.


La sessione pomeridiana si è chiusa con il seminario "Flussi, nodi e conoscenza - diaspore digitali e zone dell'arte" a cura di Massimo Canevacci (Università La Sapienza), Francesco Monico (NABA) e Stefano Coletto (Fondazione Bevilacqua La Masa). Un momento alto di discussione e confronto che integra la prospettiva storico/critica del web 2.0 del seminario di apertura introducendo categorie di analisi che tentano da una lato di rendere conto delle trasformazioni strutturali introdotte dal paradigma digitale a livello di definizione dell'identità e di spazio (fisico e concettuale), e dall'altro indicando alcune possibilità di ridefinire le funzioni dei nodi culturali, in particolare le accademie. Ne emergono due aspetti principali: la profonda analisi del multividuo conflittuale immerso nella metropoli comunicazionale, dove i confini fra l'organico e l'inorganico sfumano in un nuovo feticismo digitale che attraversa design, pubblicità, web, architettura, cinema , arte nella relazione di Canevacci; e un'interpretazione dell'Accademia, che tende sempre più a sovrapporsi con la Fondazione-festival, come tessuto connettivo dove la tecnologia consente il recupero di percorsi culturali attraverso l'applicazione di modelli rizzomatici, realmente in forma di network sociale, elementi questi che accomunano le relazioni di Monico e Coletto. Pregnante l'affermazione di Canevacci sulla necessità, con le sue parole, di "penetrare etnograficamente" le nuove soggettività emergenti: un'attitudine che apre lo spazio concettuale e di ricerca necessario per leggere la mutata condizione dell'essere contemporaneo, anche partendo dalla possibilità/necessità (non banale) di creare nuovi termini per descriverla, che corrispondono a nuove realtà.



(da sinistra a destra: Massimo Canevacci, Stefano Coletto, Francesco Monico)

L'aperitivo, intorno alle 20 è stato l'occasione per il workshop "Network tra realtà esistenti (festival, conferenze, luoghi)" a cura dell'effervescente Simona Lodi, art director del Torino Share Festival che, indirizzandosi a curatori, artisti, realtà indipendenti ha cercato di confrontarsi sulla possibilità di costruire percorsi artistici e culturali con le realtà presenti, insieme a Guido Guerzoni, ospite d'eccezione, che ha condotto un'analisi desolante dello scenario italiano. Ottimi gli spunti di riflessione e degna di nota la volontà concreta della Lodi di mettersi in gioco nella sperimentazione di nuove proposte: un tavolo di lavoro condotto in maniere dialogica, fresca e partecipativa.



(Simona Lodi e Guido Guerzoni, un po' sfuocata purtroppo l'immagine)

Dopo la cena, la serata di sabato è stata dedicata ad eventi performativi. Il primo in programma, il workshop "S1/S2 - approccio ecosistemico/sensoriale/emozionale alla realizzazione di una storia dell'arte collaborativa" a cura di xDxD.vs.xDxD. Questo singolare artista, che lavora sin dai primi anni '90 a cavallo fra hacking, programmazione e rave, ha presentato la versione sperimentale di un social network p2p: si tratta più propriamente di un ecosistema digitale costruito sopra una internet parallela, realizzata utilizzando i protocolli di rete che la comunità netsukuku sta sviluppando. L'ecosistema si basa sui concetti di squatting infrastrutturale, autodefinizione dell'identità, identità pubblica, funzioni di welfare digitale: lo spunto è stato la creazione di una storia dell'arte collaborativa, ma il progetto è più ampio ed è difficile riassumere qui le quasi quaranta cartelle di presentazione che ne descrivono i presupposti teorici, l'architettura e il funzionamento, entrando nel vivo delle tematiche affrontate dai diversi seminari nel corso della giornata. Il workshop ha inoltre offerto una performance live di info-estetica e arte generativa quando un piccolo ecosistema digitale, composto per l'occasione da alcuni partecipanti del meeting, ha preso vita sullo schermo attraverso degli automi software che si sono esibiti in uno spettacolo di immagini e musica auto-generate.



(Architettura logica di S1/S2)

Per concludere la serata, il Proto-Vjing eutopico di Giacomo Verde: video-performance realizzate con materiali semplici, tecnologia “povera” e senza l'ausilio di programmi o attrezzatura per il mixer video. In sostanza delle “dissolvenze incrociate” create attraverso dei lucidi, su cui sono stampate le immagini prescelte e associate a della musica: per l'occasione, fra le altre Verde ha miscelato la musica dei Joy Division con le immagini di Gramsci.

Domenica 5 ottobre è stata invece sostanzialmente dedicata a "tirare le fila" di questo primo meetigg che la lista ha organizzato. Con una prospettiva: misurarsi con la costruzione di un social network e farlo sulla base degli elementi emersi dai vari interventi. Infine per quanto riguarda le performance e le installazioni in programma, da ricordare la Degradarte a cura della sottoscritta e di [AOS], "Come diventare il più grande fan dei Tokio Hotel al tempo del Web 2.0" di Luca Leggero (LUNK) e "The body is a tool" di Aliosha, che purtroppo non ha avuto luogo.


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