L'arte contemporanea e il suo valore al CCCS di Firenze

pubblicato: lunedì 20 ottobre 2008 da margherita in: Video Net Art Pittura Fotografia Musei Mostre

Arte, prezzo e valore. Arte contemporanea e mercato - CCCS - Firenze

E’ dedicata al rapporto tra arte ed economia la mostra “Arte, prezzo e valore - Arte contemporanea e mercato“, dal 14 novembre al CCCS - Centro di Cultura Contemporanea Strozzina di Firenze.

Si parla sempre di più del mercato dell’arte gonfiato e prossimo alla bolla (che stenta ad arrivare per molti, che è già tra noi per altri), con prezzi d’asta stellari e opere commerciali fatte per scandalizzare e finire nelle riviste; con troppe biennali, festival, fiere e manifestazioni. La mostra analizza il fenomeno, che per quanto riguarda l’arte contemporanea non ha precedenti, e il sistema di produzione che è radicalmente cambiato negli ultimi vent’anni. Un mercato che richiede idee e opere nuove in continuazione, velocità di esecuzione, arte emozionale, per catturare l’attenzione di un pubblico abituato alla spettacolarizzazione.

L’esibizione raccoglie 22 artisti, tra i quali due degli autori colpevoli/vittime di questo sistema come Damien Hirst e Takashi Murakami, affiancati da Luchezar Boyadjiev, Marco Brambilla, Marc Bijl, Fabio Cifariello Ciardi, Claude Closky, Denis Darzacq, Eva Grubinger, Pablo Helguera, Bethan Huws, Christian Jankowski, Michael Landy, Atelier van Lieshout, Thomas Locher, Aernout Mik, Antoni Muntadas, Josh On, Dan Perjovschi, Wilfredo Prieto, Cesare Pietroiusti.

Fino all’11 gennaio 2009.

Arte, prezzo e valore. Arte contemporanea e mercato - CCCS - Firenze
Social relation - Thomas LocherKunstmarkt TV - Christian JankowskiUntitled, NASDAQ at mudam - Closky

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Middlemen - 2001 - Aernout MikNasdaq Voices - Fabio CifarielloGastARTbeiter - Luchezar BoyadjievPress is gone - 2005 - PerjovschiSphere Monogram - Takashi MurakamiWelcoming Center - 2007 - Atelier van LieshoutHype! - GrubingerTheBank - Antoni MuntadasWhats the point in giving - Bethan HuwsOne Million Dollars- Wilfredo PrietoHyperN03 - Denis DarzacqMechanism - 2006 - Marc BIJL Group - Courtesy TheBreeder AthensManual cover - Pablo HelgueraAcidosolf - Cesare Pietroiusti

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Commenti dei lettori

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  • pino boresta

    23 ott 2008 - 10:02 - #1
    0 punti
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    Pubblicato sul sito Culturlazio il 29 novembre 2008

    La raccolta firme di Pino Boresta
    Accadde nel 1999. La Biennale di Venezia, quell’anno fu l’edizione di Harald Szeemann, “soppresse” il Padiglione Italiano, che confluì nella mostra generale, inglobata nel progetto del Direttore, esteso dalle Corderie fino agli spazi dell’Arsenale. L’Italia, paese ospitante l’evento, perdeva la possibilità di concorrere al premio assegnato al miglior Padiglione ma, cosa più importante, sembrava definitivamente destinata ad accettare il peso storico di una tradizione che lega il nostro paese ad un luminoso passato artistico, cui fa da contralto quella difficoltà, riscontrata in diversi campi, non solo culturali, di farsi driver di innovazione. Nel 2005 la protesta. Una lettera, aperta alla firma di quanti più possibili sostenitori - realizzata con la collaborazione di differenti associazioni culturali, curatori e critici d’arte - venne indirizzata al Presidente della Fondazione della Biennale di Venezia Davide Croff. Si richiedeva specificatamente la necessità di una rappresentanza nazionale e l’istituzione della figura di un Commissario al quale affidare il Padiglione Italia. In mezzo a tutto questo la richiesta apparentemente controcorrente di Pino Boresta. Artista provocatorio, diretto e sincero, nello stesso anno scrisse “di un’italietta contemporanea” mediocre, in cui l’animo della rappresentanza sarebbe stata invalso a fronte di un sistema dell’arte che fatica a premiare chi davvero meritevole di esserlo. Chiedeva infine di non sottoscrivere il precedente appello e, al contrario, firmare quello che avvalorava la sua stessa produzione, più che qualificata per concorrere alla Biennale medesima. L’ultima biennalità ha dimostrato tuttavia che a nulla è valsa la pretesa di Pino Boresta, a dispetto di un Padiglione Italia che, con tutte le critiche di contorno, è comunque tornato al suo posto. Ma Boresta persiste. Sabato 1 Dicembre, in collaborazione con l’Associazione Culturale Aevum l’artista dà ufficialmente il via al suo secondo tentativo: “Firma Boresta” è una campagna di firme in favore della sua partecipazione alla Biennale prossima. Questa volta, alla posta elettronica, preferisce fin da subito la Piazza reale, quella di Nostra Signora di Guadalupe. Per la tradizionale agorà mostra un’antica predilezione, a cominciare da quegli interventi sul suolo urbano che sono la natura più spiccata della sua espressione artistica. Adesivi su cui campeggiano le sue smorfie o piccoli Documenti Urbani Rettificati sono i due esempi più significativi della sua irriverenza. Boresta sembra voler rispolverare l’eredità di un Marcel Broodthaers nel momento in cui sceglie l’arte per farne vettore di consenso personalistico, quando l’artista belga ne faceva veicolo di approvazione culturale aggirando le istituzioni ufficiali e, anzi, emulandole, facendone il verso. Come non fare allora del progetto di Boresta una lettura dissacrante delle ultime tendenze del fare politica, dalla partecipazione locale ad un’interazione vis a vis con i firmatari che, vista la sede inusuale dell’evento, si presuppone poco abbiano a che fare con le questioni di “inclusività” nel sistema dell’arte contemporanea. A seguire una seconda parte dell’evento verrà inaugurata negli spazi dell’associazione: “Net art No-Logo C.U.S.” come estesa visibilità del marchio, l’ostentazione del proprio personalissimo brand. Pino Boresta intreccia il resoconto visivo di uno dei suoi interventi “Cerca e usa la smorfia” (C.U.S.) ad alcuni brani tratti dal saggio “No Logo” di Naomi Klein “bibbia del movimento anti globalizzazione”. Dal cittadino che firma la sua protesta al nettadino che visita il sito in cui il progetto No-Logo C.U.S. continuerà ad esistere, Boresta non lascia fuori nessuno.

    Chiara Li Volti

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