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La crisi finanziaria e il mondo dell'arte. Il mercato resiste grazie agli italiani del XX secolo

Pubblicato: 28 ott 2008 da Alessandro

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Fontana, Concetto spaziale, Festa sul Canal Grande

Qualche settimana fa avevo segnalato un bell’articolo riguardante le ripercussioni della crisi finanziaria sul mercato dell’arte di Paolo Manazza, pubblicato sull’inserto economico del Corriere della Sera.

Ieri l’esperto di economia dell’arte è tornato sull’argomento evidenziando i primi tangibili effetti della crisi stessa, che sembrerebbero confermare le sue previsioni: un ridimensionamento significativo delle quotazioni di un mercato da tempo “drogato” e la valorizzazione della qualità a discapito della pubblicità. Tre, in particolare, i fenomeni degni di nota.

Nel week-end del 17-19 ottobre si è registrato, nelle aste londinesi, innanzitutto un significativo incremento del numero di opere rimaste invendute (ben il 30 % nella Evening Sale d’arte contemporanea di Sotheby’s e il 45 % da Christie’s).

In secondo luogo, si è avuto un drastico abbassamento dei prezzi: i quadri venduti in diversi casi hanno superato di poco le riserve, che, peraltro, erano già state abbassate prima dell’inizio delle vendite e in genere non hanno raggiunto il minimo delle stime.

In terzo luogo, si è riscontrato l’andamento in controtendenza delle opere di artisti italiani del ‘900 (soprattutto Fontana, Pistoletto, Pomodoro, Consagra e Capograssi). Sotheby’s ha avuto, per tali articoli, addirittura il 94 % delle vendite. Si pensi soltanto che nelle cinque aste di Londra i prezzi di Fontana hanno quasi doppiato quelli di Andy Warhol.

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