Vajrapani, mostra-installazione di 2501 a Bologna

Se siete dalle parti di Bologna, e cercate qualcosa di interessante al di fuori delle rotte prestabilite, potrebbe interessarvi fare un salto alla personale di 2501 (Venticinque Zerouno), in corso fino al 9 febbraio presso il nuovo spazio espositivo di Studio Elastico in pieno centro storico (via Porta Nova, 12).
Nella tradizione Mahayana, Vajrapani è una delle tre divinità protettrici del Buddha, simbolo e icona della potenza dell'illuminato ed in questa mostra 2501 reinterpreta alcuni simboli della tradizione buddhista, mescolandoli con la sua iconografia personale. Alla base del suo lavoro c'è la ricerca sul gesto, che si fa tensione oscillante tra figure e forme note, che si perdono nell'insieme, e macchie strane ed informi, che a volte emergono come coaguli di senso. Una battaglia continua, quasi emotiva, tra la libertà dell'astrazione e la curiosità del racconto, l'emergere della figura (a volte anche tridimensionale).
Il gesto che riempie lo spazio, seguendo ritmi e regole cangianti, diviene essenziale nella pratica pittorica. Disegnare, dipingere, decorare, riempire... ogni azione fa parte di un rituale più ampio, al confine fra creatività e meditazione.
Dalla parte dello spettatore ogni opera di 2501 ha diversi punti di vista e come sostiene lui stesso in una recente intervista su Doze Collective, "Nothing that you look at is exactly the same twice" (niente di ciò che guardi è esattamente identico la volta dopo), un invito a scoprire l'allestimento proprio a partire dall'installazione che lo racchiude.

2501 - Vajrapani + street works

2501 - Vajrapani + street works
2501 - Vajrapani + street works
2501 - Vajrapani + street works
2501 - Vajrapani + street works
2501 - Vajrapani + street works
2501 - Vajrapani + street works
2501 - Vajrapani + street works
2501 - Vajrapani + street works
2501 - Vajrapani + street works
2501 - Vajrapani + street works

2501 utilizza colori a base di alcool e dipinge con un pennello su carta o ad aria compressa su superfici in plastica. Una tecnica sviluppata nel passaggio dalla strada alla produzione interna, per “ricontestualizzare in un contesto molto più intimista, pur mantenendo inalterate le caratteristiche di tensione e di movimento".

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