Per chi si trova a Roma in questi giorni di festa, è in corso un’occasione unica da non perdere. Si tratta della mostra “Michelangelo giovane, il crocifisso ritrovato“, inaugurata da un paio di giorni alla Camera dei Deputati - Sala della Regina - dove rimane visibile al pubblico solo fino al 23 gennaio 2009 (con ingresso libero da Piazza Montecitorio).
Opera unica della mostra la scultura lignea del Cristo Crocifisso, attribuita a Michelangelo Buonarroti giovane ed eseguita intorno al 1495 circa.
La prima volta che la piccola scultura è stata mostrata al pubblico è stato nel 2004 a Firenze (dove poi tornerà), quando era di proprietà dell’antiquario torinese Giancarlo Gallino, che a sua volta l’aveva acquistata da una famiglia fiorentina. Ora è stata acquistata dal ministero dei Beni culturali.
Sono stati gli storici dell’arte Giancarlo Gentilini, Luciano Bellosi, Umberto Baldini a scoprire la paternità. Ci sono voluti dieci anni di studi e accertamenti prima che venisse fatta l’attribuzione a Michelangelo, e sono stati interpellati anche alcuni anatomopatologi, secondo i quali l’artista avrebbe raffigurato il corpo di un trentenne morto da meno di 48 ore.
Michelangelo giovane, il crocifisso ritrovato - Montecitorio, nella Sala della Regina - Roma


E’ infatti risaputo che Michelangelo, nel 1492, dopo la scomparsa di Lorenzo il Magnifico, fu ospitato (mentre conduceva i suoi studi d’arte) nel convento di Santo Spirito. Lì, grazie all’autorizzazione del priore, ebbe la possibilità di analizzare i cadaveri provenienti dall’ospedale del convento per studiarne l’anatomia, fino a padroneggiarne pienamente la conoscenza e raggiungere una straordinaria resa plastica.
In legno di tiglio, l’opera è di piccole dimensioni (circa 41,3 centimetri), ma di altissima qualità artistica e straordinario realismo. Secondo le indagini diagnostiche, la testa del Cristo doveva essere inizialmente troppo poco inclinata per un corpo esanime. Quindi Michelangelo resecò il collo per ricongiungerlo al corpo con l’ inserimento di una zeppa a cuneo dello stesso legno fino a portare la torsione della testa al limite massimo della sua escursione.
FRANCESCO BUFFA
09 apr 2009 - 15:14 - #1OSSERVANDO CON ATTENZIONE IL CROCIFISSO GIA’ ESPOSTO NELLA SALA DELLA REGINA DI PALAZZO MONTECITORIO CHE TALUNI INTENDONO ATTRIBUIRE A MICHELANGELO – OPERA CHE CON L’ESPRESSIONE SEMPLICISTICA “ATTRIBUZIONE” E’ GIA’ COSTATA AI CONTRIBUENTI 3.250.000 EURO E CHE NON HA CERTAMENTE PROCURATO DISPIACERE A CHI HA RINUNCIATO A QUESTA “ECCEZIONALE” PROPRIETA’ – HO IMMEDIATAMENTE AVUTO LA CERTEZZA CHE AL DI LA DELL’INDISCUTIBILE QUALITA’ DELLA FATTURA (MISTERIOSAMENTE INTEGRA NONOSTANTE UN NUMERO INCONTROLLABILE DI RESTAURI STRUTTURALI E CROMATICI CHE IL LEGNO E I PIGMENTI CROMATICI RICHIEDONO INEVITABILMENTE NEI SECOLI), LA MANO E L’ARTE STRAORDINARIA DI MICHELANGELO, FACILMENTE LEGIBILI – STANTE UNA PRODUZIONE BEN DOCUMENTATA E SEMPRE RICONOSCIBILE, PER QUELLA FORZA INCONFONDIBILE CHE SOLO I GRANDI RIESCONO A TRASMETTERE PER SEMPRE – SONO ASSOLUTAMENTE ASSENTI. PERSONALMENTE SONO TRISTEMENTE CONVINTO CHE LA “SCOPERTA DEL CROCIFISSO DI MICHELANGELO” SIA NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI UNA SUGGESTIONE INVOLONTARIARMENTE PRODOTTA DA PERSONAGGI MEDIATICI AI QUALI OGNUNO – SECONDO LA PROPRIA CULTURA E INTELLIGENZA – PUO’ CREDERE O MENO. POICHE’ L’ARTE VERA FINORA NON HA AVUTO BISOGNO DI ATTRIBUZIONI ESCLUSIVE, FORTUNATAMENTE, LA STORIA DELL’ARTE UNIVERSALE HA SEMPRE RIVELATO NEL TEMPO – CON SEMPLICI STRUMENTI COMPRENSIBILI ANCHE AI PIU’ SEMPLICI – UNA VERITA’ CHE APPARTIENE A TUTTI E CHE CERTAMENTE NON E’ ESCLUSIVO PATRIMONIO DI POCHI “ILLUMINATI” CHE SI PROFESSANO, ATTRAVERSO STRUMENTI MULTIMEDIALI BEN COLLAUDATI AI QUALI PER INTUIBILI MOTIVI HANNO FACILE ACCESSO, UNICI GARANTI DEL SAPERE AI QUALI E’ RISERVATO IL DIRITTO INSINDACABILE DI GESTIRE LA REALTA’ STORICA. LE VERE OPERE DEL GRANDE MICHELANGELO HANNO SEMPRE PARLATO SENZA INTERMEDIARI, PERCHE’ L’ARTE VERA PARLA DA SOLA, CON STRUMENTI SEMPLICI E NON HA BISOGNO DI POCHI CONOSCITORI CHE “GENEROSAMENTE” NE RIVELINO L’APPARTENENZA, ECCO PERCHE’ E’ PATRIMONIO UNIVERSALE DELL’UMANITA’. CHI AMA L’ARTE, RICONOSCE REALMENTE I GRANDI CAPOLAVORI, TUTTO IL RESTO – PER QUANTO RIGUARDA QUESTA SCOPERTA – NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI E’ EFFIMERA SUGGESTIONE DANNOSA PERSINO AI “DISTRATTI”, ALLA CULTURA E ALLA STORIA DELL’ARTE REALE, CON LA QUALE PRIMA O POI, CERTI ATTORI MEDIATICI, FARANNO INEVITABILMENTE I CONTI. SONO PERFETTAMENTE D’ACCORDO ANCHE CON QUANTO PUBBLICATO DAL CELEBRE STORICO DELL’ARTE MAURIZIO MARINI, PUBLICATO NEL “Il Tempo - 23 dicembre 2008” CHE RITENGO DOVEROSO TRASCRIVERE INTEGRALMENTE:
“Conosco il “Crocifisso” da quando, nel 2004, prestito dall`antiquario Gallino, fu esposto al Museo Horne di Firenze. Già allora non destò in me alcuna curiosità in merito all`altisonante “Proposta per Michelangelo giovane - Un Crocefisso in legno di tiglio`; per quando sostenuta da autorevoli studiosi. Al di là delle sgrammaticature formali inconcepibili per Buonarroti, in ogni momento della sua esistenza, la lacuna maggiore concerne la totale assenza di riferimenti documentari e, quindi, filologici. Vale a dire verificabili. Una scultura di Michelangelo, anche minuscola, non sarebbe sfuggita alle fonti biografiche che si sono occupate di lui e della sua opera. Accettiamo quindi che, al di là di ogni documento, l`unico valido sia l`opera. Ma è proprio qui che il buco nero si riempie di un`immagine che con Michelangelo non ha nulla a che vedere! Non c`è alcun riflesso, come parrebbe plausibile a una datazione precoce, di quel Bertoldo di Giovanni (a sua volta allievo di Donatello) che fu il suo maestro. Viceversa, il volto mostra esplicita una somatica del tardo umanesimo e la struttura anatomica presenta disparità improponibili: il torace è troppo stretto rispetto al volume delle cosce, al cui confronto sono troppo ridotti i polpacci e i piedi stessi. Per una scultura che doveva essere osservata a distanza ravvicinata o in cima a una croce da pregadio privato, l`errore è sconcertante! Nessun rapporto con quel capolavoro, un misto di forza e gentilezza, che è il “Crocifisso di Santo Spirito”. Per la sculturina, oggetto delle presenti note, penso che l`autore debba essere ricercato tra i membri di quella voga accademica non ancora partecipe del tragico espressionismo velato di malinconia che è peculiare di Michelangelo e che rinvia a Benedetto da Majano e, ancor più, a Baccio da Montelupo. Proprio quest`ultimo copriva le cosce eccedenti dei suoi “crocefissi” con un panno intriso di gesso, qui assente, col quale attenuava l`irregolarità. Come concludere? Che è spropositata la cifra pagata per l`acquisto, 3 milioni e 250 mila euro. L`opera già a 300 mila euro sarebbe stata strapagata.”
FRANCESCO BUFFA
Gianluca Forgione
25 apr 2009 - 12:20 - #2Buffa, al di là del merito delle questioni, io le uniche sgrammaticature che vedo sono quelle, frequenti, del suo italiano… ;)
Saluti
FRANCESCO BUFFA
17 mag 2009 - 10:33 - #3Forgione, In merito al suo commento (25 apr 2009 - 13:20) “io le uniche sgrammaticature che vedo sono quelle, frequenti, del suo italiano”, il termine “sgrammaticature” (che da perfetto letterato “vede” e non legge come tutti gli altri) che tanto ha disturbato il suo “visibile” italiano, fa parte dell’articolo del critico d’arte Maurizio Marini pubblicato sul giornale “Il Tempo - 23 dicembre 2008” e riportato integralmente, un poco di pazienza maestro nessuno è perfetto!, Il commento si riferiva semplicemente a un crocifisso non a una esibizione letteraria, tuttavia, se l’argomento non le interessa, scelga un sito dedicato a puristi della lingua italiana adatto alla sensibilità, “visibile” nella raffinata stesura del suo commento ….. anche io, nel mio piccolo cercherò umilmente di imitare il suo stile … rispondendo e chiamandola con altrettanta distinzione per cognome … Forgione…. Saluti…