E’ iniziata da un paio di mesi, ma c’è ancora tempo fino all’8 febbraio per visitare “Picasso 1917 – 1937 L’Arlecchino dell’arte“, l’omaggio che il Complesso del Vittoriano di Roma dedica all’artista.
Un’altra occasione per chi si trova in visita nella capitale per le festività natalizie e vedere così una delle retrospettive più importanti organizzate fino ad oggi, con più di 180 opere tra oli, opere su carta e sculture, realizzate nel periodo creativo tra le due guerre mondiali. La mostra si sofferma infatti su questo periodo specifico della produzione artistica di Picasso, perché è dal 1917 che l’artista smette di sostituire una data maniera con un’altra e non scarta più nulla, inventando stili sempre nuovi senza mai eliminare quelli precedenti. Negli anni, anzi, si costruisce un incredibile arsenale di forme e approcci al quale attinge liberamente ogni volta che ne ha voglia o che lo ritiene opportuno. Questo gli permetterà di realizzare gli stessi soggetti con stili diversi nello stesso periodo (ad esempio un arlecchino neoclassico, uno cubista e uno surrealista) senza sentire il peso dell’evoluzione cronologica (come nel periodo precedente al 1917) e di godere di una libertà mai provata. Il ventennio più eterogeneo secondo gli organizzatori della mostra iniziato proprio con il soggiorno romano del 1917.
Picasso 1917 – 1937 L’Arlecchino dell’arte - Complesso del Vittoriano - Roma



Il titolo è una metafora, perché come Arlecchino, Picasso in questo periodo poteva essere quello che voleva. E nella mostra sono visibili ben quattro interpretazioni picassiane della maschera.
Oltre ai lavori dell’artista, anche una sezione documentaria con lettere, fotografie e materiali originali del soggiorno romano, che ha forse avuto un effetto importante per la svolta stilistica e formale che è seguita.
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