Intervistando la crisi [Part 1] - Helen Thorington e Jo-Anne Green di Turbulence.org

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Il primo viaggio nella crisi parte come anticipato da New York. Le protagonista dell’intervista, cui hanno gentilmente accettato di partecipare, sono Helen Thorington e Jo-Anne Green, promotrici dello storico Turbulence.org, network che sin dalla fine degli anni ‘90 inizia una profonda opera di promozione culturale sulla nascente net.art, ma la storia di Turbulence risale a molto tempo prima -siamo negli anni ‘80, come ci racconteranno Helen e Jo-Anne…

Nell’intervista abbiamo cercato di capire insieme a loro innanzi tutto le caratteristiche della crisi negli Stati Uniti: e vi sorprenderete come me nell’aver ricevuto una risposta accurata e documentatissima dal punto di vista storico su come per capire questa crisi, che sta incidendo fortemente sui finanziamenti riservati all’arte, bisogna risalire a ben 16 anni fa a entrare nel profondo dei meccanismi che caratterizzano il welfare americano. Nemmeno Obama ne esce fuori indenne.

Vi lascio quindi leggere, sicura che avrete la voglia a l’interesse di andare fino in fondo, anche perché questa intervista ha tutto il sapore di un documento-denuncia su chi ne sta subendo le conseguenze dirette e di questo non posso che ringraziare Helen e Jo-Anne, che come loro stesse affermano, per i prossimi 2.5 anni stanno immaginando nuove forme di finanziamento per il loro lavoro.

Sotto loro stesso impulso, sottolineo che l’articolo è stato scritto con l’intento di aprire un canale di comunicazione e di confronto con realtà, luoghi, situazioni differenti e lontani: dibattiti e domande saranno graditi e sussiste tutta la disponibilità anche da parte di Helen e Jo-Anne di rispondervi. Buona lettura.

- Helen Thorington e Jo-Anne Green: Turbulence , una lunga storia… Vogliamo iniziare con una breve presentazione per i lettori?

New Radio and Performing Arts, Inc. (NRPA) è stata fondata nl 1981 – quasi 28 anni fa. In quel periodo e fino al 1998, commissionava agli artisti la creazione di lavori originali per il sistema di radio pubbliche (adesso costituito da 797 emittenti pubbliche attraverso la nazione). La nostra serie, New American Radio (NAR), era una serie settimanale che, col senno di poi, era conosciuta meglio tra gli intenditori europei (grazie al lavoro dell’allora direttore associato, Regine Beyer), piuttosto che negli Stati Uniti, dove il pensiero materialista (questo programma guadagna abbastanza soldi?) aveva già infettato il sistema pubblico.

Nota: negli Stati Uniti i sistemi radiotelevisivi pubblici non sono supportati da un canone. Pensate per essere liberi dalla pubblicità, una piccola percentuale dei loro budget viene dal governo federale; il rimanente arriva dagli “sponsor” di tipo “corporate”, da fondazioni private, da donazioni individuali e dagli underwriting spots (che assomigliano alle pubblicità sui commercial broadcasting).

A causa dello status di dipendenza della radio pubblica, New American Radio (1987-1998) fu classificata agli inizi come “programmazione di minoranza” (traduzione: non aveva un grande pubblico, e tanto rispettabile da fare donazioni sostanziose alle emittenti); nel corso degli anni il numero delle stazioni a trasmettere i programmi diminuì; i soldi divennero scarsi; e, nel 1998, la abbandonammo. 300 lavori della serie sono ora archiviati al Wesleyan University’s World Music Archive in Connecticut; 140 lavori sono disponibili per l’ascolto sul sito di New American Radio.

Prevedendo la fine di NAR abbiamo iniziato a estendere il mandato dell’organizzazione per poter commissionare agli artisti la creazione di nuovi lavori (net/web art) per Internet, e all’inizio del 1996 abbiamo lanciato il sito di Turbulence. Grazie all’utilizzo di fondi del governo e di fondazioni private Turbulence, come NAR, è stato gratuito sin dalla sua nascita.

Nel 2002 Jo-Anne Green si unì all’organizzazione come co-direttore. E’ a lei che dobbiamo le sezioni degli studios, spotlight (riflettori) e dei curatori ospiti. E – con un significato ancora maggiore, oggi – l’attività di ricerca e di blogging che rende possibile il Networked Performance blog, famoso in tutto il mondo, e (assieme ad Helen e Peter Traub) la Networked_Music_Review. Fu lei oltretutto ad avviare Upgrade!Boston, uno dei 32 nodi che compongono Upgrade! International. Il progetto più recente di Jo-Anne su Turbulence è “Networked: a (networked_book) about (networked_art)”. (“Networked: un libro (sulla rete) sull’arte (sulla rete)”.

NRPA è anche responsabile per la co-organizzazione e co-presentazione: dell’annuale serie di discorsi chiamata “Floating Points” all’Emerson College a Boston, Massachussets; di una serie di simposi sui “Media Programmabili” alla Pace University di New York; e di tante esposizioni eccezionali, inclusa quella di “Mixed Realities”, che ha esplorato la convergenza – attraverso il cyberspace – di luoghi reali e sintetici resi possibili dai computer e dalle reti.

- In questi mesi, l’Europa si sta confrontando con la crisi finanziaria che ha investito il mercato americano: quali sono le caratteristiche di questa crisi in USA e quali sono i danni e le ripercussioni più evidenti, a partire dalla tua diretta esperienza di Turbulence?

Prima una piccola storia.

Il sostegno del governo degli Stati Uniti per le arti è diminuito enormemente 16 anni fa, quando i politici di destra obiettarono alla attribuzione di soldi dei cittadini agli artisti della performance Karen Finley, Tim Miller, John Fleck, and Holly Hughes Il partito repubblicano creò una legge per cui l’agenzia per i finanziamenti federali per le arti non potesse più fornire fondi ai singoli artisti; durante l’amministrazione Clinton, ci fu il tentativo di abolire totalmente questa legge.

Il seguito delinea una parte del contesto in cui viviamo oggi.

Circa un anno fa, il “the Guardian” riportò che l’Art Council England avrebbe aumentato i finanziamenti alle arti da 417 milioni di pund (nel 2007) a 467 milioni di pound (2010-11). Storditi da queste notizie abbiamo iniziato a confrontare immediatamente queste cifre con quelle della nostra agenzia federale, la National Endowement for the Arts (NEA). Abbiamo trovato che nel 2007 la NEA ha finanziato per 125 milioni di dollari (61 milioni di pound inglesi) per una popolazione di più di 300 milioni. Mentre l’Arts Council England nel 2007 finanziava 417 milioni di pound (855 milioni di dollari) per una popolazione di 61 milioni.

Intrigato dal post su Networked_Music_Review, un blogger di nome Robin fece un passo in più. Aggiunse alle statistiche comparative anche l’Irlanda e il Canada creando questo diagramma: (http://noisetheatre.blogspot.com/2007/10/comparing-national-arts-budgets.html). I risultati in euro per persona: USA: 0.286; Canada: 3.96; UK: 9.86; Irlanda: 18.6. Robin concludeva “Quindi negli Stati Uniti ti lanceranno una monetina da un quarto di dollaro dicendoti ‘buona fortuna’, nel Regno Unito di daranno ‘un deca’, mentre in Irlanda ogni persona ha 19 euro dei loro soldi delle tasse messi da parte per l’arte.”

Ma c’è di più.

Nella sua prima intervista su “Meet the Press” dopo la vittoria elettorale, il neo-Presidente Barack Obama ha discusso i suoi piani di impatto sull’arte e la cultura alla Casa Bianca, dicendo che “stanno pensando alla diversità della nostra cultura e che stanno invitando musicisti jazz e di musica classica e reading di poesia alla Casa Bianca così che, nuovamente, possiamo apprezzare l’incredibile tessuto che compone l’America.” Se da un lato questo sostegno non ha precedenti, il tessuto cui si riferisce è del tutto manchevole in quelle forme espressive che non sono tradizionali.

Scriviamo tutto questo in quanto sottolinea un altro doppio problema – che esisteva anche prima dell’avvento della crisi economica.

1) Le organizzazioni che offrono finanziamenti sono composte da personale – con aree di competenza nelle arti tradizionali – che assemblano comitati decisionali che sono composti nella quasi totalità da esperti di arti tradizionali. Per due anni di seguito Turbulence ha proseguito la sua esistenza senza accedere ai fondi del National Endowment for the Arts (NEA) perché i loro addetti non sapevano navigare un sito web. Ogni anno scriviamo istruzioni più dettagliate: fai questo, fai quello.. cerca questo e quello. Ogni anno l’Endowment ci chiede di fare ancora di più. Il suggerimento di quest’anno: fare un film di uno di noi che naviga attraverso il sito web dell’artista proposto, così che i loro addetti possano vedere il lavoro in un modo tradizionale (video).

2) Le pratiche creative su Internet hanno reso confuse le differenze tra una disciplina e l’altra. Nima Motamedi ha sviluppato “Keep in Touch” e “Stay in Touch” come parte della sua tesi alla Simon Frasier University (Vancouver, BC); Lui la chiama ricerca, non arte. Martin Wattenberg divide il suo lavoro in due categorie: arte e ricerca. Dagli un’occhiata e vedi se riesci a trovare la differenza. Questa costante convergenza, che ci sembra meravigliosa, non fa altro che confondere i non-iniziati. Il lavoro non è arte quando è guardato attraverso occhi che sono percettivamente orientati al passato. O, per metterla in modo più semplice, come scrive il nostro amico Australiano Cass Meers, “c’è un ritardo (lag) tra i nuovi modi di praticare e l’implementazione di nuovi sistemi che possano supportarli”. Questo ritardo è molto evidente qui negli Stati Uniti.

Nell’aggiungere la crisi economica a queste condizioni pre-esistenti, occorre sapere che ai non-affiliati, ai non-istituzionalizzati, ai non-per-profitto con un mandato per commissionare lavori creativi per Internet o lavori ibridi con una presenza sia sulla rete che nel mondo fisico o virtuale, il futuro riserverà solo problemi finanziari.

Questa osservazione arriva da una recente email di uno dei fondatori di Turbulence: “Il nostro fondo ha perso un enorme somma di denaro, e non posso essere sicuro che saranno disponibili fondi per gli artisti quest’anno. Vi farò sapere.”

Gli altri fondatori stanno ancora aspettando. Nello stato di New York, dove le organizzazioni per le arti sono tante e cose nell’assicurarsi il sostegno per le loro attività, il Governatore ha proposto l’eliminazione del resto del budget del 2008 del New York State Council on the Arts; in meno di 72 ore più di 14mila email sono state inviate al Governatore e ai legislatori. La proposta del Governatore è rimasta immutata.

Cosa succederà al budget del 2009? Nessuno lo sa per certo. Un taglio del 20% dei finanziamenti è stato proposto per il budget a venire, con inizio il primo Aprile 2009, ma, con la situazione economica che peggiora di giorno in giorno, il taglio sarà probabilmente molto maggiore.
In ogni caso, quelli di noi che hanno basato parte delle loro attività sulla presenza di finanziamenti saranno costretti ad operare con molto meno, o con nulla del tutto. Nelle migliori ipotesi NRPA può aspettare 12mila dollari da questa fonte per andare incontro alle spese del suo personale e per i costi operativi di un intero anno.

Prevediamo 2-5 anni in cui dovremo trovare altre fonti di reddito per sopravvivere. Stiamo cercando un altro lavoro proprio in questo momento.

- Paradossi: mentre ci interroghiamo sulla crisi, un quadro di Kostabi è quotato fra 1 e 3 milioni di euro (e non sarebbe il caso più eclatante…). Il sistema dell’arte è realmente in crisi?

Per quello che riguarda la tua domanda sul sistema dell’arte; NRPA, diversamente da altre organizzazioni per le arti e per gli artisti, è meno interessata ad essere parte del “mondo dell’arte” (anche conosciuto come “il mercato dell’arte”) rispetto all’attività di comprensione ed espressione dell’innovazione come proprietà emergente delle reti digitali e di commissione ai creativi tra quelli appartenenti al grande numero di artisti che ad oggi partecipano alle pratiche dei nuovi media.

Il mondo dell’arte riflette gerarchie culturali e valori vecchi e assodati. Attraverso Sotherby’s, Christie’s ed altre gallerie di alto livello, raggruppa gli individui più ricchi che sono i meno colpiti dalle recessioni. Questi individui comprano l’arte per il suo valore di investimento; alcuni per lo status di celebrità dell’artista (e, spesso, i due parametri viaggiano di pari passo). Il mercato dell’arte ha poco a che vedere con l’arte; perchè riguarda l’ennesimo tipo di merce che può essere comprata e venduta per massimizzare il profitto.

- La new media art (net.art, software art, arte generativa etc…) infrange il copyright, cancella l’idea tradizionale di autorialità, non è “collezionabile”, dimostrando una una sorta di incompatibilità genetica alla sua riproduzione/esposizione in contesti quali musei e gallerie: esiste secondo te un legame fra questo nuovo modo di produrre arte e la crisi? Ovvero, la comprensione di queste opere può avere un ruolo euristico nella comprensione e nella gestione della crisi stessa?

Come dici tu: l’arte dei nuovi media rompe le regole del diritto d’autore, cancella il concetto classico di “autore”, è difficilmente collezionabile e, in generale, mostra una certa incompatibilità “genetica” verso la riproduzione/esibizione in contesti museali e galleristici classici.

Ma non c’è nessuna connessione causale di cui siamo a conoscenza tra il mutare dello scenario portato dai nuovi media e la crisi finanziaria. Esiste, comunque, una connessione certa tra l’esplosione dei contenuti online, la disponibilità di piattaforme per la pubblicazione, per la produzione e pubblicazione di musica e di video, le centinaia di milioni di persone che caricano e scaricano video, e il futuro di quella cosa che chiamiamo “arte”.

- Crisi o possibilità? Quali gli strumenti per affrontarla?

Come ha detto Clay Shirky in Here Comes Everybody, “Dove una capacità specifica [come la produzione creativa] si sposta da un gruppo di professionisti [chiamiamoli artisti] per diventare una intessitura della società stessa, onnipresente, disponibile alla maggioranza della popolazione [allo stesso modo in cui la possibilità di produrre e distribuire il proprio lavoro creativo è disponibile a chiunque abbia accesso ad un computer e a Internet], ci si può aspettare un cambiamento radicale nello status della professione.”

Con Internet abbiamo a disposizione una tecnologia molti-a-molti che permette a chiunque di esercitare la nostra immaginazione in modalità pubbliche; con lo scorrere del tempo l’esclusività e l’elitismo che ha modellato il mondo dell’arte deve scomparire.

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[English version - original text]

Helen Thorington, Jo-Anne Green and Turbulence.org: let’s begin with a short introduction for the reader…

New Radio and Performing Arts, Inc. (NRPA) was founded in 1981– almost 28 years ago. At that time and until 1998, it commissioned artists to create original work for the public radio system (now some 797 public stations across the country). Our series, New American Radio (NAR), was a weekly national series which, in hindsight, was probably better known among radio art enthusiasts in Europe (thanks to the efforts of its then associate director, Regine Beyer) than in the US, where bottom line thinking (does this program bring in enough money?) had already infected the public system.

Note: In the United States, the public radio and television systems are not supported by annual license fees. Touted as commercial free, a small percentage of their budgets come from the federal government; the remainder from corporate “sponsors”, private foundation grants, individual donations and underwriting spots (resembling advertisements on commercial broadcasting).

Because of public radio’s dependent status, New American Radio (1987-1998) was classified early on as “minority programming” (translation: it didn’t have a large, well-to-do audience that donated substantially to the broadcasting stations); over the years the number of stations airing the programs declined; money became scarce; and in 1998 we let it go. 300 works from the series are now archived in Wesleyan University’s World Music Archive in Connecticut; 140 works are available for audition on the New American Radio.

In anticipation of NAR’s end, we extended the organizations mandate to include commissioning artists to create new work (net/web art) for the Internet, and in early 1996, launched the Turbulence website (http://turbulence.org). Funded by government and private foundations, Turbulence, like NAR, has been free to the public since its inception.

In 2002 Jo-Anne Green joined the organization as co-director. It is to her that we owe the studios, spotlight, and guest curator’s sections and — of even greater significance today — the research and blogging that makes possible the world-famous Networked_Performance blog, and (with Helen and Peter Traub) Networked_Music_Review. She also started Upgrade! Boston, one of 32 nodes comprising Upgrade! International. Jo-Anne’s most recent Turbulence project is “Networked: a (networked_book) about (networked_art)”.

NRPA is also responsible for co-organizing and co-presenting: the annual “Floating Points” speaker series on networked art at Emerson College in Boston, MA; a series of symposia on “Programmable Media” at Pace University in New York City; and several exceptional exhibitions, including “Mixed Realities”, which explored the convergence — through cyberspace — of real and synthetic places made possible by computers and networks.

- During these months Europe began confronting the financial crisis that is spreading out from american markets: what are the characteristics of this crisis in the USA and which are the most clearly visible damages and repercussions, starting from your direct experience in Turbulence?

First a little history:

The United States’ support for the arts declined dramatically sixteen years ago, when right wing politicians objected to tax payer money being granted to performance artists Karen Finley, Tim Miller, John Fleck, and Holly Hughes. The Republican Party legislated that the federal arts funding agency could no longer provide grants to individual artists; during the Clinton administration, they attempted to abolish the agency altogether.

The following details a part of the context in which we live today.

A little over a year ago, the Guardian reported that Arts Council England funding would increase from £417m (2007) to £467m in 2010-11. Astonished by this news, we immediately compared these figures with those of our own federal agency, the National Endowment for the Arts (NEA). We found that the 2007 NEA appropriation was $125 million (£61m) for a population of over 300 million. Arts Council England’s 2007 appropriation of £417m ($855 million) was for a population of 61 million.

Intrigued by the post on Networked_Music_Review, a blogger by the name of Robin took the exercise one step further. He added Ireland and Canada to the comparison and created a chart (http://noisetheatre.blogspot.com/2007/10/comparing-national-arts-budgets.html). The results in € per person: US: .286 Canada: 3.96 UK: 9.86 Ireland: 18.6. Robin concluded “So, in the United States they’ll flip you a quarter and say “good luck”, in the UK you’ll get a tenner, but in Ireland each person has 19 euros of their tax money put towards the arts.”

But there is more.

In his first interview on “Meet the Press” since winning the election, President-elect Barack Obama discussed his plans to make an impact through arts and culture at the White House, saying that they are “thinking about the diversity of our culture and inviting jazz musicians and classical musicians and poetry readings in the White House so that, once again, we appreciate this incredible tapestry that’s America.” While this support is unprecedented, the tapestry to which it refers is conspicuously lacking in any but traditional forms.

We write this because it underlines an additional two-fold problem for us – one that existed here before the economic crisis occurred.

1) Funding organizations are largely comprised of staff — whose backgrounds are in the traditional arts — who bring together panels largely comprised of individuals with backgrounds in the traditional arts. For two years in a row now, Turbulence has gone unfunded by the National Endowment for the Arts (NEA) because the panelists have not known how to navigate a website. Each year we write more detailed instructions: do this, do that…look for this, look for that. Each year the Endowment asks us to do still more. This year’s suggestion: make a film of one of us navigating through the proposed artist’s site, so panelists can view the work in a traditional form (video).

2) Creative practice on the Internet has blurred distinctions between one form of practice and another. Nima Motamedi developed “Keep in Touch” and “Stay in Touch” as part of his thesis at Simon Frasier University (Vancouver, BC); he calls it research, not art. Martin Wattenberg divides his work into two categories: art and research. Have a look and see if you can tell the difference. This ongoing convergence, which we delight in, does nothing but baffle the uninitiated. The work is not art when viewed through their perceptually backward-looking eyes. Or, more simply put, as Australian friend Cass Meers writes, “there is a lag between new modes of practice and the implementation of new systems that can support this practice.” That lag is very much in evidence here in the US.

When you add the current economic crisis to these pre-existing conditions, you have to know that only serious financial trouble awaits the unaffiliated, non-institutionalized, not-for-profit with a mandate to commission creative work for the Internet, and hybrid work with a presence both on the net and in physical space and/or in virtual worlds.

This came in a recent email from one of Turbulence’s funders: “The trust has lost a huge amount of money, and I cannot be sure there will be funds for the arts this year. I’ll let you know.”

Other funders are also waiting. In New York State where arts organizations are many and united in securing support for their activities, the Governor proposed eliminating the remainder of the New York State Council on the Arts’ 2008 budget; in less than 72 hours 14,000+ emails were sent to the Governor and Legislators. The Governor’s proposal has remained unchanged.

What about the 2009 budget? No one knows for sure. A 20% cut in grant dollars has been proposed for the upcoming budget, starting April 1, 2009, but with the economic situation worsening every day, the cut may be a good deal more. Either way, those of us who have relied on it for some part of our operating support will find ourselves operating on much less - or out of luck altogether. At best NRPA can expect $12,000 from this source to meet the expenses of its staff and its operating costs for a year.

We foresee 2-5 hard years ahead in which both of us will have to find other sources of income to survive. We are both looking for work now.

- Paradoxes: while we question ourselves about the crisis, a painting by Kostabi manages to get a 3 million euros price tag (and it is also not the most sensational case, either). Is the Art System really in a crisis?

With regard to your question about the art system; NRPA, unlike some arts organizations and artists, is less interested in being a part of the “artworld” (aka the art market) than in acknowledging innovation as an emergent property of digital networks and commissioning creative people from the truly impressive numbers participating in new media practice today.

The artworld reflects older and more accepted cultural hierarchies and values. Through Sotherby’s, Christie’s and high-end galleries, it caters to the wealthiest individuals who are the least affected by recessions. These individuals buy art because of its investment value; some because of the celebrity status of the artist (often, they go hand-in-hand). The artmarket has little to do with art; for it, art is just another commodity to be bought and sold at maximum profit.

- New Media Art breaks copyright rules, erases the classical concept of “authorship”, is hardly collectable and, in general, it shows a somewhat “genetic” incompatibility towards reproduction/exhibition in classical museum and gallery contexts: is there a connection between these new ways of producing art and the crisi? Can the research on new media art have a heuristic role in the process of understanding and handling the crisi itself?

As you say: New Media Art breaks copyright rules, erases the classical concept of “authorship”, is hardly collectable and, in general, shows a somewhat “genetic” incompatibility towards reproduction/exhibition in classical museum and gallery contexts.”

But there is no causal connection of which we are aware between the changing landscape wrought by new media and the financial crisis. There is, however, a definite connection between the explosion of online content, the availability of media publishing platforms, music-making platforms, video publishing platforms, the hundreds of millions who are uploading and downloading video, audio and photographs all the time – and the future of what we call “art”.

- Crisis or possibility? What tools can we use to confront it?

As Clay Shirky said in Here Comes Everybody, “Where a particular capability [such as creative production] moves from a group of professionals [call them artists] to become embedded in society itself, ubiquitously, available to a majority of citizens, [as the ability to produce and distribute one’s own creative work is now available to all with a computer and access to the Internet], you can expect a major change in the status of the profession.”1

In the Internet we have a many-to-many technology that allows us all to exercise our imaginations in a very public way; in time the exclusiveness and elitism that has shaped the artworld must pass away.

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