Dopo la Primavera di Praga, un’altra mostra documenta la lotta rivoluzionaria attraverso il reportage fotografico.
A Reggio Emilia, dal 7 febbraio al 22 marzo, Palazzo Magnani (in contemporanea con la mostra su Vivaldo Poli) ospita “Mario De Biasi. Budapest 1956″, 100 immagini scattate da uno dei maggiori fotografi italiani durante la tragica rivolta ungherese soffocata dalla truppe sovietiche.
Inviato di Epoca, settimanale allora diretto da Enzo Biagi, tra il 23 e il 24 ottobre 1956 De Biasi rimase per ore sotto il fuoco dei rivoluzionari, documentando l’ingresso dei carri armati sovietici, i massacri, la rabbia, i morti impiccati nelle strade e il dolore della popolazione. Il risultato di questo breve ma intenso soggiorno sono immagini crude e senza retorica, che testimoniano i fatti che infiammarono la capitale ungherese nell’ottobre-novembre di quell’anno.
Del fotografo il suo grande amico Munari disse: “Ha fotografato rivoluzioni e uomini famosi, paesi sconosciuti. Ha fotografato vulcani in eruzione e distese bianche di neve al Polo a sessantacinque gradi sotto zero. La macchina fotografica fa parte ormai della sua anatomia come il naso e gli occhi“.
Mario De Biasi. Budapest 1956 - Palazzo Magnani - Reggio Emilia



