Brancusi contro gli USA a Parigi, una performance teatrale per indagare lo statuto dell'arte

Può una performance ispirata ad un fatto realmente accaduto, contribuire a riaccendere la riflessione sullo statuto legale e fluido dell'arte? Sembrerebbe proprio di si se lo spettacolo in questione indaga le profonde lande della definizione dell'opera, come accade per "Brancusi contre États-Unis" di Eric Vigner.

Nell'ottobre del 1926 l'artista rumeno Constantin Brancusi spedisce a New York una ventina di sculture destinate a costituire il nucleo di una personale presso la Galleria Brummer. Ma all'arrivo alla dogana le opere, non riconosciute in quanto tali, vengono bloccate e tassate come comuni merci. Marcel Duchamp decide allora di mobilitare le coscienze intorno al caso dell'amico e di approfittarne per sollevare la questione della definizione del lavoro artistico. Un gran numero di personalità del settore saranno riunite in quello che è tutt'ora noto come il "(Processo) Brancusi contro USA", titolo della messa in scena creata nel 1996 da Vigner in occasione del 50° festival di Avignone per evidenziare la complessità dell'argomento e la differenza di linguaggio tra artisti e storici, avvocati e mercanti, con un particolare riferimento alla "pietra dello scandalo", l'oggetto che sollevò gran parte delle perplessità diventando un simbolo: "L'Oiseau dans l'espace".
Rappresentata in primis presso la sala del conclave del Palazzo dei Papi ad Avignone, per poi raggiungere il Centre Georges-Pompidou, la performance sarà nuovamente recitata a fine mese (dal 25 al 28 aprile) negli spazi del 104, centro artistico dell'est parigino già teatro, tra l'altro, de "la sposa" di Joana Vasconcelos.
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Photo by Alain Fonteray 1996, da letheatredelorient.fr/archives.

Via | 104.fr

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