Arte e scienza. Intervista a Luca Francesco Ticini

Connessioni inattese

Come reagisce il cervello umano dinanzi ad un quadro di Botticelli? E' possibile registrare reazioni neurali identiche in tutti gli osservatori di un'opera d'arte? Si possono ricostruire le dinamiche dei procedimenti cerebrali nei quali si esprime la creatività umana? Sono solo alcune delle questioni alle quali tenta di dare una risposta la neuroestetica, giovane branca delle neuroscienze.

Il neurobiologo Luca Francesco Ticini, attuale Presidente della Società Italiana di Neuroestetica “Semir Zeki”, nonché rappresentante dell'Institute of Neuroaesthetics di Londra e Berkeley, ha gentilmente accettato di spiegarci, in un'intervista che propongo qui di seguito, di cosa si occupano esattamente le ricerche di neuroestetica. Per approfondimenti, segnalo un recentissimo volume sull'argomento, che raccoglie scritti di diversi studiosi del settore (tra cui un interessantissmo saggio dello stesso Ticini). Il titolo del libro è Connessioni inattese. Crossing tra arte e scienza, a cura di I. Licata, edito da Giancarlo Politi Editore, 2009.

Di cosa si occupa esattamente la neuroestetica?

La neuroestetica nasce dall’esigenza di capire i meccanismi biologici alla base delle emozioni e dell’apprezzamento estetico. L’intento non è assolutamente quello di spiegare l’Arte e la creatività artistica, bensì di cercare nell’Arte un mezzo per capire le funzioni del nostro cervello. Questa Scienza si sviluppa una decina d’anni fa, grazie al contributo del celebre neuroscienziato inglese Semir Zeki e si inserisce in un contesto molto ampio, che alcuni hanno definito “nuovo umanesimo”. Ricordo a questo proposito una frase del premio Nobel Rita Levi Montalcini: «Se riuscissimo a penetrare i tanti misteri ancora nascosti nella giungla di neuroni, si spalancherebbero nuovi orizzonti non solo in campo strettamente scientifico ma anche in ambito sociale». La neuroestetica si propone di aprire questi nuovi orizzonti verso la comprensione dell’esperienza estetica e della creatività, nella speranza di poter contribuire ad una più approfondita conoscenza della nostra mente. Per questo motivo la neuroestetica è una terra “di tutti e di nessuno”, un territorio di sinergia e collaborazione fra chi si occupa di Scienza e chi si dedica all’Arte. Nel 2005, per ufficializzare tale rapporto fra artisti e scienziati, è nata la Società Italiana di Neuroestetica “Semir Zeki”, fra cui soci vi sono importanti figure di spicco in ambito scientifico e artistico.

Le neuroscienze, secondo Lei, consentono di individuare parametri oggettivi utili a distinguere autentiche opere d’arte destinate a durare nel tempo da prodotti commerciali di scarso valore?

É da secoli che si cerca una definizione oggetiva di “opera d’arte”. Già nel passato, artisti e filosofi hanno cercato di definire i parametri che caratterizzano la bellezza di un’opera d’arte. Pensiamo a Platone, Immanuel Kant o allo storico dell’arte Johann Joachim Winckelmann, per citarne alcuni.
Oggi, le tecniche di risonanza magnetica hanno permesso di identificare alcuni circuiti cerebrali coinvolti nell’apprezzamento estetico. Questi circuiti rimangono costanti e non variano da persona a persona. Ciò significa che se il nostro cervello reputa un’opera bella, si attivano ben definite aree cerebrali, identificabili. Dunque, i parametri oggettivi per distinguere un’opera d’arte vanno ricercati nell’attività del nostro cervello e non nelle parole e definizioni. Un’opera darte destinata ad essere stimata tale nel tempo deve, a mio avviso, poter attivare dei ben definiti circuiti cerebrali legati all’apprezzamento estetico.

Le indagini condotte in tale ambito scientifico hanno riscontrato la ricorrenza di reazioni cerebrali identiche, dinanzi ad un’opera d’arte, in persone appartenenti a culture e a civiltà diverse?

Le ricerche scientifiche hanno identificato l’origine di alcune percezioni elementari universali comuni in ogni uomo. E’ certo, tuttavia, che di fronte ad un’opera d’arte, ognuno ha un’esperienza estetica dissimile. Vi sono infatti infiniti fattori che possono influenzare il nostro giudizio, come le esperienze personali, la formazione culturale, la moda e così via. Pur tuttavia, esistono dei circuiti nervosi che sono attivati in modo omogeneo in ognuno di noi che in un certo senso ci rendono uguali dinanzi ad un’opera d’arte.

Esiste un’area cerebrale della creatività? C’è qualche differenza tra il cervello di un artista e un cervello, per così dire, “comune”?

La domanda a cui spesso mi trovo a rispondere è la seguente: se le Neuroscienze hanno dimostrato che ogni area del cervello ha una funzione specifica, esiste dunque un’area (o più aree) della creatività? E se esiste, è più sviluppata nelle persone creative?
A mio avviso, lo studio della creatività e dei suoi meccanismi cerebrali è uno fra gli argomenti più interessanti. Per questa ragione ho affrontato tale difficile tema nel libro “Connessioni inattese: crossing tra Arte e Scienza” curato da Ignazio Licata e appena uscito per Politi Editore.
Non solo infatti la creatività è importante nella nostra vita quotidiana, ma è vitale nelle vite creative degli artisti così come degli scienziati, i cui risultati dipendono molto spesso dall’estro creativo. In termini generali, mi sento di dire che non esiste un’area della creatività, piuttosto la creatività è data dalla collaborazione sinergica fra più aree del cervello e dalla presenza di connessioni particolari che conferiscono all’individuo la capacità di immaginare nuove relazioni. Forse queste connessioni sono più sviluppate in alcuni individui più creativi, ma riterrei giusto dire che ogni uomo ha le stesse capacità, seppur più o meno sfruttate ed indirizzate verso competenze diverse.
Molti sono gli sforzi compiuti, ma stabilire una neurobiologia della creatività, dei molteplici stati mentali e delle emozioni, è tuttora un’incantevole illusione. Forse le neuroscienze sono più avvincenti perché c’è ancora tanto da scoprire. Per ora, quindi, non ci rimane che la possibilità di speculare su queste sorprendenti peculiarità della mente.

La neuroestetica è in grado di ricostruire i procedimenti mentali di creazione artistica?

In generale, il cervello è caratterizzato da decine di aree separate le une dalle altre, che custodiscono i processi cognitivi e consentono la percezione dei differenti aspetti del mondo che ci circonda come il colore, il movimento, i volti ed i suoni. Più all’interno, nascosti fra gli emisferi cerebrali, troviamo i circuiti limbici, sede delle emozioni. Entrambi questi circuiti cerebrali sono coinvolti nella creatività artistica. Come esattamente ciò avvenga è ancora sconosciuto e merita futuri studi. Infatti, per limiti tecnici, ad oggi si è studiato più il precorso percettivo che quello creativo. Si sono così seguiti più i passi attraverso i quali l’informazione proveniente dal mondo esterno si trasforma in percezione piuttosto che le vie attraverso le quali un emozione si trasforma in una creazione artistica.

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