
Questo dipinto fa parte del ciclo di affreschi che Giotto realizzò alla cappella degli Scrovegni a Padova fra il 1303 e il 1305. Si può tranquillamente affermare che tali opere furono il punto più alto toccato dall’artista toscano nel corso della sua lunga carriera. Il soggetto iconografico del ciclo è ispirato ai vangeli, sia canonici che apocrifi, e narra le vicende delle vita di Maria e Gesù.
La scena in questione, l’incontro di Anna e Gioacchino presso la porta aurea, è ripresa dagli apocrifi e richiede una breve spiegazione. I protagonisti sono i santi Anna e Gioacchino, i genitori della Madonna; nei testi si legge che per lungo tempo non ebbero figli a causa della sterilità di lui.
L’uomo, umiliato da questa situazione, per la vergogna lasciò Gerusalemme e si ritirò nel deserto con i pastori e vi restò fin quando un angelo gli apparve e gli comunicò che avrebbe avuto una figlia (la Madonna appunto). Lo stesso accadde anche alla moglie. Gioacchino allora tornò a Gerusalemme e si incontrò con Anna presso la porta Aurea.
Giotto raffigurò tale incontro in modo estremamente innovativo per l’epoca. I due si abbracciano e si baciano dopo una lunga separazione e i loro volti si fondono quasi a formarne uno solo. Bisogna considerare che nella pittura dell’epoca i santi erano figure ieratiche, distaccate dal resto del mondo e la rappresentazione dei moti dell’animo era sempre molto controllata e composta.Qui invece siamo di fronte ad un bacio appassionato, (notate ad esempio le dita della donna che accarezzano e passano attraverso i capelli e la barba dell’uomo). Altrettanto straordinariamente all’avanguardia è il viso della figura ammantata di nero, che si vede solo a metà, e i volti sorridenti delle donne che assitono alla scena.
E’ con Giotto che le figure cominciano ad acquistare una loro individualità e ad esprimere in modo evidente le loro emozioni e le loro passioni. Un altro aspetto innovativo è dato dalla solidità volumetrica dei corpi, frutto dell’osservazione dal vero, così come anche la rappresentazione del paesaggio mostra una certa attenzione all’osservazione della natura anche se poi le proporzioni non vengono tenute in alcuna considerazione e questo dimostra come per certi versi Giotto sia ancora legato ai canoni compositivi medievali.
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